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mercoledì 18 agosto 2010
Concordia, il comitato si appella a Tinti per l’ex missionario

«Aspettiamo con grande curiosità la venuta nelle nostre parrocchie del vescovo Tinti, la speranza è che si rivolga a noi con parole di verità e carità sulla partenza di Padre Walter Gherri».
A Concordia non si danno ancora pace per l’allontanamento, avvenuto lo scorso giugno, dell’ex missionario della Congregazione dei Padri Bianchi: è nato perfino un comitato, costituito da fedeli che, su questa vicenda molto sentita nella comunità del paese della Bassa, ritengono di dover avere ancora una spiegazione.
Spiegazione che è attesa per domenica prossima, quando in occasione della sagra di Santa Caterina, monsignor Elio Tinti si recherà a Concordia per presiedere la santa messa.
«Per noi - prosegue il comitato contro il licenziamento di Padre Gherri - non è una bella cosa che il vescovo abbia deciso di venire proprio in un giorno di festa: di occasioni per un chiarimento ce ne sono già state ma mai c’è stato detto perché Padre Walter ci è stato tolto».
In segno di protesta, il comitato ha deciso di intraprendere lo sciopero delle offerte.
«L’arrivo di Padre Walter - avvenuto nel settembre del 2008, quando il vescovo Tinti gli ha conferito l’incarico di vicario parrocchiale di Concordia - ha rappresentato un arricchimento enorme per le parrocchie di Santa Caterina e San Giovanni: una persona molto colta, intelligente, con un’alta preparazione teologica.
In questo anno e mezzo che è stato qui molte persone si sono riavvicinate alla chiesa, è arrivata una nuova ventata di spiritualità».
Dopo aver trascorso 38 anni della propria vita nei luoghi teatro di guerra, miseria e ingiustizia sociale, Padre Gherri si era ritagliato uno spazio proprio, che condivideva con un nutrito gruppo di fedeli tenendo corsi di preghiera, incontri di approfondimento spirituale.
Ma il rapporto con il titolare della parrocchia di Concordia, il 75enne don Franco Tonini, non è mai stato idilliaco.
«Don Tonino lo ha accolto subito in malo modo.
Del resto non era una novità: con la partenza di Padre Gherri sono già 4 i preti mandati via da Concordia, in soli 3-4 anni».
Nel febbraio scorso, a seguito della decisione del vescovo di non rinnovare il mandato a Padre Walter, i fedeli erano insorti ed erano riusciti a strappare una proroga al ‘licenziamento’.
Poi a giugno la decisione definitiva, e un trafiletto comparso su ‘Il Ponte’, il giornalino della parrocchia informava: «Padre Gherri è stato richiamato dai Padri Bianchi a Treviglio (in provincia di Bergamo, sede della Congregazione) per un altro incarico».
Una scusa, dicono i fedelissimi di padre Gherri, che proprio allora decidono di formare il comitato: «Ci sentiamo presi in giro, vogliamo una spiegazione».
Una marea di lettere sta arrivando alla casella postale del gruppo: Comitato di protesta, Cp 41, 41033 Concordia.

Daniele Franda

(fonte: ModenaQui)
giovedì 1 aprile 2010
Il direttore della Caritas chiede un cambio di rotta

Il dibattito sulla Fondazione cresce e si arricchisce con un altro intervento di spessore: dopo le bordate del consigliere Pd RobertoArletti , stavolta è il direttore della Caritas di Carpi, Stefano Facchini, a fornire il proprio punto di vista sulla polemica scatenatasi su Palazzo Brusati.
Dal sito internet dell’ente diocesano, Facchini esordisce nella sua analisi critica con la nota dolente del disagio abitativo e delle politiche annesse, che ha più volte portato all’attenzione della dirigenza della Fondazione senza trovare risposte concrete: «Il bisogno di case a prezzi accessibili è sempre più consistente col procedere degli effetti della crisi.
Se infatti non si coglie l’occasione di quella che è unanimemente definita come la crisi economica più grave del dopoguerra, quando mai si avrà il coraggio di intervenire su un bisogno così importante come quello della casa?» si chiede Facchini.
Ed ecco le risposte che si attende: «Intendo avanzare anche al nuovo Consiglio la proposta che da anni facciamo alla Fondazione e che finora è rimasta inascoltata: investa anche in case ad affitti accessibili, in progetti di social housing! Lo hanno fatto altre fondazioni, perché quella di Carpi no?».
Insomma, tanti interrogativi per l’ente di Gian Fedele Ferrari, il cui operato di presidenza non è esente dal giudizio critico del direttore della Caritas: «La Fondazione deve essere espressione, oltre che del presidente, anche di tutti gli altri consiglieri: di indirizzo e di amministrazione.
Ora capisco che ciò che deve ‘uscire’ in modo ufficiale sia la posizione maggioritaria, raggiunta dopo il dibattito nei Consigli; arrivo anche a capire che coincida molto spesso con la posizione del presidente.
Ciò che non è credibile però - incalza Facchini - è che non vi siano posizioni discordanti o alternative o che, nel caso vi siano, non siano mai messe a disposizione del territorio, per arricchirlo.
Lo stesso discorso vale anche per il Comune e per la maggioranza che lo governa, che in questi giorni ha visto un solo consigliere prendere una posizione fuori dal coro».
Dopo il plauso all’intervento di Roberto Arletti, in chiusura c’è spazio per un’altra domanda, rivolta al nuovo Consiglio da eleggere: «Precisato che non ho nulla di personale con il presidente Ferrari, vi chiedo: è proprio così sconvolgente pensare che un territorio di 100mila abitanti possa esprimere, dopo tanti anni, altre persone oltre a Ferrari per guidare la Fondazione di Carpi?».

Daniele Franda

(fonte: ModenaQui)
mercoledì 10 marzo 2010
Come buona consuetudine ormai da diversi anni, la Caritas diocesana fornisce il rapporto annuale dell’Osservatorio diocesano sulle Povertà, delle attività concrete offerte dalle principali “opere-segno” ad essa collegate: i due centri di ascolto “Porta Aperta” di Carpi e Mirandola e il progetto Recuperandia, gestito dall’associazione Porta Aperta di Carpi.

Per scaricare il Rapporto completo clicca qui
martedì 2 marzo 2010
794 famiglie sono prive del necessario per vivere

Che ci sia un’emergenza povertà, anche a Carpi, è sotto gli occhi di tutti.
Che si debba fare di più, ciascuno secondo il proprio ruolo, è altrettanto lampante: a ribadirlo ancora una volta ci ha pensato l’annuale rapporto dell’osservatorio diocesano, presentato ieri da Caritas Carpi e redatto sulla base delle attività delle due opere-segno principali: il centro d’ascolto Porta Aperta e Recuperandia.
«La crisi ha provocato cifre da record nei nostri centri d’ascolto - ha esordito il direttore della Caritas Stefano Facchini - casa e sovraindebitamento sono i due aspetti più critici: in particolare per la prima, urgono politiche sociali più incisive: l’acquisto di alloggi Erp da parte dell’amministrazione non basta e i privati non hanno risposto all’appello di mettere a disposizione immobili sfitti. Con la Fondazione Cassa di Risparmio Carpi si è avviato un dialogo per cercare soluzioni, la speranza è che anche gli altri dimostrino disponibilità».
Secondo Alessandro Gibertoni, responsabile del centro di ascolto, le cattive scelte del passato stanno condizionando il presente: «L’impressione è che il paradosso di oggi (migliaia di alloggi vuoti) sia il frutto della scarsa lungimiranza di ieri».
Per Porta Aperta ‘annus horribilis’ è l’unico appellativo possibile per il 2009, in cui sono aumentati sia i colloqui (4.019, +23% rispetto al 2008), sia le persone che si sono rivolte al centro almeno una volta (954, +21%, e soprattutto cifra più alta dal 1988). Emblematico un altro dato: il 6.5% dei nuovi arrivi è laureato. Anche dal punto di vista del bisogno alimentare si riscontrano numeri mai visti: le sporte erogate da Porta Aperta a seguito di colloqui, sono state 6.743 (+39% sul 2008, ma raddoppiate rispetto a due anni fa), per un totale di 794 famiglie assistite. Di queste, ben 321 si sono rivolte al centro per la prima volta nel 2009.
La disastrosa congiuntura economica ha messo in ginocchio imprese e lavoratori: «953 persone si sono rivolte a noi perché non hanno più lavoro: sono soprattutto artigiani e muratori.
Il 2010 si prospetta ancora peggio: bisogna individuare nuovi spazi; sognare può fare bene», è stato il commento di Luisa Bignardi, presidente del centro di ascolto.
«Queste attività sono il segno di una Chiesa viva - ha il vescovo Tinti - nell’anno della lotta alle povertà è avvilente constatare lo spreco enorme che produce la società di oggi.
Autorità pubbliche e istituti di credito si facciano più attenti a queste situazioni sempre più drammatiche».

Daniele Franda

(fonte: Modena Qui)

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