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Il rischio si è manifestato ancora più palesemente nell'ultimo commento in cui Giliola dice:
chi pratica la violenza in quanto carpigiano ha una forma mentale di competenza dello psichiatra, non del sindaco. [...] Chi pratica la violenza perchè la sua etnia lo incoraggia ha bisogno di essere conosciuto e gli interventi culturali non tentati sono imperdonabili e sono di competenza anche dei politici.Vogliamo vedere delle differenze nette tra i delitti (e i suicidi?) avvenuti in questi mesi ad opera di carpigiani e quelli ad opera di stranieri. Dobbiamo affermare che se un carpigiano uccide (o si uccide?) è pazzo. Non possiamo accettare che c'entri la "nostra" cultura e/o la nostra religione. Perchè questo ci destabilizza troppo. Perchè, in qualche misura, potrebbe toccare anche noi. Perchè non ammetteremo mai che la nostra cutura e la nostra religione possano sbagliare. Anche di fronte alla crisi globale (economica, ambientale, sociale, politica, ...) a cui assistiamo rifiutiamo di ammettere che il sistema è sbagliato. Meglio pensare che sia colpa di qualche pazzia dalla quale ci sentiamo, tutto sommato, protetti.
Di sicuro è difficile parlare del delitto di Novi senza provare un immediato senso di orrore.
Però è sbagliato legare quel delitto solamente ad una cultura e ad una religione (ad una etnia?) opponendo a quella la nostra cultura e la nostra religione. Il concetto di "delitto d'onore" va molto al di là della religione e trascende le culture.
Nemmeno il fatto che siano le donne a pagarne maggiormente le conseguenze è una prerogativa della cultura araba e mussulmana. Secondo(1) alcune organizzazioni giordane impegnate nella difesa dei diritti delle donne, i delitti d'onore sono più frequenti nelle comunità cristiane che nelle comunità mussulmane. Il Corano non parla di delitti d'onore, "solo" di frustate in caso di adulterio, la lapidazione era un'usanza ebraica, in seguito è stata adottata dai mussulmani più conservatori.
In Giulietta e Romeo di Shakespeare (1600), Tebaldo, Romeo e Giulietta muoino tutti per via di un amore "disonorevole" per le famiglie. Nel Tito Andronico (sempre di Shakespeare), Lavinia, la figlia del protagonista, è stata violentata e mutilata e Andronico sta pensando di ucciderla per riscattare il suo onore.
Tito: "Fece bene l'impetuoso Virginio quando uccise la figlia con la propria destra perchè era stata violentata, insozzata e deflorata?". Saturnino: "Fece bene, Andronico. La fanciulla non doveva sopravvivere alla vergogna e con la sua presenza rinnovare il dolore di lui. Quindi il destino di Lavinia è segnato."La storia di Lavinia si avvicina molto alla tragedia degli stupri di gruppo commessi dai miltari statunitensi ad Abu Ghraib. Pensate all'orrore delle foto che abbiamo visto e immaginate quelle che nemmeno Obama ha avuto il coraggio di farci vedere! Ad Abu Ghraib le donne sono state torturate molto più degli uomini, in prigione quasi tutte sono state violentate, alcune quando sono uscite erano incinte e i loro familiari le hanno uccise per cancellare la vergogna.
In Europa fino a non molto tempo fa si mandavano al rogo le adultere, era la chiesa Cristiana a svolgere lo stesso ruolo patriarcale. In Gran Bretagna le donne nubili che rimanevano incite venivano rinchiuse nei manicomi.
Va ricordato che le disposizioni sul delitto d'onore contenute nel nostro Codice Penale, all'art. 587
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.sono state abrogate solo con la legge 442 del 1981!
A coronamento dell'articolo 587 vigeva poi l'istituto del "matrimonio riparatore", che prevedeva l'estinzione del reato di violenza carnale nel caso in cui lo stupratore o il seduttore di una minorenne accondiscendesse a sposarla, salvando così l'onore della famiglia.
Nella cultura patriarcale che ha generato l'omicidio di Novi la donna è considerata come un "bene" della famiglia e della comunità, questo indubbiamente favorisce anche la cultura del possesso. Gli stupri di gruppo dei soldati invasori, il turismo sessuale, la tratta delle prostitute verso i paesi "occidentali", il ruolo della donna nel cinema, nella televisione e finanche nella nostra politica potrebbero essere visti, agli occhi degli uomini (e delle donne) di quella cultura, non proprio come segni di una considerazione della donna molto migliore nella cultura occidentale!
La nostra cultura ha cercato di liberare le donne dall'oppressione dei doveri familiari che erano loro tradizionalmente attribuiti ma non ha certo trovato una soluzione ottimale al vuoto lasciato. Nel mondo arabo nessun parente anziano viene abbandonato in una casa di riposo, quando invecchiano le madri e padri vengono curati in casa e muoiono nel loro letto con tutta la famiglia intorno. Nei recenti delitti Caliti e Bellarosa anziani genitori sono stati brutalmente e premeditatamente uccisi dai figli per motivi economici. Negli ultimi mesi Carpi è stata percorsa da un'ondata di suicidi senza precedenti, di persone giovani. Non ricordo di aver letto comunicati stampa di Vescovi e Sindaci o ordini del giorno in Consiglio contro la "cultura" che spinge i giovani verso queste aberrazioni.
Nessuna riserva alla condanna dell'omicidio di Novi.
Però per liberare queste donne dal patriarcato ci vuole giustizia sociale e sviluppo, occorre dare loro più opportunità economiche e favorire la loro integrazione.
Puntare solo il dito contro una religione e contrapporre una cultura che riteniamo migliore ad una che giudichiamo peggiore, serve solo a cavalcare l'ondata di xenofobia che si è diffusa in Europa insieme alla crisi economica e non porterà nessun vantaggio a queste donne.
(1) Molti dei dati contenuti in questo post sono tratti dal servizio "Uomini che uccidono le donne" di Robert Fisk su Internazionale n. 867
Oggetto: convocazione presentazione corsi di lingua e cultura italiana “Ero Straniero”
Gent.mi
con la presente desideriamo invitarVi alla presentazione del progetto “Ero Straniero” promosso
da Azione Cattolica, Il Mantello, Masci, Udi.
Come già ribadito l'obbiettivo è quello di agire per una miglior convivenza e per il benessere della
comunità in cui viviamo organizzando prevalentemente Corsi di lingua e cultura italiana per
immigrati stranieri, per cui crediamo che una condivisione da parte vostra sia molto importante.
c/o la Casa del Volontariato in via Peruzzi 22 a Carpi
Cordiali saluti
Scarica il volantino in tutte le lingue e la scheda di iscrizione
E a Carpi che si fa? Niente. Si affittano le sale dei circoli anziani agli stranieri per farli pregare, per farli festeggiare. Tra loro. Nasce il Partito dei Pachistani, si moltiplicano le associazioni “culturali” di migranti… e intanto fioccano le polemiche circa la minaccia di veder sorgere una moschea in città, le paure di fronte l’orrore di palazzi-ghetto in stile piazzale Francia e via Lago di Bolsena… E i nostri amministratori continuano a parlare di coesione sociale. Noi, onestamente, fatichiamo a scorgerlo questo tanto osannato senso di comunità. In tempi di crisi dovrebbero attivarsi percorsi spontanei di solidarietà, il rischio – in caso contrario – è quello di innescare guerre tra poveri, di esacerbare gli animi già messi a dura prova e infrangere quel poco di buono che resta. Non esiste un Noi e un Loro. Che ci piaccia, o no, esiste soltanto un noi. Stringere un patto di cittadinanza è doveroso. Ora più che mai.
Jessica Bianchi su Tempo del 16/04/2010
A Carpi la comunità pachistana raggiunge quota 2mila. Numerosi i capifamiglia costretti ad abbandonare la città a causa della perdita del posto di lavoro, in cerca di una nuova occupazione
I lavoratori migranti sono particolarmente vulnerabili rispetto alla tempesta economica creata dalla crisi finanziaria. Hanno molte probabilità di perdere il lavoro - poichè spesso svolgono mansioni di basso profilo e vengono impiegati in settori particolarmente esposti alla recessione come quell’edilizia, ad esempio - e le loro famiglie – spesso rimaste nei paesi d’origine – ne pagano il prezzo non ricevendo più il supporto finanziario necessario al proprio sostentamento. Accanto alla perdita di reddito e alla mancanza di prospettive, elementi che accumunano tutti coloro che hanno perduto il lavoro o stanno usufruendo di qualche forma di ammortizzatore sociale, gli stranieri vivono però un’aggravante ulteriore: la paura di non poter rinnovare il permesso di soggiorno e, di conseguenza, di scivolare nell’irregolarità. Nonostante tutto però, nella maggior parte dei casi, non si sta verificando alcun controesodo: per molti migranti infatti, le condizioni economiche e sociali in cui versano i loro paesi d’origine sono di gran lunga peggiori e, quindi, restano qui. Basta scorrere i dati della popolazione residente a Carpi per capirlo. Al 1° gennaio 2009, i residenti ammontavano a 67.203, di cui 7.573 stranieri, costituiti per lo più da migranti provenienti dal Pakistan (1.824). Al 31 dicembre 2009, i residenti sono saliti a 68.059, di cui 8.347 stranieri. Cresciuta anche la comunità pachistana che si riconferma la più popolosa in città, con 2.061 componenti. A Nosheen Ilyas, 28enne pachistana, a cui si deve la nascita in città del Pti - Pakistan Tehreek-e-Insaf, traducibile come Movimento per la Giustizia - chiediamo come i suoi connazionali stanno vivendo questo momento di crisi.
Qualcuno è rientrato in patria, magari subaffittando il proprio appartamento per continuare a pagare il mutuo? Quali sono le difficoltà maggiori delle famiglie?
“La crisi tocca tutti, italiani e stranieri. Alcune famiglie sono tornate ma in un numero esiguo a causa dei gravi disordini che stanno scuotendo il Pakistan. Il rischio infatti, una volta tornati, è di non avere il necessario per vivere e soprattutto di mettere a rischio la propria vita. Pur di racimolare denaro, si stanno intensificando i rapimenti di bambini, la crisi in Pakistan è terribile; la gente ha paura. Chi ha perduto il lavoro a Carpi, lascia qui le famiglie e si sposta, soprattutto verso Milano, in cerca di una nuova occupazione. I trasferimenti sono comunque all’interno dell’Italia a caccia di un lavoro qualsiasi, anche stagionale, pur di mantenere la famiglia e salvaguardare la regolarità dei documenti”.
In un momento di disaffezione generale alla politica, hai deciso di creare un partito dei pachistani residenti a Carpi. Emanazione del Pakistan Tehreek-e-Insaf operante in patria. Perché?
“Il Pti è nato 15 anni fa in Pakistan. E’ il partito della giustizia, che lotta a favore delle donne, per l’ottenimento di maggiori diritti e dignità. La comunità pachistana che vive qui è numerosa e vuole essere ascoltata. Abbiamo tanti progetti da proporre e da realizzare. Pensiamo che intraprendere la strada della politica possa essere funzionale al raggiungimento di questi fini, ad oggi rimasti inascoltati”.
Quali obiettivi si pone il PTI?
“Attraverso questa formazione politica lotteremo per il diritto di voto in Italia, perché è qui che viviamo ed è per questo territorio che desideriamo il meglio, nel rispetto delle regole. In un mese circa abbiamo già raccolto una cinquantina di iscrizioni e a me è stata affidata la presidenza a livello regionale. A breve riceveremo la visita del fondatore, dopodiché presenteremo il nostro statuto all’Amministrazione Comunale. Vorremmo realizzare molti sogni: un doposcuola per bambini stranieri nel quale insegnare loro l’urdu, organizzare corsi di italiano per le donne, per farle uscire di casa e favorire percorsi di integrazione. Vogliamo abbattere il muro che spesso separa la nostra comunità da quella carpigiana. Aprirci e farci conoscere, anche attraverso l’organizzazione di incontri e dibattiti in una sorta di casa delle culture, affinchè tutti sappiano che siamo venuti qui in pace e che amiamo la democrazia. Solo col dialogo possiamo mostrare che l’odio fomentato dai mass media non ha ragione di esistere”.
Quali sollecitazioni presenterete all’Amministrazione?
“Considerato l’elevato numero di musulmani in città, vorremmo chiedere al Comune di Carpi uno spazio per realizzare un cimitero islamico. Chi muore qui ha il diritto di esservi seppellito, secondo i dettami dell’Islam; molti, per rimandare la salma in patria, pratica costosissima, sono costretti a chiedere collette porta a porta. Non è dignitoso”.
Jessica Bianchi
- la valorizzazione della figura della donna come mediatrice naturale tra la cultura di appartenenza e la cultura ospitante;
- la possibilità per le donne immigrate di trovare un’occupazione che permetta loro non solo di percepire un compenso, ma anche e soprattutto di uscire dall’isolamento e dall’emarginazione che spesso vivono a causa delle difficoltà linguistiche e culturali;
- un maggiore coinvolgimento delle comunità e delle associazioni di stranieri nella vita del territorio in cui vivono;
- la valorizzazione di comuni, frazioni, quartieri, centri sociali e associazioni quali promotori di importanti attività finalizzate all’integrazione socio-culturale del territorio;
- il superamento di una cultura del pregiudizio, attraverso la promozione di nuovi valori ispirati ad una “cultura multietnica” dove alla diffidenza e all’indifferenza subentri una cultura della solidarietà.
Corso di cucina. Il corso di cucina etnica si svolge nei pressi dei Centri Sociali che aderiscono all’iniziativa, si svolge in orario serale. Durante il corso viene presentato ai partecipanti il Paese nelle sue principali caratteristiche socio-culturali; successivamente si insegna loro la ricetta di un piatto tipico e se ne effettua con loro l'esecuzione.
Le finalità del corso sono:
- creare dei momenti di dialogo e formazione interculturale con l’ausilio delle cuoche e dei mediatori rappresentanti del Paese;
- insegnare le basi della cucina etnica evidenziandone le peculiarità culturali (quindi sia evidenziando gli ingredienti tipici di quella cucina, utilizzati anche nel piatto, sia eventuali tradizioni legate a quel piatto).
- promuovere una cultura dell’integrazione attraverso la conoscenza di usi e costumi di Paesi diversi dal nostro;
- creare dei momenti di dialogo e formazione interculturale con l’ausilio dei mediatori che illustrano ai partecipanti le caratteristiche del loro paese d’origine;
- utilizzare lo strumento della cucina etnica come richiamo per le persone comuni, partendo dalle peculiarità culturali (quindi sia evidenziando gli ingredienti tipici di quella cucina, utilizzati anche nel piatto, sia eventuali tradizioni legate a quel piatto).
Il Mantello coop sociale a rl
Via Peruzzi 38 - 41012 (Mo)
059683548-3488230850
www.ilmantello.it
Questa sera (giovedì 13/11, NdR) in consiglio comunale il PD ha dovuto chiedere una sospensione dei lavori, per ritirarsi a dibattere, al suo interno, nel "privè" di Palazzo Scacchetti, preso alla sprovvista da una proposta fatta dal Gruppo Carpi 5 Stelle-Rifondazione Comunista.
Il tema è quello drammatico delle graduatorie per gli alloggi ERP, drammatico perché drammatico è il bisogno di alloggi a prezzi calmierati, in una città che ha 516 alloggi ERP su un totale di 33mila
unità abitative e che ogni anno, ad ogni nuova graduatoria, lascia fuori centinaia di famiglie dalle assegnazioni per le quali avrebbero diritto.
Una situazione che nasce dall'indifferenza a questo bisogno mostrata, fino ad oggi, dalle varie maggioranza di centrosinistra che si sono susseguite negli ultimi 15 anni.
In questa situazione, che richiederebbe l'impegno con ben altre energie per reperire nuovi alloggi (possibilmente non strapagandoli ai costruttori, come quelli di via Ginzburg), il PD sceglie di rincorrere la propaganda della destra sulla precedenza "ai nostri" nel diritto alla casa, sottoscrivendo un ordine del giorno presentato in accordo con PDL e LEGA, che impegna la giunta ad inserire il criterio dell'anzianità di residenza fra i fattori che consentono di aumentare il proprio punteggio in graduatoria.
Tradotto, significa inserire un criterio "etnico" ai diritti. Un criterio odioso e ingiusto, che non stupisce la destra xenofoba rivendichi, ma che stupisce venga così pedissequamente adottato anche da partiti che si dicono vagamente di sinistra.
Si prefigura la situazione classica: tutti i gruppi tranne il nostro, d'accordo ad assecondare le peggiori tirate propagandiste della Lega, che ha ben chiarito i suoi scopi nel corso del dibattito, smentendole nelle parole ma assecondandole nei fatti, salvo qualche mal di pancia di
singoli consiglieri del PD, ben attenti però a non infrangere la disciplina di partito.
L'ordine del giorno sarebbe passato e il consiglio avrebbe obbligato la giunta ad inserire la residenza tra i criteri "premianti" nel punteggio della graduatoria.
A questo punto abbiamo obbligato il PD a interrogarsi su stesso e sulle proprie scelte: perché favorire la residenza e non, ad esempio, l'anzianità di permanenza in graduatoria, ovvero l'anzianità del bisogno, rispetto all'anzianità "etnica"?
Perché una famiglia che da, magari tre anni i vive e lavora in questa comunità, da anni presenta i requisiti per ottenere un alloggio, che non trova a causa delle politiche abitative antisociali di questo comune, può vedersi, a parità di condizioni, passare davanti in graduatoria da una famiglia di antiche residenze carpigiane, entrata per la prima volta in graduatoria quest'anno?
E' comunque un tema sconfortante: anziché parlare di come risolvere i bisogni, aggiungiamo criteri per decidere chi deve vincere la guerra fra poveri, ma proprio per sottolineare la pericolosità e l'assurdità della cosa, abbiamo fatto inserire questo punto nell'ordine del giorno,
chiarendo che per noi, a parità di condizioni, il bisogno prevale sull'appartenenza ad una comunità da più o meno tempo, spiazzando il PD che ha dovuto tenere il suo conciliabolo in modo concitato, mentre tutte le opposizioni erano d'accordo sul nuovo testo.
Una situazione piuttosto buffa, se il tema non fosse tragico: spinti dalla loro rincorsa a scimmiottare i temi della propaganda leghista, hanno rischiato di trovarsi addirittura a sopravanzarla, dato che al
loro interno, evidentemente, c'era chi si stava opponendo a inserire il criterio della "anzianità del bisogno" nell'ordine del giorno.
Infine hanno ritrovato la loro granitica unità, l'odg è passato all'unanimità e ora il dibattito si sposta in commissione consiliare, che dovrà indicare alla giunta i nuovi regolamenti.
Invitiamo i consiglieri PD che hanno mostrato riserve su questa entusiastica adesione a criteri "etnici" nell'assegnazione di diritti, sposata dai maggiorenti del loro gruppo , a battere un colpo e a
sostenere con noi l'unica soluzione possibile per azzerare gli effetti nefasti della loro proposta: anzianità di permanenza nelle graduatorie e anzianità di residenza siano criteri da prendere in considerazione solo nei casi di soggetti che risultino a pari punteggio in graduatoria su tutte le altre condizioni.
In questo modo, da una pessima sparata propagandistica, forse riusciremo a recuperare un po' di equilibrio e di rispetto per i diritti di tutti.
--
Lorenzo Paluan
Gruppo Consiliare
Lista Civica Carpi a 5 Stelle beppegrillo.it
Partito della Rifondazione Comunista
Si è riunito nei giorni scorsi il direttivo del Circolo Pd "Carpi Sud" nella sede di Via Massa Carrara, 11 . All'ordine del giorno, presente Simone Tosi, assessore all'Urbanistica e all'Ambiente, i problemi di convivenza civile all'interno di un condominio di Via Unione Sovietica dove ha sede un centro culturale islamico e la situazione di forme di degrado urbano, quali ad esempio aspetti d'igiene ambientale per la corretta gestione dei rifiuti, che periodicamente si presentano nel quartiere dove operano altri gruppi di cultura e religione islamica. Si tratta di edifici nei quali vengono svolte attività associative previste dalla legge, comunemente, anche se impropriamente, definite "moschee". L'assessore Tosi ha spiegato che nei locali di Via Unione Sovietica 13, sulla base delle leggi in vigore, non è stato riscontrato alcun abuso. Viene riconosciuto dal Comune che esiste un comprensibile problema di convivenza civile di cui l'Ente locale tiene conto ma che rientra negli aspetti di applicazione e rispetto dei regolamenti condominiali sui quali il Comune non può intervenire, se non quando si determini una violazione delle leggi e regole che è pertinenza del Comune applicare, far rispettare e sanzionare. Il direttivo del Circolo Pd "Carpi Sud" ha preso atto della comunicazione dell'assessore, esprimendo approvazione per il testo dell'ordine del giorno approvato recentemente dal Consiglio comunale, in particolare per l'impegno chiesto dal Consiglio alla Giunta, partendo dal rispetto delle regole e di diritti e doveri uguali per tutti, per il contrasto di tutte le forme di degrado urbano che possano manifestarsi in città e che possano mettere a rischio la convivenza civile, come in certi casi avviene nella zona di Via Unione sovietica con disagio e incomprensioni tra cittadini italiani e immigrati. Il Direttivo del Pd del Circolo "Carpi Sud" si impegna a mantenere una azione costante di confronto e dialogo con i residenti del quartiere per favorire e rafforzare la coesione sociale e la vivibilità nel territorio, per prevenire forme di disagio che possono insorgere, con i cambiamenti sociali in atto, le dinamiche dell'immigrazione e la globalizzazione dei mercati in genere. Nel corso della riunione si è discusso anche di altri temi relativi al quartiere "Gorizia", quali i problemi di sicurezza stradale per gli attraversamenti di Via Cattani e la realizzazione della futura stazione ecologica attrezzata dopo l'avvio della raccolta rifiuti porta a porta nella zona sud della città. Decisa infine l'organizzazione di una prossima assemblea pubblica su questi temi aperta a tutti i cittadini del quartiere.
Ecco il testo integrale dell'ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale di Carpi, nel quale a mio parere è centrale, l'impegno per contrastare tutte le forme di degrado urbano:
Al Presidente del Consiglio di Carpi
Al Sindaco di Carpi
Ordine del giorno
Posto che:
- I grandi cambiamenti sociali che caratterizzano le nostre realtà locali (incremento demografico, espansione delle città, aumento dell'immigrazione, effetti locali della globalizzazione dei mercati, ecc..) possono causare, insieme ad opportunità, percezione di incertezze, difficoltà di convivenza reciproca e timori diffusi;
- Ogni azione di integrazione deve avere come indispensabili premesse il riconoscimento delle regole da parte di tutti, la condivisione dei doveri e il rispetto della legalità;
- Il dialogo, la conoscenza reciproca, l'incontro culturale, l'integrazione, l'inclusione sociale sono e rimangono i cardini di riferimento strategico per contribuire allo sviluppo e all'arricchimento reciproco delle varie istanze di una comunità.
Preso atto che:
- Negli ultimi mesi, si sono segnalati episodi di disagio in alcuni momenti della settimana nella zona a sud di Carpi, in particolare all'altezza di via Unione Sovietica n. 13, per attività svolte da centri culturali islamici in locali ad uso ufficio;
- L'amministrazione comunale può, attraverso la figura del mediatore culturale e/o di conflitti dare la propria disponibilità ed essere più presente nei quartieri in cui vengono segnalate problematiche di questo genere.
Ribadita:
- La necessità di una convivenza proficua tra i cittadini del nostro territorio basata sul rispetto reciproco e di un presidio costante nel nostro territorio da parte di tutte le Forze dell'Ordine (tra l'altro, in grave difficoltà dovute alle inadempienze concrete dell'attuale Governo nazionale);
- L'importanza di un'azione costante per il mantenimento del decoro urbano in tutti i quartieri della nostra Città.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI CARPI
Invita l'Amministrazione comunale a:
- Procedere ad incontrare i responsabili dei diversi centri culturali che utilizzano gli uffici di via Unione Sovietica, per responsabilizzare le parti ad una positiva convivenza reciproca nel quartiere;
- Qualora si accertassero abusi, oggi non emersi, prendere provvedimenti idonei alla risoluzione del problema;
- Mantenere, potenziandola, l'attenzione prestata su tale zona, rafforzando periodici controlli in modo da contrastare qualsiasi fenomeno di degrado urbano che minano alla base la convivenza tra cittadini;
- Mantenere come punti fermi di ogni azione il rispetto delle regole, a cui tutti si devono attenere, attraverso un rapporto stretto e virtuoso tra diritti e doveri;
- Rendere prioritario il percorso per l'istituzione di consulte stranieri nella nostra Città, al fine di avere strumenti forti di confronto tra le diverse comunità del territorio, oggi e domani;
- Continuare nell'azione di richiesta al Governo nazionale per ottenere l'ampliamento dell'organico di agenti presenti sul territorio, con particolare riferimento al decreto ministeriale del '89 che prevedeva per il nostro Commissariato di Polizia di Stato un numero minimo pari a 47 unità (ad oggi si possono contare non più di 40).
(Fonte: http://marcobagnoli.blogspot.com/2009/10/pd-carpi-sud-confronto-e-dialogo-con-i.html)
"Ordine pubblico e integrazione insieme"
Il segretario del Pd di Carpi Davide Dalle Ave interviene nel dibattito sul caso del condominio di via Unione Sovietica. Ecco la sua dichiarazione.
"Nel dibattito in Consiglio comunale sulla situazione del condominio di via Unione sovietica n.13 il testo presentato dalla Lega Nord riscontrava limiti per affrontare in modo efficace la situazione del quartiere. Noi pensiamo che ordine pubblico e integrazione debbano procedere insieme. Per questo, nell'odg approvato dalla maggioranza, si impegna l'Amministrazione comunale ad incontrare, tramite mediatori culturali, i responsabili dei diversi centri culturali per responsabilizzare le parti ad un corretta convivenza nel quartiere; inoltre, proprio per garantire i risultati richiesti, siamo pronti a intervenire in qualsiasi momento per contrastare ogni fenomeno di degrado urbano o eventuali abusi accertati.
Ci sembra, insomma, di aver contribuito a dare una risposta più forte al problema, invece di ridurlo a una sola richiesta di maggiori controlli. Siamo convinti che si debba mantenere come punti fermi il rispetto delle regole, a cui tutti si devono attenere, e un rapporto stretto e virtuoso tra diritti e doveri"
(Fonte: http://www.pdcarpi.it/index.php/?p=2136)
I nuovi carpigiani e le regole della strada
Ovvero: l'educazione stradale come forma di integrazione sociale
Una proposta di lavoro per la Giunta
Partiamo da un dato di fatto numerico: gli stranieri a Carpi sono circa il 12% della popolazione ma come pedoni, ciclisti, ciclomotoristi, automobilisti, sono protagonisti del 25% degli incidenti. I dati sono provinciali e nazionali, non conosco esattamente i numeri di Carpi, ma è verosimile che le proporzioni si mantengano. Inoltre, sempre da statistica nazionale, realizzano circa il 70% di incidenti come autisti di autocarri, dato che prendono la patente in realtà molto diverse tra loro e diverse dalla nostra. Non rientra nemmeno nelle loro abitudini consolidate allacciare le cinture di sicurezza per i bambini in auto.
Non siamo qui per parlare della loro abilità alla guida o dei loro riflessi, siamo qui per parlare di una cosa che la Giunta non fa e per segnalare la necessità di una formazione all'uso dei veicoli e della strada, formazione da concordare con le loro associazioni, in quel tavolo permanente di consultazione di cui da sempre sosteniamo la necessità.
Certo può sembrare mirato dalla parte sbagliata questo discorso in una città dove tutti abbiamo sofferto per i casi di mamme e bambini stranieri investiti sulle strisce pedonali da conducenti carpigiani. Ma a fronte dei casi che fanno cronaca ce ne sono centinaia che si verificano secondo la casistica che dicevamo all'inizio, con costi umani e sociali altissimi e con la lievitazione delle polizze assicurative per tutti.
Anche la formazione stradale può diventare un modo di responsabilizzare i cittadini immigrati e di coinvolgerli nella vita della loro città d'adozione, mettendola anche come condizione per la fruizione di altri benefici.
A Carpi si parla troppo poco di convivenza tra nuovi immigrati e autoctoni, ma il tema va affrontato per non lasciare tutto al caso come si è fatto fino ad ora e questa dell'educazione stradale potrebbe essere un primo, minimo, poco costoso, simpatico, utile segnale al riguardo.
Se gli amministratori locali scendessero per un attimo dai vari cantieri edili e aprissero un minimo di riflessione sull'argomento, questa di un ciclo di incontri sull'educazione stradale per stranieri, potrebbe essere una interessante occasione. Chi proviene da luoghi senza semafori, che cosa si pretende che sappia di regole da usare sulle piste ciclabili? E del fatto che si deve accendere il fanale e il fanalino della bici di sera? ( e lo dovrebbero imparare anche i carpigiani).
La prima cosa da fare è di mettersi dal punto di vista dell'immigrato per chiedergli poi a buon diritto di entrare nel nostro.
La Giunta vuole un'opposizione costruttiva? Vediamo che destino riserva alle proposte che facciamo.
Carpi, 11 Ottobre 2009
Firmato :Giliola Pivetti, Alleanza Per CARPI
(Fonte: http://www.sassuolo2000.it/2009/10/08/moschea-carpi-luca-ghelfi-la-giunta-finge-di-non-vedere/)
A Carpi, Campogalliano, Novi di Modena e Soliera abitano sempre più cittadini stranieri, l’11% del totale della popolazione residente. Lo confermano i dati contenuti nel sedicesimo Rapporto sui cittadini stranieri nel distretto di Carpi, presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa e che riporta i dati del 2008. In particolare sono 11165 gli immigrati residenti nel distretto alla data del 31 dicembre scorso, con un incremento del 15% rispetto al 2007 e del 74% nel corso degli ultimi 5 anni. Un aumento dovuto alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri degli ultimi anni, alle persone che il mercato del lavoro continua a richiedere, anche se ultimamente si nota un calo degli arrivi, e infine ai ricongiungimenti familiari.
Si conferma poi per il 2008 (per il 2009 si vedrà) un dato emerso nei Rapporti precedenti: la popolazione immigrata tende a stabilirsi in modo permanente nel nostro territorio, che attrae perché capace di offrire lavoro e una rete di servizi in grado di rispondere alle richieste dei nuovi cittadini. Gli immigrati dunque tendono a riunire la famiglia: i ricongiungimenti determinano una maggiore stabilità, favoriscono l’integrazione e cambiano in parte l’aspetto dell’immigrazione, aumentando infatti il numero dei minori e delle donne. Nell’ultimo anno è incrementato ancora il numero dei cittadini provenienti dai paesi dell’Est, comunitari ed extracomunitari, Romania, Moldova, Ucraina in testa, mentre rallenta l’arrivo di immigrati nordafricani, a differenza del flusso di quelli che giungono dal continente asiatico, Pakistan e Cina in testa.
A Carpi i cittadini stranieri residenti al 31 dicembre 2008 erano 7573, l’11.3% sul totale. Le comunità più numerose in città sono quelle pakistana (1824), tunisina (963) e marocchina (863). 498 i cinesi superati dai 563 romeni, 349 gli indiani, 335 i moldavi, mentre tra i 270 e i 284 membri contano le comunità ucraina, turca, e albanese. Nelle scuole della città dei Pio sono 223 i bambini immigrati iscritti a quelle d’infanzia, 548 alle primarie, 327 alle secondarie di primo grado, 351 alle superiori. Nel distretto gli iscritti stranieri alle scuole di ogni ordine e grado sono 2051, il 15% del totale, raggiungendo però il 24% a Novi. Campogalliano registrava alla fine dell’anno scorso invece la presenza di 868 stranieri, il 10.4% sul totale dei residenti, da Marocco, Tunisia e Turchia principalmente, Novi di Modena alla stessa data ne contava 1590, il 14,1%, di cui 539 cinesi e 323 pakistani; Soliera infine 1134, il 7,5%, indiani, marocchini, romeni e tunisini in primo luogo.
Il Rapporto sui cittadini stranieri del Distretto è stato realizzato dal Centro servizi per l’immigrazione del Comune di Carpi in base ai dati forniti dalle Anagrafi comunali, dal Centro Elaborazione dati del Comune di Carpi e dagli assessorati alle Politiche Sociali e all’Istruzione dei quattro comuni coinvolti. Lo si può richiedere agli assessorati sopra citati.
(Fonte: carpidiem.it)
Stranieri, fiato all'economia
Vecchi: Sicurezza? Leggi e regole valgono per tutti
di Giacomo Ioannisci, La Gazzetta di Carpi del 9 settembre 2009
I temi più scottanti restano quelli della criminalità e del degrado. Lo ha confermato il sondaggio della Diocesi sull'immigrazione e anticipato dalla Gazzetta . Reazioni positive di Cgil e Confcommercio. Su lavoro e religione nessun dubbio: a Carpi situazione positiva.
A Carpi nell'edilizia ci sono molti imprenditori extracomunitari, ma soprattutto sono tanti gli operai regolarizzati - spiega Rosario D'Agostaro, funzionario edile Fillea che fa riferimento alla Cgil - La presenza di stranie - ri è molto significativa per l'economia carpigiana, in particolare nell'ambito edile in cui ricoprono ruoli fondamentali sostituendo in molte mansioni la ormai scarsa manodopera italiana. Sullo stesso punto la Confcommercio invece tiene a precisare che la crisi economica sta riportando molti lo - cali a lavori rifiutati per anni: Credo sia un falso problema quello che vede i lavora - tori italiani evitare determinati mestieri - dichiara Giorgio Vecchi, presidente di Confcommercio per la zona di Carpi - Certo, la questione non è simile in tutti i settori perché in alcuni casi persiste la riluttanza, ma ad esempio quest'anno alla vendemmia tanti locali sono tornati a dare la propria disponibilità, cosa che qualche anno fa non accadeva. Purtroppo, riallacciandomi al tema più scottante della criminalità , quando si verificano momen - ti difficili, in assenza di appoggi familiari e sicurezze economiche, gli stranieri sono portati maggiormente a delinquere . In questo preciso momento di crisi economica sono invece anche una fonte di investimento per le aziende - aggiunge D'Agostaro - Ma dall'altro lato c'è il problema legato alla legge Bossi/Fini . Inoltre, non è affatto da sottovalutare che se l'immigrato viene messo nelle condizioni di diventare un cittadino con la c maiuscola perde interesse nei confronti di attività in nero. Aggiungo anche che l o studio operato dalla Diocesi va semplicemnte ad avvalorare i nostri tentativi di integrazione, nei quali operiamo stimolando le aziende all'assunzione di immigrati regola - ri . Sulla criminalità e la questione del degrado cittadino , invece, i dati raccolti dalla Diocesi sono piuttosto negativi e mostrano paura e sofferenza da parte dei carpigiani nei confronti della presenza degli immigrati. Persone per bene e non ci sono sia tra gli immigrati che tra i locali - aggiunge Giorgio Vecchi - Per una buona integrazione deve essere l'applicazione delle regole a funzionare, per tutti e senza distinzione . Chi sbaglia pag a le conseguenze . La questione della criminalità - conclude invece D'Agostaro - va studiata in maniera più approfondita, zona per zona, anche se in realtà si tratta di una questione da affrontare a livello molto più generale . Il vero problema , invece, è che quello che dice la gente non è poi sempre corrispondente ai dati oggettivi. Certo, ci sono ragazzi immigrati che nel parco o i n strada fanno consumo di alcool, anche andando contro le regole delle rispettive religioni, ma non sono gli unici. Capita spesso anche di vede - re cittadini italiani che non rispettano . l'igiene nelle nostre strade . Sono per l'appunto dei casi che vanno presi singolarmente e penso che su oltre sessantamila abitanti casi come quelli riportati non vadano considerati dei veri problemi. E' sempre la stessa storia : i dati ufficial i mostrati dagli enti sono piuttosto discordanti rispetto alle dicerie popolari.
(Fonte: http://GiovanniTaurasi.ilcannocchiale.it/post/2329080.html
)
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"Nessun islamico ha chiesto di essere sepolto nel cimitero della città"
Non c'è nessun adulto, di religione islamica, sepolto nel nostro cimitero perché, fino ad oggi, non ci è mai arrivata nessuna richiesta in tal senso. Le sepolture per i musulmani sono differenti solo i n qualche aspetto rispetto a quelle che pratichiamo abitualmente e, se ve ne fosse la necessità, non avremmo alcun problema a realizzarle . Si chiude con le parole di Pio Rossi, presidente della società Seneca che gestisce i cimiteri della città, la polemica nata sull'opportunità di realizzare o meno un cimitero dedicato ai cittadini di religione musulmana. L'esigenza, fino ad oggi, da parte dei membri della comunità islamica non si è manifestata, perché praticamente tutti gli stranieri deceduti in città sono rientrati in patria e sono stati tumulati là. Quella di far rientrare in patria le salme — precisa Rossi —, a nostro avviso, è una scelta dettata dalla volontà delle famiglie per mantenere un legame con il Paese d'origine . In ogni caso, se ce ne fosse bisogno, il cimitero urbano di Carpi non avrebbe alcun problema di spazio, né di altro genere, per la tumulazione in terra pre - vista dal Corano . Intorno alla metà degli anni '90 , nel momento in cui il cimitero urbano era stato oggetto di modifiche e ampliamenti, i responsabili di Seneca avevano vagliato l'ipotesi di dedicare una zona della struttura alle tumulazioni dei defunti di religione islamica. L'ipotesi , però, era stata scartata proprio per una sostanziale inutilità, data l'assoluta assenza di richieste in tal senso : Qui da noi sono seppelliti solo alcuni bambini — spiega ancora Rossi — defunti pochi giorni dopo la nascita, mentre a quanto ci risulta in tutta la provincia di Modena l'unico cimitero che ha destinato un'area alle tumulazioni per i cittadini di religione musulmana è quello di Ganaceto e anche lì le richieste sarebbero non più di qualche unità . In ogni caso se la comunità ci esprimesse l ' esigenza di un'area appositamente riservata credo non ci sarebbero difficoltà a concederla . L'unico problema che potrebbe sorgere per la sepoltura di cittadini appartenenti alla religione musulmana potrebbe essere quello della durata dell'inumazione i n terra, che deve essere sempiterna secondo i dettami musulmani e che invece viene interrotta dopo dieci anni, per una collocazione in luogo diverso, secondo quanto previsto dalla legge italiana : Questo aspetto si potrebbe risolvere facendo specifica richiesta di deroga a livello legislativo — conclude Rossi ma in questo caso le amministrazioni comunali non sono l'interlocutore giusto . Sulla questione, intanto, è intervenuto anche il consigliere regionale del Pdl Andrea Leoni : A Carpi ci sono ben altre questioni d i cui occuparsi invece che di un cimitero islamico ha scritto Leoni in una nota . Evidentemente — ha concluso — gli islamici sanno di trovarsi di fronte ad Amministrazione di sinistra sempre pronte a privilegiare le loro continue ri - chieste.
(Fonte: Il Resto del Carlino" di Modena del 3.9.2009, p. 14)
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Eppure qualche ghetto è stato individuato. «E' vero e il Comune è prontamente intervenuto, a dimostrazione di una situazione che riusciamo ancora a tenere sotto controllo. Qualche tempo fa abbiamo chiuso una delle sedi dei gruppi islamici in città perchè non rispettava le norme del regolamento urbanistico e, ancora, nel condominio di via Lago di Bolsena abbiamo provveduto a murare alcuni appartamenti. Credo si possa dire che qui funziona ancora quell'equilibrio tra diritti, doveri e regole che caratterizzano la convivenza civile e in quelle sporadiche realtà dove questo equilibrio si è rotto l'amministrazione non ha avuto esitazioni nell'intervenire». L'immigrazione si rivela anche nel mondo del lavoro, elemento cruciale di promozione dell'integrazione. «Abbiamo ben presente l'importanza di questo elemento - continua il sindaco - e in proposito abbiamo visto in questi anni l'aumento di posti di lavoro occupati da extracomunitari, molti per occupazioni che gli italiani ormai rifiutano, accanto a qualche iniziativa imprenditoriale nel settore dell'edilizia». E Campedelli ha una sua chiave di lettura delle tensioni crescenti: «In momenti, come quello attuale di crisi, in cui c'è per tutti incertezza del futuro, si fatica ad aprirsi a nuove e più faticose relazioni».
(Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/campedelli:-%C2%ABun-cimitero-islamico-non-serve-nel-nostro-ce-gia-unarea%C2%BB/2108792)
(Fonte: http://www.sassuolo2000.it/2009/09/02/cimitero-islamico-a-carpi-leoni-pdl-%e2%80%9cla-citta-ha-ben-altre-urgenze-da-risolvere%e2%80%9d/)
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Personalmente non ho pregiudizi o chiusure ideologiche. Ma prima di mettersi a discutere e a dividerci su chi è favorevole o contrario - come ho dichiarato nei giorni scorsi a Rino Filippin della Gazzetta di Carpi che mi aveva chiesto un parere in materia - valutiamo l'effettiva necessità ed esigenze di una struttura di questo tipo. Che per altro già esiste perchè nel cimitero di Via dei Cipressi già è presente un'area nella quale possono essere accolte le salme di chi era ateo o professava religioni diverse da quella cattolica, con luoghi di preghiera privi di simboli. Il criterio generale, per me deve restare quello di pari diritti e doveri per tutti. Se ci saranno contatti tra associazioni islamiche e Comune mi pare sia assolutamente normale. Ma un eventuale cimitero islamico non potrebbe prescindere dalla domanda effettiva di questo genere di servizio e da valutazioni globali di costi, spazi, aspetti pratici, sanitari e culturali per i quali mi pare che per ora non vi siano i presupposti. Restiamo con i piedi per terra dunque e non mi pare il caso che, una eventuale decisione locale in materia debba essere trattata solo in termini di atto unilaterale o di generosità. Categorie delle quali riconosco l'importanza ma che sganciate da un sano pragmatismo se utilizzate come unico parametro per prendere decisioni rischiano di far prendere cantonate clamorose. Sono certo che l'Amministrazione abbia tutti gli strumenti per assumere le migliori deliberazioni in materia, senza incorrere in pericolose scivolate su buonismi o razzismi di maniera o fuori stagione dai quali, se si parla di aspetti del fenomeno immigrazione,non mi sento certamente attratto.
http://marcobagnoli.blogspot.com/2009/09/un-cimitero-islamico-carpi-se-serve-si.html
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Opinioni contrastanti tra la gente ma molti dicono no
La richiesta, da parte degli immigrati, di un cimitero musulmano a Carpi, ha suscitato molte polemiche in città. Parlando con la gente, nei negozi e in giro per il centro, sono emerse molte perplessità, ma non sono mancati commenti favorevoli: «Una città moderna deve dare pari diritti a tutti i residenti».
Anche se ovviamente non si tratta di un vero e proprio sondaggio, l'impressione dai commenti raccolti tra la gente che ieri mattina si trovava in giro per le strade del centro, è che l'idea di realizzare un cimitero musulmano a Carpi non piace affatto. Su circa venti persone ascoltate, infatti, appena due o tre si sono dette d'accordo con la richiesta dei musulmani.
Cominciamo con un parere positivo ma strettamente anonimo: molte persone infatti, e questo è un particolare singolare, hanno preferito «visto il tema», evitare di esporsi direttamente, mettendoci nome e cognome.
«Mi sembra ovvio - dice un rivenditore del centro - che i musulmani hanno il diritto di seppellire i morti come preferiscono, secondo le regole della loro religione. Veramente non capisco chi si oppone».
«Secondo me - dice invece Franco Bassoli - gli stranieri devono adeguarsi alle nostre leggi: se devono seppellire un loro caro, possono farlo nei nostri cimiteri». «Mi pare assurdo - spiega Vittorio Vaccari - occupare altro terreno. Si dovrebbe usare l'area separata nel cimitero attuale».
«Non credo - dice Alvaro Lugli - che nei paesi musulmani sia così facile costruire un cimitero cristiano: io sono per la reciprocità di trattamento». «Ma non scherziamo - dice Zeno Bellelli - abbiamo tanti cimiteri: a Carpi, a Fossoli, a Budrione... non c'è bisogno di costruirne uno». «Anche questo problema - dice invece Franco Ligabue - nasce a causa di una cattiva gestione dei flussi di immigrazione».
«In Italia abbiamo delle regole - conclude Carlo Neri -, mi pare ovvio che gli stranieri devono adeguarsi ai nostri costumi, anche in materia di inumazioni».
(Fonte: http%3A%2F%2Fespresso.repubblica.it%2Fdettaglio-local%2Fcimitero-islamico-e-polemica%2F2108536&usg=AFQjCNHPdwSDXWVENdY-eg4dBF1Wg3nneg)
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Personalmente ritengo però che le soluzioni si possano trovare e che si debba fare il possibile per rispettare le tradizioni religiose della comunità islamica, dando degna sepoltura ai morti di questa comunità. La mia idea di laicità è che la laicità migliore sia quella che rispetta la religione degli altri. E la Religione, di par suo, deve rispettare la laicità delle istituzioni. Se si crea un conflitto, deve prevalere l'approccio laico da parte del legislatore o dell'amministratore. In effetti, l'idea emersa anche dal consigliere Lorenzo Paluan, di ragionare su un'area sovracomunale, mi pare proficua. Non credo che cercare una soluzione a questo problema della comunità islamica comprometta le tradizioni cattoliche e civili della nostra comunità, che naturalmente devono essere salvaguardate. Ma, al di là dei principi, la questione specifica credo debba essere approfondita ulteriormente, e spero che arrivi qualche contributo utile nei prossimi giorni sulla stampa. Affrontando la discussione in modo sereno e civile. Tra l'altro mi risulta da un approfondimento svolto dopo la prima pubblicazione del post (che integro con questa breve), che nel cimitero di Carpi sia già previsto uno spazio per la sepoltura di salme appartenenti ad altre religioni e che sia appunto prevista anche l'inumazione dei musulmani. Perciò si tratta di capire in quale contesto si colloca la richiesta dell'Associazione citata nell'articolo della Gazzetta.
GT
(Fonte: http://GiovanniTaurasi.ilcannocchiale.it/post/2323748.html )
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La portavoce: il Comune deve assegnarci un terreno
Un cimitero mulsulmano a Carpi. E? quanto chiedono le associazioni islamiche presenti sul territorio all?Amministrazione municipale. L?appuntamento col sindaco Campadelli è già stato preso e nei prossimi giorni al secondo piano di palazzo Scacchetti si inizierà a discutere di questa possibilità. Vi siete mai chiesti perchè, nonostante in città vivano oltre 7mila stranieri (di cui la maggior parte di fede islamica), solo molto raramente vengono esposti annunci funebri di immigrati? La risposta è che i musulmani che hanno un decesso in famiglia preferiscono traslare la salma nel Paese d?origine dove potrà avere una sepoltura secondo i dettami di quella fede religiosa. «I costi di trasferimento all?estero di una persona deceduta - dice Mohammed Berdis, presidente del circolo culturale islamico a Carpi - sono elavatissimi. Si parla di 6-7mila euro tra volo aereo e documenti necessari. Spese esorbitanti per chi spesso vive con stipendi da semplici operai». Le agenzie funebri ammettono: «I funerali di musulmani a Carpi sono una rarità. Normalmente veniamo contattati per svolgere tutte le pratiche di espatrio della salma. Così noi prenotiamo il volo, spesso collegato anche con i biglietti per i parenti che accompagnano la bara, e ci occupiamo del passaporto mortuario: un documento molto difficile da ottenere dal punto di vista burocratico. E quando muore un clandestino - concludono - allora sono guai: bisogna rivolgersi all?ambascita e i tempi si allungano notevolmente. Infine, quando tutto è a posto, trasferiamo la bara all?aeroporto, di solito Malpensa o Fiumicino». Così da Carpi partono bare dirette in Nigeria, Pakistan, India, Marocco, Tunisia... Facendo un calcolo approssimativo in base alla popolazione straniera residente di religione musulmana, si può dire che ogni anno sono decine i feretri che tornano a casa in aereo. Salme che potrebbero essere inumate in città, se il Comune desse l?ok al cimitero islamico. «Noi pensiamo - dice Ylias Nosheen, portavoce di un vasto gruppo di stranieri, già componente della commissione Pari Opportunità municipale - che i tempi siano maturi per un cimitero islamico. Noi dal Comune vorremmo un terreno, anche fuori città, dove seppellire i nostri cari secondo la nostra tradizione religiosa. In tante città moderne vi sono cimiteri cristiani e islamici: perchè non a Carpi?». «Da parte del Comune - sottolinea infine Berdis - sarebbe davvero un bel dono assecondare questo nostro desiderio. Certo non c?è fretta, anche perchè molti nostri cari preferiscono essere sepolti vicino ai propri familiari nel Paese d?origine. Ma quando cresceranno i nostri figli, nati a Carpi, l?esigenza di una struttura musulmana in città, si farà sentire». Insomma la comunità islamica confida nella lungimiranza e nella larghezza di vedute della Giunta presieduta dal sindaco Enrico Campedelli. Il tema, è ovvio, rischia però di far scoppiare una vera e propria tempesta politica, soprattutto se si pensa alle critiche sollevate nei giorni scorsi dalla Lega in materia di luoghi di preghiera destinati alle persone di fede islamica. Inoltre: come reagirà la città all?idea di assecondare ?dalla culla alla bara? le esigenze di culto dei carpigiani-musulmani?
(Fonte: L'Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/%C2%ABdateci-il-cimitero-islamico%C2%BB/2108391)
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(la delibera completa)
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