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Grazie ai contatti avvenuti a novembre tra il gruppo CarpiTransizione ed ERVET la maggior parte delle attività che erano state inserite nella Mappa cittadina (realizzata da CT insieme a La Festa) sono state accolte in quella regionale per cui oggi Carpi si trova ad essere uno dei comuni meglio rappresentati con ben 27 attività (poche meno di Modena) e la provincia di Modena è seconda solo a quella di Bologna con 236 iniziative.
Alla fine non tutte le categorie considerate nella Mappa di Carpi sono state incluse in quella regionale. Quindi, per ora, se avete altre attività da segnalare potete inserirle in entrambe.
Fare la spesa è un atto politico oltre che economico. Tutti compriamo beni e servizi e ogni volta che lo facciamo, anche se non ci pensiamo, siamo di fronte ad una scelta, stiamo “dando un voto di preferenza” ad un tipo di attività o ad un altro. Ci sono tanti criteri per scegliere un prodotto e non è detto che un criterio sia sempre migliore di un altro.
Questa mappa vuole raccogliere tutte le attività commerciali che contribuiscono a ridurre gli sprechi inutili. Questo è un criterio che ha molti risvolti ambientali, economici e sociali. La priorità viene data ai prodotti locali che riducono gli sprechi legati al trasporto e alla conservazione dei prodotti, in secondo luogo ai prodotti biologici che riducono gli inutili sprechi “ambientali”, un posto importante è riservato poi alle attività che promuovono il recupero dei prodotti usati ma ancora in buono stato e alle attività attente al risparmio energetico, infine si cerca di valorizzare le attività con un forte risvolto etico e sociale.
Ma, soprattutto in un momento di crisi, la “sostenibilità” può essere anche economica perchè meno sprechi inutili spesso significa anche meno costi inutili.
La mappa è stata creata da Carpitransizione in collaborazione con l’associazione La Festa che da anni si occupa di acquisti sostenibili e solidali. Le due caratteristiche che accomunano queste due realtà sono il rispetto per l’ambiente e il territorio e la fiducia nella forza delle comunità locali.
La mappa però non è completa perché queste attività si stanno moltiplicando e soprattutto perchè spesso si tratta di piccole realtà che non hanno la possibilità di investire risorse nella pubblicità.
Se siete titolari o clienti o semplicemente conoscete un’attività che potrebbe stare in questa mappa, segnalatela con l’apposito modulo.
E’ nuovamente polemica sui mercati contadini, gli spazi di rivendita diretta dei prodotti agricoli proposti dalle stesse aziende coltivatrici.
E ancora una volta il tema è la concorrenza indebita che verrebbe svolta da queste iniziative nei confronti dei commercianti.
Stavolta però, entrando nel merito della questione, il mirino non è puntato sulla qualità o la provenienza dei prodotti che vengono venduti all’interno dei mercati contadini, ma sui benefici fiscali di cui godono le aziende agricole.
In particolare è l’esenzione dal pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico (Cosap) ad attirare le ire dei commercianti.
A denunciarlo è Massimiliano Siligardi, direttore di Confesercenti Carpi, che interviene in prossimità dell’inaugurazione del mercato contadino a Novi, che si svolgerà ogni giovedì mattina in via sperimentale per un anno.
A gestirlo è la stessa associazione, ‘Dalla terra alla tavola’, che ha in mano i mercati contadini dell’Unione Terre d’argine.
«Siamo indubbiamente sensibili alle esigenze dei consumatori, all’opportunità di puntare sui cosiddetti prodotti a ‘Km 0’, come del resto alle iniziative volte alla promozione delle eccellenze agricole del nostro territorio» premette Siligardi, che poi affonda: «Ma siamo anche sensibili all’eventuale danno che il proliferare dei cosiddetti ‘mercati contadini’ potrebbe arrecare agli operatori commerciali del settore ortofrutticolo, sia negozianti che ambulanti, già alle prese con una difficile situazione di mercato che si protrae ormai da un biennio».
E’ pronta la replica del presidente dell’associazione ‘Dalla terra alla tavola’, Massimo Pellacani: «Il mercato contadino, regolato da un rigido disciplinare che ammette la vendita esclusivamente di prodotti coltivati dalle stesse aziende nel territorio o acquistati da altra azienda agricola del perimetro regionale, viene istituito di concerto con le amministrazioni locali.
Che per agevolare la vendita dei prodotti locali, a ‘Km 0’, esentano dal pagamento del Cosap».
Siligardi chiede poi maggiori controlli «al fine di evitare, che tra i produttori agricoli non si mescolino i soliti ‘furbetti’ pronti a far passare come frutto del proprio orto e del proprio lavoro, mercanzia che invece proviene dalle celle frigorifere dei mercati all’ingrosso».
Anche su questo punto Pellacani risponde diretto: «Stiamo compiendo uno sforzo importante sul versante dei controlli: di tasca nostra paghiamo un consulente esterno, che effettua sistematiche verifiche sulle aziende agricole.
I commercianti si lamentano sempre quando viene avviato un mercato contadino, salvo poi ricredersi quando si accorgono che non facciamo concorrenza ma anzi avvantaggiamo i negozi limitrofi: i consumatori infatti si rivolgono a loro per tutto ciò che non trovano qui, come banane, ananas, arance e limoni».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Dopo l’allarme lanciato da parrucchieri e baristi carpigiani sull’invasione dei concorrenti cinesi, registrato e ampiamente documentato da ModenaQui nelle scorse settimane, anche la Lega Nord cittadina interviene sulla questione.
«Ormai appare chiaro a tutti cittadini il fenomeno di massa dei parrucchieri e bar cinesi - affermano Argio Alboresi e Andrea Taschini della segreteria del Carroccio per le Terre d’argine -.
Oltre al silenzio-assenso dell’Unione e di alcune associazioni di categoria vicine al governo cittadino, è giusto chiedersi quali siano i reali controlli effettuati, visto l’insorgere di numerose lamentele da parte dei nostri commercianti.
Fondamentale inoltre chiedersi da dove arrivino i continui ed ingenti flussi di denaro che permettono l’apertura di queste attività».
L’intervento della Lega rimanda inevitabilmente al regolamento comunale sul commercio, approvato da qualche mese.
Ed è proprio qui che si innesta la polemica, trasversale, con gli alleati del Pdl, ‘rei’ di tenere due atteggiamenti diversi tra Modena e Carpi: «Noi avevamo presentato una proposta di modifica al regolamento comunale in cui chiedevamo ai proprietari dei locali gestiti da stranieri e, ai dipendenti dei medesimi, un buon livello della conoscenza dell’italiano.
Proposta che venne bocciata dal Pdl e dalla maggioranza.
Ma nei giorni scorsi il consigliere regionale Aimi ha rilanciato il problema: qual è la posizione insomma del Pdl, quella espressa in Regione o a Carpi?».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Negli ultimi 5 anni hanno chiuso oltre 100mila negozi e sono andati in fumo almeno 250mila posti di lavoro. A dirlo è il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nella sua relazione all'Assemblea annuale dell'associazione. Per questo deve essere semplificata la vita alle piccolissime imprese, quelle che chiudono direttamente senza fallire. «Semplificazione e forfetizzazione potrebbero favorire chi produce lavoro e ricchezza per il nostro Paese, - ha spiegato Venturi - a partire da quel regime dei minimi che dovrebbe essere portato dai 30.000 euro attuali a 50.000, per semplificare la vita ad oltre un milione di micro imprese, quelle che rischiano di chiudere senza fallire, che scompaiono e nessuno se ne accorge. Con esse spariscono servizio di vicinato e lavoro.
Per questo secondo Confesercenti, «è urgente un intervento per frenare questa tendenza, sostenendo chi resiste e chi si insedia in zone urbane svantaggiate, con provvedimenti fiscali mirati e favorevoli. Lo chiedo a gran voce - ha proseguito Venturi - perchè questi dati confermano quella denuncia del pericolo di desertificazione dei centri
urbani da noi lanciata già in occasione del referendum sulla liberalizzazione delle autorizzazioni commerciali, del 1995.
Liberalizzazione per far aprire nuove attività e per assicurare un servizio migliore, ci si continua a dire, e invece, proiettando gli attuali ritmi di apertura di grandi strutture commerciali, nel giro di cinque anni ci troveremo con 5mila comuni e tantissimi quartieri delle città senza negozi. Per questo, pur comprendendo le motivazioni che stanno alla base della spinta all'apertura di nuove imprese, ritengo che l'attenzione istituzionale deve essere orientata soprattutto verso chi già c'è, verso quelle Pmi che resistono per non ritrovarci città e quartieri senza servizi, senza vita sociale e senz'anima».
Stanno spuntando come funghi in tutta Carpi, e adesso hanno invaso anche il centro storico.
Parliamo dei coiffeur made in China, i saloni di acconciatura gestiti da immigrati con gli occhi a mandorla.
Dopo aver ‘conquistato’ i corsi Fanti e Cabassi con negozi di ogni genere, stanno continuando l’opera rilevando altri locali poco lontano; come quelli storici della nota cartolibreria di via Carducci: proprio qui è sorto ‘Parrucchieri new fashion’, un salone gestito da Stefano, imprenditore cinese.
Il viaggio alla scoperta dei saloon del Sol Levante inizia proprio qui: dall’esterno il locale appena rinnovato si fa apprezzare, e anche l’interno è molto curato.
In vetrina sono esposti i prezzi.
Stracciati, ovviamente, e questo, in tempo di crisi, è il discrimine per accaparrarsi tanti clienti.
Così, per un taglio con shampoo si pagherà 8 euro, per una messa in piega 10, che sale a 12 se vogliamo i bigodini.
Il pacchetto permanente, taglio e piega è offerto a 30 euro, così come i colpi di sole accompagnati ancora da una piega.
Insomma la metà (a volte un terzo) di ciò che chiedono i colleghi italiani.
Com’è possibile? «Si accontentano» ci risponde una signora sulla sessantina, in attesa al lavandino.
Non possiamo chiederlo al proprietario, perché qui, fanno sapere, non c’è quasi mai.
I dipendenti sono due giovani cinesi, che non masticano una parola di italiano, e una ragazza carpigiana, che qui ha trovato un impiego comodo.
Ci spostiamo più avanti, in piazzale Dante, e notiamo con stupore che la parrucchiera che da anni lavorava qui ha lasciato il passo ad un gestore cinese.
Entriamo, e questa volta ci accoglie il nuovo proprietario, che pur non padroneggiando benissimo la nostra lingua, ci fa capire che i prezzi sono bassi perché, avendo appena aperto, ha bisogno di farsi conoscere.
Anche qui a lavorare sono gli italiani, due ragazze per la precisione.
Un altro locale storico è l’Avant Garde di via Brennero, preso in gestione da cinesi un paio di anni fa: oggi si trova in vendita e pare che subentreranno altri connazionali.
Nel raggio di pochi metri sono ben tre i parrucchieri orientali.
Solo pochi giorni fa Confesercenti metteva in luce il problema dei commercianti della zona più antica della città.
Il centro storico è quindi terreno fertile solo per il commercio cinese? Sembrerebbe così, in attesa di una regolamentazione dell’area che dovrebbe arrivare presto.
Daniele Franda
Risponde così Giacomo Busacchi, professionista del settore che lavora tra Carpi e Bologna.
«Loro - prosegue Busacchi - hanno un atteggiamento parassitario nei confronti della nostra società, si buttano nei settori più disparati approfittando di ogni apertura del mercato.
Soprattutto di quelli a basso investimento, come l’estetica».
Il parrucchiere italiano lamenta la concorrenza sleale effettuata dal collega cinese: avete risentito di un calo dovuto a questo?
«No, secondo me loro intercettano un tipo di utenza che non verrebbe da noi.
Certo, c’è una contrazione dovuta alla crisi».
E’ opinione diffusa che in questi saloni vengono usati prodotti di scarsa qualità.
E’ vero?
«No, comprano la merce dagli stessi grossisti a cui ci rivolgiamo noi.
Il problema è come li usano».
E come li usano?
«Non possiedono la nostra tecnica. Non sono in grado di soddisfare le aspettative di una persona occidentale in fatto di acconciatura».
E’ per questo che spesso le dipendenti sono ragazze italiane?
«Può essere, ma penso che dipenda anche dal fatto che il cinese non possiede il titolo di qualifica professionale, e assume personale italiano che invece ha maturato l’esperienza necessaria per conseguirlo. A questi affiancano giovani connazionali, che fanno da apprendisti e tra qualche anno potranno chiedere l’abilitazione».
Un’altra professionista del settore è Sandra, di Studio 37 in via Santa Chiara.
Lei lo venderebbe il suo negozio ai cinesi?
«Assolutamente no, per una questione di principio».
Cosa ne pensa dei prezzi applicati nei loro saloni?
«Dovrebbero avere i nostri stessi prezzi. Una volta erano stabiliti dalle associazioni di categoria, ma adesso gli permettono di essere scorretti».
(da.fra.)
(fonte: ModenaQui)
È a dir poco nebbioso il futuro del Circolo culturale Arci ‘Mattatoyo’, non solo uno dei locali più in voga nelle serate del divertimento giovane, ma anche uno dei contenitori d’eccezione dei tanti eventi culturali promossi in città.
All’orizzonte ci sono scelte importanti ad attendere i gestori del locale di via Rodolfo Pio in affitto dal Comune: il prossimo 30 giugno scade la convenzione stipulata con l’amministrazione nel 2001, il cui rinnovo oggi è legato alla realizzazione di alcuni lavori di insonorizzazione e messa in sicurezza.
Gli interventi, molto onerosi dal punto di vista economico (si parla di 50mila euro), mettono a rischio il domani del ‘Mattatoyo’, alla ricerca di un partner che rilevi la gestione del servizio bar al posto della società modenese Juta e soprattutto possa contribuire a queste spese iniziali.
L’attuale gestione concluderà infatti la sua attività oggi, con l’ultima serata dopo tre anni di concerti, aperitivi ed eventi culturali.
A pesare sulla decisione della proprietà Juta probabilmente è anche la difficile convivenza con l’adiacente centro ‘L’Abbraccio’, la cui natura di residenza per handicap adulto impone determinate attenzioni ad orari e rumori molesti.
«Bisogna fare questi lavori proprio per ridurre l’impatto, ma da soli non riusciremmo a sostenerli» dice Paolo Casari dell’Arci Mattatoyo. «Il Comune ci ha concesso una proroga di un mese, entro cui cercheremo di vagliare le varie proposte. Fino ad oggi sono nove le società che hanno mostrato interesse».
Il Mattatoyo, compreso insieme ad altri due locali nell’unico ‘polo’ del divertimento presente nel centro storico, raccoglie tantissimi consensi all’interno della fascia che va dai 25 ai 35 anni, proprio per la sua alta offerta culturale, dispensata a prezzi ragionevoli.
È ovvio che anche la prossima gestione dovrà tenere conto di queste peculiarità: non un ‘semplice’ bar, come possono essere i non lontani Cookies (il locale della biblioteca Loria) e L’Officina, ma un luogo in cui la cultura e la mentalità espresse finora trovino ideale prosecuzione.
Del resto, è anche la stessa convenzione stipulata con l’Arci a richiedere una particolare attenzione alla diversificazione della proposta: è per ragioni culturali che il circolo paga un canone annuo di affitto (intorno ai 5mila euro), ridotto del 60% rispetto al valore di mercato.
E con una gestione tradizionale non ci sarebbero più le condizioni.
Tornando alle prospettive future, uno dei maggiori indiziati al rilevamento era l’attuale proprietà del Cookies.
Ma è uno dei due titolari, Andrea Lazzaretti, ad escludere ogni coinvolgimento: «Non siamo interessati: con l’ordinanza sull’anticipazione dell’orario di chiusura dei locali notturni che entrerà in vigore, per noi non sarebbe conveniente avventurarci nella gestione di un locale fotocopia di quello attuale».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
La recente delibera sui pubblici esercizi a Carpi è per la Filcams/Cgil un’occasione persa per affrontare concretamente il vero grande problema di questo settore.
La priorità non erano infatti i menù multilingue, o l’obbligo per l’esercente di prevedere un concertino annuale a proprio carico. L’assoluta priorità per il Comune di Carpi doveva essere quella di mettere in atto iniziative concrete, per quanto di competenza, volte a contrastare l’immensa quantità di lavoro nero ed irregolare in bar e ristoranti. Si tratta di un fenomeno certamente non solo carpigiano, ma che a Carpi ha una virulenza superiore ad altre aree del territorio provinciale.
Quale il ruolo di un’amministrazione locale nel contrasto al lavoro nero nei pubblici esercizi? Quello, ad esempio, di affidare alla Polizia Municipale un ruolo di controllo in questo senso, anche considerato che sovente al lavoro nero si aggiungono problemi di legalità tout court.
Quello, ad esempio, di prevedere l’obbligo di un cartellino di riconoscimento (nel rispetto della privacy) per chi opera in un bar. Sicuramente quello di cercare collaborazioni con gli Enti preposti ai controlli, (Guardia di Finanza, Ispettorato del Lavoro, Inps e Inail) per intrecciare i dati ed esprimere una maggior efficienza.
Oggi è possibile per l’amministrazione locale sospendere una licenza a fronte di schiamazzi al di fuori del locale, o multare l’esercente se un tavolino è al di fuori degli spazi previsti. Nulla accade, per il Comune, se all’interno di un pubblico esercizio vi sono lavoratori irregolarmente occupati, privi di formazione e conoscenze, in aree dove si maneggiano e si producono cibi e bevande.
La nostra proposta più importante era quella di prevedere la sospensione della licenza a chi fa utilizzo di lavoro irregolare, sino al ritiro, da parte del Comune, nei casi più gravi.
Purtroppo l’Assessore Morelli non ha tenuto in considerazione le nostre proposte, costruendo una delibera che risponde in modo perfetto alle diverse esigenze poste dalle Associazioni datoriali.
Nelle nostre proposte non vi era alcuna volontà punitiva nei confronti di un settore che occupa centinaia di addetti a Carpi. Al contrario avremmo voluto che alle nostre richieste aderissero anche le Associazioni che rappresentano i titolari di bar e ristoranti che operano in modo regolare, e che soffrono oggi della sleale concorrenza di soggetti privi di scrupoli.
Avanziamo infine la richiesta, all’Assessore Morelli, di riaprire il tavolo di concertazione, per affrontare nel modo più concreto possibile il tema del contrasto al lavoro nero ed irregolare nei pubblici esercizi di Carpi.
Filcams/Cgil Carpi
Si è fatto avanti un tale che vorrebbe entrare in affitto dove avevo il mio bar-pasticceria. Si occupano di software applicativi per le imprese, assemblano e vendono computer per le imprese. Per portare avanti la trattativa, devo recuperare parte della documentazione e capire se c'è da fare un cambio di destinazione d'uso.
Vado in Comune per avere le informazioni necessarie. L'impresa da cui ho acquistato l'immobile, quando ancora ci stavano facendo i lavori per adeguare i locali al tipo d'attività che c'avrei fatto, s'era occupata anche di chiedere tutti i permessi e fare le necessarie verifiche del caso. Ebbene l'architetto del comune, dopo una breve ricerca al computer, m'informa gentilmente che il mio immobile ha una destinazione d'uso negozio, e quindi non avrei potuto aprire un pubblico esercizio. Sta di fatto che il comune m'ha poi rilasciato tutte le autorizzazioni sanitarie del caso. Morale della favola, mi suggerisce di rinnovare l'appuntamento con lui, per fare ulteriori accertamenti, dopo che avrò recuperato tutta una trafila di permessi, DIA, concessioni ecc... accumulatesi durante gli anni della costruzione. Siccome si tratta di cose già archiviate, bisogna fare domanda scritta ed attendere di esser richiamati dai funzionari comunali, che avvisano quando tutti gli incartamenti sono disponibili. Sul retro della domanda scritta, in verità, sono riportati gli estremi per accedere alla documentazione da internet (evidentemente non si può ancora accedere a tutto).
Ovvio a questo punto chiedersi: durante il periodo del boom edilizio, quanta parte ha giocato nel rilascio di permessi la "burocrazia creativa"?
Quanti immobili sono oggi effettivamente a norma e rispettano i permessi?
Quanti controlli vengono fatti?
Ciao,
Andrea L.
La bella notizia, quella che tutti attendevano sembra arrivata.
Qualcuno ha deciso che il Bar Milano doveva riaprire e ha intrapreso una strada che altri non avrebbero osato percorrere.
Così il bar storico della città, quello davanti al quale si ritrovavano a scambiarsi sogni ed idee i partigiani che hanno fatto la storia, quello che ha attraversato, identico, tutte le epoche e le mode tornerà ad aprire i battenti, dopo quasi un anno di silenzio e di vuoto.
Lo hanno scoperto con gioria i tanti carpigiani che, ieri, passando davanti alle vetrine ormai buie da mesi dopo il fallimento della gestione precedente (inaspettato quanto amaro) hanno visto che qualcosa era cambiato: vetri coperti con la carta da giornale, rulli da pittore davanti alla porta...
Segni inconfondibili di un restauro in corso e più di qualcuno, non resistendo alla curiosità, ha messo ‘il naso dentro’ per sapere chi è, e chi sarà, il coraggioso benefattore.
E’ giovane, ma ha già una grande esperienza.
Sa di aver intrapreso una strada difficile ma è certo di voler tentare: si chiama Giuseppe Graziano l’imprenditore che ha deciso di riportare il bar Milano agli antichi splendori.
Ha un curriculum di tutto rispetto e avrà accanto a sè anche il fratello: da giorni sta lavorando alacremente perchè tutto sia pronto tra qualche settimana: «Vorrei riuscire ad aprire nel giorno di San Valentino - spiega Graziano - così sarebbe un modo per fare un regalo d’amore alla città.
Ovviamente tutti i carpigiani sono invitati...».
E di posto ne avrà per ospitare i suoi clienti, perchè il Bar Milano è il solo, tra i bar della piazza, ad avere a disposizione una grande sala interna, che Graziano ha deciso di sfruttare al meglio: «Faremo anche ristorante - spiega orgoglioso - ci sono 25 metri di cucina e vanno tutti messi a frutto».
E gli orari? Anche su questo versante c’è una bella sorpresa: il bar Milano sarà aperto da mattina fino a notte...
per la gioia di chi sogna un centro storico capace di dare segnali di vita.
Alessia Pedrielli
(fonte: Modena Qui)
Il commercio abusivo è un fenomeno deprecabile che va a detrimento della stragrande maggioranza dei commercianti che esercitano la loro attività correttamente, con regolare autorizzazione e previo pagamento delle tasse di occupazione di suolo pubblico. Nel ribadire quindi che ogni forma di abusivismo andrebbe eliminata, Confesercenti invita ad intensificare i controlli in particolare sulle aree pubbliche. "Siamo al corrente del fatto che in passato sono stati effettuati controlli e sollevate sanzioni ad operatori che stazionavano abitualmente in aree collocate su strade cittadine molto trafficate senza alcuna regolare concessione di posteggio. Oltre a ciò sono in aumento i casi di soggetti intenti a vendere abusivamente prodotti floreali in forma itinerante su vie, piazze e negli esercizi più frequentati. Per questa ragione – dichiara Confesercenti - invitiamo l'Amministrazione Comunale, ad intensificare i controlli soprattutto nei prossimi giorni, a ridosso in particolare della ricorrenza dei Morti e dei Santi, quando aumenterà la richiesta di piante e fiori. Gli organi preposti siano dotati dei mezzi appropriati per effettuare un monitoraggio approfondito e di conseguenza intervenire per stabilire se si tratta di singoli casi isolati o di un fenomeno più generalizzato".
"Non si tratta di criminalizzare nessuno – precisa Confesercenti - ma solamente di impedire la nascita ed il dilagare di un fenomeno che, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, non può essere tollerato. A maggior ragione da chi opera regolarmente.
(Fonte: http://www.modena2000.it)
(Fonte: sassuolo2000.it)
Prosegue il dibattito su mercato e Centro storico. Ripropongo di seguito l'articolo del direttore del settimanale Voce che aveva lanciato alcune settimane fa la proposta di ripensare la dislocazione del mercato in funzione delle nuove opportunità offerte dalla ristrutturazione del Centro storico. Mi pare che si sia aperta (anche in seguito all'intervento dell'Assessore Morelli) una discussione interessante che non va trascurata e che, oltre agli operatori e commercianti (naturalmente gli interlocutori principali del Comune), debba coinvolgere più in generale l'opinione pubblica carpigiana.
GT
Mercato: la riforma che piace
COMMERCIO - L'esigenza condivisa di un progetto
di FL0RI0 MAGNANINI, VOCE del 10 settembre 2009
CARPI - La "riforma del mercato" come l'abbiamo definita, in - tendendone la trasformazione da "fossa" in piazza a "percorso" fra le vie di nuova ristrutturazione del centro, sembra farsi strada . Faticosamente, più con la preoccupazione di ricavarsi primogeniture che con precise idee sul come attuarla, ma l'importante è che nel muro delle inerzie, delle abitudini e del conservatorismo si sia aperta una fenditura . Due importanti associazioni di categoria, come Confesercenti e Confcommercio , si sono dichiarate favorevoli , ricordando precedenti, analoghe loro prese di posizione e avanzando qualche dubbio o suggerimento sulle modalità. Un'altra associazione, la Lapam Licom (vedi sotto) parla di una "proposta degna di attenzione e approfondimento", indicandone addirittura un possibile ampliamento a comprendere i l tratto iniziale di via Berengario . L'idea, come sanno i nostri lettori, è quella di una dislocazione diversa dei banchi. Ora sono tutti assembrati nell'unico spazio della piazza e accostati fitti fitti l'uno all'altro . Per - ché non approfittare, invece , della diversa organizzazione degli spazi che i restauri stanno conferendo ai corsi Fanti e Cabassi? Perché non utilizzare anche corso Alberto Pio e piazza Garibaldi? Alla lunga linea d i banchi che si verrebbe così a creare come una sottolineatura del centro, anche la piazza potrebbe concorrere . Ma non come avviene oggi, bensì ospitando un segmento del nuovo mercato su uno solo dei suoi lati . E' l a classica "riforma" che non costa nulla, che richiede solo un po' di immaginazione per scrollarsi di dosso abitudini cristallizzate e che dovrebbe approdare alla stesura di un regolamento innovativo. Ogni nuovo regolamento , si sa, ha due componenti . L a prima è di natura tecnica : per modificare la struttura di u n mercato (lo hanno ricordato Daniele Cavazza e Giorgio Vecchi nel numero scorso) occorre un progetto . Serve sapere, per esempio, qual è la dimensione media di un banco furgone ; in quale parte del percorso in centro possa stare senza ridurre i negozi a retrobottega del mercato ; dove stiano meglio l e bancarelle che possono fare a meno del furgone d'appoggi o e dove eventualmente parcheggiare provvisoriamente questi mezzi; se sia meglio riunire l e stesse merceologie, per esempi o collocando tutti i banchi alimentari in piazza Garibaldi ; s e in corso Alberto Pio, più stretto degli altri, si possa pensare a u n recupero del mercatino dell'antiquariato o anche e semplicemente, delle cose usate; se si a il caso di differenziare le tariffe di occupazione del suolo pubblico, tra posizioni più o meno pregiate . . . Sono queste le scelte che danno luogo al progetto : un lavoro da fare . L'altra componente di ogni regolamento riguarda gli interessi e i diritti acquisiti che si vanno a toccare e che richiedono un confronto con tutte le componenti direttamente coinvolte , ma anche con i cittadini che, s e pure non organizzati in associazioni di categoria, sono i primi utenti degli spazi pubblici . Per farla breve, questo è il lavoro della politica . Ora, come ha preso l'idea il nuovo Assessore alle Politiche economiche, Simone Morelli? Da un giovane Amministratore alla prima nomina è ovvio nessuno si aspettava una risposta su un argomento che poteva benissimo essere l'ultimo de i suoi pensieri . Sarebbe stato da presuntuosi pretenderlo . Ma se l'Amministratore in questione , dopo aver un po' divagato sulla "rivitalizzazione dei corsi Fanti e Cabassi" e sui "lavori di ristrutturazione in fase avanzata " entra nel merito della proposta , allora diventa lecito discutere l e sue osservazioni . Prima osservazione di Morelli : il mercato è anche un patrimonio storico . D'accordo : e infatti riorganizzar - lo e renderlo più armonico con il centro non vuol dire negarne il valore . Seconda osservazione : il regolamento attuale è frutto di "una concertazione approfondita" e di un "percorso molto articolato" . E' una buona ragion e per rinunciare a cominciarne un altro? Troppo da lavorar e per cambiare equilibri faticosa - mente raggiunti e che durano da anni? Ma così non si cambi a mai nulla, in questa città . Terza osservazione : occorre garantire le vie d'accesso ai mezzi di soccorso . Già, perché ora, se uno h a un infarto in mezzo al mercato , come ci arrivano le ambulanze ? In realtà, da via Paolo Guaitoli si raggiungono facilmente la piazza e ogni punto di corso Fanti e dalle vie laterali ogni punto di corso Cabassi o di corso Alberto Pio o di piazza Garibaldi . L'obiezione non pare dunque pertinente . Quarta osservazione: per rivitalizzare il centro storico non basta intervenire sul mercato, bisognerebbe ragionare su tanti altri aspetti. Questa fa ricordare quel tale che su ogni questione – si trattasse di politica o di economia, di calcio o di donne – era solito dire con un certo sussiego : "Vedi, il problema è un altro". Talmente "altro", che in vita sua finì per non risolverne uno.
(Fonte:
http://GiovanniTaurasi.ilcannocchiale.it/post/2332735.html
)
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Ne abbiamo già parlato qui. Qualcuno dice che "non gliene frega niente a nessuno".
Voi cosa ne pensate?
Dopo aver votato potete anche scrivere nei commenti altre idee e proposte relative al mercato cittadino.
Guarda le risposte.
Si è aperta una riflessione, avviata la scorsa settimana da Voce (in calce l'editoriale del settimanale carpigiano), sull'uso dei nuovi spazi rinnovati nel centro storico. Oggi interviene anche l'Assessore Morelli. Ripropongo l'articolo tratto dal Resto del Carlino.
GT
Mercato più ampio, Lapam favorevole. Morelli: E un'idea.
da Il Resto del Carlino di Modena del 4 settembre 2009, p. 15
Un mercato che non si limiti all'area di piazza Martiri ma che si distenda per le vie rinnovate del centro. E' questa l'idea lanciata dalle colonne di un settimanale locale e che ora trova il plauso dell'associazione Lapam di Carpi: Immaginare che l e bancarelle possano snodarsi lungo l'intero perimetro del centro storico c i pare un obiettivo condivisibile — spiegano i vertici Lapam — il mercato potrebbe diventare più interessante e accattivante per i visitatori . Negli anni scorsi avevamo lanciato un'idea simile e oggi ci auguriamo che possa essere discussa con i soggetti coinvolti per elaborare un progetto complessivo. Pur non considerando prioritaria l'esigenza di un mercato più ampio, l'assessore al commercio Simone Morelli, conferma la propria disponibilità a vagliare ogni proposta migliorativa per il centro storico: Considero questa proposta come un'idea su cui si può ragionare — spiega Morelli — anche se prima di ora non l'avevo mai presa in considerazione. Mi confronterò certamente con gli enti coinvolti, anche se ritengo che il centro abbia altre urgenze più immediate da risolvere.
METACARPI –Riforme
da VOCE del 27 agosto 2009
Si sono iniziati i lavori per ripavimentare corso Cabassi. Ed entro settembre verrà inaugurato corso Fanti nella nuova veste. Partendo da piazza Garibaldi, attraverso corso Pio, un solo lato di piazza Martiti e i due corsi, Carpi potrebbe mettere a disposizione dei mercati del giovedì e del sabato non più una "fossa dei leoni" fitta com'è ora, ma un lungo percorso che si snoda nel cuore della città. Più capiente, più attraente, con costi delle aree occupate modulabili secondo la posizione e con la possibilità di specializzarne i segmenti. Oltre a questi vantaggi, si libererebbe la piazza da una servitù che impedisce di considerare ogni modifica strutturale dello spazio antistante il Castello. Sarebbero ragioni sufficienti per rimettere mano al regolamento del mercato, se si avesse il coraggio di aprire un confronto con gli ambulanti, con i commercianti e con la città. In fondo è anche rimuovendo incrostazioni come queste che Carpi può rinnovarsi e rialzare la testa. Le riforme hanno il vantaggio di non costare nulla, aprono la mente e segnalano una classe dirigente che non bada solo a conservarsi il posto.
(Fonte: http://GiovanniTaurasi.ilcannocchiale.it/post/2325440.html)
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Nel mio programma politico ho individuato una serie di azioni prioritarie per aiutare imprese e famiglie ad affrontare la grave crisi economica in corso.Enrico Campedelli
Per le aiutare le imprese occorre favorire l’accesso al credito attraverso il finanziamento dei Consorzi Fidi, intensificare le relazioni commerciali e turistiche portando in città i buyers internazionali e creando un Tour a loro dedicato, pianificando incontri con le realtà produttive e distributive locali, mostrando loro le bellezze artistiche e monumentali del nostro centro storico, promuovendo i prodotti del territorio e la buona cucina tradizionale. È indispensabile creare eventi sempre più attraenti per rilanciare il turismo lavorativo, gastronomico, culturale. Occorre fare sistema, creare un tessuto economico che lavori coeso con le Istituzioni per la promozione del marchio “Made in Carpi”.
Per quanto riguarda le famiglie, è indispensabile garantire il diritto alla casa che le dure condizioni economiche sta mettendo in discussione per molti nuclei familiari. Nel mio programma sono indicate attività in grado di accelerare i progetti già in essere e fermi da anni, proposte, da condividere con i costruttori, per forme di acquisto agevolato di immobili già pronti ma invenduti. Le giovani coppie devono essere aiutate nell’acquisto della casa attraverso le garanzie sui mutui oppure nell’affitto tramite la promozione di forme concordate sostenute dalla riduzione dell’ICI al proprietario.
Per i commercianti abbiamo previsto l’abolizione della tassa di occupazione del suolo pubblico per tavolini e dehors dei bar e promuoveremo la libera gestione dell’orario di apertura dei negozi nei giorni feriali e festivi. Inoltre, garantiremo un indennizzo agli operatori economici situati in aree sottoposte a cantiere per più di 3 mesi e, quindi, evidentemente danneggiate.
Come Amministrazione ci stiamo muovendo su diversi piani,con interventi straordinari a livello distrettuale per il sostegno alle piccole e medie imprese anche attraverso l’erogazione di fondi ai consorzi fidi per agevolare l’accesso al credito. Continuiamo il rapporto con gli altri comuni della rete dei distretti tessili per promuovere politiche a sostegno del settore.Infine ci preoccupiamo di creare le condizioni perché il tessuto d’impresa creai reali posti di lavoro, in particolare per giovani e donne.Inoltre stiamo facendo azioni dirette al miglioramento della capacità professionale anche attraverso l’attività di CarpiFormazione.Deanna Guidi
Penso che dopo una grave calamità si debba fare la conta dei danni e la verifica delle risorse umane e finanziarie disponibili. Infatti senza una oculata analisi dei fenomeni e delle loro cause non si può passare ideologicamente alle proposte. Nella conta dei danni agli oltre mille posti di lavoro persi devono essere aggiunte le migliaia di lavori saltuari mal retribuiti, spesso indecorosi e ricattatori, inadeguati a concedere al lavoratore senso di sé e della propria identità sociale.Lorenzo Paluan
Chi è responsabile della crisi non è tanto lontano da noi né tanto da noi alieno: pensiamo alla dittatura culturale dell’alta finanza ma anche alla evasione fiscale dalle proporzioni gigantesche che ha riempito le pagine dei giornali locali, all’aumento indiscriminato dei prezzi, allo sperpero di denaro pubblico.
Abbiamo ancora saperi di alta qualità, ricerca, strumenti, voglia di esserci, disponibilità finanziarie, specificità produttive: rimettiamole al servizio della nostra comunità, non escludendo nessuno.
Sosteniamo il coraggio di chi desidera contrubuire compattando le volontà e condividendo le scelte.
Quello che stavolta non deve mancare è la chiara percezione del territorio nel suo complesso e dei bisogni di tutti.
Prima di fare i generosi alla cieca, promettendo sussidi e sostegno finanziario si guardi alle identità civili dei singoli e delle aziende, privilegiando negli aiuti le vittime innocenti della crisi, quali i giovani e i poveri. Tra le aziende il sostegno deve andare a quelle che vogliano produrre in loco, non esportando macchinari e lavoro, che sappiano difendersi dalle varie facce della mafia denunciandone le subdole infiltrazioni.
Il recupero della salute ambientale, alimentare e culturale rappresenta il nuovo su cui noi puntiamo, per la ripresa economica.
Con questa crisi sono venuti al pettine nodi importanti, questioni che si risolveranno solo con un cambio radicale e profondo di intendere i nostro modelli di produzione e di consumo, e per evitare il collasso definitivo dal punto di vista ambientale e sociale, l’unica alternativa è quella di passare dall’economie dello sviluppo a quelle dell’equilibrio, intesa come equilibrio nell’uso dei territori, delle risorse e della loro distribuzione.Gigliola Pivetti
In questo senso, le comunità locali oggi possono giocare un ruolo importante se decidono di sganciare almeno parte del loro sistema economico dalle dinamiche tradizionali
In Europa e Italia, i territori che per primi hanno deciso di puntare su questi settori, presentano un tessuto sociale ed economico che consente di mantenere livelli equi di reddito diffuso, sostenuto da cicli di economia sostenibile e riproducibile, che si affiancano alle produzioni tradizionali.
Carpi in questo senso sta perdendo tempo.
Tre le macroaree di intervento:
1)La promozione del maggior numero di filiere locali nel settore agroalimentare e nel manifatturiero, anche attraverso un’oculata politica di Green Public Procurement per il settore pubblico e, per il privato, la promozione dei mercati a filiera corta e la creazione di un marchio Made in Carpi per le aziende che decidono di aderire a questa proposta e rendano trasparente la propria catena di fornitura
2)Facilitare gli investimenti nei settori innovativi dei materiali e impiantistica per il risparmio energetico e delle energie rinnovabili, Carpi può diventare un grande distretto delle agroenergie, perchè abbiamo ancora il terreno necessario e perchè siamo inseriti in un contesto produttivo, che opportunamente riqualificato, può ricavare notevoli vantaggi, con i materiali per la bioedilizia, con sviluppi per il settore meccanico, informatico e dell'oleodinamica, per quelli necessari alla creazione di nuove reti elettriche intelligenti, capaci di gestire i contributi di tanti microproduttori di energia, che renderebbero superflui strutture come gli elettrodotti ad alto voltaggio che attraversano il nostro territorio. L’obiettivo deve essere quello di puntare all’autosufficienza energetica del territorio comunale nell’arco di 15 anni, in modo da poter sfruttare tutti i vantaggi economici di questi settori innovativi al ripresentarsi dell’inevitabile prossima crisi petrolifera.
3)Rivoluzionare in senso ecologico la macchina comunale. Non si può predicare la bioedilizia e il risparmio energetico con i privati e poi non essere i primi ad applicarlo nel pubblico. Anche perché conviene.
Secondo noi occorre ripartire in modo strutturale: sostenere il credito alle imprese, ponendosi il Comune con forza come interlocutore rispetto alle banche e al loro distacco verso i problemi della città. Occorre creare un Private Equity Found in grado di finanziare le idee innovative di nuove imprese o già esistenti che vogliano sperimentare. Occorre PROMUOVERE il nome di Carpi e dei suoi prodotti a livello nazionale e internazionale: apriremo a Milano uno show room, “ Luci su Carpi”, con giovani carpigiani che vi lavorano, che prendono contatto coi giornali e con le televisioni, che lanciano nel mondo il nome di Carpi e che portano a Carpi le attività e le mostre internazionali.Fonte: www.cives.it
Creazione di una scuola di Alta Moda.Lorenzo Paluan
Creazione del “marchio Carpi”.
Carpi può diventare un distretto delle agroenergie, perchè abbiamo ancora il terreno necessario e perchè siamo inseriti in un contesto produttivo, che opportunamente riqualificato, può ricavare notevoli vantaggi, con i materiali per la bioedilizia, con sviluppi per il settore meccanico, informatico e dell'oleodinamica, per quello della creazione di nuove reti elettriche intelligenti.Giliola Pivetti
Tutto questo ammesso che decidiamo di fare una politica di avanguardia, per un volta, anzichè aspettare e attardarci nel difendere settori "cotti" come l'edilizia tradizionale e il tessile, che tra cinque anni darà ancora meno posti di lavoro di quelli che ha ora e che sono già la metà di quelli che erano dieci anni fa.
Intendiamo costituire una showroom a Milano dedicata al settore tessile made in Carpi (L'informazione 25/04/2009)
"Una delle prime cose che ho in mente di fare se diventerò sindaco è di prendere un
locale a Milano e usarlo come vetrina per la nostra città,per le nostre imprese, per i nostri prodotti. Si chiamerà ’Luci su Carpi’, sarà un baluardo carpigiano e al suo interno troveranno spazio ragazzi della nostra città. Al giorno d’oggi se vuoi farti notare devi andare o a Milano o a New York.Non possiamo perdere questa opportunità" (Dibattito pubblico del 16/05/2009)
Anche Carpi sta sentendo pesantemente il vento della crisi internazionale che investe tutti i settori.Enrico Campedelli
L’accesso al credito, sempre più difficoltoso per le Pmi del territorio, unito al calo degli ordinativi stanno creando non poche difficoltà agli operatori economici di tutti i settori, nessuno escluso. Il Comune deve farsi garante attraverso il finanziamento dei Consorzi Fidi della sopravvivenza delle imprese. Tra gli interventii che Roberto Andreoli promuoverà ci sarà un programma di intensificazione delle relazioni commerciali e turistiche. “E’ necessario - sostiene il candidato a sindaco del PDL - portare i buyers internazionali in città creando un Tour a loro dedicato, pianificando incontri con le realtà produttive e distributive locali, mostrando loro le bellezze artistiche e monumentali del nostro centro storico, promuovendo i prodotti del territorio e la buona cucina tradizionale. È indispensabile creare eventi sempre più attraenti per rilanciare il turismo lavorativo, gastronomico, culturale. Occorre fare sistema, creare un tessuto economico che lavori coeso con le Istituzioni per la promozione del marchio “Made in Carpi”.
Videointervista su YouTube
Sostenere non solo il comparto Tessile/A bigliamento ma anche la meccanica e l’agrindustria.
Organizzazione di un tour degli operatori (buyers): portarli a Carpi per conoscere le ditte del distretto e la città (è l’impegno più importante del sindaco).
Dobbiamo assumere come priorità l’economia e il lavoro, in modo da favorire il sostegno del credito all’impresa locale, creare maggiori opportunità di lavoro e intrapresa, individuare ogni possibile risorsa da mettere in campo per garantire la tenuta del sistema economico e sociale. È necessario operare per coniugare crescita, innovazione ed equità sociale e investire sullo sviluppo economico, sociale, civile, culturale e turistico della città, arginando gli effetti della crisi internazionale.Insieme al sostegno alle tradizionali vocazioni del distretto, dobbiamo valorizzare le specializzazioni e le eccellenze presenti nell’economia locale per promuovere processi di innovazione e di generazione di nuove traiettorie di sviluppo che arricchiscano il sistema produttivo locale, ampliandone la differenziazione interna.Elena Gemignani
Videointervista su YouTube
La questione dell’economia e del lavoro oggi sono le più urgenti da risolvere. Lavorerò sulla cessione del credito alle aziende, sulla creazione di maggiori incentivi per i giovani che vogliono affacciarsi al mondo dell’imprenditoria e sulla severità totale per la contraffazione che colpisce anche il made in Carpi. (L'Informazione del 15/05/2009)Lorenzo Paluan
Promozione delle nuove reti di economia solidale e di settori economici innovativiGiliola Pivetti
Riteniamo urgente la riqualificazione dei nostri settori produttivi per cogliere le opportunità offerte dal cambiamento dei modelli di produzione e consumo delle energie che si stanno affermando nei territori più avanzati e innovativi, associati alla creazione di nuovi circuiti di consumi che favoriscano le produzioni locali e la filiere corte nel settore agroalimentare ma non solo.
Carpi può diventare un grande distretto delle agroenergie, perchè abbiamo ancora il terreno necessario e perchè siamo inseriti in un contesto produttivo, che opportunamente riqualificato, può ricavare notevoli vantaggi, con i materiali per la bioedilizia, con sviluppi per il settore meccanico, informatico e dell'oleodinamica, per quello della creazione di nuove reti elettriche intelligenti.
L’obiettivo deve essere quello di puntare all’autosufficienza energetica del territorio comunale nell’arco di 15 anni, in modo da poter sfruttare tutti i vantaggi economici di questi settori innovativi al ripresentarsi dell’inevitabile prossima crisi petrolifera.
L’economia di Carpi è da tempo in declino. Con la crisi globale in atto rischia di subire un ulteriore colpo. Nell’immediato bisogna difendere le aziende e il lavoro con misure adeguate (nazionali, regionali, comunali): credito e consorzi fidi. E contemporaneamente bisogna pensare al futuro. La ricchezza, il benessere, il lavoro dei carpigiani dipendono per il 70% dal settore moda e dall’edilizia. Non può durare, almeno nelle stesse dimensioni. Se vogliamo conservare il nostro livello di benessere e di vita bisogna diversificare; attrarre con incentivi insediamenti produttivi esterni di alta qualità e tecnologia; investire su cultura, arte, creatività anche per promuovere il territorio e i suoi prodotti: la moda, il commercio, l’enogastronomia tipica; investire davvero sul risparmio energetico (anche per compensare la crisi edilizia); dare vita ad un Fondo private equity tra la Fondazione e gli Istituti bancari (almeno 15 milioni di euro) per finanziare a medio e lungo termine progetti aziendali innovativi e ricerca.
Tra gli interventii che Roberto Andreoli promuoverà ci sarà un programma di intensificazione delle relazioni commerciali e turistiche. “E’ necessario - sostiene il candidato a sindaco del PDL - portare i buyers internazionali in città creando un Tour a loro dedicato, pianificando incontri con le realtà produttive e distributive locali, mostrando loro le bellezze artistiche e monumentali del nostro centro storico, promuovendo i prodotti del territorio e la buona cucina tradizionale. È indispensabile creare eventi sempre più attraenti per rilanciare il turismo lavorativo, gastronomico, culturale. Occorre fare sistema, creare un tessuto economico che lavori coeso con le Istituzioni per la promozione del marchio “Made in Carpi”.Enrico Campedelli
Indennizzi per operatori economici in aree sottoposte a cantieri per più di 3 mesi (sull’esempio di Modena).
Abolizione della tassa di occupazione del suolo pubblico (TOSAP) per tavolini e dehors dei bar.
Attenzione al commercioLorenzo Paluan
Il settore commerciale risente fortemente del calo dei consumi conseguente la forte crisi economica in atto. Anche sul commercio le politiche del Governo sono inesistenti. Le aperture delle grandi superfici commerciali hanno offerto una positiva risposta ai consumatori, che si rivolgevano alle strutture dei grandi centri commerciali di Modena, Mantova o Mirandola. Abbiamo inoltre condotto verso Carpi, dai comuni limitrofi, quei consumatori che non erano prima attratti dallo shopping sul nostro territorio. Proseguiremo le iniziative volte a promuovere la frequentazione del Centro storico e rafforzare il ruolo del consorzio pubblico/privato ConCarpi, rendendolo sempre più ideatore e promotore di eventi cittadini, e occasione di partecipazione attiva degli operatori commerciali.
Attività commerciali di vicinato e filiere localiGiliola Pivetti
Il commercio non può essere ridotto alla sola modalità di fruizione costruita su misura per il “consumatore automobilista”, dei grandi centri commerciali e supermercati in periferia, ai quali ora si vuole aggiungere anche il cambio di destinazione d’uso di diversi capannoni delle zone artigianali e industriali.
Riteniamo che il Comune debba farsi promotore di tutte le iniziative che consentono un rapporto diretto tra produttori e consumatori, a partire dal settore agroalimentare, rafforzando e al tempo stesso rendendo più stringente il regolamento dei “mercato contadino” in termini di selezione degli operatori, favorendo quelli che optano per l’agricoltura biologica, e di politica dei prezzi.
L’economia di Carpi è da tempo in declino. Con la crisi globale in atto rischia di subire un ulteriore colpo. Nell’immediato bisogna difendere le aziende e il lavoro con misure adeguate (nazionali, regionali, comunali): credito e consorzi fidi. E contemporaneamente bisogna pensare al futuro. La ricchezza, il benessere, il lavoro dei carpigiani dipendono per il 70% dal settore moda e dall’edilizia. Non può durare, almeno nelle stesse dimensioni. Se vogliamo conservare il nostro livello di benessere e di vita bisogna diversificare; attrarre con incentivi insediamenti produttivi esterni di alta qualità e tecnologia; investire su cultura, arte, creatività anche per promuovere il territorio e i suoi prodotti: la moda, il commercio, l’enogastronomia tipica; investire davvero sul risparmio energetico (anche per compensare la crisi edilizia); dare vita ad un Fondo private equity tra la Fondazione e gli Istituti bancari (almeno 15 milioni di euro) per finanziare a medio e lungo termine progetti aziendali innovativi e ricerca.
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