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mercoledì 3 novembre 2010
Anche per diluire l'attenzione che in questi giorni si è concentrata sui manifesti di ApC, vorrei riflettere su questo manifesto da poco comparso per le vie della città.
A parte il fatto che lo ritengo molto brutto (ma questa è un'opinione personale), mi chiedo a cosa possa davvero servire e quanto ci sia costato.
E mi chiedo se con quei soldi non si poteva fare un piccolo bando come quello appena approvato dal comune di Correggio.
A parte il fatto che lo ritengo molto brutto (ma questa è un'opinione personale), mi chiedo a cosa possa davvero servire e quanto ci sia costato.
E mi chiedo se con quei soldi non si poteva fare un piccolo bando come quello appena approvato dal comune di Correggio.
mercoledì 27 ottobre 2010
In un bell'articolo su Il Fatto Quotidiano in cui Franco Bassi critica come poco lungimirante l'idea di costruire una nuova strada Tra la via Emilia e il West mentre la vera soluzione sarebbe potenziare i collegamenti ferroviari, scopro che qualcuno è riuscito ad uscire dalla situazione di stallo in cui si trova anche Carpi:
Dopo tanti anni in cui la stazione ferroviaria di Sant’Ilario d’Enza sembrava destinata a un’inesorabile chiusura, così com’è accaduto a molte stazioncine di piccoli paesi, ieri ho contato, alle 8 del mattino, almeno 50 persone che hanno preso il mezzo per recarsi a Reggio, Modena o Bologna, grazie a un lungimirante, benché minimo, intervento della Regione Emilia-Romagna che ha moltiplicato le fermate dei treni (più o meno una ogni ora).Chissà che non sia un segnale poisitivo o che possa servire da sprone per qualcuno.
Già mi era capitato nelle scorse settimane di usufruire di altre corse, in altri orari: in tutte ho notato una buona affluenza di studenti e lavoratori.
Prima era il deserto. D’altra parte c’erano un treno alle 6 di mattina e l’altro alle 13…
sabato 23 ottobre 2010
A Modena la macchina informatica del Comune risparmia oltre un milione di euro l'anno grazie all'open source, i prodotti non coperti da copyright che possono essere liberamente utilizzati e sviluppati. Nella sala macchine del settore sistemi informativi, a farla da padrone sono i server Linux, il software non protetto da licenze a pagamento che puo' essere sviluppato e modificato a seconda dell'esigenze dell'ente. Il grande balzo in avanti e' stata la sostituzione, avvenuta due anni fa, del calcolatore centrale della macchina comunale con un server con sistema operativo Linux, operazione che ha consentito al Comune di risparmiare 478 mila euro nel secondo semestre del 2008, oltre 730mila euro nel 2009 e oltre 810 mila nel 2010. Inoltre, e' in corso una progressiva sostituzione di Microsoft Office con Open Office nelle 1600 postazioni pc all'interno del Comune. Il processo, che ha per ora interessato 1125 utenti, ha gia' consentito di risparmiare oltre 300 mila euro e sara' ultimato nel 2011, quando il risparmio sara' quantificabile in 400 mila euro. "Per sostenere il personale nel cambiamento abbiamo aperto un apposito spazio nell'intranet aziendale e organizziamo numerosi corsi di formazione gia' seguiti da oltre 750 utenti", commenta l'assessore alle Risorse umane e strumentali del Comune di Modena, Marcella Nordi. Anche la manutenzioen viene svolta quasi interamente da personale interno. L'amministrazione ha inoltre scelto di utilizzare il sistema di gestione documentale Open Alfresco per raccogliere e conservare tutti i documenti; in questa prima fase e' il sistema e' stato collegato al protocollo informatico e gestira' l'archivio paghe del personale e l'anagrafe degli immobili del Comune consentendo di risparmiare altri 30 mila euro. Il primo utilizzo di tecnologie Open risale addirittura al 1995 con i servizi web e la posta elettronica della rete civica, ma e' dal 2000 che l'Amministrazione comunale utilizza l'Open Source nel software di base come sistemi operativi, data base, applicativi web, sistemi di gestione delle autenticazioni.
(Fonte: AGI) Ari
(Fonte: AGI) Ari
giovedì 22 aprile 2010
Su TEMPO del 23 aprile
Martedì 27 aprile, in Sala Duomo, a partire dalle 17, Margherita Guidetti terrà un incontro sui vantaggi offerti dai pannolini lavabili. Una scelta che mette d’accordo tutti: ambiente, salute del bimbo e risparmio economico
C’era una volta il ciripà…
C’erano una volta i ciripà, pannolini per bambini formati da più strati di garze e panni di cotone che si lavavano a ogni cambio. Poi negli anni Settanta si sono diffusi quelli usa e getta e, per la loro praticità d'uso, tutto è cambiato. Negli ultimi anni però, ecco tornare alla ribalta i pannolini lavabili. Un ritorno al passato o una scelta fatta con una nuova coscienza? I genitori che hanno optato per i lavabili si sono conosciuti virtualmente attraverso una mailing list e si sono riuniti nel gruppo Non Solo Ciripà, il 13 ottobre 2008. Tra le mamme di Non solo Ciripà c’è anche la ventinovenne carpigiana Margherita Guidetti, un master di Psicologia Sociale alle spalle, e madre del piccolo Emanuele. La abbiamo incontrata per capire quali vantaggi offrono i pannolini lavabili e per meglio comprendere la filosofia che spinge una coppia a compiere questa scelta “sostenibile”.
Quali vantaggi offrono i pannolini lavabili sulla salute del bambino?
“I pannolini usa e getta sono rivestiti da un film plastificato che impedisce la normale traspirazione della pelle, comportando un locale aumento di temperatura; quelli in tessuto invece mantengono la corretta temperatura nell'area genitale. Negli usa e getta viene poi utilizzato il sodium polyacrilate, componente del gel che assorbe fino a 100 volte il suo peso in liquidi. A causa del suo forte effetto disidratante, è collegato all'insorgenza degli eritemi da pannolino. L'uso di pannolini lavabili evita che le delicate parti genitali dei bimbi vadano a contatto con queste sostanze chimiche potenzialmente tossiche. Inoltre, la sensazione di sederino asciutto è di fatto innaturale. Il bambino che indossa i lavabili al contrario, viene messo in condizione di associare la sensazione di umido al fare pipì, favorendo l'insorgere del controllo delle funzioni fisiologiche e, conseguentemente, l'abbandono anticipato del pannolino”.
Optare per i moderni ciripà ha anche una ricaduta positiva sull’ambiente.
“Dalla nascita al vasino, si stima che ogni bambino utilizzi 6mila pannolini usa e getta, producendo all'incirca una tonnellata di rifiuti non biodegradabili. Per realizzare tale quantitativo di pannolini si richiede una quantità di cellulosa pari a 10 alberi. Riempiti di feci e urine, i pannolini costituiscono il 20% dei rifiuti nelle discariche. Il loro tempo di decomposizione, varia da 200 a 500 anni, periodo nel quale rilasciano nell'ambiente sostanze chimiche nocive, tra cui diossina. Utilizzare pannolini lavabili è invece una scelta rispettosa dell'ambiente nel quale i nostri figli dovranno vivere”.
Che effetti ha questa pratica sostenibile sulle tasche delle famiglie?
“Dal punto di vista economico i pannolini lavabili costano dai 150 agli 800 euro (secondo il modello scelto) dalla nascita al vasino, contro i 1.500 -3.000 euro per pannolini usa e getta. Anche considerando il costo del detersivo e dei lavaggi (che possono essere effettuati insieme al resto del bucato e a temperature medio - basse) il risparmio è comunque considerevole”.
I lavabili rappresentano una scelta fattibile, soprattutto per una coppia che lavora? La gestione quotidiana è impegnativa?
“Nella quotidianità sono molto più semplici da gestire di quanto non si possa pensare: del lavaggio si occupa la lavatrice, e i progressi tecnici sia nei modelli che nei materiali li rendono ormai di utilizzo intuitivo”.
Il gruppo NonSoloCiripà aderisce alla Settimana Internazionale del Pannolino Lavabile - dal 24 aprile al 2 maggio – e, per sensibilizzare la comunità a questo tema e promuoverne l’impiego, Margherita racconterà la sua esperienza martedì 27 aprile, in Sala Duomo, a partire dalle 17. Usare i pannolini lavabili può far risparmiare anche il proprio Comune sui costi di raccolta e conferimento in discarica dei rifiuti indifferenziati. Ogni tonnellata di indifferenziato ci costa ben 200 euro. Ed è proprio una tonnellata di rifiuti quella prodotta da un solo bambino nel periodo di utilizzo di pannolini usa e getta. Per ogni bambino che usa i lavabili, in quel Comune si risparmieranno 200 euro. Mica male…
Lo hanno capito i 90 Comuni italiani, - tra cui Campogalliano e Nonantola per la Provincia di Modena - che dal 1997 a oggi, hanno deciso di stanziare incentivi per promuovere l’uso dei pannolini riutilizzabili. Comuni virtuosi che vogliono premiare cittadini virtuosi, andando incontro alle difficoltà che queste famiglie potrebbero avere nell'affrontare la spesa iniziale del kit di pannolini lavabili. Chi ha orecchio oda…
Jessica Bianchi
NdR:
Durante la campagna elettorale del 2009 sia Giliola Pivetti che Lorenzo Paluan avevano affermato (qui) di voler promuovere l'utilizzo di pannolini lavabili negli asili del comune.Chi ha orecchio oda...
Martedì 27 aprile, in Sala Duomo, a partire dalle 17, Margherita Guidetti terrà un incontro sui vantaggi offerti dai pannolini lavabili. Una scelta che mette d’accordo tutti: ambiente, salute del bimbo e risparmio economico
C’era una volta il ciripà…
C’erano una volta i ciripà, pannolini per bambini formati da più strati di garze e panni di cotone che si lavavano a ogni cambio. Poi negli anni Settanta si sono diffusi quelli usa e getta e, per la loro praticità d'uso, tutto è cambiato. Negli ultimi anni però, ecco tornare alla ribalta i pannolini lavabili. Un ritorno al passato o una scelta fatta con una nuova coscienza? I genitori che hanno optato per i lavabili si sono conosciuti virtualmente attraverso una mailing list e si sono riuniti nel gruppo Non Solo Ciripà, il 13 ottobre 2008. Tra le mamme di Non solo Ciripà c’è anche la ventinovenne carpigiana Margherita Guidetti, un master di Psicologia Sociale alle spalle, e madre del piccolo Emanuele. La abbiamo incontrata per capire quali vantaggi offrono i pannolini lavabili e per meglio comprendere la filosofia che spinge una coppia a compiere questa scelta “sostenibile”.
Quali vantaggi offrono i pannolini lavabili sulla salute del bambino?
“I pannolini usa e getta sono rivestiti da un film plastificato che impedisce la normale traspirazione della pelle, comportando un locale aumento di temperatura; quelli in tessuto invece mantengono la corretta temperatura nell'area genitale. Negli usa e getta viene poi utilizzato il sodium polyacrilate, componente del gel che assorbe fino a 100 volte il suo peso in liquidi. A causa del suo forte effetto disidratante, è collegato all'insorgenza degli eritemi da pannolino. L'uso di pannolini lavabili evita che le delicate parti genitali dei bimbi vadano a contatto con queste sostanze chimiche potenzialmente tossiche. Inoltre, la sensazione di sederino asciutto è di fatto innaturale. Il bambino che indossa i lavabili al contrario, viene messo in condizione di associare la sensazione di umido al fare pipì, favorendo l'insorgere del controllo delle funzioni fisiologiche e, conseguentemente, l'abbandono anticipato del pannolino”.
Optare per i moderni ciripà ha anche una ricaduta positiva sull’ambiente.
“Dalla nascita al vasino, si stima che ogni bambino utilizzi 6mila pannolini usa e getta, producendo all'incirca una tonnellata di rifiuti non biodegradabili. Per realizzare tale quantitativo di pannolini si richiede una quantità di cellulosa pari a 10 alberi. Riempiti di feci e urine, i pannolini costituiscono il 20% dei rifiuti nelle discariche. Il loro tempo di decomposizione, varia da 200 a 500 anni, periodo nel quale rilasciano nell'ambiente sostanze chimiche nocive, tra cui diossina. Utilizzare pannolini lavabili è invece una scelta rispettosa dell'ambiente nel quale i nostri figli dovranno vivere”.
Che effetti ha questa pratica sostenibile sulle tasche delle famiglie?
“Dal punto di vista economico i pannolini lavabili costano dai 150 agli 800 euro (secondo il modello scelto) dalla nascita al vasino, contro i 1.500 -3.000 euro per pannolini usa e getta. Anche considerando il costo del detersivo e dei lavaggi (che possono essere effettuati insieme al resto del bucato e a temperature medio - basse) il risparmio è comunque considerevole”.
I lavabili rappresentano una scelta fattibile, soprattutto per una coppia che lavora? La gestione quotidiana è impegnativa?
“Nella quotidianità sono molto più semplici da gestire di quanto non si possa pensare: del lavaggio si occupa la lavatrice, e i progressi tecnici sia nei modelli che nei materiali li rendono ormai di utilizzo intuitivo”.
Il gruppo NonSoloCiripà aderisce alla Settimana Internazionale del Pannolino Lavabile - dal 24 aprile al 2 maggio – e, per sensibilizzare la comunità a questo tema e promuoverne l’impiego, Margherita racconterà la sua esperienza martedì 27 aprile, in Sala Duomo, a partire dalle 17. Usare i pannolini lavabili può far risparmiare anche il proprio Comune sui costi di raccolta e conferimento in discarica dei rifiuti indifferenziati. Ogni tonnellata di indifferenziato ci costa ben 200 euro. Ed è proprio una tonnellata di rifiuti quella prodotta da un solo bambino nel periodo di utilizzo di pannolini usa e getta. Per ogni bambino che usa i lavabili, in quel Comune si risparmieranno 200 euro. Mica male…
Lo hanno capito i 90 Comuni italiani, - tra cui Campogalliano e Nonantola per la Provincia di Modena - che dal 1997 a oggi, hanno deciso di stanziare incentivi per promuovere l’uso dei pannolini riutilizzabili. Comuni virtuosi che vogliono premiare cittadini virtuosi, andando incontro alle difficoltà che queste famiglie potrebbero avere nell'affrontare la spesa iniziale del kit di pannolini lavabili. Chi ha orecchio oda…
Jessica Bianchi
NdR:
Durante la campagna elettorale del 2009 sia Giliola Pivetti che Lorenzo Paluan avevano affermato (qui) di voler promuovere l'utilizzo di pannolini lavabili negli asili del comune.Chi ha orecchio oda...
giovedì 15 aprile 2010
Inaugura a Correggio Mi.Na. la fontana sostenibile che distribuisce gratuitamente acqua dell'acquedotto naturale, frizzante e refrigerata.
Su voce.it le foto della casetta.
Su voce.it le foto della casetta.
Sono 8.347 gli stranieri che risiedono regolarmente a Carpi, a cui si aggiunge una quota di irregolari difficilmente quantificabile. La loro integrazione nel tessuto economico e lavorativo locale è condizione necessaria ma non sufficiente. Assisterli, dare loro un alloggio, non basta. Pretendere che dimentichino la propria identità, un assurdo. Avviare percorsi di integrazione reali è però possibile. Per farlo, occorre smettere di assumere un atteggiamento meramente assistenzialista ed evitare di scivolare nel buonismo sterile. Un nostro vicino di casa, il Comune di Novellara, con il progetto Nessuno Escluso, ha qualcosa da insegnarci. Nel Teatro della Rocca domenica scorsa si è svolto il Vaisakhi, la Festa di Primavera, una delle ricorrenze religiose più importanti per gli indiani sikh che, nel comune reggiano, hanno una comunità in crescita, dalle 35 presenze del 1997 alle 429 del 2010. Un’occasione di incontro, dialogo ed espressione delle differenze, costruito insieme. Italiani e stranieri. Senza autoreferenzialità né chiusure. C’erano tutti: il sindaco Raul Daoli, Don Candido i rappresentanti delle comunità straniere, i cittadini… Insieme hanno ammirato momenti di danza e musica tradizionali messi in scena da artisti indiani. Chi voleva ha poi potuto far visita al Gurdwara, il tempio Sikh - inaugurato nel 2000 da Romano Prodi - è fra i più importanti in Europa e punto di riferimento all’interno del sikhismo italiano. Ora la festa continua, sabato 17 aprile, con il coloratissimo corteo sikh che sfilerà per Novellara. E, come già accaduto gli scorsi anni, la città tutta si riverserà per le strade. Ma a nel piccolo comune si festeggiano insieme anche il Capodanno Cinese, la Festa islamica del sacrificio…
E a Carpi che si fa? Niente. Si affittano le sale dei circoli anziani agli stranieri per farli pregare, per farli festeggiare. Tra loro. Nasce il Partito dei Pachistani, si moltiplicano le associazioni “culturali” di migranti… e intanto fioccano le polemiche circa la minaccia di veder sorgere una moschea in città, le paure di fronte l’orrore di palazzi-ghetto in stile piazzale Francia e via Lago di Bolsena… E i nostri amministratori continuano a parlare di coesione sociale. Noi, onestamente, fatichiamo a scorgerlo questo tanto osannato senso di comunità. In tempi di crisi dovrebbero attivarsi percorsi spontanei di solidarietà, il rischio – in caso contrario – è quello di innescare guerre tra poveri, di esacerbare gli animi già messi a dura prova e infrangere quel poco di buono che resta. Non esiste un Noi e un Loro. Che ci piaccia, o no, esiste soltanto un noi. Stringere un patto di cittadinanza è doveroso. Ora più che mai.
Jessica Bianchi su Tempo del 16/04/2010
E a Carpi che si fa? Niente. Si affittano le sale dei circoli anziani agli stranieri per farli pregare, per farli festeggiare. Tra loro. Nasce il Partito dei Pachistani, si moltiplicano le associazioni “culturali” di migranti… e intanto fioccano le polemiche circa la minaccia di veder sorgere una moschea in città, le paure di fronte l’orrore di palazzi-ghetto in stile piazzale Francia e via Lago di Bolsena… E i nostri amministratori continuano a parlare di coesione sociale. Noi, onestamente, fatichiamo a scorgerlo questo tanto osannato senso di comunità. In tempi di crisi dovrebbero attivarsi percorsi spontanei di solidarietà, il rischio – in caso contrario – è quello di innescare guerre tra poveri, di esacerbare gli animi già messi a dura prova e infrangere quel poco di buono che resta. Non esiste un Noi e un Loro. Che ci piaccia, o no, esiste soltanto un noi. Stringere un patto di cittadinanza è doveroso. Ora più che mai.
Jessica Bianchi su Tempo del 16/04/2010
sabato 10 aprile 2010
E' difficile capire chi ci dice la verità.
In relazione alla discussione avvenuta in consiglio sulla "privatizzazione dell'acqua" sembra che tutti litighino dicendo la stessa cosa.
Paluan lancia per primo l'allarme "Cittadini di Carpi correte ai secchi"
Tosi, nei commenti, lo smentisce.
Paluan smentisce Tosi.
Il PD sul suo sito afferma di aver votato in consiglio "contro il decreto Ronchi"
L'IdV sul suo sito dice "no alla privatizzazione"
E' fin troppo evidente che qualcuno non la dice tutta.
Nel frattempo Il Manifesto riporta questa notizia:
I grassetti sono miei e uno in particolare pone un dubbio pesante:
Cosa farsene della mera proprietà delle reti se l’acqua che scorre è gestita da consigli di amministrazione non eletti dai cittadini e non sottoposti ai principi della democrazia rappresentativa?
Vorrei aggiungere questa domanda a quella che ho posto all'Assessore Tosi e che non ha ancora avuto risposta:
Perchè mai un'impresa dovrebbe voler gestire un businnes senza possibilità di utile?
In relazione alla discussione avvenuta in consiglio sulla "privatizzazione dell'acqua" sembra che tutti litighino dicendo la stessa cosa.
Paluan lancia per primo l'allarme "Cittadini di Carpi correte ai secchi"
Tosi, nei commenti, lo smentisce.
Paluan smentisce Tosi.
Il PD sul suo sito afferma di aver votato in consiglio "contro il decreto Ronchi"
L'IdV sul suo sito dice "no alla privatizzazione"
E' fin troppo evidente che qualcuno non la dice tutta.
Nel frattempo Il Manifesto riporta questa notizia:
Aprilia, l’acqua torna pubblica
Settemila famiglie che da anni non pagano le bollette al gestore privato, un «tesoretto» nelle casse del comune. Come i cittadini di un comune del basso Lazio riescono a invertire la rotta delle liberalizzazioni.
Nelle sede del comitato acqua pubblica di Aprilia oggi ci sono almeno una trentina di persone in attesa. Una fila paziente, silenziosa, con le cartelline in mano, davanti al lungo tavolo bianco dove i militanti del comitato preparano le contestazioni della gestione di Acqualatina. Una scena che si ripete da quattro anni, da quando settemila famiglie decisero di non pagare l’acqua al gestore privato, ma di versare i soldi sul conto corrente del Comune. «Verificammo che il conto corrente della gestione comunale dell’acqua era ancora attivo – ricordano oggi – facendo un versamento di un euro». Poi fu una valanga: contestazione della bolletta inviata dai privati e, contestualmente, pagamento dell’acqua al Comune, con le tariffe che erano state decise dal consiglio comunale.
Oggi, però, è una giornata differente e in molti sorridono. Mostrano le decine di assegni firmati Acqualatina, simboli dei tanti ricorsi già vinti dal comitato, dalle settemila famiglie, avendo come controparte un colosso come Gerit Equitalia, il riscossore che sta cercando di recuperare i soldi per conto di Acqualatina.
Ma c’è di più. Il presidente del consiglio comunale ha convocato le principali tre commissioni, con all’ordine del giorno «la riconsegna dell’impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.». L’amministrazione comunale – fatta di liste civiche elette un anno fa dopo un lungo governo del centrodestra – ha dunque deciso: la prossima settimana chiederà indietro le chiavi dell’acquedotto al gestore partecipato dalla multinazionale francese Veolia. E loro, i settemila firmatari delle contestazioni, che per anni hanno denunciato le conseguenze della gestione privata dell’acqua, continuando a pagare a quel comune fatto di rappresentanti eletti e non nominati dai consigli di amministrazione francesi, hanno raggiunto un traguardo neanche immaginabile fino a poco tempo fa. Hanno dimostrato che la mobilitazione dei cittadini – al di fuori dei partiti, basata solo sul senso civico e su quel sentimento profondo che respinge le ingiustizie – può cambiare le cose, può rimandare a casa una multinazionale potente come la Veolia.
Tecnicamente la decisione che verrà discussa dal consiglio comunale di Aprilia la prossima settimana è l’attuazione di una sentenza del Consiglio di Stato depositata lo scorso anno. Parole scritte dai giudici amministrativi che riconoscono alcuni principi fondamentali sulla gestione dei beni comuni. Primo, i cittadini non sono semplici sudditi e hanno tutto il diritto – in gergo giuridico si chiama legittimazione – di chiamare in causa una multinazionale quando questa non rispetta i diritti fondamentali. Secondo, l’acqua non è un bene qualsiasi, gode di una tutela superiore. E, terzo, i comuni hanno il pieno titolo di decidere come gestire le risorse idriche, senza dover subire interventi dall’alto. Dunque, conclude il Consiglio di Stato, il comune di Aprilia può decidere a chi affidare la propria acqua senza doversi inchinare alle decisioni prese dalla Provincia di Latina – che di fatto ha voluto imporre la scelta di un gestore privato – guidata dal centrodestra.
La sentenza ha segnato positivamente la storia della gestione dei beni comuni in Italia, ma mancava il primo e fondamentale passo. Da mesi il comitato acqua pubblica chiedeva alla giunta e al consiglio quella decisione che attendeva pazientemente da anni e che ora sta per arrivare. E Aprilia apre la strada a tantissimi comuni, stretti tra acquedotti che non possono più governare e una popolazione sempre più inferocita, che in ogni caso continua a rivolgersi ai primi cittadini, ai loro eletti. È questo il vero paradosso della privatizzazione, che non potrà che peggiorare con il decreto Ronchi. Cosa farsene della mera proprietà delle reti se l’acqua che scorre è gestita da consigli di amministrazione non eletti dai cittadini e non sottoposti ai principi della democrazia rappresentativa?
Acqualatina non ha commentato la decisione del Comune di Aprilia. Fino ad oggi l’azienda ha risposto duramente alle contestazioni: prima mandando pattuglie con vigilantes per ridurre l’acqua a chi contestava, poi affidando ad Equitalia la riscossione delle bollette. In entrambi i casi a nulla è servita la mano pesante, mentre il comitato acqua pubblica si è rafforzato, arrivando a determinare – nelle ultime comunali – la sconfitta del Pdl. E la decisione di riprendersi gli impianti idrici rappresenta un precedente estremamente pesante per la società controllata per il 49% da Veolia. Dunque, la partita non sarà semplice.
Il Comune di Aprilia si prepara a riprendere la gestione degli acquedotti e delle fognature con un vantaggio venuto proprio dagli utenti. Oggi nei bilanci comunali ci sono più di un milione di euro versati dalle settemila famiglie in questi anni. Soldi che se fossero finiti ad Acqualatina oggi sarebbero assorbiti da un bilancio dove pesano i debiti con la banca Depfa, lo stesso istituto sotto inchiesta a Milano per i derivati venduti all’amministrazione comunale. Quei soldi potranno da domani essere immediatamente usati dalla giunta di Aprilia per riavviare la gestione del servizio idrico integrato. Un vero tesoretto messo da parte con determinazione da chi non ha mai accettato le multinazionali e la gestione privata del bene più prezioso. Ad Aprilia da domani la parola democrazia tornerà ad avere senso.
I grassetti sono miei e uno in particolare pone un dubbio pesante:
Cosa farsene della mera proprietà delle reti se l’acqua che scorre è gestita da consigli di amministrazione non eletti dai cittadini e non sottoposti ai principi della democrazia rappresentativa?
Vorrei aggiungere questa domanda a quella che ho posto all'Assessore Tosi e che non ha ancora avuto risposta:
Perchè mai un'impresa dovrebbe voler gestire un businnes senza possibilità di utile?
mercoledì 31 marzo 2010
Per la rubrica "l'erba del vicino".
Fatevi un giro qui per vedere cosa vuol dire trasparenza.
Altro che diretta web (che fa molto Grande Fratello ma non è poi così semplice da seguire dall'inizio alla fine)
Possibile avere questo servizio anche a Carpi?
Fatevi un giro qui per vedere cosa vuol dire trasparenza.
Altro che diretta web (che fa molto Grande Fratello ma non è poi così semplice da seguire dall'inizio alla fine)
Possibile avere questo servizio anche a Carpi?
Follonica (GR) è il primo comune in Italia ad aver approvato una mozione sull’abolizione dei CIP 6 che si pagano nella bolletta Enel. Questo è un ulteriore tassello che va a rimarcare la contrarietà all’inceneritore di Scarlino da parte di tutto il consiglio comunale.
Ieri (il 10 marzo, NdR), sia maggioranza che opposizione, hanno votato ad unanimità la mozione presentata dal gruppo di maggioranza PD. Attualmente, chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla al Gestore dei Servizi Energetici a un prezzo superiore a quello di mercato.
I costi di tale incentivo vengono finanziati mediante un sovrapprezzo del 6-7% del costo dell’energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette.
Il problema in Italia nasce dall’inserimento della parola ‘assimilati’: così anche gli impianti di incenerimento dei rifiuti rivendono l’energia elettrica prodotta a prezzo maggiorato in base alla applicazione del CIP6, considerando il processo di produzione come derivato da fonti rinnovabili.
Questo perché in Italia per legge si è deciso di considerare l’incenerimento dei rifiuti come una fonte rinnovabile, al pari dell’energia eolica, geotermica, solare, e delle biomasse. È da notare che l’Italia è l’unico Paese nel quale viene concesso l’incentivo anche alla produzione di energia elettrica tramite procedimenti quale ad esempio il carbone o la combustione dei rifiuti urbani negli inceneritori.
Per questo il Comune di Follonica ha approvato una delibera affinchè anche la nostra nazione si allinei alle normative europee. Non vogliamo che i soldi degli utenti vadano a incrementare i profitti delle aziende, come la Scarlino Energia, che se dovesse essere autorizzata a bruciare CDR(ovvero rifiuti) continuerebbe a percepire questi incentivi sottraendoli a chi effettivamente produce energia pulita da fonti rinnovabili.
Un altro forte ‘no’ è stato detto dal Comune di Follonica all’inceneritore di Scarlino: un ‘no’ unanime e bipartisan. La tutela della salute dei cittadini, infatti, non è di destra né di sinistra...
(Fonte: comunivirtuosi.org, vedi anche il video della presentazione della mozione da parte del sindaco)
Ieri (il 10 marzo, NdR), sia maggioranza che opposizione, hanno votato ad unanimità la mozione presentata dal gruppo di maggioranza PD. Attualmente, chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla al Gestore dei Servizi Energetici a un prezzo superiore a quello di mercato.
I costi di tale incentivo vengono finanziati mediante un sovrapprezzo del 6-7% del costo dell’energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette.
Il problema in Italia nasce dall’inserimento della parola ‘assimilati’: così anche gli impianti di incenerimento dei rifiuti rivendono l’energia elettrica prodotta a prezzo maggiorato in base alla applicazione del CIP6, considerando il processo di produzione come derivato da fonti rinnovabili.
Questo perché in Italia per legge si è deciso di considerare l’incenerimento dei rifiuti come una fonte rinnovabile, al pari dell’energia eolica, geotermica, solare, e delle biomasse. È da notare che l’Italia è l’unico Paese nel quale viene concesso l’incentivo anche alla produzione di energia elettrica tramite procedimenti quale ad esempio il carbone o la combustione dei rifiuti urbani negli inceneritori.
Per questo il Comune di Follonica ha approvato una delibera affinchè anche la nostra nazione si allinei alle normative europee. Non vogliamo che i soldi degli utenti vadano a incrementare i profitti delle aziende, come la Scarlino Energia, che se dovesse essere autorizzata a bruciare CDR(ovvero rifiuti) continuerebbe a percepire questi incentivi sottraendoli a chi effettivamente produce energia pulita da fonti rinnovabili.
Un altro forte ‘no’ è stato detto dal Comune di Follonica all’inceneritore di Scarlino: un ‘no’ unanime e bipartisan. La tutela della salute dei cittadini, infatti, non è di destra né di sinistra...
(Fonte: comunivirtuosi.org, vedi anche il video della presentazione della mozione da parte del sindaco)
mercoledì 10 febbraio 2010
Per la rubrica, "L'erba del vicino"...
Torino, prima fra le grandi città italiane ha dichiarato che l’acqua è un bene pubblico e come tale deve essere messo al riparo da leggi del mercato e gestioni a scopo di lucro. Lo ha fatto modificando lo statuto cittadino con l’approvazione della delibera di iniziativa popolare, approvata ieri dal Consiglio comunale, sostenuta da 12.000 firme raccolte dal Comitato acqua pubblica Torino.
Nel nuovo testo dell’articolo 71/bis del testo si legge: “In osservanza della Legge, la proprieta’ delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato e’ pubblica e inalienabile. La Citta’ si impegna per garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici”. Successo a metà quindi per i promotori della delibera perchè, se la proprietà pubblica viene garantita, per la gestione del servizio è stato ottenuto solo un impegno da parte della città. Differenza significativa che lascia comunque uno spiraglio al processo di privatizzazione sancito dalla decisione del parlamento, con voto di fiducia imposto dal governo, a novembre.
La delibera di inziativa popolare era arrivata in Consiglio comunale lunedì scorso con il parere favorevole di tutte e dieci le Circoscrizioni. Ma la proposta di modifica non ha raggiunto i due terzi dei voti favorevoli necessari per essere approvata in prima battuta. Sul voto ha pesato l’astensione del sindaco Chiamparino, favorevole alla privatizzazione. Ci sono quindi volute tre consultazioni favorevoli consecutive perchè venisse sancito il diritto all’acqua pubblica per i cittadini torinesi.
(Fonte: futura)
Torino, prima fra le grandi città italiane ha dichiarato che l’acqua è un bene pubblico e come tale deve essere messo al riparo da leggi del mercato e gestioni a scopo di lucro. Lo ha fatto modificando lo statuto cittadino con l’approvazione della delibera di iniziativa popolare, approvata ieri dal Consiglio comunale, sostenuta da 12.000 firme raccolte dal Comitato acqua pubblica Torino.
Nel nuovo testo dell’articolo 71/bis del testo si legge: “In osservanza della Legge, la proprieta’ delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato e’ pubblica e inalienabile. La Citta’ si impegna per garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici”. Successo a metà quindi per i promotori della delibera perchè, se la proprietà pubblica viene garantita, per la gestione del servizio è stato ottenuto solo un impegno da parte della città. Differenza significativa che lascia comunque uno spiraglio al processo di privatizzazione sancito dalla decisione del parlamento, con voto di fiducia imposto dal governo, a novembre.
La delibera di inziativa popolare era arrivata in Consiglio comunale lunedì scorso con il parere favorevole di tutte e dieci le Circoscrizioni. Ma la proposta di modifica non ha raggiunto i due terzi dei voti favorevoli necessari per essere approvata in prima battuta. Sul voto ha pesato l’astensione del sindaco Chiamparino, favorevole alla privatizzazione. Ci sono quindi volute tre consultazioni favorevoli consecutive perchè venisse sancito il diritto all’acqua pubblica per i cittadini torinesi.
(Fonte: futura)
domenica 17 gennaio 2010
Il Piano Esecutivo di Gestione (PEG) è uno strumento fondamentale di programmazione dell'Amministrazione Comunale. La Giunta ogni anno, sulla base del Bilancio, stabilisce quelli che sono gli obiettivi principali del Comune e fornisce ai vari responsabili dei settori le risorse umane e finanziarie per poter migliorare i servizi offerti ai cittadini.
Molti Comuni pubblicano sulla loro rete civica il PEG.
Il Comune di Cesena (per prendere un esempio non troppo lontano da noi) ha sull'home page della rete civica un link diretto al PEG e ha già pubblicato gli obiettivi e schede finanziarie del PEG 2010!
Sul sito http://www.carpidiem.it/ non c'è niente del genere.
Cercando nel motore di ricerca delle delibere di giunta e consiglio si trovano, ovviamente, le delibere della Giunta relative all'Approvazione del Piano Esecutivo di Gestione per l'esercizio 2001, 2002, etc fino al 2009.
Tutte le delibere della Giunta fanno riferimento a tre allegati che costiuiscono, appunto, il PEG: Obiettivi assegnati a ciascun Dirigente, Assegnazioni per Centro di Costo, Assegnazioni per Ufficio Assegnatario.
Nessuna delle delibere contiene nessuno di questi allegati.
Ovviamente immagino che non sia obbligatorio pubblicare il PEG.
Però leggete bene qui:
Molti Comuni pubblicano sulla loro rete civica il PEG.
Il Comune di Cesena (per prendere un esempio non troppo lontano da noi) ha sull'home page della rete civica un link diretto al PEG e ha già pubblicato gli obiettivi e schede finanziarie del PEG 2010!
Sul sito http://www.carpidiem.it/ non c'è niente del genere.
Cercando nel motore di ricerca delle delibere di giunta e consiglio si trovano, ovviamente, le delibere della Giunta relative all'Approvazione del Piano Esecutivo di Gestione per l'esercizio 2001, 2002, etc fino al 2009.
Tutte le delibere della Giunta fanno riferimento a tre allegati che costiuiscono, appunto, il PEG: Obiettivi assegnati a ciascun Dirigente, Assegnazioni per Centro di Costo, Assegnazioni per Ufficio Assegnatario.
Nessuna delle delibere contiene nessuno di questi allegati.
Ovviamente immagino che non sia obbligatorio pubblicare il PEG.
Però leggete bene qui:
mercoledì 6 gennaio 2010
Mentre cerco di scovare, tra le righe del bilancio 2010 e delle relazioni correlate, qualche traccia delle politiche ambientali che i nostri amministratori hanno in mente per la città dei prossimi anni, ricevo una mail che riporta una delibera della giunta del Comune di Monteveglio.
Ecco un piccolo estratto tanto per capirci:
Ecco un piccolo estratto tanto per capirci:
LA GIUNTA COMUNALE DELIBERA
i seguenti indirizzi per l’attuazione delle politiche ambientali definite dalle linee programmatiche di mandato approvate con deliberazione consiliare n.54/2009:
- Fuoriscita dal petrolio e dai combustibili fossili come politica prioritaria di quest’amministrazione, attraverso un Piano di Decrescita Energetica che renda Monteveglio un Comune “Post Carbon”
- Patrocinio strategico all’associazione Monteveglio Città di Transizione di cui condivide lo scenario di riferimento (l’esaurimento delle risorse energetiche ed il senso del limite dello sviluppo), i metodi (il coinvolgimento dal basso della comunità), gli obiettivi (rendere la propria comunità più resiliente, ovvero più preparata ad un futuro a bassa disponibilità di risorse energetiche e l’approccio ottimistico (nonostante la criticità del momento, nelle trasformazioni che verranno risiedono grandi opportunità da cogliere per migliorare la qualità della vita di tutti i nostri cittadini).
- Attuazione di un percorso istituzionale e partecipato per la dichiarazione di Monteveglio Città di Transizione, che preveda il coinvolgimento diretto dei cittadini ed un passaggio conclusivo in Consiglio Comunale
(qui la delibera completa in pdf)Nell'unico documento "ufficiale" sulle politiche ambientali ed energetiche visto finora in rete, l'Assessore Tosi ci da un'idea di quella che è, invece, la sua visione del futuro di Carpi.
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