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«La Fondazione Cassa di Risparmio ha a cuore il tema casa ed è al lavoro per individuare i presupposti di una partecipazione al fondo immobiliare etico istuito dalla Regione e da altre fondazioni bancarie».
Sembra voler rassicurare tutti, Enrico Bonasi (nella foto) segretario generale della Fondazione CariCarpi, intervenendo nel dibattito sull’importante tema dell’edilizia popolare, che in questi giorni si è infiammato: la Fondazione c’è e si sta dando da fare.
La questione casa, di storica memoria a Carpi, era stata rispolverata all’inizio dell’estate in consiglio comunale grazie a due ordini del giorno bipartisan, presentati da Rostovi (Pdl) e Arletti (Pd), e approvati all’unanimità: i consiglieri chiedevano in pratica una sterzata sulle politiche abitative, sollecitando anche la Fondazione Crc a sostenere progetti di social housing.
Finita la pausa estiva, è interessante sapere quali contatti ci siano stati tra amministrazione e l’ente di Palazzo Brusati-Bonasi: «A luglio - spiega il segretario generale - abbiamo convocato i due estensori degli odg, per un incontro informativo.
Un colloquio sereno, al termine del quale la Fondazione si è impegnata ad informarsi circa le possibilità di inserirsi nel progetto regionale del fondo immobiliare etico».
Il fondo, costituito a luglio grazie ad un patto tra sei fondazioni bancarie (tra cui quella di Modena) e l’ente regionale, si pone l’obiettivo del contrasto al disagio abitativo che affligge fasce sempre più ampie di popolazione.
A questo scopo sono pronti circa 100 milioni di euro, «che consentiranno - come ha spiegato l’assessore regionale all’edilizia Gian Carlo Muzzarelli - di riqualificare ‘pezzi’ di città e mettere a disposizione circa 2000 appartamenti in più».
Perché Carpi non è stata coinvolta? E’ stata a guardare perdendo così il treno dell’opportunità? «Non siamo stati a guardare - precisa Bonasi -, eravamo presenti anche noi in sede di associazione regionale delle fondazioni quando si discusse del progetto.
Ma in una fase iniziale si rivolgeva principalmente a città di grandi dimensioni, capoluoghi di provincia.
Oggi, alla luce degli sviluppi di questo patto e dell’interessamento dimostrato dalla città attraverso i propri rappresentanti in consiglio, la Fondazione Crc si sta attivando in questa direzione, approfondendo i contatti con le altre ‘consorelle’ per capire come funziona questa ‘macchina’».
Quella che riguarda l’accesso alla casa è un’emergenza ribadita più volte da gruppi politici ma anche da associazioni di volontariato e di assistenza, come ad esempio la Caritas diocesana: a fronte di qualche migliaio di alloggi sfitti presenti sul territorio, è davvero sconfortante constatare la difficoltà crescente, anche a causa della crisi, nell’accesso (o nel mantenimento delle spese di gestione) ad un diritto primario come la casa.
Daniele Franda
«Il consiglio - dichiara il segretario Bonasi - ha deliberato lo stanziamento del contributo, che andrà a sostentamento del progetto ‘Affitto casa garantito’, avviato nel 2003».
I 500mila euro, finanziamento a garanzia di proprietari e affittuari, si andranno a sommare al milione e 250mila euro, stanziato in gran parte (1 milione) sempre dalla Fondazione Crc, del fondo sociale anticrisi, che prevede il sostegno al pagamento dell’affitto per famiglie in difficoltà.
Il criterio del disagio abitativo era stato inserito successivamente alla sottoscrizione del bando, proprio per fornire una risposta al crescente bisogno, recependo così la moratoria antisfratto decisa dal protocollo provinciale.
A inizio agosto, alla chiusura del bando di accesso al fondo, furono quasi 400 le richieste nella sola città di Carpi: più della metà (219) erano rivolte alla copertura di spese di affitto, condominiali o di utenze domestiche.
(da.fra.)
(fonte: ModenaQui)
Sgombero coatto ieri mattina in via Ginzburg 17 per una famiglia di origine campana composta da madre e due figli, di cui uno minorenne.
Poco più di un mese fa avevano occupato abusivamente un appartamento al piano terra di quella palazzina popolare già al centro delle polemiche per il caro prezzo pagato dall’amministrazione per acquistarlo dalla cooperativa Unieco, circa 2,5 milioni di euro.
Ieri mattina, durante le operazioni di sequestro, effettuato da agenti di Polizia e della municipale, si sono registrati momenti di tensione: «L’hanno dovuta trascinare per le caviglie fuori dall’abitazione - raccontano i due operatori di Coopservice, che da oltre un mese vigilano la palazzina per conto di Acer, riferendosi alla donna, Diana Nunzia, 50 anni -. C’era anche l’ambulanza, per precauzione».
Una volta espulsi dalla casa, la madre e i due figli, di 16 e 19 anni, hanno organizzato una sorta di sit-in sotto Palazzo Scacchetti, allo scopo di chiedere udienza al sindaco, che però non si trovava in sede.
A ‘piantonarli’ ben sei vigili.
La situazione drammatica di questa famiglia era già nota ai servizi sociali, che dal 2007 avevano erogato contributi economici e di sostegno abitativo, per un totale di circa 2mila euro.
Per un certo periodo la famiglia aveva trovato supporto a casa di famigliari, ma poi la decisione di ‘provare’ con l’occupazione, sottraendo così ad un’altra famiglia bisognosa il diritto all’abitazione popolare acquisito tramite graduatoria.
A inizio giugno, qualche giorno prima dell’ingresso degli aventi diritto negli appartamenti appena assegnati, i tre si erano introdotti illegalmente nell’immobile, forzando la porta con una semplice scheda telefonica.
Il marito, Teodoro Ricciardi, era però rimasto fuori, e sembra dormisse in macchina di fronte all’appartamento, anche se i vigilantes riferiscono come alcune sere dimorasse anche nel cantiere di una casa in costruzione non lontana.
Curioso il modo in cui le forze dell’ordine sono venuti a sapere dell’abuso, scoperto a seguito di una segnalazione per furto nello stabile di via Ginzburg, gli agenti di Polizia hanno constatato l’occupazione.
Da quel momento, dopo aver allertato Comune, servizi sociali, e Acer, gestore dell’immobile, quest’ultima ha deciso di affidare il servizio di vigilanza a Coopservice, per fare in modo che il marito non raggiungesse moglie e figli.
Per la famiglia ora si apre la voragine della disperazione, senza casa e senza più la possibilità di essere aiutata dal Comune: dopo aver infranto il limite della legalità, infatti, l’amministrazione sembra non voler più aiutare i quattro, se non per alcune emergenze che riguardano il minore.
Daniele Franda
L’assessore Bellelli: «Fuori da tutte le liste di assistenza»
«Con questa occupazione si sono preclusi ogni possibilità di aiuto da parte dei servizi sociali, verranno cancellati da ogni lista e graduatoria».
Usa la fermezza che si conviene in questi casi, Alberto Bellelli , assessore alle politiche sociali del Comune.
D’altronde la famiglia Ricciardi era già stata avvisata: «Prima di depositare la denuncia alla Procura della Repubblica - spiega Bellelli - li abbiamo invitati a lasciare l’abitazione, ma non hanno voluto sentire: la donna si era barricata e non usciva mai.
Appena abbiamo avuto il via libera dal tribunale abbiamo fatto scattare il sequestro della casa.
Non si può tollerare l’illegalità, specie in situaziuoni come queste dove un’altra famiglia con tre minori aveva il diritto di usufruire di quell’alloggio popolare: per sistemare questa famiglia in attesa dello sgombero la collettività ha speso 14mila euro».
Anche il sindaco Enrico Campedelli ha commentato con durezza l’occupazione e il conseguente sequestro: «Alla famiglia che un mese fa illegalmente ha occupato, il Comune dal 2009 ad oggi non aveva fatto mancare il suo supporto, al fine di alleviare la situazione di disagio economico-abitativo in cui versa.
A fronte di questo impegno però non vi è stato un conseguente atteggiamento collaborativo, che è culminato con l’azione illegale di occupazione di un alloggio pubblico assegnato ad un altro nucleo familiare, la prima che si registra nella nostra città.
Operazioni come questa tendono a garantire la legalità nel nostro territorio: bisogna tenere alta la guardia per evitare che episodi simili, che contrasteremo con determinazione, possano accadere di nuovo.
Ovviamente chi si comporta in questo modo, tra l’altro danneggiando l’appartamento occupato con ulteriori costi per l’ente locale, non potrà più in futuro fare domanda a Carpi per una casa popolare.
Ringraziamo la Polizia di Stato, la Polizia Municipale, tutti gli uffici comunali che hanno collaborato per rendere possibile la conclusione di questa vicenda e anche la Croce Rossa per il suo fattivo contributo».
(da.fra.)
(fonte: ModenaQui)
Housing sociale: approvati due emendamenti di Carpi 5 Stelle e Rifondazione Comunista
Con l'ordine del giorno presentato dal consigliere del PD Arletti, la maggioranza ha fatto un primo passo nella giusta direzione per cominciare a rispondere in modo più serio alla fame di case a prezzi accessibili che attanaglia Carpi nonostante si esca da un boom edilizio durato quasi dieci anni (o forse proprio perché veniamo da dieci anni di un boom edilizio in gran parte puramente speculativo).
Tutti d'accordo quindi sulla mozione presentata da Arletti: creare un fondo finanziato dalla Fondazione per andare sul mercato per reperire immobili da destinare ad affitti calmierati, ma la proposta conteneva due rischi che siamo riusciti ad evitare presentando due emendamenti.
Il primo: il rischio di creare un nuovo carrozzone societario comprendente Comune, Fondazione, Coop di abitazione e Caritas, di cui non se ne sentiva assolutamente il bisogno, dal momento che la Fondazione può benissimo gestire immobili direttamente, o in alternativa può valutare di cederli ad ACER
Il secondo: il rischio che in nome del sociale si andasse ulteriormente alla carica del territorio già ampiamente saccheggiato (in sintesi, quello che l'amministrazione di Modena ha deciso di fare con gli ultimi atti urbanistici) voluti da Sitta: per quanto riguarda questo piano, nuove costruzioni saranno ammesse solo nell'ambito di progetti sperimentali di autocostruzione.
La maggioranza ha accolto le nostre proposte, ora non resta che vigilare sull'applicazione dell'odg, confidando che di fronte ad un voto unanime del consiglio, la Fondazione non possa sottrarsi da un impegno che in tanti, dai movimenti politici alle associazioni di volontariato, continuano a chiederle ormai da anni.
Il tutto senza che possa venire meno la responsabilità del Comune nel perseguire il suo dovere nel rispondere ai bisogni dei cittadini, e al quale continueremo a chiedere, come abbiamo fatto mesi fa in sedi di bilancio, trovandoci di fronte ad un rifiuto secondo noi miope, di investire direttamente iin edilizia popolare, per accorciare quella drammatica lista d'attesa di oltre 600 famiglie che già oggi avrebbero diritto ad una casa, che non c'è.
Lorenzo Paluan
Gruppo Consiliare
Lista Civica Carpi a 5 Stelle beppegrillo.it
Partito della Rifondazione Comunista
Lo strano caso di via Magolfa: i 22 appartamenti costruiti per essere affittati a canone agevolato a senzatetto e sfrattati sono finiti a una società legata a doppio filo ai costruttori della Cmb, gigante della sinistra. Solo tre affittati a bisognosi
Diciannove appartamenti sono una goccia nel mare della fame di casa che c’è a Milano. In una città dove decine di migliaia di giovani coppie, di famiglie in difficoltà, di single, di studenti si scontrano con dei prezzi immobiliari impraticabili, cosa saranno mai diciannove appartamenti? Resta il fatto che quegli appartamenti c’erano, ci dovevano essere. Dovevano venire affittati a prezzo modico a gente in stato di necessità. Per diciannove persone, dovevano essere un’ancora di salvezza. E invece, come nel gioco delle tre carte, sono spariti sotto il naso di tutti. A farli sparire, curiosamente, è stata una cooperativa rossa: la Cmb (Cooperativa muratori e braccianti) di Carpi, un gigante dell’edilizia, storico braccio nel cemento armato della Lega delle Coop. É una storia che merita di essere raccontata perché è una storia istruttiva. Se la strada dell’edilizia convenzionata è il rimedio che il Comune ha in mente di offrire nel prossimo decennio alla crisi degli alloggi, beh, la brutta storia di via Magolfa insegna che truccare le carte è dannatamente facile.Via Magolfa è la prima traversa a destra dell’alzaia Naviglio Pavese. Siamo a pochi metri dalla Darsena, in uno dei punti più affascinanti della vecchia Milano. Qui nel 2006 la Cmb aveva ottenuto la possibilità di costruire un piccolo quartiere. Belle case, prezzi alti. In cambio dell’okay del Comune si era impegnata a affittare a prezzi calmierati ventidue appartamenti. L’accordo tra Cmb e Comune indicava anche i destinatari: sfrattati, handicappati, pensionati, giovani coppie. Tutto bene? In teoria sì. Peccato che il 27 marzo scorso un articolo sulle pagine milanesi di Repubblica racconti una storia un po’ diversa. Per ottenere in affitto una delle case di via Magolfa, racconta il giornalista, bisogna pagare una tangente. Diecimila euro per ottenere un bilocale. Quindicimila euro per una stanza in più. «Così fanno tutti», si sente dire in via Magolfa il giornalista che si finge interessato all’acquisto.
Apriti cielo. La Cmb minaccia querele. Non fornisce dichiarazioni pubbliche. Ma è costretta a rispondere alle richieste di chiarimento che arrivano dal Comune, dalla Direzione centrale sviluppo del territorio. Il Giornale è entrato in possesso di quelle lettere. E si scopre che la situazione è, se possibile, ancora più singolare. Si scopre che dei ventidue alloggi destinati a «soggetti deboli», in realtà ne sono rimasti disponibili solo tre. Gli altri diciannove sono stati venduti agli «amici degli amici». La Cmb li ha ceduti ad una società controllata da gente che lavora per lei. E la società li ha rivenduti. Tra gli acquirenti, risultano esserci i soci della medesima società. Che, in pratica, hanno venduto a se stessi le case che dovevano andare ai senzatetto e agli invalidi.
Ecco le carte. Il 12 aprile la Cmb scrive al Comune ammettendo che sui ventidue appartamenti esisteva il vincolo per l’affitto a canone sociale. Ma spiega di avere venduto tutti i 22 appartamenti, prima ancora che finissero di venire costruiti e prima di ottenere il nulla osta del Comune, alla società Emmemme srl. La Cmb dimentica di dire che la Emmemme è legata a lei a filo doppio. Il suo amministratore, Massimo Camporeale, è infatti l'amministratore anche della Promea Infoservice, la società che ha sede proprio in via Magolfa e che si occupa di vendere l’intero quartiere; della Promea Infoservice, la Cmb controlla il 25 per cento del capitale sociale.
Ma la sorpresa vera arriva leggendo l’elenco dei signori ai quali Emmemme ha venduto le case di via Magolfa. Tra i fortunati, c’è un signore che si chiama Ermes Pezzani; e ce n’è un altro doppiamente fortunato, visto che di appartamenti ha potuto comprarsene due, che si chiama Mario Ambrosini. Coincidenza: sia Pezzani che Ambrosini sono soci della Emmemme, di cui detengono ciascuno il 25% delle quote (il resto è in mano a Camporeale e, come si è detto, alla Cmb). Ma questo dettaglio al Comune non viene riferito.
Certo, ci si può consolare con i tre appartamenti (su ventidue!) rimasti da affittare ai bisognosi. Due sono effettivamente andati a destinazione. Il terzo, scrive la Emmemme, doveva andare al signor Amodeo Camporeale, che purtroppo è deceduto nel frattempo. Lasciando un dubbio: visto che anche l’amministratore unico della Eemmemme si chiama Camporeale, si trattava soltanto di un caso di omonimia?
Luca Fazzo
(fonte: Il Giornale - Milano)
Carpi vive da sempre nell'emergenza casa. Comune e Fondazione snobbano il problema
Si apre in questi giorni il bando per i contributi alle persone in affitto.I dati sono sconfortanti: domande in crescita, fondi in calo (la regione supplisce in parte a mancati stanziamenti nazionali).
Davanti ad una situazione che si fa via via più insostenibile per tantissime famiglie (dalla stampa di oggi apprendiamo che sono attese circa 1300 domande di cittadini carpigiani), noi crediamo che non ci sia (e non ci sia stata in passato) il giusto impegno.
I numeri del bisogno parlano chiaro sia per quanto riguarda i contributi all'affitto (gli assegnatari alla fine avranno risorse che gli aiuteranno nel migliore delle ipotesi a sfangarla per un mese, in altri casi giusto per qualche settimana) che per quanto riguardano le richieste di case popolari (l'anno scorso ne sono state soddisfatte 36 su 540, ben meno di un decimo!).
In consiglio comunale abbiamo più volte chiesto stanziamenti straordinari contro la crisi e investimenti in edilizia popolare, bocciati dalla maggioranza.
La Fondazione ha erogato meno di 200.000€ a fronte di investimenti milionari per terreni o per opere non prioritarie come la Casa del Volontariato e si ostina a non avviare un programma di housing sociale, recuperando appartamenti sfitti da mettere sul mercato a prezzi calmierati (un'operazione che non sarebbe certo in perdita ma che si potrebbe gestire con criteri di economicità e consentirebbe anche una capitalizzazione più sicura che non volatili investimenti in borsa)
Carpi ha un problema grande come una casa. Gli unici a non volerlo vedere sono Comune e Fondazione
Lorenzo Paluan
Gruppo Consiliare
Lista Civica Carpi a 5 Stelle beppegrillo.it
Partito della Rifondazione Comunista
Non si può applicare una tassa a un’altra tassa. Fatto notorio ma, ora, finalmente, c’è una sentenza della Corte Costituzionale - del 24 luglio 2009 - che sancisce l’illegittimità dell’Iva sulla Tia. La decisione di fatto determina l’immediata sospensione dell’Iva sulle bollette future e apre la strada alla richiesta dell’imposta “fuorilegge”, versata e non dovuta da parte di migliaia di cittadini che risiedono in Comuni dove si è passati da tempo dalla vecchia Tarsu, tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani, alla nuova tariffa. La strada, però, è ancora costellata di difficoltà, in quanto né il governo né il Parlamento hanno fornito una risposta legislativa alla bocciatura dell’Iva sulla Tia da parte della Consulta e chiarito se, e in che modo, si debba procedere alla restituzione delle somme incassate illegittimamente. A fronte di tale vuoto legislativo, le società di gestione del servizio di igiene urbana, - Aimag compresa - non stanno rispondendo alle richieste degli utenti. A chiedere maggiore chiarezza e trasparenza, è Deanna Guidi, responsabile de La Lista di Carpi. “Quando nel 2002 il Consiglio Comunale di Carpi votò a favore del passaggio da Tarsu a Tia, – spiega Guidi – l’assessore al Bilancio Alberto Allegretti, spiegò che tale cambiamento avrebbe anticipato di un anno i tempi di attuazione del Decreto Ronchi, per potervi apportare eventuali correttivi. La tariffa, a differenza della tassa, tiene conto della reale quantità di rifiuti prodotti da famiglie e aziende in base a coefficienti stabiliti dalla Legge. Gli unici consiglieri che avanzarono delle obiezioni, circa le ricadute negative che avrebbero colpito i cittadini, furono De Giacomi di Forza Italia – Questa è una tassa che continua a essere pagata. E i motivi sono fare cassa… Stiamo assistendo all’addossamento alle famiglie di tutti i costi che Aimag sostiene - e Valentini di Prc – Questa non è un tariffa perché non è commisurata al consumo reale. E’ una tassa che penalizza le famiglie più numerose -. Fu un passaggio forzato dalle mire di ingrandimento di Aimag; - continua Guidi – è tempo di ammettere che gli obiettivi ventilati nel 2002 non sono stati raggiunti e che la cittadinanza non ha ottenuto alcun vantaggio. Il presidente di Aimag, Massimo Michelini commentò che il passaggio da tassa a tariffa avrebbe permesso di affrontare il problema dello smaltimento dei rifiuti direttamente con i cittadini. Noi, di che fine facciano i rifiuti, una volta raccolti, non sappiamo nulla. Dov’è la trasparenza paventata da Michelini?”. La Lista avanza numerose richieste ad Aimag: “Innanzitutto il rimborso dell’Iva sui rifiuti, la trasparenza nelle varie fasi di smaltimento dei rifiuti e maggiori controlli del territorio, a partire dalle terre adiacenti l’impianto di compostaggio di Fossoli. Perché il sindaco non ha mai richiesto ad Arpa di effettuare controlli relativamente alle emissioni maleodoranti e sui terreni agricoli circostanti, palesando così la sua volontà di salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini?”. Altro nodo scoperto della nostra città, affrontato da Deanna Guidi, è quello relativo alla carenza di alloggi di edilizia popolare. “La situazione è drammatica, resa emergenziale dalla crisi che ci attanaglia. La cittadinanza necessita di alloggi Erp e allora, per far fronte a tale necessità, l’Amministrazione potrebbe recuperare ambienti fatiscenti o dismessi. I nostri amministratori dovrebbero fare un censimento degli aventi diritto, in primis carpigiani e nuclei monoparentali con figli a carico, e iniziare a dare risposte concrete, mettendo finalmente una pezza alla mancanza di lungimiranza su questo tema”.
Jessica Bianchi su Tempo del 16/04/2010
Il dibattito sulla Fondazione cresce e si arricchisce con un altro intervento di spessore: dopo le bordate del consigliere Pd RobertoArletti , stavolta è il direttore della Caritas di Carpi, Stefano Facchini, a fornire il proprio punto di vista sulla polemica scatenatasi su Palazzo Brusati.
Dal sito internet dell’ente diocesano, Facchini esordisce nella sua analisi critica con la nota dolente del disagio abitativo e delle politiche annesse, che ha più volte portato all’attenzione della dirigenza della Fondazione senza trovare risposte concrete: «Il bisogno di case a prezzi accessibili è sempre più consistente col procedere degli effetti della crisi.
Se infatti non si coglie l’occasione di quella che è unanimemente definita come la crisi economica più grave del dopoguerra, quando mai si avrà il coraggio di intervenire su un bisogno così importante come quello della casa?» si chiede Facchini.
Ed ecco le risposte che si attende: «Intendo avanzare anche al nuovo Consiglio la proposta che da anni facciamo alla Fondazione e che finora è rimasta inascoltata: investa anche in case ad affitti accessibili, in progetti di social housing! Lo hanno fatto altre fondazioni, perché quella di Carpi no?».
Insomma, tanti interrogativi per l’ente di Gian Fedele Ferrari, il cui operato di presidenza non è esente dal giudizio critico del direttore della Caritas: «La Fondazione deve essere espressione, oltre che del presidente, anche di tutti gli altri consiglieri: di indirizzo e di amministrazione.
Ora capisco che ciò che deve ‘uscire’ in modo ufficiale sia la posizione maggioritaria, raggiunta dopo il dibattito nei Consigli; arrivo anche a capire che coincida molto spesso con la posizione del presidente.
Ciò che non è credibile però - incalza Facchini - è che non vi siano posizioni discordanti o alternative o che, nel caso vi siano, non siano mai messe a disposizione del territorio, per arricchirlo.
Lo stesso discorso vale anche per il Comune e per la maggioranza che lo governa, che in questi giorni ha visto un solo consigliere prendere una posizione fuori dal coro».
Dopo il plauso all’intervento di Roberto Arletti, in chiusura c’è spazio per un’altra domanda, rivolta al nuovo Consiglio da eleggere: «Precisato che non ho nulla di personale con il presidente Ferrari, vi chiedo: è proprio così sconvolgente pensare che un territorio di 100mila abitanti possa esprimere, dopo tanti anni, altre persone oltre a Ferrari per guidare la Fondazione di Carpi?».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Che ci sia un’emergenza povertà, anche a Carpi, è sotto gli occhi di tutti.
Che si debba fare di più, ciascuno secondo il proprio ruolo, è altrettanto lampante: a ribadirlo ancora una volta ci ha pensato l’annuale rapporto dell’osservatorio diocesano, presentato ieri da Caritas Carpi e redatto sulla base delle attività delle due opere-segno principali: il centro d’ascolto Porta Aperta e Recuperandia.
«La crisi ha provocato cifre da record nei nostri centri d’ascolto - ha esordito il direttore della Caritas Stefano Facchini - casa e sovraindebitamento sono i due aspetti più critici: in particolare per la prima, urgono politiche sociali più incisive: l’acquisto di alloggi Erp da parte dell’amministrazione non basta e i privati non hanno risposto all’appello di mettere a disposizione immobili sfitti. Con la Fondazione Cassa di Risparmio Carpi si è avviato un dialogo per cercare soluzioni, la speranza è che anche gli altri dimostrino disponibilità».
Secondo Alessandro Gibertoni, responsabile del centro di ascolto, le cattive scelte del passato stanno condizionando il presente: «L’impressione è che il paradosso di oggi (migliaia di alloggi vuoti) sia il frutto della scarsa lungimiranza di ieri».
Per Porta Aperta ‘annus horribilis’ è l’unico appellativo possibile per il 2009, in cui sono aumentati sia i colloqui (4.019, +23% rispetto al 2008), sia le persone che si sono rivolte al centro almeno una volta (954, +21%, e soprattutto cifra più alta dal 1988). Emblematico un altro dato: il 6.5% dei nuovi arrivi è laureato. Anche dal punto di vista del bisogno alimentare si riscontrano numeri mai visti: le sporte erogate da Porta Aperta a seguito di colloqui, sono state 6.743 (+39% sul 2008, ma raddoppiate rispetto a due anni fa), per un totale di 794 famiglie assistite. Di queste, ben 321 si sono rivolte al centro per la prima volta nel 2009.
La disastrosa congiuntura economica ha messo in ginocchio imprese e lavoratori: «953 persone si sono rivolte a noi perché non hanno più lavoro: sono soprattutto artigiani e muratori.
Il 2010 si prospetta ancora peggio: bisogna individuare nuovi spazi; sognare può fare bene», è stato il commento di Luisa Bignardi, presidente del centro di ascolto.
«Queste attività sono il segno di una Chiesa viva - ha il vescovo Tinti - nell’anno della lotta alle povertà è avvilente constatare lo spreco enorme che produce la società di oggi.
Autorità pubbliche e istituti di credito si facciano più attenti a queste situazioni sempre più drammatiche».
Daniele Franda
(fonte: Modena Qui)
Ieri sera (Giovedì 24/09, NdR) in consiglio comunale abbiamo assistito a come una buona idea possa diventare un pessimo fatto una volta realizzata.
Il comune, dopo aver abdicato ad ogni funzione sociale e regolatrice nel mercato immobiliare, non costruendo un alloggio di edilizia popolare che fosse uno negli ultimi dieci anni (a questo servono le case popolari nei paesi “normali”: a soddisfare un bisogno ma anche a calmierare un mercato fortemente speculativo), nel momento di massima espansione dei prezzi e di massimo boom edilizio, subito prima delle elezioni lancia un bando per acquistare appartamenti, già presenti sul mercato, da destinare a ERP.
Ottima iniziativa: si prende atto che a Carpi ci sono molti appartamenti invenduti ma con prezzi fuori dalla portata della maggioranza dei carpigiani e si interviene sul sociale senza aggravare ulteriormente la cementificazione selvaggia del territorio.
Bene.
Esce il bando, dove il comune specifica che non vuole 6, 9 o 12 appartamenti, in condizioni abitabili, sparsi per la città, vuole una palazzina intera (che così diventerà un unico ghetto di famiglie in difficoltà economica) e vuole che tutti gli appartamenti siano di ampia metratura (verificheremo poi quale, al momento dell’acquisto), perché giustamente destinati a famiglie numerose.
Il criterio dell’unico edificio, che contenga solo appartamenti con i requisiti richiesti e del “nuovo”, limita la platea dei possibili offerenti ai soli costruttori. Nessuna possibilità di rivolgersi al mercato dei privati che potrebbero vendere appartamenti del tutto abitabili anche se non nuovi di zecca.
Il criterio è opinabile, ma va bene, l’iniziativa continua ad avere un suo senso e utilità.
Poi, dalla variazione di bilancio, capitolo investimenti, votata ieri sera, veniamo a scoprire quanto costerà l’operazione: più di 2,5 milioni per 12 appartamenti (ovvero 208.000 euro a appartamento).
In pratica, il comune è andato al mercato a comprare un lotto di 12 appartamenti e pagherà lo stesso prezzo al metro che avrebbe pagato un singolo per comprarne uno.
In consiglio abbiamo sentito consiglieri del PDL e del PD sottolineare come il prezzo di mercato sia buono e giusto e come non si possa “speculare” nel momento in cui si fanno acquisti di questo tipo, perchè non si può “strozzare” le imprese, come se il prezzo sancito da un mercato speculativo e caratterizzato da tutte le storture possibili fosse giusto per volontà divina.
Non abbiamo mai sentito le stesse voci levarsi contro “lo strozzinaggio” delle imprese che lavorano per il comune sulla base di aste al massimo ribasso, per investimenti o servizi in appalto (che si traduce poi in lavoro meno pagato per i lavoratori rispetto ai dipendenti comunali), ma si vede che ci sono imprese e imprese.
Né abbiamo sentito nessuno ricordare come questo prezzo “di mercato” strozzi con mutui trentennali e quarantennali famiglie appena poco più abbienti di quelle in graduatoria per un alloggio ERP.
In questo modo, il comune continua a rinunciare a una delle funzioni dell’edilizia popolare (concorrere ad evitare prezzi esosi sul mercato immobiliare), rinuncia ad un criterio di economicità nell’acquisto di un bene (ma si è mai sentito di un soggetto che acquisti un lotto, di un qualsiasi bene, allo stesso prezzo di un pezzo singolo?), rinuncia ad aumentare il numero di alloggi a disposizione per le famiglie in graduatoria (che ricordiamo sono circa 500!) a parità di spesa, utilizzando criteri pretestuosi per evitare di andare sul mercato e consentire a qualunque proprietario di immobili, anche magari la famiglia che ne ha uno solo da vendere, di poter fare la sua offerta.
In compenso farà molto felice l'impresa costruttrice, che in un momento in cui nessuno compra, riesce a piazzare 12 appartamenti in un colpo solo, con un unico contratto a un prezzo che gli garantisce tutti i profitti del caso.
L'impresa ringrazia e parte a costruire la prossima palazzina, che il prossimo anno magari quei gonzi del comune saranno pronti un’altra volta a togliere a loro o ad altri costruttori, le castagne dal fuoco, ovviamente a prezzo di mercato, cioè al prezzo di lor signori, con la scusa del sociale.
Noi abbiamo votato contro, perché vogliamo case e appartamenti per il sociale, ma vorremmo evitare che questi venissero acquistati gettando i soldi di noi tutti dalla finestra e facendo, al solito, assistenza sociale più ai cementificatori, che alle famiglie.
Un suggerimento al comune: l'idea è e rimane buona ma la prossima volta, nel bando, metteteci un prezzo massimo, aprite al miglior offerente come fate per ogni servizio di cui vi servite al massimo ribasso, e rinunciate ai pretesti per cui una famiglia che ha diritto ad un alloggio ERP non può convivere con famiglie “normali”, come se fossero spazzatura da nascondere sotto il tappeto. Scommettiamo che troverete un sacco di proprietari disposti a vendere a 1000€ al metro quadro, per appartamenti abitabili e magari anche nuovi e seminuovi?
25 settembre 2009
(http://www.lorenzopaluan.net/)
HO LETTO che il comune di carpi starebbe acquistando n.12 alloggi al prezzo di 2,5 mln di euro, ovvero al prezzo medio unitario di circa 208.000 euro.
HO LETTO che li starebbe acquistando da Unieco su un lotto gia' edificato di 48 appartamenti e alcune villette del tutto o quasi invenduto (a me risulta venduto un solo appartamento) .
CREDO che il prezzo pagato dalla Giunta con i nostri soldi sia enorme in considerazione del fatto che l'azienda, in mancanza della offerta comunale, vedrebbe marcire (come meriterebbe) i frutti dell'ennesimo tentativo di speculazione (Unieco e quella che ci ha regalato la nuova piscina comunale in luogo della vecchia cantina sociale di carpi)
CREDO inoltre che vista la contiguita' politica tra gli attori in campo (l'azienda e la giunta comunale) la conduzione della trattativa sara' stata estremamente celere e di reciproca soddisfazione.
massimiliano meletti
Caro Carpizerove
sempre che la notizia sia vera
ecco un intervento che suscita domande che non possono non ricevere "soddisafazione" dagli addetti ai lavori...sennò tutto sto scriverci non serve a niente.
senza far polemiche ma per aiutarci a capire, valutare, approvare o disapprovare ma in serenità, da uomini "di ragione" e non di "basso ventre".
Ciao
Davide Cattini
Quelllo che è senz'altro vero è che giovedì sera in consiglio è stata approvata dalla maggioranza la variazione al bilancio 2009 che stanzia la somma di 2.550.00€ per l'acquisto di 12 appartamenti.
E' agli atti.
A questa dovraà seguire (suppongo) la delibera vera e propria per l'acquisto.
Spero che nel frattempo la giunta rinsavisca e provi a chiedere almeno uno sconticino.
Un giudizio sull'esito di questo bando e su come avrebbe potuto essere fatto per evitare un esborso di queste dimensioni, lo trovate sul mio sito o tra le mie note su facebook
In casi come questo, in genere, non si procede con una pubblica gara dove offerenti (tanti offerenti) si presentano e l'acquirente pubblico valuta e decide in base a parametri di convenienza sulla base di valutazioni e votazioni pubbliche e condivise? Non è stato (o non sarà) così in questo caso?
Un cittadino.
comprare allogi a 208.000 l'uno con i nostri soldi!!!
e' una presa in giro...
e poi unieco pensa di vedere gli altri alloggi...
quando in un quartiere ci sono appartamenti destinati ad alloggi pubblici...???
Attendiamo di conoscerne i particolari.
Vorrei dire di più.
Ma mi fermo,esorto però gli amici di Carpizeronove a cogliere tutta l'importanza (direi i vari motivi che costituiscono l'importanza) di questa notizia.
Questa è vera carne al fuoco. Altro che gli episodi da stanza ovale di cui sono pieni i "grandi" (???) giornali nazionali.
Davide Cattini
Inviamo alla vostra attenzione una replica dell'assessore comunale ad Ambiente ed Urbanistica Simone Tosi al capogruppo della lista Carpi a 5 stelle-Rifondazione Comunista Lorenzo Paluan pubblicata nell'edizione di oggi del vostro giornale
Alcune precisazioni al consigliere Paluan vanno fatte.
Innanzitutto il consigliere ignora, pur se informato in Consiglio e sui mezzi di informazione, che fare un parco dove vuole lui comporterebbe una spesa solo per gli espropri superiore ai 13 milioni di euro, a quali si dovrebbero aggiungere risorse per realizzarlo arrivando ad una spesa di 16 milioni di euro. Si dice che si potrebbe fare questo a stralci, ed è vero, ma 16 milioni di euro alla fine bisogna sempre reperirli.
In secondo luogo questa amministrazione nel momento del suo insediamento ha ribadito la volontà di individuare un'area da riboscare ai margini della città, impegno che mi auguro possa vedere una sinergia tra maggioranza ed opposizione.
Sull'edilizia sociale vorrei portare all'attenzione del consigliere che la Giunta è impegnata a costruire progetti che vanno nella direzione sia di dare risposte al tema dell'edilizia residenziale popolare (Erp), sia a quella grande fascia di cittadini che non hanno le caratteristiche per accedere all'Erp, ma neppure a mutui per acquistare la propria abitazione a prezzi di mercato: per questo svilupperemo proposte come quella fatta in occasione dell'ultimo Consiglio per edilizia agevolata e concordata, che in pratica significa avere a disposizione della città unità abitative ad affitti inferiori anche del 25% rispetto al mercato o prezzi di vendita che sono uguali a quelle delle aree PEEP. Questo penso siano azioni che un'amministrazione progressista e riformista deve compiere per dare risposte alla città.
Infine vorrei sottolineare come le parole del consigliere Paluan siano prive di fondamento quando dice che questa amministrazione fa politiche ambientali solo a spot, ricordando i risultati ottenuti dal porta a porta sul tema della raccolta differenziata (siamo uno dei pochi comuni a pari dimensione che ha fatto questa scelta in regione); e ancora l'introduzione in modo anticipato nel nostro regolamento edilizio di norme su bioedilizia e risparmio energetico, gli investimenti fatti sul campo del trasporto pubblico che hanno prodotto un incremento dell'uso dei mezzi pubblici (unico comune in provincia), l'incentivo e la sperimentazione di mezzi alternativi come il car sharing e bici sharing, l'individuazione dell'area della zona sportiva per inserire un impianto di teleriscaldamento, l'aver favorito con l'individuazione dell'area ed attraverso risorse comunali alla nascita dell'oasi Francesa, l'aver riboscato già ora più di 250mila metri quadrati di aree sul territorio carpigiano.
Questi a mio avviso non sono interventi spot, ma scelte concrete e tangibili di un impegno verso le tematiche ambientali: poi al meglio non c'è mai limite, ma in questi cinque anni svilupperemo ulteriormente politiche concrete verso l'ambiente.
http://simonetosi.blogspot.com/2009/08/il-comunicato-di-risposta-al.html
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Questo pezzo è stato redatto in risposta all'intervista all'assessore Tosi apparsa sulla Gazzetta di Carpi del 16 agosto e pubblicato (in sintesi) sulla Gazzetta del 21 agosto
Cominciamo dalla questione dell'edilizia sociale (sociale, non quella convenzionata che di fatto è un regalo alle imprese costruttrici!): se questa giunta dimostrerà di poter ridurre la richiesta di case per i bassi redditi, in affitto o in proprietà, saremo i primi ad applaudirli. Dato che numero di alloggi e liste d'attesa sono dati oggettivi, anno dopo anno misureremo nei fatti questo impegno e speriamo per tutti che la giunta lo mantenga.
Dopodichè, dato che Tosi condivide la storia delle giunte precedenti e ne rivendica la continuità, forse servirebbe anche uno straccio di ammissione di responsabilità: se nel pieno di un disordinato boom edilizio durato anni, l'unica cosa che non è stata fatto è l'edilizia sociale, non è un accidente del destino, è stata una scelta politica che lui ha condiviso.
Noi non siamo contrari alla costruzione di case, siamo contrari a che questo avvenga, come è avvenuto fino ad oggi) in un modo parossistico e sganciato dai bisogni reali, a fini speculativi e in modo delirante per quanto riguarda la gestione del territorio: fatevi un giro a Carpi Sud, zona morbidina:, e chiedetevi se "Carpi è più bella" con questi quariieri formicai di villette e palazzine inframmezzati a capannoni, che si infilano nella campagna. Un tipico esempio di sprawl urbano, che nei paesi con una programmazione territoriale degna di questo nome sarebbe visto con orrore.
Per quanto riguarda l'elettrodotto di migliarina, siamo alle solite: se c'è da fare una rotonda con esproprio, o il super mega cavalcavia con svincoli degni di un'autostrada sul passaggio a livello di Fossoli, i soldi saltano fuori. Se c'è da fare qualcosa per preservare paesaggio e ridurre i disagi per i cittadini, ci sono i vincoli di bilancio. E' una questione di scelte, secondo noi le giunte passate e questa continuano a fare quelle sbagliate.
Infine il mitico grande parco urbano: non è un tema che si possa affrontare con un "vedremo". O c'è la volontà o non c'è.
Una cosa del genere se la si vuole fare la si fa sottraendo terreno al cemento previsto nelle aree a ridosso del centro ancora disponibili: occorre rivedere tutto il piano dell'area a est della ferrovia e occorre farlo ora, prima che sia riempita da una colata di mattoni e cemento di cui nessuno sente il bisogno se non chi ha capitali liquidi da investire a fini speculativi.
Se non ci sono i soldi per farlo, intanto tuteliamo il terreno che vogliamo che lo ospiti e confrontiamoci con i proprietari dell'area.
L'amministrazione di Correggio ha fatto il suo parco perchè lo ha voluto e ci credeva (e suppongo fosse vincolato alle stesse politiche di spesa e investimenti che evidentemente vincolano Carpi). La differenza è che per gli amministratori PD carpigiani (e non parliamo dei partiti alleati, che si sono autocondannati ad una imperitura ininfluenza su qualsiasi vera decisione amministrativa) le politiche ambientali sono e restano accessorie e "cosmetiche" (basta guardare anche l'arretratezza con cui trattano i temi del risparmio energetico per la macchina comunale, ad esempio)
I tempi ci chiedono un radicale cambio di mentalità, l'amministrazione di Carpi invece sta adottando una politica del tutto speculare al governo di Berlusconi: aspettare che passi la nottata (sempre che passi!), per tornare a far fare affari ai soliti noti, menando un po' al cerchio e un po' alla botte, con una visione di brevissimo periodo.
Questa maggioranza ha cinque anni di tempo per dimostrarci che sbagliamo, noi saremo pronti a fare la nostra parte in modo propositivo.
(Fonte http://www.lorenzopaluan.net)
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«Servono più case popolari»
E sull'elettrodotto Tosi è lapidario: non sarà interrato
Da poche settimane siede sulla bollente poltrona di assessore all'urbanistica che è stata, prima di lui, di Mirko Arletti ma la sfida non sembra impressionarlo. Simone Tosi ha già due mandati di consigliere comunale, dei Ds prima, del Pd poi.
Tosi non si fa impressionare dalle polemiche che hanno accompagnato la crescita urbanistica di Carpi e getta acqua sul fuoco in questa nuova stagione che lo vede alla guida del settore dell'edilizia privata e dei servizi ambientali ed energetici.
Come andiamo con l'elettrodotto di Migliarina?
«Questa amministrazione nasce nel segno della continunità con quella che ha amministrato Carpi nel precedente quinquennio: le scelte compiute negli anni scorsi le ho condivise e non credo che nelle linee strategiche, in urbanistica, ci sia da cambiare. Per l'elettrodotto di Migliarina, nonostante le legittime proteste di alcuni residenti, l'opera non verrà modificata; mancano solo alcuni passi per avviare ai lavori. Spostare l'elettrodotto è necessario per la città, interrarlo non è compatibile con le nostre risorse finanziariare».
E sulla cementificazione degli ultimi anni? A Carpi si è costruito tantissimo.
«Condivido l'impressione di tanti e che cioè si sia costruito parecchio. I ritardi nell'approvazione del Piano Regolatore avevano compresso la domanda di case e l'approvazione del Prg ha dato sfogo a questa domanda; ma occorre ricordare che era stato studiato per una città di 70 mila abitanti e oggi siamo in 67 mila, ci sono ancora aree teoricamente disponibili per insediamenti civili, industriali e commerciali che non sono state sfruttate. Il momento non è favorevole per ulteriori edificazioni, valuteremo il da farsi».
Ci sono tanti alloggi invenduti e sfitti
«Non tanti quanti sostengono alcuni: ho sentito cifre che vanno da 3 mila a 6 mila appartamenti vuoti, ma nessun dato oggettivo. Soprattutto non ci sono alloggi di edilizia convenzionata o sociale disponibili, che sono quelli che ci premono di più e che cercheremo di favorire. Rimane il tema della riqualificazione di aree già costruite ai tempi della prima espansione urbana di Carpi con standard ormai lontani da quelli attuali»
E le aree verdi? In passato siete stati accusati di puntare solo sui mini-parchi di quartiere.
«E' vero, ma gli strumenti urbanistici ci consentivano quello. Sono d'accordo che forse è giunto il momento di pensare a un grande 'bosco urbano' da realizzare a ridosso della città, quanto meno di aprire un dibattito sul come e sul dove, fermo restando che negli anni scorsi abbiamo realizzato anche un' oasi ecologica importante come 'La Francesa' a Fossoli. Abbiamo evidenti vincoli di bilancio anche perchè, nei prossimi anni, ci verranno a mancare sempre più le risorse offerteci nel recente passato dagli oneri di urbanizzazione pagati dai costruttori».
Sul parco fluviale del Secchia, che interessa Carpi e le Terre d'Argine, gli agricoltori sono sul piede di guerra.
«Il parco fluviale può essere un'opportunità da cogliere ma deve essere gestita. Dovremo discutere sui suoi limiti territoriali e sul regime dei vincoli per trovare vie di intesa con tutte le parti interessate».
http://simonetosi.blogspot.com/2009/08/intervista-rilasciata-alla-gazzetta-di.html
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Accelerare i progetti già in essere; nei nuovi piani particolareggiati convenzionare la costruzione dell’erp e non del parco (misura conveniente anche per i lottizandi).Enrico Campedelli
Piano quinquennale di case popolari da dare ai carpigiani anche in affitto mediante nuova costruzione o acquisto diretto ed aggiornamento dei requisiti dell'accesso e alle contribuzioni sociali. (programma Idv)Lorenzo Paluan
Una nuova politica per la casa
Il piano di 500 nuovi alloggi di edilizia popolare previsto dalla giunta e mai realizzato deve essere ripreso, non necessariamente attraverso nuove costruzioni, ma attraverso l’acquisizione dell’invenduto presente sul territorio.
Il Comune deve utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per far sì che anche la Fondazione Cassa di Risparmio decida di investire parte del suo patrimonio in immobili da destinare all’affitto a prezzi calmierati
Da un commento di Davide Cattini del 29 aprile 2009:
E’ vero o no che il Comune acquisterà a prezzi stracciati (1000/1200 €/mq)
da costruttori in difficoltà, visto che qualche ricco investitore ha già
cominciato a farlo?
Se no, perché no?
Se sì, alcune domande:
PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO
Lo vorrà fare anche la mafia o la camorra o la ndrangheta: come bloccarli?
PROBLEMA DI CARATTERE FINANZIARIO
Vista l’offerta ghiotta, perché insistere a costruire nuovi alloggi?
PROBLEMA MANUTENTIVO
L'edilizia in questi anni ha dato prodotti esteticamente belli, qualitativamente inferiori a quello cui eravamo abituati almeno qui da noi: Chi acquista lo sa che andrà incontro a contenziosi su tutto? E’ pronto ad affrontarli? E come?
PROBLEMA DI GIUSTIZIA SOCIALE
A Carpi gli spiantati non mancano. Ma 1) alcuni sono spiantati di recentissima acquisizione: per la serie dalla Campania con furore e…senza soldi, né arte, né parte. 2) altri sono spiantati immigrati - portandosi dietro moglie 2-3 figli suoceri e suocere - che non possono non aver bisogno di aiuto visto che si sono messi in condizione di non farcela 3) a Carpi ci sono troppe ragazze madri finte mentre per contro ci sono molte madri sposate in difficoltà. Cosa si può fare nella gestione degli alloggi sociali per scoraggiare questi comportamenti errati ed in alcuni casi anche ingannevoli?
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