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Siccome credo nella trasparenza e nella circolazione delle idee, cercherò di dare una risposta qui.
Il 16 gennaio ho creato la mappa degli hot-spot a Carpi inserendo sia quelli del progetto CarpiFi che quelli già esistenti.
Qualche giorno fa è apparso un articolo sul quotidiano ModenaQui che si interrogava in particolare sulla disposizione degli hot-spot in punti dove il servizio era già presente grazie all'offerta di privati.
Confesso che anch'io nel realizzare la mappa mi ero stupito della presenza di nuovi hot-spot a fianco di alcuni già funzionanti quando rimanevano comunque scoperte così tante altre zone.
E mi ero anche stupito della collocazione di alcuni hot-spot.
Altre domande mi sono nate dalla recente campagna Sveglia Italia lanciata dal mensile Wired che ha pubblicato un manifesto per portare il Wi-fi gratis per tutto il 2011 in 150 piazze d'Italia. Bastava che il sindaco inviasse una mail per "candidare" la propria città. In una settimana sono pervenute oltre 200 richieste. Il tutto sarà fatto secondo gli standard del kit open source creato dal Consorzio delle università romane (il Caspur) per la Provincia di Roma: obiettivo, la creazione di una “rete di reti” dove con un unico account e un’unica password tutti possano navigare gratis in tutta Italia.
In attesa quindi di superare il giro della ruota, l'aiuto da casa, l'estrazione e l'aiuto del computer su giuntacarpi.org e di poter quindi formulare l'intervista ufficialmente all'Assessore competente, raccolgo qui alcune domande (alcune di ModenaQui e mie) sul progetto Carpi-Fi.
Ad ogni domanda faccio seguire anche una o più possibili risposte che mi vengono in mente. Se avete altre domande e/o altre risposte aggiungetele nei commenti... sempre in attesa di quelle ufficiali.
- Quale dovrebbe essere l'obiettivo di questo progetto?
- Con quale criterio sono stati posizionati questi punti di accesso in presenza di altri già esistenti e che offrono lo stesso servizio, se non uno migliore? (Domanda di ModenaQui)
L'unico criterio che mi sembra di ravisare per la disposizione degli Hot-spot di CarpiFi è quello di aver seguito l'infrastruttura già esistente per la videosorveglianza le cui telecamere sono connesse alla fibra ottica di Lepida - compagine a capitale pubblico (18 milioni) nata per realizzare in fibra ottica il collegamento a banda larga fra tutte le amministrazioni pubbliche dell'Emilia Romagna. - di cui il Comune di Carpi è socio.
Mi sembra che gli obiettivi di una rete WiFi, però, dovrebbero essere diversi da quelli di una rete di videosorveglianza. Mentre ad esempio può aver senso videosorvegliare il piazzale della stazione, faccio fatica ad immaginarmi di scaricare la posta sullo smartphone nell'aiuola al centro di quel piazzale.
Ovvio che veniva più comodo piazzare le antenne dove c'era già la connessione. Ma anche questo dipende dal sistema che si intende realizzare. Il Comune di Correggio, ad esempio, ha realizzato una rete di ripetitori HiperLan che "diffondono" la connessione su tutto il territorio. Chi volesse connettersi deve solamente comprare un'antenna e avrà l'accesso gratis fino al 2014.
Sulla qualità del servizio offerto, io dubito (a differenza di ModenaQui) che gli hot-spot già esistenti offrissero un servizio migliore (a casa mia riesco a connettermi all'antenna del foro boario a distanza di quasi un centinaio di metri) se non per il fatto di non limitare l'accesso gratuito ad un'ora al giorno. Ma dubito anche che sia preferibile una qualità eccelsa in pochi punti d'accesso che non una buona in molti.
- Non era forse più opportuno coprire aree prive di qualsiasi connessione? (Domanda di ModenaQui)
Io penso proprio di sì, almeno inizialmente. Di sicuro aree in cui già i privati offrivano un servizio analogo (mettiamo anche peggiore) potevano essere inizialmente tralasciate.
- Non avrebbe più senso posizionarli nei punti dove la gente si può sedere con il portatile o il telefono?
A me i primi luoghi che mi verrebbe in mente di "coprire" con la rete sono bar e ristoranti.
Un progetto di questo tipo avrebbe avuto il doppio vantaggio di fornire un servizio ai cittadini e di aiutare le attività commerciali ad offrire un valore aggiunto al loro servizio.
Eventualmente il comune poteva concentrarsi sui luoghi pubblici, penso però più ai parchi che non le strade e le piazze. Uno dei problemi potrebbe essere la continuità del servizio: un bar può chiudere e quindi non rendere più disponibile il servizio. Ma se i punti sono tanti e ognuno serve solo l'area di propria pertinenza il problema sarebbe risolto a monte.
Ovvio che bisognava avviare una programmazione condivisa fra pubblico e privati.
- Ma un conto è una rete unica e un conto è doversi registrare ogni volta che si cambia locale. Non sarebbe penalizzante?
Anche ammesso che l'utente medio passi il tempo girando per Carpi in cerca di connessione, penso che si poteva ovviare al problema fornendo solo il coordinamento e l'integrazione dei vari hot-spot in modo che il sistema fosse lo stesso e le credenziali degli utenti andassero bene per tutti gli hot-spot.
- Ma veniamo ai costi, quanto è costato il progetto CarpiFi e cosa si sarebbe potuto fare con la stessa cifra?
Il modello GWiFi proposto da Green Geek e adottato dalla Campagna promossa da Wired (vedi sopra) prevede un costo una tantum di 250€ ad antenna (120€ per quelle da interno) ed un canone annuale di 120€ ad hot-spot per la gestione del servizio.
Con i 250.000€ messi a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio per questo progetto era ipotizzabile creare un incentivo per tutti i gestori di locali (bar, ristoranti, etc.) che lo desiderassero affinchè si dotassero di un sistema del genere. Così a occhio e croce, anche volendo fare un incentivo che coprisse il 100% delle spese (ma sono convinto che molti gestori sarebbero stati disposti anche a partecipare alla spesa) mi sembra che si potessero dotare più di 150 esercizi della tecnologia necessaria (250*150=37.500€) e pagare ad ognuno il canone per 10 anni (120*150*10=180.000€).
- A Carpi invece siamo riusciti a mettere 15 hot-spot, in posti a volte improbabili, che forniscono una sola ora di connessione al giorno. Come mai?Io sinceramente, finchè non ho cominciato a leggere di progetti come quello di Green Geek, non avevo un'idea di quanto costasse la cosa. Adesso mi piacerebbe conoscere più nel dettaglio come sono stati spesi quei 250.000€.
Il limite di un'ora di connessione al giorno è la cosa più assurda e penalizzante del progetto, penso che la possibilità di vendere le ulteriori ore di connessione sia la controparte richiesta dalla società Net&Work in cambio della fornitura del servizio.
Alla fine un accordo pubblico privato c'è stato ma invece che beneficiarne 150 attività carpigiane ne potrà beneficiare solo una di Correggio.
Le ultime dichiarazioni relative alla nuova scuola di Cibeno tornano a tirare in ballo il "Patto di stabilità" e i toni sono sempre gli stessi:
Grazie all'Unione Terre D'Argine, che non deve sottostare al patto di stabilità imposto dai comuni dal governo.come in altre occasioni:
Il patto di stabilità ci paralizza (08/11/2010)
Il Patto di stabilità punisce il Comune di Carpi (24/06/2010)
Il patto di stabilità limita fortemente la nostra progettualità (26/06/2010)
le risorse sono bloccate dall'attuale patto di stabilità (24/06/2009)si trasmette continuamente l'idea che il Patto di Stabilità sia una cosa negativa.
Ora, cos'è questo Patto di Stabilità?
Per quello che posso aver capito io (non me ne vogliano i "tecnici" che seguono questo blog, anzi ci aiutino a capire con commenti più precisi) il Patto di Stabilità nasce dapprima come accordo tra i paesi dell'Unione Europea come strumento di controllo dell'indebitamento, il patto di non eccedere nel deficit e nel debito pubblico per non rischiare di creare situazioni di instabilità che possano poi danneggiare gli altri paesi membri (vedi quanto successo a Grecia e Irlanda).
Perchè il contrario di stabilità è instabilità. Economica, politica, sociale.
I singoli paesi poi elaborano un Patto di stabilità interno con cui pongono dei limiti all'indebitamento degli enti territoriali (regioni ed enti locali).
Ecco il punto: si possono fare tutte le critiche che si vuole ai criteri che vengono stabiliti (eccessiva rigidità, opportunità o meno di applicarli al singolo bilancio di esercizio, rischio di rallentare l'economia riducendo gli investimenti, etc.) ma non si può che ritenere urgente e pressante il problema dell'eccessivo e sconsiderato indebitamento a partire da quello dei singoli individui e famiglie fino ad arrivare a quello degli stati. Perchè questa è la causa della crisi attuale!
Affermare che "grazie all'Unione Terre d'Argine" possiamo eludere al Patto di stabilità mi sembra come quel padre di famiglia che, tornando da un colloquio con la banca, dicesse ai propri figli: "la banca non mi voleva concedere il mutuo per comprare la casa nuova, perchè devo ancora pagare quello vecchio e faccio già fatica ... allora l'ho fatto intestatare alla nonna!" ... Grazie papà!
Il buon padre di famiglia non dovrebbe pensare a come eludere le regole per fare altri debiti (soprattutto se il lavoro non va più bene come una volta, se ha già venduto le ultime azioni che gli davano un po' di rendita e gli ultimi pezzettini di terra che aveva ereditato dai suoi avi) ma, una volta soddisfatti i bisogni fondamentali dei suoi figli, deve pensare a tutto quello che può fare per diminuire il debito che lascerà dietro di sé, anche a costo di imporre alla famiglia qualche sacrificio. Per lasciare ai suoi figli un po' di stabilità.
Perchè il contrario di stabilità è instabilità. Economica, politica, sociale.
(Fonte: AGI) Ari
L'idea è di un paramedico ed è riportata anche da Wikipedia insieme a tutte le perplessita che essa genera.
Rimango ancora più perplesso, però, di fronte al "vademecum" che con i MIEI (e i tuoi!) soldi l'Assessore alla Sicurezza ha fatto stampare e distribuire con l'ultimo numero di Carpi Città.
Il cartoncino di colore giallo che tutti, soprattutto anziani e minori, dovrennero "mettere vicino al telefono di casa" riporta una lunga serie di numeri da chiamare "In Caso di Emergenza".
Specifico, a onor del vero, che si tratta soprattutto di "emergenza truffe" e che si fa riferimento anche a finti addetti di aziende (energia elettrica, gas o altro) che potrebbero venire a bussare a casa.
Detto anche questo mi chiedo comunque in caso di quale emergenza, secondo l'Assessore, mia nonna o mio figlio, dovrebbero chiamare nell'ordine riportato dal cartoncino:
- centralino del comune
- quicittà
- IAT
- servizi sociali
- centro per le famiglie
- centro immigrazione
- carpi formazione (!!!)
- polizia municipale
- protezione civile
- carabinieri
- polizia
- vigili del fuoco
- guardia di finanza
- tribunale
- giudice di pace
- ospedale
- pronto soccorso
- croce rossa
- croce blu
- guardia medica
- qui sanità
- consultorio
- cimitero
- ATCM
- ferrovie
- AIMAG
- poste italiane
- radio taxi
- pubbliche affissioni
- S.O.S. truffa
- centro per l'impiego
- ufficio entrate
- INPS
- ENEL
Infine mi chiedo:
- Era davvero una opera che il nostro Comune non avrebbe potuto realizzare con le sue risorse interne senza la consulenza (gratuita?) della Web Agency Main Street di Modena?
- Tanto per dare una mano all'economia locale, nessuna azienda di Carpi avrebbe potuto fare la stessa cosa allo stesso prezzo?
Dopo la bocciatura del nostro emendamento al bilancio che prevedeva l'investimento di 1 milione di euro in impianti fotovoltaici, abbiamo deciso di non arrenderci alla mancanza di innovazione di questa maggioranza e grazie alla segnalzione di un cittadino siamo venuti a conoscenza di un'interessante iniziativa del comune di Lugo, per dotare scuole ed edifici comunali di impianti per la produzione di energia fotovoltaica, senza doversi accollare l'investimento iniziale.
Sfruttando i meccanismi previsti dal Conto Energia, il comune di Carpi può mettere "a gara" i tetti dei suoi edifici, chiedendo alle aziende interessate a investire nel fotovoltaico di installarci sopra i loro impianti, con una concessione ventennale, in cambio di un modesto canone e dell'azzeramento delle bollette elettriche.
Certo, sarebbe più redditizio comprarsi e gestirsi direttamente gli impianti, ma dato che il comune non ha soldi da investire per il fotovoltaico (anche se per strade e parcheggi fino ad oggi li ha sempre trovati...), riteniamo che questa sia un'ottima soluzione per cominciare a colmare il ritardo delle politiche energetiche di questo comune e cominciare a risparmiare qualche decina di migliaia di euro in bollette.
Lorenzo Paluan
Gruppo Consiliare
Lista Civica Carpi a 5 Stelle beppegrillo.it
Partito della Rifondazione Comunista
Il taglio dei finanziamenti al canile ha provocato uno strascico di polemiche, repliche...
e ancora polemiche.
Come quelle sollevate dalla capogruppo di Alleanza per Carpi Giliola Pivetti, che sul blog Carpizeronove ha segnalato «una spesa del Comune di 9mila euro, dati all’Agenzia per la Mobilità» al fine di condurre uno studio «per convincere i dipendenti comunali ad andare al lavoro in bicicletta».
Un plateale spreco, secondo la consigliera, che avrebbe visto meglio questi soldi impiegati a favore del canile: «E’ un Comune che non sa badare neanche a se stesso: se l’Associazione del canile mollasse tutto, l’attività dovrebbe essere svolta dal Comune con spese ben superiori».
D’altronde la cifra è pressappoco uguale, e c’è più di un segnale che indica come quantomeno superflua la spesa per questo studio.
In pratica si tratta di predisporre, da parte dell’Agenzia per la Mobilità di Modena, un piano di spostamenti casa-lavoro dei dipendenti comunali a favore di una mobilità meno impattante.
E’ il settimanale Voce, nel numero datato 28 gennaio, a spiegare con dovizia di particolari le intenzioni dell’amministrazione.
E a indicare in Fabio Stampini il tecnico designato nella realizzazione dello studio.
O almeno colui che dovrebbe esserlo, perché il diretto interessato, sorpreso di essere stato chiamato in ballo, fa sapere di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale: «Ad oggi (ieri per chi legge, ndr) - spiega Stampini - non ho ricevuto nessuna conferma di questo incarico.
Anche perché siamo in attesa della risposta da parte del Comune alla nostra proposta.
Dovrebbe arrivare a breve, ma a quanto ne so non è ancora arrivata».
Stampini è un esperto del settore: nel 2008 ha condotto uno studio sugli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti delle aziende del Distretto ceramico e un altro, analogo, per conto del Comune di Maranello e la Ferrari.
Forse è stata la sua esperienza a far accostare il nome allo studio da realizzarsi per Carpi e i dipendenti del Comune.
Voce prosegue elencando quelle che secondo il Comune potrebbero essere le possibili azioni di mobility management, come il ‘car pooling’, il ‘car sharing’ (ma il servizio è stato dismesso dal 1° gennaio di quest’anno), tariffe agevolate per l’utilizzo dei mezzi pubblici e il potenziamento della ciclabilità, con addirittura la possibilità di ‘servizi accessori, come spogliatoi con docce’ all’arrivo in ufficio.
«A dir poco originale - commenta Stampini - in ogni caso quelle elencate sono le normali alternative per la mobilità sostenibile.
Ma se hanno già pensato alle varie soluzioni, perché fare questo studio?».
Daniele Franda
(fonte: Modena Qui)
Una delle delibere che si approvano contestualmente al bilancio riguarda la percentuale di pagamento dei servizi a domanda individuale da parte dei cittadini (percentuale di copertura).
A proposito di trasparenza: la delibera dice che il Comune di Carpi ha una copertura pari al 45,06 % ma non è vero.
E' ovvio che, per avere una percentuale veritiera, devo avere un costo veritiero.
I costi però non sono completi, infatti per far funzionare un nido, o le onoranze funebri o la colonia di Valsugana non basta calcolare il personale che vi lavora o le spese evidenti, serve anche calcolare tutto quello che è più indiretto: l'impiegata della ragioneria che tiene i conti, l'addetto ai lavori pubblici che è intervenuto, una quota del dirigente che segue quel servizio, una quota dell'assessore, ecc.
In una parola: tutto ciò che contribuisce a far sì che quel servizio esista.
Se no, che senso ha chiamarlo “Centro di costo”?
Per quale motivo gli organi di controllo non sollevino questo aspetto mi è ignoto.
Conosco invece il motivo per cui il Comune si comporta così: dimostrare che sa lavorare con efficacia e a costi contenuti. A volte è così, a volte per niente.
Giliola Pivetti (ApC)
In attesa che questi documenti (che hanno, per ora, natura di provvisorietà) siano resi disponibili sulla rete civica, è possibile leggerli e/o scaricarli da qui:
- Relazione Previsionale e Programmatica 2010-2012 (pdf 226 pag. 1881Kb)
- Bilancio di Previsione 2010 (pdf 106 pag. 437Kb)
- Relazione Tecnica sul Bilancio di Previsione 2010 (pdf 82 pag. 537Kb)
Per questo l'idea sarebbe quella di sfruttare la "saggezza della folla" per cercare di capirci qualcosa di più. Magari tra voi lettori di carpizeronove c'è qualcuno che ne capisce un po' di bilanci, magari c'è qualcuno che, per lavoro o professione, si intende di qualche capitolo in particolare (di ambiente, di trasporti, di edilizia, etc), magari...
Oltre ai tre documenti al leggere ho predisposto alcuni strumenti per raccogliere le analisi, i dati, i dubbi e le domande che ci verranno leggendo. Le semplici linee guida di questo progetto si trovano qui.
Nota finale per gli addetti ai lavori (tra i lettori di carpizeronove figura anche qualche consigliere e qualche assessore): ricordate che "domandare è lecito e rispondere è cortesia" e che "le domande non sono mai stupide, le risposte possono esserlo", quindi se a chi legge il bilancio venisse qualche dubbio o domanda che voi considerate ingenuo o sciocca siete pregati di non fare facili ironie ma semplicemente, se vi considerate abbastanza cortesi, di rispondere nel modo più semplice possibile.
Grazie a tutti,
Marco Pignatti
Nessun servizio tagliato ma solo riorganizzazione
In riferimento al comunicato stampa diffuso in giornata dalla Diocesi di Carpi sul tema “Tra sussidiarietà ed esternalizzazione”, l’amministrazione comunale interviene con un proprio contributo. Premesso che sarebbe buona norma esprimere valutazioni basandosi su fonti ufficiali e dati certi, anziché su indiscrezioni ufficiose e polemiche costruite ad arte sulla stampa locale, sulla questione, posta dalla riflessione dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, dei ‘tagli in Comune’ sono necessarie alcune precisazioni essenziali. E’ errato parlare di ‘tagli a servizi sociali (Centri di accoglienza), culturali (Biblioteca) e informativi (Quicittà)’ in quanto tutti questi servizi vengono del tutto mantenuti nelle loro attuali composizioni anche per il 2010, anzi per il settore ‘servizi sociali’ e per quello ‘pubblica istruzione’ è previsto un potenziamento, proprio come richiesto nel documento della Diocesi.
E’ vero invece che, a fronte della situazione di crisi generale, nazionale e non certo solo carpigiana, dovuta, come noto, in buona parte alle scelte del Governo centrale e al mancato rispetto da parte dello Stato degli impegni presi nei confronti degli enti locali, alcuni servizi verranno riorganizzati operando una razionalizzazione che vedrà una maggiore valorizzazione delle risorse interne.
Anche le affermazioni riguardanti i lavoratori delle aziende appaltatrici di servizi che hanno in essere contratti col Comune sono da considerare errate: si tratta di naturale scadenza di contratti o riduzione di essi. In conclusione l’amministrazione afferma la propria disponibilità e formula l’auspicio che un serio e condiviso dibattito sul tema della ‘sussidiarietà’, nel 2010 in arrivo, possa concretizzarsi con il massimo impegno di tutti i soggetti, pubblici, privati, dell’associazionismo, che stanno lavorando da tempo per dare sempre più opportunità alla nostra comunità.
Comunicato n° 115
Comunicato stampa
L’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro interviene in merito ai tagli del Comune. Colpiti i servizi sociali, culturali, informativi. Va aperta una riflessione
Tra sussidiarietà ed esternalizzazione
L’onda lunga della crisi sta arrivando ai bilanci comunali, costringendo le amministrazioni comunali a dolorosi tagli per chiudere i conti. E’ di questi giorni la notizia di tagli a servizi sociali (centri di accoglienza), culturali (biblioteca) e informativi (Quicittà), che scatteranno dal 1° gennaio attraverso la chiusura di rapporti con aziende appaltatrici e cooperative sociali.
Pur comprendendo la necessità di ridurre le spese (e questo non può mai avvenire in maniera indolore), alcune riflessioni sulla natura e sul modo con cui questo si sta perseguendo paiono d’obbligo.
Innanzitutto non sembra assolutamente opportuna una riduzione ai servizi sociali. In questo periodo in cui i bisogni stanno aumentando, anche pochi euro investiti in maggiori servizi sono fondamentali per chi è in difficoltà; anzi: è in periodi come questi che i servizi sociali andrebbero potenziati.
Inoltre, in questa vicenda si ha la netta sensazione che i lavoratori delle aziende che hanno contratti con il Comune siano di serie B. Dal 1° gennaio alcuni lavoratori che da anni sono impiegati nell’ambito pubblico perderanno il posto, o si vedranno calare le ore retribuite; il tutto con scarsissimo preavviso, senza confronti sindacali, senza un percorso concertato. Un comportamento assai difforme – per non dire contraddittorio – rispetto a quello normalmente applicato quando si parla di impiego pubblico o di difesa dei lavoratori.
Infine, gli episodi summenzionati segnano quanto sia urgente un profondo dibattito sulla sussidiarietà a Carpi. Da un lato, il non aver chiarito davvero la differenza tra sussidiarietà ed esternalizzazione, tra chi gestisce il servizio e chi deve governarlo, né in quali confini deve stare il Pubblico e in quali il Privato, è alla base di quanto sta succedendo. Dall’altro, questa situazione poteva (e può ancora) essere un’opportunità per accelerare nella direzione di rafforzare realtà territoriali, riconoscendone valore sociale, competenza e professionalità, eventualmente pensando ad un percorso per maggiori spazi nella gestione di servizi.
E’ auspicabile che questa situazione rappresenti l’occasione per discutere anche di questo, e per identificare linee strategiche d’intervento che vadano al di là dell’urgenza e delle necessità di bilancio.
Ufficio Stampa Diocesi di Carpi – Tel: 059 687068 / Fax: 059 630238
Annalisa Bonaretti: 338 8803090 - Benedetta Bellocchio: 338 4286662
E-mail: ufficiostampa@carpi.chiesacattolica.it
Passione nel lavoro ….......un futuro di passione
Parliamo con Andrea Maccari presidente della cooperativa sociale Il Mantello che da anni si occupa di servizi agli immigrati ed al disagio adulto, oltre che di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati,
ci parli un po' della sua esperienza.........
Il Mantello è una cooperativa sociale che nasce alla fine del 1998 con l'obbiettivo di inserire al lavoro soggetti svantaggiati (persone con disabilità, ex tossicodipendenti, persone affette da disturbi psichici, etcc), da subito incominciamo con la raccolta dei vestiti usati per poi lavorare sulla raccolta dei rifiuti (in particolare rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), dal 2002 attiviamo servizi come la gestione del Centro di Prima Accoglienza per Immigrati di Cortile, della struttura per emergenze abitative meglio nota ex Carretti e di servizi di portierato sociale e mediazione sociale all'interno di Edifici popolari oltre che di supporto all'ufficio stranieri di Carpi.
All'interno del Centro di Prima Accoglienza trovano posto famiglie in difficoltà abitative, al momento sono 25 persone tra cui donne e bambini che noi supportiamo nella gestione degli appartamenti affidati, orientamento ai servizi, orientamento alla ricerca di un'occupazione, attività educative e di doposcuola per i bambini presenti e altro ancora..., qui le ore in cui la nostra equipe interviene sono 18 settimanali
All'Ex Carretti sono ospitati 5 adulti senza famiglia con vari problemi di disagio sociale e sanitario, persone che non avrebbero un posto dove andare, qui le ore in cui la nostra equipe interviene sono 10 settimanali.
All'interno delle Case popolari Il Mantello svolge di fatto un'azione di portierato, lavorando per il mantenimento di un livello accettabile di relazione, per il supporto alle molte persone anziane e ai diversi casi seguiti dai servizi sociali, qui le ore in cui la nostra equipe interviene sono 10 settimanali
Un intenso lavoro verso le problematiche del disagio adulto, di sicuro non vi annoierete.....
Il lavoro è svolto da un educatore professionale coaudivato da un équipe formata da altri edcucatori e con il supporto di una psicologa
Il rischio è quello del born-out perchè abbiamo a che fare con situazioni di povertà culturale ed economica particolarmente pesanti e con la crisi il tutto si è ovviamente aggravato...
Avrete quindi un futuro di progetti e attività...
L'avevamo, poiché il 18 dicembre 2009 il Comune di Carpi ci ha comunicato che non ha l'intenzione di rinnovare la convenzione in scadenza il 31 dicembre prossimo.
Per noi é un colpo durissimo..., anni di lavoro e professionalità che vanno in fumo
La decisione comunicataci dall'Assessore Miria Ronchetti e dal Dirigente dei Servizi Sociali Ruggero Canulli, ci lascia spiazzati ed increduli , in un momento dove la pressione sociale si fa più insistente si sceglie di tagliare chi può aiutare a contenerla..nonostante le belle parole...
Cioè? :
Il buon lavoro ci è stato riconosciuto, hanno detto che sono soddisfatti di quello che facciamo ..
Pensi che ultimamente abbiamo seguito il trasferimento di una persona che anni fa era ospite dell'Ex Carretti, ha avuto l'assegnazione di alloggio popolare e ora è stata trasferita in una residenza per anziani. Questa persona inizialmente non aveva accettato di essere trasferita, con la nostra mediazione ci siamo riusciti.
E quindi quali sono le motivazioni portate ??
I tagli operati in bilancio !! Noi siamo ben coscienti (oltre che solidali) della situazione in cui versano le amministrazioni locali: lo Stato ha tagliato i trasferimenti, è stata tagliata anche l'ICI, proprio in un periodo come questo è assurdo. Quello che obbiettiamo , tuttavia, è come l'amministrazione non abbia, a nostro modo di vedere, assolutamente tenuto conto del contesto
Si spieghi meglio
Vede Il Mantello non è solo una cooperativa di servizi, ma anche un'organizzazione sussidiaria legata al territorio, alle sue problematiche, ultimamente abbiamo partecipato al percorso della Consulta C sull'Immigrazione dando un contributo tecnico non indifferente, gli operatori che lavorano al Mantello lo fanno con uno spirito che va oltre al percepire uno stipendio, spessso non abbiamo orari, ci troviamo di fronte a multiproblematicità come la dipendenza da sostanze, l'handicap, ildisagio psichico e siamo sempre riusciti a fare la nostra parte..
Senza contare che abbiamo lavorato in progetti di promozione culturale, vedi il Mangiamondo, con il quale visitiamo il territorio proponendo percorsi gastronomici etnici e culturali, gestiamo la mediazione linguistica culturale in alcuni centri per l'impiego della Provincia di Modena, collaboriamo in percorsi di alfabetizzazione a favore di minori e adulti in tutta la Provincia. Quindi forse rappresentiamo anche una piccola ricchezza per il territorio, sicuramente un capitale sociale ed umano non indifferente.
Ma scusi, come pensano di sostituirvi ??
Guardi, a domanda diretta, la risposta è stata : “non abbiamo nessuno” !!!Le lascio immaginare quali potrebbere essere le conseguenze cui le persone con le problematicità prima evidenzoate potranno subire o causare se lasciate a loro stesse...
Tra le altre cose mi piacerebbe affrontare il tema della sicurezza visto che, abbiamo sempre ritenuto nel nostro lavoro, un buon modo per gestirla è monitorare la pressione sociale e i conflitti; nei nostri progetti e servizi è sempre stato importante il nostro ruolo di ponte tra l'amministrazione locale ed i cittadini.
Abbiamo lavorato ad un progetto sul quartiere di Cibeno Pile per collegare le realtà associative che vi lavorano e dare un senso di comunità..
Mi permetta di fare un'ulteriore considerazione: il lavoro che svolgiamo non può essere svolto da chiunque, eventuali altre figure professionali generiche e non esperte del'ambito così delicato, ma servono professionalità specifiche, soprattutto un contesto come il nostro che abbia esperienza e sappia supportare i suoi operatori-
Il Mantello infatti ha una storia legata ad azioni specifiche nel disagio adulto e nell'immigrazione .
Nel recente convegno sul Microcredito organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, è stato messo in evidenza l'importanza del ruolo di tutoraggio (come la nostra cooperativa svolge da anni) educativo in casi di disagio sociale, economico e culturale, per usare una metafora sempre molto esplicativa, non si tratta solo di dare il pesce ma soprattutto di insegnare a pescare.
Ma il taglio è consistente ??
In termini di peso specifico è enorme..
in termini economici le do i numeri:
La nostra convenzione costa 42.000 euro all'anno (iva inclusa) per 38 ore di servizio per 52 settimane (quini comprese le sostituzioni) che comprendono tutti i servizi e le mansioni sopra descritte, in pratica tre strutture abbastanza diverse da loro, con una multieterogeneità di persone e di problematiche, all'interno troviamo anche i costi di spostamento tra una struttura e l'altra.
Insomma un prezzo sicuramente non alto per un servizio del genere.
Ma non è finita qui.
In che senso.
Nel senso che con questo taglio ci mettono in difficoltà perchè vuol dire che almeno un posto di lavoro se ne va e sa qual'è il paradosso ?
Continui..
Che noi abbiamo in carico due casi dai servizi sociali del Comune di Carpi e per i quali avevo già dichiarato l'intenzione di assumerli nel nostro ambito di inserimento lavorativo, uno da gennaio 2010, l'altro da marzo 2010.
Questo avrebbe comportato un risparmio per i servizi sociali di almeno 9.000 euro all'anno per i contributi economici diretti e ore di assistente sociale.
Quindi si può dire che in un bilancio lungimirante aggregato voi sareste costati 33.000 euro??
Si ma forse anche meno perchè abbiamo altre persone svantaggiate assunte e al territorio stiamo dando altro, come dicevo sopra stiamo partecipando ad un percorso con associazioni di immigrati e non che ha dato vita alla Conferenza sull'immigrazione svoltasi a novembre, stiamo partecipando al percorso Reti di Pace, che ha dato vita al Mercato Contadino, il tutto senza chiedere praticamente un soldo al Comune...
Nemo profeta in patria..
Direi che sia proprio il caso di proporre questa citazione.
Tra l'altro l'amarezza viene anche da come ci è stata posta la questione, dalla mancanza di un percorso di partecipazione e responsabilità.
Cioè ??
Guardi noi sono anni che chiediamo l'affidamento “chiavi in mano” di queste strutture perchè ci sentiamo maturi e in grado di farlo, il far gestire e rispondere personalmente a coloro che quotidianamente lavorano in esse è uno strumento per evitare sprechi e per sviluppare il senso di responsabilità..
Ebbene ??
Ebbene nulla, ci ritroviamo dopo 8 anni di lavoro convocati 12 giorni prima della scadenza con una comunicazione di fine servizio, direi che sia un cattivo esempio di collaborazione.
Ora cosa chiedete ''
Chiediamo che il Comune ci ripensi e ci convochi per trovare insieme una soluzione, che eviti sprechi ma che tuteli la qualità del servizio e soprattutto le persone in disagio e che vada nella direzione di una coprogettazione perchè è il modo per ottenere di più con la minor spesa.
"La giunta rossa di Carpi taglia i servizi sociali ai cittadini e paga le bollette ai nomadi per 258.300 euro. E' questa la cifra spesa dal 2006 ad oggi dall'Amministrazione di sinistra per fornire gratis energia elettrica e acqua ai 56 nomadi che occupano il campo di via Nuova Ponente. Piu' di 1.100 euro all'anno per ogni nomade presente". E' quanto afferma il consigliere del pdl della Regione Emilia Romagna, Andrea Leoni, commentando i dati forniti dalla Regione in risposta ad una interrogazione presentata alla giunta Errani lo scorso 10 settembre, e osservando che si tratta di "una cifra enorme e soprattutto ingiustificabile che offende e discrimina le migliaia di famiglie carpigiane in difficolta' che faticano ad arrivare a fine mese, che non hanno aiuti dal Comune e che devono pagare caro cio' che ai nomadi viene per assurdo regalato".
"Dai dati presentati - precisa Leoni - emerge poi che oltre al pagamento bollette Hera l'amministrazione di sinistra paga ai nomadi le spese sanitarie, i ticket, i farmaci non mutuabili e fornisce latte, pannolini e alimenti per l'infanzia, tra cui i pannoloni, fino ai 18 mesi. In questo ambito sono stati spesi 2.500 euro nel 2006, 3.900 nel 2007 e 2.400 nel 2008. E non e' tutto. Altri 630 euro nel 2006, 1.500 euro nel 2007 e 400 euro nel 2008 sono stati stanziati per non meglio specificati contributi straordinari per venire incontro alle esigenze delle famiglie nomadi".
(Fonte: http://www.libero-news.it)
Il dibattito relativo a questa delibera è stato aperto da Argio Alboresi (capogruppo Lega nord Padania), che ha sottolineato come acquistare 12 alloggi per destinarli ad Erp nello stesso stabile possa portare alla creazione di un ghetto, dove le persone possono essere poco propense a pagare le spese condominiali. "Un bando poi preparato appositamente per quel condominio, un favore ad Unieco". Lorenzo Paluan, il capogruppo di Lista civica Carpi a 5 stelle-Beppegrillo.it-Prc, ha auspicato che la delibera potesse essere bocciata per poter tornare così a trattare con il costruttore e ottenere condizioni più convenienti. "Acquistiamo garage in soprannumero e per la metà del valore degli appartamenti. Questa è una buona idea realizzata male, si crea edilizia sociale usando edilizia residenziale proprio perché in questi decenni l'ente locale se ne è infischiato della prima e oggi tampona le richieste sprecando soldi e non calmierando il mercato. Ci vogliono convincere di avere fatto un affarone, ma il 13esimo e 14esimo in graduatoria che diranno, visto che spendendo meglio i soldi avremmo comprato più alloggi?".
Stefania Gasparini (Pd) ha affermato dal canto suo come la scelta di comprare una palazzina intera sia dovuta ai minori costi di gestione che ciò comporta. "E vedendo le immagini non mi sembra che si possano definire signorili le finiture degli alloggi in questione…Qui si specula su chi attende un'abitazione popolare e sulla loro dignità, questa delibera è una risposta immediata all'emergenza casa". Marco Bagnoli (Pd) ha spiegato come la delibera fosse "un atto di grande importanza e una decisione rapida per dare soluzione ad un problema. Va migliorato il rapporto pubblico/privato in questo campo in futuro, salviamo questo modello per rispondere alle domande". Andrea Bizzarri (capogruppo IdV) ha invece criticato le parole di Alboresi sul 'rischio ghetto' in via Ginzburg e ricordato come questa palazzina preveda accorgimenti per il risparmio energetico come i pannelli solari per il riscaldamento, criticando poi la mancanza di una politica per la casa a livello nazionale. Roberto Andreoli (capogruppo del Popolo delle Libertà) ha esordito sottolineando come "oggi si certifichi come le amministrazioni precedenti abbiano fatto flop. E anche l'attuale visto che in via Voltolini gli alloggi previsti dovevano essere pronti a febbraio: e andate a vedere se in via Nazioni Unite i lavori sono cominciati. Ciò dimostra che l'ente locale non ci tiene a questo tema. D'altronde in un anno meno del 5% di chi è in graduatoria ottiene l'assegnazione di una casa popolare. Perché in occasione del bando di gara non si possono spedire lettere ai costruttori per avvisarli di questa possibilità? E perché tre garage in più, che costano? Forse le famiglie che abiteranno qui hanno tutte due auto? Il bando era già definito prima dell'apertura della gara, le cifre – ha detto - erano già nell'assestato di Bilancio. Ringrazio infine il direttore della Caritas di Carpi Facchini che sollecita da tempo la città con proposte sul problema casa".
Intervenuti nel corso del dibattito anche i consiglieri Enrico Gasparini Casari (Lega nord Padania) "sono alloggi brutti, fatti male", Deanna Bulgarelli (Pd) "il prezzo pagato è equo, la pubblicizzazione del bando c'è stata", Roberto Arletti (Pd) "gli appartamenti nuovi aumentano di valore, gli usati no", prima della replica finale dell'assessore D'Addese. "La scelta di un unico edificio è stata fatta per ottimizzare modalità di gestione e assegnazione degli alloggi. I prezzi dei garage – ha concluso - sono come da uso, si tratta di 280 mila euro per 19 posti auto; abbiamo diminuito i costi per l'amministrazione dopo una trattativa con il costruttore, viste anche le finalità sociali dell'acquisto".
La delibera è stata approvata dai consiglieri presenti in aula di Pd, IdV e ApC, contrari quelli di Lista civica Carpi a 5 stelle-Beppegrillo.it-Prc, Lega nord Padania e PdL.
Il Consiglio comunale ha poi approvato subito dopo con la stessa divisione tra favorevoli e contrari l'emissione di un prestito obbligazionario per due milioni di euro, a copertura quasi totale del costo dell'acquisto della palazzina. Si tratta di un mutuo decennale a tasso fisso, con rate semestrali.
(Fonte: sassuolo2000.it)
Ieri sera (Giovedì 24/09, NdR) in consiglio comunale abbiamo assistito a come una buona idea possa diventare un pessimo fatto una volta realizzata.
Il comune, dopo aver abdicato ad ogni funzione sociale e regolatrice nel mercato immobiliare, non costruendo un alloggio di edilizia popolare che fosse uno negli ultimi dieci anni (a questo servono le case popolari nei paesi “normali”: a soddisfare un bisogno ma anche a calmierare un mercato fortemente speculativo), nel momento di massima espansione dei prezzi e di massimo boom edilizio, subito prima delle elezioni lancia un bando per acquistare appartamenti, già presenti sul mercato, da destinare a ERP.
Ottima iniziativa: si prende atto che a Carpi ci sono molti appartamenti invenduti ma con prezzi fuori dalla portata della maggioranza dei carpigiani e si interviene sul sociale senza aggravare ulteriormente la cementificazione selvaggia del territorio.
Bene.
Esce il bando, dove il comune specifica che non vuole 6, 9 o 12 appartamenti, in condizioni abitabili, sparsi per la città, vuole una palazzina intera (che così diventerà un unico ghetto di famiglie in difficoltà economica) e vuole che tutti gli appartamenti siano di ampia metratura (verificheremo poi quale, al momento dell’acquisto), perché giustamente destinati a famiglie numerose.
Il criterio dell’unico edificio, che contenga solo appartamenti con i requisiti richiesti e del “nuovo”, limita la platea dei possibili offerenti ai soli costruttori. Nessuna possibilità di rivolgersi al mercato dei privati che potrebbero vendere appartamenti del tutto abitabili anche se non nuovi di zecca.
Il criterio è opinabile, ma va bene, l’iniziativa continua ad avere un suo senso e utilità.
Poi, dalla variazione di bilancio, capitolo investimenti, votata ieri sera, veniamo a scoprire quanto costerà l’operazione: più di 2,5 milioni per 12 appartamenti (ovvero 208.000 euro a appartamento).
In pratica, il comune è andato al mercato a comprare un lotto di 12 appartamenti e pagherà lo stesso prezzo al metro che avrebbe pagato un singolo per comprarne uno.
In consiglio abbiamo sentito consiglieri del PDL e del PD sottolineare come il prezzo di mercato sia buono e giusto e come non si possa “speculare” nel momento in cui si fanno acquisti di questo tipo, perchè non si può “strozzare” le imprese, come se il prezzo sancito da un mercato speculativo e caratterizzato da tutte le storture possibili fosse giusto per volontà divina.
Non abbiamo mai sentito le stesse voci levarsi contro “lo strozzinaggio” delle imprese che lavorano per il comune sulla base di aste al massimo ribasso, per investimenti o servizi in appalto (che si traduce poi in lavoro meno pagato per i lavoratori rispetto ai dipendenti comunali), ma si vede che ci sono imprese e imprese.
Né abbiamo sentito nessuno ricordare come questo prezzo “di mercato” strozzi con mutui trentennali e quarantennali famiglie appena poco più abbienti di quelle in graduatoria per un alloggio ERP.
In questo modo, il comune continua a rinunciare a una delle funzioni dell’edilizia popolare (concorrere ad evitare prezzi esosi sul mercato immobiliare), rinuncia ad un criterio di economicità nell’acquisto di un bene (ma si è mai sentito di un soggetto che acquisti un lotto, di un qualsiasi bene, allo stesso prezzo di un pezzo singolo?), rinuncia ad aumentare il numero di alloggi a disposizione per le famiglie in graduatoria (che ricordiamo sono circa 500!) a parità di spesa, utilizzando criteri pretestuosi per evitare di andare sul mercato e consentire a qualunque proprietario di immobili, anche magari la famiglia che ne ha uno solo da vendere, di poter fare la sua offerta.
In compenso farà molto felice l'impresa costruttrice, che in un momento in cui nessuno compra, riesce a piazzare 12 appartamenti in un colpo solo, con un unico contratto a un prezzo che gli garantisce tutti i profitti del caso.
L'impresa ringrazia e parte a costruire la prossima palazzina, che il prossimo anno magari quei gonzi del comune saranno pronti un’altra volta a togliere a loro o ad altri costruttori, le castagne dal fuoco, ovviamente a prezzo di mercato, cioè al prezzo di lor signori, con la scusa del sociale.
Noi abbiamo votato contro, perché vogliamo case e appartamenti per il sociale, ma vorremmo evitare che questi venissero acquistati gettando i soldi di noi tutti dalla finestra e facendo, al solito, assistenza sociale più ai cementificatori, che alle famiglie.
Un suggerimento al comune: l'idea è e rimane buona ma la prossima volta, nel bando, metteteci un prezzo massimo, aprite al miglior offerente come fate per ogni servizio di cui vi servite al massimo ribasso, e rinunciate ai pretesti per cui una famiglia che ha diritto ad un alloggio ERP non può convivere con famiglie “normali”, come se fossero spazzatura da nascondere sotto il tappeto. Scommettiamo che troverete un sacco di proprietari disposti a vendere a 1000€ al metro quadro, per appartamenti abitabili e magari anche nuovi e seminuovi?
25 settembre 2009
(http://www.lorenzopaluan.net/)
HO LETTO che il comune di carpi starebbe acquistando n.12 alloggi al prezzo di 2,5 mln di euro, ovvero al prezzo medio unitario di circa 208.000 euro.
HO LETTO che li starebbe acquistando da Unieco su un lotto gia' edificato di 48 appartamenti e alcune villette del tutto o quasi invenduto (a me risulta venduto un solo appartamento) .
CREDO che il prezzo pagato dalla Giunta con i nostri soldi sia enorme in considerazione del fatto che l'azienda, in mancanza della offerta comunale, vedrebbe marcire (come meriterebbe) i frutti dell'ennesimo tentativo di speculazione (Unieco e quella che ci ha regalato la nuova piscina comunale in luogo della vecchia cantina sociale di carpi)
CREDO inoltre che vista la contiguita' politica tra gli attori in campo (l'azienda e la giunta comunale) la conduzione della trattativa sara' stata estremamente celere e di reciproca soddisfazione.
massimiliano meletti
Caro Carpizerove
sempre che la notizia sia vera
ecco un intervento che suscita domande che non possono non ricevere "soddisafazione" dagli addetti ai lavori...sennò tutto sto scriverci non serve a niente.
senza far polemiche ma per aiutarci a capire, valutare, approvare o disapprovare ma in serenità, da uomini "di ragione" e non di "basso ventre".
Ciao
Davide Cattini
Quelllo che è senz'altro vero è che giovedì sera in consiglio è stata approvata dalla maggioranza la variazione al bilancio 2009 che stanzia la somma di 2.550.00€ per l'acquisto di 12 appartamenti.
E' agli atti.
A questa dovraà seguire (suppongo) la delibera vera e propria per l'acquisto.
Spero che nel frattempo la giunta rinsavisca e provi a chiedere almeno uno sconticino.
Un giudizio sull'esito di questo bando e su come avrebbe potuto essere fatto per evitare un esborso di queste dimensioni, lo trovate sul mio sito o tra le mie note su facebook
In casi come questo, in genere, non si procede con una pubblica gara dove offerenti (tanti offerenti) si presentano e l'acquirente pubblico valuta e decide in base a parametri di convenienza sulla base di valutazioni e votazioni pubbliche e condivise? Non è stato (o non sarà) così in questo caso?
Un cittadino.
comprare allogi a 208.000 l'uno con i nostri soldi!!!
e' una presa in giro...
e poi unieco pensa di vedere gli altri alloggi...
quando in un quartiere ci sono appartamenti destinati ad alloggi pubblici...???
Attendiamo di conoscerne i particolari.
Vorrei dire di più.
Ma mi fermo,esorto però gli amici di Carpizeronove a cogliere tutta l'importanza (direi i vari motivi che costituiscono l'importanza) di questa notizia.
Questa è vera carne al fuoco. Altro che gli episodi da stanza ovale di cui sono pieni i "grandi" (???) giornali nazionali.
Davide Cattini
Il periodo è difficile, i tagli sono necessari, quindi anche i Comuni temo debbano concertare una soluzione, che sarebbe meglio fosse in linea con quanto accade in Provincia: tagliare i dirigenti, e il modo più indolore per farlo è bloccare nuove assunzioni nel momento in cui qualcuno arriva alla pensione.
Con i molteplici enti sovra comunali esistenti, non dovrebbe essere difficile concordare tavoli comuni, ai quali definire insieme accordi di riduzione dei costi, che passino anche attraverso un numero inferiore dirigenti. Naturalmente questa scelta non dovrà essere una manovra per camuffare nuove consulenze, ma una reale riorganizzazione, in una logica di semplificazione amministrativa. Un atto dovuto ai tanti cittadini che stanno affrontando la crisi.
Avv. Luca Ghelfi, Consigliere Provinciale - PDL .
(Fonte: http://www.sassuolo2000.it/2009/08/11/dirigenti-comunali-luca-ghelfi-diminuire-il-numero-come-in-provincia-e-un-tavolo-comune-perche-tutti-scelgano-la-stessa-linea/)
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Questo articolo è stato inviando usando il mio Viigo.
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Ammonta a Euro 150.612,67 la quota parte degli oneri di urbanizzazione incassati nell'anno 2008, da destinare ad opere di intervento nelle chiese ed altri edifici per servizi religiosi.
(La delibera completa)
Allegati alla delibera completa anche i destinatari e gli importi dei finanziamenti.
Le proposte del nostro programma presentano modesti aggravi di costi in alcuni settori che possono essere recuperati rimodulando le priorità di spesa del Comune, grandi e piccole (tanto per intenderci, noi avremmo evitato di proseguire nella costruzione di una rotonda su via Guastalla, se questa ci fosse venuta a costare 3.2 milioni di euro tra costo dell’opera e indennizzi per espropri, così come, avremmo rinunciato a spendere 18.000€ in manifesti e volantini per autocelebrare la giunta in campagna elettorale, usando la stessa cifra per finanziare un impianto solare da 3 o 4 kw, che si sarebbe ripagato nel giro di pochi anni).
Altri canali per finanziare le proposte che presentiamo nel nostro programma sono essenzialmente due:
1) Taglio delle spese superflue e ridimensionamento degli incarichi dirigenziali extraorganico, a partire dall’abolizione della figura del Direttore Generale. Da qui ci aspettiamo complessivamente risparmi sulla spesa corrente per circa 250.000€ l’anno
2) Conversione al risparmio energetico dell’illuminazione pubblica e di tutti gli edifici comunali. Sulla base delle esperienze fatte in altre municipalità, prevediamo a regime un risparmio di circa 500.000€ l’anno al quale andrà aggiunto l’introito per la vendita dell’energia prodotta in eccedenza dagli impianti di energia rinnovabile. Infine, si tratta di ridefinire le priorità di spesa anche della Fondazione Cassa di Risparmio, l’unico vero “public spender” presente sul territorio, dove i comuni hanno la possibilità di dire la loro attraverso i propri rappresentanti nei consigli di indirizzo, per destinare le risorse a iniziative di patrimonializzazione “sociale” come l’acquisto di immobili da destinare ad un mercato degli affitti calmierato e il sostegno ad attività produttive innovative, anziché a discutibili operazioni “vetrina” come quelle di cui sopra.
Fonte: www.cives.it
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