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mercoledì 11 agosto 2010
Il Carroccio chiede più controlli sugli esercizi gestiti da orientali
Dopo l’allarme lanciato da parrucchieri e baristi carpigiani sull’invasione dei concorrenti cinesi, registrato e ampiamente documentato da ModenaQui nelle scorse settimane, anche la Lega Nord cittadina interviene sulla questione.
«Ormai appare chiaro a tutti cittadini il fenomeno di massa dei parrucchieri e bar cinesi - affermano Argio Alboresi e Andrea Taschini della segreteria del Carroccio per le Terre d’argine -.
Oltre al silenzio-assenso dell’Unione e di alcune associazioni di categoria vicine al governo cittadino, è giusto chiedersi quali siano i reali controlli effettuati, visto l’insorgere di numerose lamentele da parte dei nostri commercianti.
Fondamentale inoltre chiedersi da dove arrivino i continui ed ingenti flussi di denaro che permettono l’apertura di queste attività».
L’intervento della Lega rimanda inevitabilmente al regolamento comunale sul commercio, approvato da qualche mese.
Ed è proprio qui che si innesta la polemica, trasversale, con gli alleati del Pdl, ‘rei’ di tenere due atteggiamenti diversi tra Modena e Carpi: «Noi avevamo presentato una proposta di modifica al regolamento comunale in cui chiedevamo ai proprietari dei locali gestiti da stranieri e, ai dipendenti dei medesimi, un buon livello della conoscenza dell’italiano.
Proposta che venne bocciata dal Pdl e dalla maggioranza.
Ma nei giorni scorsi il consigliere regionale Aimi ha rilanciato il problema: qual è la posizione insomma del Pdl, quella espressa in Regione o a Carpi?».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Dopo l’allarme lanciato da parrucchieri e baristi carpigiani sull’invasione dei concorrenti cinesi, registrato e ampiamente documentato da ModenaQui nelle scorse settimane, anche la Lega Nord cittadina interviene sulla questione.
«Ormai appare chiaro a tutti cittadini il fenomeno di massa dei parrucchieri e bar cinesi - affermano Argio Alboresi e Andrea Taschini della segreteria del Carroccio per le Terre d’argine -.
Oltre al silenzio-assenso dell’Unione e di alcune associazioni di categoria vicine al governo cittadino, è giusto chiedersi quali siano i reali controlli effettuati, visto l’insorgere di numerose lamentele da parte dei nostri commercianti.
Fondamentale inoltre chiedersi da dove arrivino i continui ed ingenti flussi di denaro che permettono l’apertura di queste attività».
L’intervento della Lega rimanda inevitabilmente al regolamento comunale sul commercio, approvato da qualche mese.
Ed è proprio qui che si innesta la polemica, trasversale, con gli alleati del Pdl, ‘rei’ di tenere due atteggiamenti diversi tra Modena e Carpi: «Noi avevamo presentato una proposta di modifica al regolamento comunale in cui chiedevamo ai proprietari dei locali gestiti da stranieri e, ai dipendenti dei medesimi, un buon livello della conoscenza dell’italiano.
Proposta che venne bocciata dal Pdl e dalla maggioranza.
Ma nei giorni scorsi il consigliere regionale Aimi ha rilanciato il problema: qual è la posizione insomma del Pdl, quella espressa in Regione o a Carpi?».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
venerdì 4 giugno 2010
Aimag aveva già tagliato i servizi. Due clandestini dormivano nel vano scale
Giro di vite dell’amministrazione contro l’illegalità: all’alba della scorsa mattina sono stati sgomberati quattro appartamenti al civico 4 del palazzone di via Unione Sovietica.
Agenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della polizia municipale, sono intervenuti a seguito di un’ordinanza sindacale che dichiarava l’inagibilità dei locali.
L’operazione, un ‘lascito’ dell’ex vicesindaco Lorena Borsari, si è resa necessaria per il mancato pagamento, prolungato nel tempo, delle utenze idriche e delle spese condominiali da parte dei quattro inquilini.
Secondo la nota emessa dal Commissariato di Polizia i debiti ammontavano a circa 6 o 7 mila euro in media per appartamento.
Tra i nuclei famigliari dei quattro titolari degli appartamenti sgomberati non figurano minori.
Fortunatamente inoltre l’intervento delle forze dell’ordine non ha causato particolari problemi, anche perché i titolari degli alloggi erano stati ampiamente informati della procedura.
Già da tempo infatti l’amministratore aveva sollecitato diversi inquilini al pagamento delle utenze: anche grazie all’intervento della Polizia Municipale molti degli abitanti hanno regolarizzato la propria situazione debitoria.
Non tutti evidentemente, e per i quattro lo scorso 13 maggio è scattata l’interruzione della fornitura dell’acqua da parte di Aimag.
Ma le forze dell’ordine intervenute per mettere in atto l’ordinanza di sgombero si sono trovati di fronte ad altre, inaspettate, scene di degrado e miseria.
Sui gradini delle scale interne del palazzone dormiva un marocchino di 34 anni, clandestino: per lui è scattato il procedimento di espulsione dal territorio nazionale.
Identica sorte per un altro clandestino, un algerino di 47 anni, già noto alle forze dell’ordine per precedenti per spaccio di stupefacenti, che dormiva nel locale tecnico degli ascensori.
L’azione interforze è proseguita con i controlli ad 11 cittadini stranieri, cinque dei quali sono stati accompagnati in Commissariato per accertamenti sull’identità e per la notifica di atti amministrativi.
Il quadro della situazione che questa operazione restituisce è sicuramente grave e preoccupante.
Il degrado e la marginalità vissuta ormai da anni nel quartiere a sud di Carpi vanno di pari passo all’importanza e alla necessità di assicurare il rispetto delle regole e della legalità.
Anche altre aree sono state oggetto di operazioni analoghe, come via Lago di Bolsena e via Etna: altre sono già state programmate dall’amministrazione.
Daniele Franda
«Operazione necessaria»
La politica approva la scelta
Lo sgombero messo in atto ieri mattina da parte delle forze dell’ordine è stato accolto da molti attori politici come atto dovuto.
«Plaudo all’intervento degli agenti - afferma Giuseppina Baggio, consigliera comunale del Pdl -, ed è un bene che sia stata fatta questa ordinanza.
Ma non è stato fatto niente di straordinario, solamente ci si è finalmente decisi ad applicare le regole.
Carpi non è un’oasi felice, esistono situazioni di degrado e povertà che non possono essere nascoste.
Per questo mi sento di chiedere più controlli».
In effetti, partendo da un’operazione di sgombero per morosità, sono affiorate due situazioni di clandestinità.
«Quest’attività - prosegue la Baggio - ha messo in luce due clandestini, scoperti per caso.
Anche altre aree devono essere prese in considerazione, intensificando il controllo del territorio.
Sono situazioni già denunciate da tempo: ormai c’è la cattiva abitudine a non pagare gli affitti, le utenze e le spese.
ma le regole vanno rispettate».
Anche Giliola Pivetti (ApC) sottolinea la correttezza dell’operazione, ma la precedenza è tutta per i sentimenti umani: «Provo grande dispiacere, sia per i quattro che non hanno pagato le utenze sia per i due clandestini trovati a dormire in condizioni molto difficili.
Clandestino è una parola a cui abbiamo affidato una connotazione negativa, ma sono persone che per povertà lasciano la propria nazione per cercare fortuna.
Reputo corretto ciò che è stato fatto in via Unione Sovietica, adesso credo si aprirà un discorso di accoglienza da parte dei servizi sociali del Comune».
E’ però l’assessore ai Servizi Sociali, Alberto Bellelli, ad escludere un intervento da parte degli assistenti: «Tra le famiglie coinvolte non ci sono minori, e dunque non è di competenza dei nostri uffici.
Queste persone inoltre hanno già deciso di collocarsi a casa di amici o parenti.
Quando salderanno i debiti potranno tornare nei loro appartamenti».
Un commento sulla vicenda è arrivato anche dalla Lega Nord, tramite il segretario cittadino Argio Alboresi: «Abbiamo denunciato più volte il degrado esistente in quelle zone.
Accolgo con piacere l’azione, ma non basterà, la situazione adesso non è sotto controllo.
L’integrazione passa innanzitutto dal rispetto delle regole».
(da. fra.)
(fonte: ModenaQui)
Giro di vite dell’amministrazione contro l’illegalità: all’alba della scorsa mattina sono stati sgomberati quattro appartamenti al civico 4 del palazzone di via Unione Sovietica.
Agenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della polizia municipale, sono intervenuti a seguito di un’ordinanza sindacale che dichiarava l’inagibilità dei locali.
L’operazione, un ‘lascito’ dell’ex vicesindaco Lorena Borsari, si è resa necessaria per il mancato pagamento, prolungato nel tempo, delle utenze idriche e delle spese condominiali da parte dei quattro inquilini.
Secondo la nota emessa dal Commissariato di Polizia i debiti ammontavano a circa 6 o 7 mila euro in media per appartamento.
Tra i nuclei famigliari dei quattro titolari degli appartamenti sgomberati non figurano minori.
Fortunatamente inoltre l’intervento delle forze dell’ordine non ha causato particolari problemi, anche perché i titolari degli alloggi erano stati ampiamente informati della procedura.
Già da tempo infatti l’amministratore aveva sollecitato diversi inquilini al pagamento delle utenze: anche grazie all’intervento della Polizia Municipale molti degli abitanti hanno regolarizzato la propria situazione debitoria.
Non tutti evidentemente, e per i quattro lo scorso 13 maggio è scattata l’interruzione della fornitura dell’acqua da parte di Aimag.
Ma le forze dell’ordine intervenute per mettere in atto l’ordinanza di sgombero si sono trovati di fronte ad altre, inaspettate, scene di degrado e miseria.
Sui gradini delle scale interne del palazzone dormiva un marocchino di 34 anni, clandestino: per lui è scattato il procedimento di espulsione dal territorio nazionale.
Identica sorte per un altro clandestino, un algerino di 47 anni, già noto alle forze dell’ordine per precedenti per spaccio di stupefacenti, che dormiva nel locale tecnico degli ascensori.
L’azione interforze è proseguita con i controlli ad 11 cittadini stranieri, cinque dei quali sono stati accompagnati in Commissariato per accertamenti sull’identità e per la notifica di atti amministrativi.
Il quadro della situazione che questa operazione restituisce è sicuramente grave e preoccupante.
Il degrado e la marginalità vissuta ormai da anni nel quartiere a sud di Carpi vanno di pari passo all’importanza e alla necessità di assicurare il rispetto delle regole e della legalità.
Anche altre aree sono state oggetto di operazioni analoghe, come via Lago di Bolsena e via Etna: altre sono già state programmate dall’amministrazione.
Daniele Franda
«Operazione necessaria»
La politica approva la scelta
Lo sgombero messo in atto ieri mattina da parte delle forze dell’ordine è stato accolto da molti attori politici come atto dovuto.
«Plaudo all’intervento degli agenti - afferma Giuseppina Baggio, consigliera comunale del Pdl -, ed è un bene che sia stata fatta questa ordinanza.
Ma non è stato fatto niente di straordinario, solamente ci si è finalmente decisi ad applicare le regole.
Carpi non è un’oasi felice, esistono situazioni di degrado e povertà che non possono essere nascoste.
Per questo mi sento di chiedere più controlli».
In effetti, partendo da un’operazione di sgombero per morosità, sono affiorate due situazioni di clandestinità.
«Quest’attività - prosegue la Baggio - ha messo in luce due clandestini, scoperti per caso.
Anche altre aree devono essere prese in considerazione, intensificando il controllo del territorio.
Sono situazioni già denunciate da tempo: ormai c’è la cattiva abitudine a non pagare gli affitti, le utenze e le spese.
ma le regole vanno rispettate».
Anche Giliola Pivetti (ApC) sottolinea la correttezza dell’operazione, ma la precedenza è tutta per i sentimenti umani: «Provo grande dispiacere, sia per i quattro che non hanno pagato le utenze sia per i due clandestini trovati a dormire in condizioni molto difficili.
Clandestino è una parola a cui abbiamo affidato una connotazione negativa, ma sono persone che per povertà lasciano la propria nazione per cercare fortuna.
Reputo corretto ciò che è stato fatto in via Unione Sovietica, adesso credo si aprirà un discorso di accoglienza da parte dei servizi sociali del Comune».
E’ però l’assessore ai Servizi Sociali, Alberto Bellelli, ad escludere un intervento da parte degli assistenti: «Tra le famiglie coinvolte non ci sono minori, e dunque non è di competenza dei nostri uffici.
Queste persone inoltre hanno già deciso di collocarsi a casa di amici o parenti.
Quando salderanno i debiti potranno tornare nei loro appartamenti».
Un commento sulla vicenda è arrivato anche dalla Lega Nord, tramite il segretario cittadino Argio Alboresi: «Abbiamo denunciato più volte il degrado esistente in quelle zone.
Accolgo con piacere l’azione, ma non basterà, la situazione adesso non è sotto controllo.
L’integrazione passa innanzitutto dal rispetto delle regole».
(da. fra.)
(fonte: ModenaQui)
giovedì 3 giugno 2010
Le nuove prime superano il tetto del 30%: deciderà l’ufficio regionale
Il Cattaneo supera il limite del 30% di alunni stranieri introdotto dal Ministro Gelmini.
Le iscrizioni al prossimo anno scolastico, inviate da qualche giorno al Ministero dell’Istruzione, hanno da subito messo in luce ‘l’infrazione’ alla regola dettata da Roma: tutte le classi prime della sezione professionale dell’Istituto secondario ‘Meucci’, saranno infatti composte da un nutrito numero di studenti di cittadinanza estera.
Il tetto, che è applicato per la prima volta negli schemi di iscrizione alle classi prime di elementari, medie e superiori, è stato voluto dalla Gelmini per arginare un ‘problema didattico’, e cioè la concentrazione di alunni stranieri in classi-ghetto.
Le polemiche sono state immediate, anche se bisogna sottolineare che l’indicazione contenuta nella circolare datata 8 gennaio è tutt’altro che rigida: la soglia è modificabile a seconda delle capacità linguistiche degli alunni; chi dimostra una buona conoscenza dell’italiano verrà considerato in maniera differente di chi necessita di corsi di alfabetizazzione di livello 0 o 1.
Quindi a questo punto per il Cattaneo l’unica strada percorribile (e che di fatto è già stata intrapresa) è quella delle deroghe: soggetti chiamati a decidere autonomamente sono i direttori degli uffici scolastici regionali, che prenderanno in carico la questione a breve.
Da Bologna infatti fanno sapere che le iscrizioni vengono inviate ad un sistema nazionale, che confluisce a Roma e viene poi smistato alle varie regioni.
«Tutti i dati sulle iscrizioni arriveranno presumibilmente la prossima settimana - informano dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna -, dopo di che provvederemo ad analizzare la situazione specifica».
Sono alte le probabilità che la questione venga superata con una decisione a favore di una deroga: la maggior parte dei ragazzi stranieri presenti sul territorio carpigiano parla molto bene la nostra lingua, essendo di ‘seconda generazione’.
Discorso diverso potrebbe essere fatto per gli alunni esteri che arrivano in corso d’anno: per questi, così come per gli altri che hanno problemi con la lingua, verranno approntati dei corsi pomeridiani di alfabetizzazione.
L’alta concentrazione di cittadini stranieri impone serie considerazioni: se da un lato è bene che il percorso didattico non subisca rallentamenti, dall’altro l’integrazione è una sfida che deve essere vinta con tutti i mezzi.
Daniele Franda
Anche il Vallauri a ‘rischio’ sforamento
Già quest’anno alcune classi oltre il limite
Non è un caso se il tetto del 30% sia stato superato in un istituto professionale.
E’ cosa nota che la concentrazione di alunni stranieri è alta soprattutto in scuole di questo tipo: è interessante allora notare quanto la decisione del Ministro Gelmini incide nel tessuto scolastico secondario carpigiano.
Un’occhiata ai dati dell’anno scolastico che si sta per chiudere permette di valutare scuola per scuola le singole situazioni: su un totale di 1.330 alunni il Liceo scientifico ‘M.
Fanti’ è l’istituto con il minor numero di stranieri (42); anche ai Tecnici ‘Meucci’ e ‘Da Vinci’ la presenza di alunni di cittadinanza non italiana è bassa (rispettivamente 55 su 571 e 64 su 682).
La musica cambia quando si prendono in considerazione i Professionali: il ‘Vallauri’ è frequentato da 140 stranieri su 454, mentre al ‘Cattaneo’ sono 74 su 311.
Di certo numeri non eclatanti, ma pur sempre indicatori della situazione del nostro territorio.
E se la norma Gelmini fosse stata applicata già da quest’anno? Diverse classi avrebbero necessitato di deroghe.
Due esempi su tutti: la media delle attuali classi prime del Cattaneo è superiore al 30% (33 su 101), così come (e qui la soglia è ampiamente superata) quelle del Vallauri con 61 stranieri su 148.
(da. fra.)
(fonte: ModenaQui)
Il Cattaneo supera il limite del 30% di alunni stranieri introdotto dal Ministro Gelmini.
Le iscrizioni al prossimo anno scolastico, inviate da qualche giorno al Ministero dell’Istruzione, hanno da subito messo in luce ‘l’infrazione’ alla regola dettata da Roma: tutte le classi prime della sezione professionale dell’Istituto secondario ‘Meucci’, saranno infatti composte da un nutrito numero di studenti di cittadinanza estera.
Il tetto, che è applicato per la prima volta negli schemi di iscrizione alle classi prime di elementari, medie e superiori, è stato voluto dalla Gelmini per arginare un ‘problema didattico’, e cioè la concentrazione di alunni stranieri in classi-ghetto.
Le polemiche sono state immediate, anche se bisogna sottolineare che l’indicazione contenuta nella circolare datata 8 gennaio è tutt’altro che rigida: la soglia è modificabile a seconda delle capacità linguistiche degli alunni; chi dimostra una buona conoscenza dell’italiano verrà considerato in maniera differente di chi necessita di corsi di alfabetizazzione di livello 0 o 1.
Quindi a questo punto per il Cattaneo l’unica strada percorribile (e che di fatto è già stata intrapresa) è quella delle deroghe: soggetti chiamati a decidere autonomamente sono i direttori degli uffici scolastici regionali, che prenderanno in carico la questione a breve.
Da Bologna infatti fanno sapere che le iscrizioni vengono inviate ad un sistema nazionale, che confluisce a Roma e viene poi smistato alle varie regioni.
«Tutti i dati sulle iscrizioni arriveranno presumibilmente la prossima settimana - informano dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna -, dopo di che provvederemo ad analizzare la situazione specifica».
Sono alte le probabilità che la questione venga superata con una decisione a favore di una deroga: la maggior parte dei ragazzi stranieri presenti sul territorio carpigiano parla molto bene la nostra lingua, essendo di ‘seconda generazione’.
Discorso diverso potrebbe essere fatto per gli alunni esteri che arrivano in corso d’anno: per questi, così come per gli altri che hanno problemi con la lingua, verranno approntati dei corsi pomeridiani di alfabetizzazione.
L’alta concentrazione di cittadini stranieri impone serie considerazioni: se da un lato è bene che il percorso didattico non subisca rallentamenti, dall’altro l’integrazione è una sfida che deve essere vinta con tutti i mezzi.
Daniele Franda
Anche il Vallauri a ‘rischio’ sforamento
Già quest’anno alcune classi oltre il limite
Non è un caso se il tetto del 30% sia stato superato in un istituto professionale.
E’ cosa nota che la concentrazione di alunni stranieri è alta soprattutto in scuole di questo tipo: è interessante allora notare quanto la decisione del Ministro Gelmini incide nel tessuto scolastico secondario carpigiano.
Un’occhiata ai dati dell’anno scolastico che si sta per chiudere permette di valutare scuola per scuola le singole situazioni: su un totale di 1.330 alunni il Liceo scientifico ‘M.
Fanti’ è l’istituto con il minor numero di stranieri (42); anche ai Tecnici ‘Meucci’ e ‘Da Vinci’ la presenza di alunni di cittadinanza non italiana è bassa (rispettivamente 55 su 571 e 64 su 682).
La musica cambia quando si prendono in considerazione i Professionali: il ‘Vallauri’ è frequentato da 140 stranieri su 454, mentre al ‘Cattaneo’ sono 74 su 311.
Di certo numeri non eclatanti, ma pur sempre indicatori della situazione del nostro territorio.
E se la norma Gelmini fosse stata applicata già da quest’anno? Diverse classi avrebbero necessitato di deroghe.
Due esempi su tutti: la media delle attuali classi prime del Cattaneo è superiore al 30% (33 su 101), così come (e qui la soglia è ampiamente superata) quelle del Vallauri con 61 stranieri su 148.
(da. fra.)
(fonte: ModenaQui)
giovedì 15 aprile 2010
Sono 8.347 gli stranieri che risiedono regolarmente a Carpi, a cui si aggiunge una quota di irregolari difficilmente quantificabile. La loro integrazione nel tessuto economico e lavorativo locale è condizione necessaria ma non sufficiente. Assisterli, dare loro un alloggio, non basta. Pretendere che dimentichino la propria identità, un assurdo. Avviare percorsi di integrazione reali è però possibile. Per farlo, occorre smettere di assumere un atteggiamento meramente assistenzialista ed evitare di scivolare nel buonismo sterile. Un nostro vicino di casa, il Comune di Novellara, con il progetto Nessuno Escluso, ha qualcosa da insegnarci. Nel Teatro della Rocca domenica scorsa si è svolto il Vaisakhi, la Festa di Primavera, una delle ricorrenze religiose più importanti per gli indiani sikh che, nel comune reggiano, hanno una comunità in crescita, dalle 35 presenze del 1997 alle 429 del 2010. Un’occasione di incontro, dialogo ed espressione delle differenze, costruito insieme. Italiani e stranieri. Senza autoreferenzialità né chiusure. C’erano tutti: il sindaco Raul Daoli, Don Candido i rappresentanti delle comunità straniere, i cittadini… Insieme hanno ammirato momenti di danza e musica tradizionali messi in scena da artisti indiani. Chi voleva ha poi potuto far visita al Gurdwara, il tempio Sikh - inaugurato nel 2000 da Romano Prodi - è fra i più importanti in Europa e punto di riferimento all’interno del sikhismo italiano. Ora la festa continua, sabato 17 aprile, con il coloratissimo corteo sikh che sfilerà per Novellara. E, come già accaduto gli scorsi anni, la città tutta si riverserà per le strade. Ma a nel piccolo comune si festeggiano insieme anche il Capodanno Cinese, la Festa islamica del sacrificio…
E a Carpi che si fa? Niente. Si affittano le sale dei circoli anziani agli stranieri per farli pregare, per farli festeggiare. Tra loro. Nasce il Partito dei Pachistani, si moltiplicano le associazioni “culturali” di migranti… e intanto fioccano le polemiche circa la minaccia di veder sorgere una moschea in città, le paure di fronte l’orrore di palazzi-ghetto in stile piazzale Francia e via Lago di Bolsena… E i nostri amministratori continuano a parlare di coesione sociale. Noi, onestamente, fatichiamo a scorgerlo questo tanto osannato senso di comunità. In tempi di crisi dovrebbero attivarsi percorsi spontanei di solidarietà, il rischio – in caso contrario – è quello di innescare guerre tra poveri, di esacerbare gli animi già messi a dura prova e infrangere quel poco di buono che resta. Non esiste un Noi e un Loro. Che ci piaccia, o no, esiste soltanto un noi. Stringere un patto di cittadinanza è doveroso. Ora più che mai.
Jessica Bianchi su Tempo del 16/04/2010
E a Carpi che si fa? Niente. Si affittano le sale dei circoli anziani agli stranieri per farli pregare, per farli festeggiare. Tra loro. Nasce il Partito dei Pachistani, si moltiplicano le associazioni “culturali” di migranti… e intanto fioccano le polemiche circa la minaccia di veder sorgere una moschea in città, le paure di fronte l’orrore di palazzi-ghetto in stile piazzale Francia e via Lago di Bolsena… E i nostri amministratori continuano a parlare di coesione sociale. Noi, onestamente, fatichiamo a scorgerlo questo tanto osannato senso di comunità. In tempi di crisi dovrebbero attivarsi percorsi spontanei di solidarietà, il rischio – in caso contrario – è quello di innescare guerre tra poveri, di esacerbare gli animi già messi a dura prova e infrangere quel poco di buono che resta. Non esiste un Noi e un Loro. Che ci piaccia, o no, esiste soltanto un noi. Stringere un patto di cittadinanza è doveroso. Ora più che mai.
Jessica Bianchi su Tempo del 16/04/2010
mercoledì 10 febbraio 2010
Ecco due esempi lampanti di come la stessa notizia può essere data in due modi contrapposti:
Da Modena Qui
Lavoro nero e concorrenza sleale cinese si insinuano ancora una volta nel tessuto industriale carpigiano.
Grazie a nuovi controlli delle forze dell’ordine all’interno di ditte gestite da cinesi sono emerse di nuovo irregolarità nell’assunzione del personale.
Nella serata di lunedì agenti della polizia di Stato, coadiuvati dalla Municipale delle Terre d’Argine e da personale dell’Inps, si sono recati presso quattro laboratori (in via Pola esterna, via Curiel, via Volta e via San Giacomo), effettuando accertamenti sui dipendenti e sulla documentazione contabile.
Su un totale di 25 lavoratori, 5 sono risultati non regolarmente assunti.
«Purtroppo - commenta Simone Morelli, assessore alle Politiche economiche - il lavoro nero è un fenomeno preoccupante: plauso alle forze dell’ordine per l’operazione».
I controlli non hanno riscontrato la presenza di clandestini, segnale che la continuità delle verifiche interforze, ormai da alcuni anni attivate nei laboratori della città, e le pesanti sanzioni penali e amministrative comminate hanno messo in guardia gli stranieri responsabili delle ditte.
Ma evidentemente non fino al punto di far comprendere in toto l’importanza del rispetto delle regole: «Da parte nostra - continua l’assessore - tutti devono osservarle, indipendentemente dalla razza o dall’etnia.
E’ fondamentale, soprattutto in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, che tutti gli imprenditori operino con la massima correttezza.
Il nostro è un territorio dall’imprenditoria sana: il nostro distretto di riferimento, quello del tessile abbigliamento, non presenta problematiche così forti come quelle che si riscontrano in altre zone.
Un mercato regolato e pulito: così si potrà tornare a far girare l’economia».
La concorrenza sleale è da sempre nel mirino delle associazioni di categoria.
Come la Lapam, che da anni studia il fenomeno della subfornitura straniera: «Niente di nuovo - dichiara Carlo Alberto Medici, responsabile Lapam Carpi, commentando la notizia - questa vicenda presenta due aspetti: uno positivo inerente ai controlli, e uno negativo, per la preoccupante intensificazione del fenomeno».
Daniele Franda
Da L'Informazione
Nessun lavoratore clandestino trovato nei numerosi interventi di polizia
Controlli: «Cinesi quasi in regola»
«Multe salate e sanzioni penali hanno fatto effetto»
I laboratori tessili gestiti da cinesi non impiegano più manodopera clandestina. E’ questa la sorpresa che emrge dagli ultimi controlli di polizia. Certo restano delle irregolarità ma non l’impiego di clandestini. Nella sera di lunedì, personale del Commissariato e della Polizia Municipale delle Terre d’Argine, insieme a personale dell’Inps, ha effettuato controlli mirati in ditte gestite da cittadini cinopopolari, attive nella produzione e rifinitura di capi di abbigliamento.Sono state verificate quattro ditte, in via Pola esterna, via Curiel, via Volta e via San Giacomo, identificando, complessivamente 25 lavoratori, molti dei quali impegnati nel lavoro. Il controllo ha determinato l’irrogazione di sanzioni amministrative per la presenza complessiva di cinque lavoratori che non sono risultati regolarmente assunti. Non è stata riscontrata la presenza di clandestini. «Segnale - precisano dal commissariato - che la continuità dei controlli interforze e le pesanti sanzioni penali e amministrative comminate, ha convinto i responsabili della Ditte ad operare con lavoratori in regola».
E voi come lo vedete questo bicchiere?
Da Modena Qui
Cinesi, è ancora concorrenza sleale
Blitz della polizia nelle aziende: 5 operai irregolari su 25
Lavoro nero e concorrenza sleale cinese si insinuano ancora una volta nel tessuto industriale carpigiano.
Grazie a nuovi controlli delle forze dell’ordine all’interno di ditte gestite da cinesi sono emerse di nuovo irregolarità nell’assunzione del personale.
Nella serata di lunedì agenti della polizia di Stato, coadiuvati dalla Municipale delle Terre d’Argine e da personale dell’Inps, si sono recati presso quattro laboratori (in via Pola esterna, via Curiel, via Volta e via San Giacomo), effettuando accertamenti sui dipendenti e sulla documentazione contabile.
Su un totale di 25 lavoratori, 5 sono risultati non regolarmente assunti.
«Purtroppo - commenta Simone Morelli, assessore alle Politiche economiche - il lavoro nero è un fenomeno preoccupante: plauso alle forze dell’ordine per l’operazione».
I controlli non hanno riscontrato la presenza di clandestini, segnale che la continuità delle verifiche interforze, ormai da alcuni anni attivate nei laboratori della città, e le pesanti sanzioni penali e amministrative comminate hanno messo in guardia gli stranieri responsabili delle ditte.
Ma evidentemente non fino al punto di far comprendere in toto l’importanza del rispetto delle regole: «Da parte nostra - continua l’assessore - tutti devono osservarle, indipendentemente dalla razza o dall’etnia.
E’ fondamentale, soprattutto in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, che tutti gli imprenditori operino con la massima correttezza.
Il nostro è un territorio dall’imprenditoria sana: il nostro distretto di riferimento, quello del tessile abbigliamento, non presenta problematiche così forti come quelle che si riscontrano in altre zone.
Un mercato regolato e pulito: così si potrà tornare a far girare l’economia».
La concorrenza sleale è da sempre nel mirino delle associazioni di categoria.
Come la Lapam, che da anni studia il fenomeno della subfornitura straniera: «Niente di nuovo - dichiara Carlo Alberto Medici, responsabile Lapam Carpi, commentando la notizia - questa vicenda presenta due aspetti: uno positivo inerente ai controlli, e uno negativo, per la preoccupante intensificazione del fenomeno».
Daniele Franda
Da L'Informazione
Nessun lavoratore clandestino trovato nei numerosi interventi di polizia
Controlli: «Cinesi quasi in regola»
«Multe salate e sanzioni penali hanno fatto effetto»
I laboratori tessili gestiti da cinesi non impiegano più manodopera clandestina. E’ questa la sorpresa che emrge dagli ultimi controlli di polizia. Certo restano delle irregolarità ma non l’impiego di clandestini. Nella sera di lunedì, personale del Commissariato e della Polizia Municipale delle Terre d’Argine, insieme a personale dell’Inps, ha effettuato controlli mirati in ditte gestite da cittadini cinopopolari, attive nella produzione e rifinitura di capi di abbigliamento.Sono state verificate quattro ditte, in via Pola esterna, via Curiel, via Volta e via San Giacomo, identificando, complessivamente 25 lavoratori, molti dei quali impegnati nel lavoro. Il controllo ha determinato l’irrogazione di sanzioni amministrative per la presenza complessiva di cinque lavoratori che non sono risultati regolarmente assunti. Non è stata riscontrata la presenza di clandestini. «Segnale - precisano dal commissariato - che la continuità dei controlli interforze e le pesanti sanzioni penali e amministrative comminate, ha convinto i responsabili della Ditte ad operare con lavoratori in regola».
E voi come lo vedete questo bicchiere?
mercoledì 3 febbraio 2010
IL CASO - Protagonista una diciottenne residente nella Bassa: «Mi perseguitava»
di Luca Gardinale
L’integrazione in questo caso c’era tutta, e forse anche troppa, almeno per il padre, che non apprezzava troppo il fatto che la figlia vestisse ‘all’occidentale’ e frequentasse le sue coetanee del posto. La protagonista della vicenda è una giovane marocchina di diciotto anni, da tempo residente in un Comune della Bassa. Una vita normale condivisa con la madre, tra scuola e amici, mentre il padre, anche lui marocchino, si era costruito una nuova famiglia e viveva nello stesso Comune. Vestiti e amicizie - All’uomo, però, non era mai andato giù l’atteggiamento troppo ‘occidentale’ della ragazza, che frequentava gli amici e le amiche del posto e vestiva come loro. Anche dopo essersi risposato e trasferito con la sua nuova famiglia, l’uomo aveva così continuato a cercare la figlia in modo insistente, tentando di convincerla a cambiare atteggiamento.
La denuncia - E così, la giovane marocchina ha aspettato il giorno del suo diciottetimo compleanno e non ce l’ha più fatta a sopportare quella presenza: si è presentata ai carabinieri e denunciato il padre e sua eccessiva insistenza. Ai militari, la ragazza raccontato di essere stata seguita diverse volte dall’uomo, che si lamentava della suo ‘adeguamento’ alle giovani occidentali. Per il padre è così scattata una denuncia per stalking, un reato introdotto nello scorso aprile e perseguibile con la reclusione fino a sei anni, mentre Procura della Repubblica di Modena ha aperto un’inchiesta sul caso.
(fonte: L'Informazione)
di Luca Gardinale
L’integrazione in questo caso c’era tutta, e forse anche troppa, almeno per il padre, che non apprezzava troppo il fatto che la figlia vestisse ‘all’occidentale’ e frequentasse le sue coetanee del posto. La protagonista della vicenda è una giovane marocchina di diciotto anni, da tempo residente in un Comune della Bassa. Una vita normale condivisa con la madre, tra scuola e amici, mentre il padre, anche lui marocchino, si era costruito una nuova famiglia e viveva nello stesso Comune. Vestiti e amicizie - All’uomo, però, non era mai andato giù l’atteggiamento troppo ‘occidentale’ della ragazza, che frequentava gli amici e le amiche del posto e vestiva come loro. Anche dopo essersi risposato e trasferito con la sua nuova famiglia, l’uomo aveva così continuato a cercare la figlia in modo insistente, tentando di convincerla a cambiare atteggiamento.
La denuncia - E così, la giovane marocchina ha aspettato il giorno del suo diciottetimo compleanno e non ce l’ha più fatta a sopportare quella presenza: si è presentata ai carabinieri e denunciato il padre e sua eccessiva insistenza. Ai militari, la ragazza raccontato di essere stata seguita diverse volte dall’uomo, che si lamentava della suo ‘adeguamento’ alle giovani occidentali. Per il padre è così scattata una denuncia per stalking, un reato introdotto nello scorso aprile e perseguibile con la reclusione fino a sei anni, mentre Procura della Repubblica di Modena ha aperto un’inchiesta sul caso.
(fonte: L'Informazione)
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