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Negli ultimi 5 anni hanno chiuso oltre 100mila negozi e sono andati in fumo almeno 250mila posti di lavoro. A dirlo è il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nella sua relazione all'Assemblea annuale dell'associazione. Per questo deve essere semplificata la vita alle piccolissime imprese, quelle che chiudono direttamente senza fallire. «Semplificazione e forfetizzazione potrebbero favorire chi produce lavoro e ricchezza per il nostro Paese, - ha spiegato Venturi - a partire da quel regime dei minimi che dovrebbe essere portato dai 30.000 euro attuali a 50.000, per semplificare la vita ad oltre un milione di micro imprese, quelle che rischiano di chiudere senza fallire, che scompaiono e nessuno se ne accorge. Con esse spariscono servizio di vicinato e lavoro.
Per questo secondo Confesercenti, «è urgente un intervento per frenare questa tendenza, sostenendo chi resiste e chi si insedia in zone urbane svantaggiate, con provvedimenti fiscali mirati e favorevoli. Lo chiedo a gran voce - ha proseguito Venturi - perchè questi dati confermano quella denuncia del pericolo di desertificazione dei centri
urbani da noi lanciata già in occasione del referendum sulla liberalizzazione delle autorizzazioni commerciali, del 1995.
Liberalizzazione per far aprire nuove attività e per assicurare un servizio migliore, ci si continua a dire, e invece, proiettando gli attuali ritmi di apertura di grandi strutture commerciali, nel giro di cinque anni ci troveremo con 5mila comuni e tantissimi quartieri delle città senza negozi. Per questo, pur comprendendo le motivazioni che stanno alla base della spinta all'apertura di nuove imprese, ritengo che l'attenzione istituzionale deve essere orientata soprattutto verso chi già c'è, verso quelle Pmi che resistono per non ritrovarci città e quartieri senza servizi, senza vita sociale e senz'anima».
Quattro esercizi di ristorazione multati, 22 identificati e tre irregolari, di cui un minorenne: l’ombra lunga del lavoro nero si estende ai locali di somministrazione alimenti e bevande.
Dopo l’efficace azione rivolta al contrasto delle irregolarità nel settore tessile, gli agenti della Polizia Municipale hanno preso di mira quattro attività commerciali, tutti situati a Carpi: una trattoria, una pizzeria e due ristoranti cinesi sono risultate non in regola al momento dei controlli.
L’importante operazione è stata eseguita nel corso della notte tra venerdì e sabato scorso da personale della Municipale dell’Unione Terre d’argine in collaborazione con Ispettorato del Lavoro, Inps ed Inail.
Le verifiche, che rientrano nell’ambito dei controlli tesi al contrasto del lavoro nero, della corretta contribuzione ed il rispetto delle norme di retribuzione, assunzione e contribuzione previdenziale, hanno fatto emergere un quadro a dir poco preoccupante: oltre ad aver identificato 22 persone, gli agenti hanno elevato sanzioni a carico di tutte le attività, per irregolarità varie in tema di contribuzione.
Anche le norme igienico-sanitarie sono state disattese dagli esercizi di ristorazione: la sporcizia dei locali adibiti a cucina, delle attrezzature e delle stoviglie ha fatto il paio con la cattiva conservazione degli alimenti.
Per quanto riguarda strettamente il lavoro nero, sono stati tre i lavoratori irregolari in nero scoperti (due italiani e uno straniero) e che erano impiegati in altrettante attività, uno nella trattoria, uno in un ristorante cinese ed uno nella pizzeria.
Per il titolare di quest’ultima è scattata anche la denuncia penale all’autorità giudiziaria, in quanto il lavoratore in nero è risultato minorenne.
(da.fra.)
(fonte: ModenaQui)
Sei irregolari (di cui tre clandestini)confezionavano capi d’abbigliamento in una casa colonica della campagna fossolese, ‘trasformata’ in laboratorio tessile.
Il blitz degli agenti del commissariato di Polizia carpigiano, effettuato nella giornata di mercoledì, ha permesso di denunciare la concorrenza sleale messa in atto da una donna cinese, che è stata multata di 1600 euro per violazioni in materia di immigrazione.
La 41enne risultava titolare di una ditta di confezioni, ma ufficialmente non aveva nessun lavoratore alle proprie dipendenze.
Nella casa in cui vive da circa un anno insieme al figlio, in via Collettore acque basse a Fossoli, gli agenti hanno sorpreso però sei dipendenti, tutti cinesi, intenti nella lavorazione di capi tessili: tre sono risultati essere clandestini.
In particolare per uno di questi sono scattate le manette: sul suo capo pendeva infatti un ordine di allontanamento dal territorio nazionale emesso dal Questore di Bologna nel 2007.
Nei confronti degli altri due clandestini è stato adottato il provvedimento di espulsione, mentre a carico della titolare dell’attività sono state avviate procedure di verifica in materia contributiva e del lavoro (nonostante non risultasse, infatti, aver mai assunto alcun dipendente, la ditta ha lavorato solo negli ultimi mesi migliaia di capi d’abbigliamento).
Gli altri tre, due uomini e una donna, sono entrati in Italia e hanno chiesto la regolarizzazione come ‘colf/badanti’; tutti hanno il domicilio in provincia di Milano.
L’intera operazione è scattata grazie ad un’intuizione degli agenti del commissariato di via Marx: le dimensioni della struttura a disposizione della coppia, oltre 400 mq di immobile, ed il fatto che la ditta non avesse alle proprie dipendenze alcun lavoratore, ha avviato la verifica da parte degli uomini della Polizia di Stato.
La campagna si sta svuotando e rischia di diventare un ricettacolo di attività illegali come quella appena individuata: «Anche questa operazione - commenta la nota della Polizia - conferma che l’immigrazione irregolare, si è spostata dalla città a zone periferiche, spesso in locali difficilmente individuabili perché posti in mezzo alla campagna, nella vana speranza che in dette zone siano più sporadiche le verifiche di legalità».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Solidarietà ai lavoratori ITALCARNI e a tutti lavoratori delle aziende in crisi a Carpi
Con il caso dell'ITALCARNI si allunga la lista delle aziende che fanno pagare ai lavoratori il conto della crisi.
Nel caso specifico riteniamo ancora più grave che a farlo sia una struttura cooperativa e sottoscriviamo il comunicato fatto uscire dalla RSU aziendale.
E' particolarmente grave che oltre alla riduzione di personale, si stia pensando anche a fare della catena produttiva uno "spezzatino" con lo strumento dell'affidamento in appalto o affitto di alcune fasi di lavorazione.
Appalti e subappalti interni alle aziende fino ad oggi sono stati lo strumento per indebolire il potere contrattuale dei lavoratori, dividendoli e creando le condizioni per avere lavoratori di serie A e di serie B all'interno della stessa azienda.
Una pratica consentita da leggi che minano alla base la dignità del lavoro e che troviamo stupefacente venga utilizzata in modo così strumentale e a danno dei lavoratori da un'impresa socia di Legacoop.
Lorenzo Paluan
Gruppo Consiliare
Lista Civica Carpi a 5 Stelle beppegrillo.it
Partito della Rifondazione Comunista
La recente delibera sui pubblici esercizi a Carpi è per la Filcams/Cgil un’occasione persa per affrontare concretamente il vero grande problema di questo settore.
La priorità non erano infatti i menù multilingue, o l’obbligo per l’esercente di prevedere un concertino annuale a proprio carico. L’assoluta priorità per il Comune di Carpi doveva essere quella di mettere in atto iniziative concrete, per quanto di competenza, volte a contrastare l’immensa quantità di lavoro nero ed irregolare in bar e ristoranti. Si tratta di un fenomeno certamente non solo carpigiano, ma che a Carpi ha una virulenza superiore ad altre aree del territorio provinciale.
Quale il ruolo di un’amministrazione locale nel contrasto al lavoro nero nei pubblici esercizi? Quello, ad esempio, di affidare alla Polizia Municipale un ruolo di controllo in questo senso, anche considerato che sovente al lavoro nero si aggiungono problemi di legalità tout court.
Quello, ad esempio, di prevedere l’obbligo di un cartellino di riconoscimento (nel rispetto della privacy) per chi opera in un bar. Sicuramente quello di cercare collaborazioni con gli Enti preposti ai controlli, (Guardia di Finanza, Ispettorato del Lavoro, Inps e Inail) per intrecciare i dati ed esprimere una maggior efficienza.
Oggi è possibile per l’amministrazione locale sospendere una licenza a fronte di schiamazzi al di fuori del locale, o multare l’esercente se un tavolino è al di fuori degli spazi previsti. Nulla accade, per il Comune, se all’interno di un pubblico esercizio vi sono lavoratori irregolarmente occupati, privi di formazione e conoscenze, in aree dove si maneggiano e si producono cibi e bevande.
La nostra proposta più importante era quella di prevedere la sospensione della licenza a chi fa utilizzo di lavoro irregolare, sino al ritiro, da parte del Comune, nei casi più gravi.
Purtroppo l’Assessore Morelli non ha tenuto in considerazione le nostre proposte, costruendo una delibera che risponde in modo perfetto alle diverse esigenze poste dalle Associazioni datoriali.
Nelle nostre proposte non vi era alcuna volontà punitiva nei confronti di un settore che occupa centinaia di addetti a Carpi. Al contrario avremmo voluto che alle nostre richieste aderissero anche le Associazioni che rappresentano i titolari di bar e ristoranti che operano in modo regolare, e che soffrono oggi della sleale concorrenza di soggetti privi di scrupoli.
Avanziamo infine la richiesta, all’Assessore Morelli, di riaprire il tavolo di concertazione, per affrontare nel modo più concreto possibile il tema del contrasto al lavoro nero ed irregolare nei pubblici esercizi di Carpi.
Filcams/Cgil Carpi
Ci sono anche realtà che non risentono in modo particolare di questa congiuntura. Anche in questo caso però il lavoro può essere vissuto come un pedaggio da pagare oppure, all’opposto, come un’esaltazione.
Di fronte a questa situazione non ci bastano analisi e ricette preconfezionate, desideriamo mettere in moto responsabilmente la nostra libertà.
1. Crisi o no, è chiaro che ognuno vive il lavoro o la disoccupazione secondo la concezione che ha di sé. Per questo ci interessa innanzitutto un percorso di conoscenza per introdurci al significato del lavoro.
2. Ci interessa incontrare, valorizzare e sostenere persone ed esperienze concrete in cui il lavoro sia vissuto come forma espressiva del desiderio di fare qualcosa di utile e di bello, con quell’impeto di cui parlava Luigi Einaudi: “Migliaia di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro.”
3. “Come può fare l’uomo a sostenersi in una positività e in un ultimo ottimismo (perché senza ottimismo non si può agire)? La risposta è: non da solo, ma coinvolgendo con sé altri. Stabilendo un’amicizia operativa (convivenza o compagnia o movimento): cioè una più copiosa associazione di energie basata su un riconoscimento reciproco” (Luigi Giussani). Per questo per noi è fondamentale coinvolgere chiunque nella società civile – imprese, associazioni, mondo politico – sia desideroso “di costruire, di cambiare la società e le sue strutture, per renderle più confacenti all’immagine vera dell’uomo e alla vera misura delle sue esigenze”(ibidem).
Per queste ragioni proponiamo di costituire un Comitato con i seguenti obiettivi:
* segnalare con ogni mezzo di informazione le iniziative, i progetti e le realtà di sostegno al lavoro presenti nel nostro territorio
* stimolare la creazione di strumenti a sostegno delle idee progettuali provenienti dal territorio come tirocini formativi e stage
* individuare figure professionali disposte ad affiancare i giovani che desiderano imparare un mestiere o intraprendere una nuova attività
* favorire e sostenere idee e progetti innovativi di impresa attraverso forme di finanziamento agevolate e predisposizione di infrastrutture a supporto delle nuove imprese.
“L’uomo libero lavora” sarà il tema della 27a edizione de "La Festa Più Pazza del Mondo", che si svolgerà a Carpi dal 18 al 20 giugno, durante la quale si potranno incontrare e segnalare esempi interessanti di quanto ci sta a cuore.
Il Comitato Promotore
Da Modena Qui
Lavoro nero e concorrenza sleale cinese si insinuano ancora una volta nel tessuto industriale carpigiano.
Grazie a nuovi controlli delle forze dell’ordine all’interno di ditte gestite da cinesi sono emerse di nuovo irregolarità nell’assunzione del personale.
Nella serata di lunedì agenti della polizia di Stato, coadiuvati dalla Municipale delle Terre d’Argine e da personale dell’Inps, si sono recati presso quattro laboratori (in via Pola esterna, via Curiel, via Volta e via San Giacomo), effettuando accertamenti sui dipendenti e sulla documentazione contabile.
Su un totale di 25 lavoratori, 5 sono risultati non regolarmente assunti.
«Purtroppo - commenta Simone Morelli, assessore alle Politiche economiche - il lavoro nero è un fenomeno preoccupante: plauso alle forze dell’ordine per l’operazione».
I controlli non hanno riscontrato la presenza di clandestini, segnale che la continuità delle verifiche interforze, ormai da alcuni anni attivate nei laboratori della città, e le pesanti sanzioni penali e amministrative comminate hanno messo in guardia gli stranieri responsabili delle ditte.
Ma evidentemente non fino al punto di far comprendere in toto l’importanza del rispetto delle regole: «Da parte nostra - continua l’assessore - tutti devono osservarle, indipendentemente dalla razza o dall’etnia.
E’ fondamentale, soprattutto in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, che tutti gli imprenditori operino con la massima correttezza.
Il nostro è un territorio dall’imprenditoria sana: il nostro distretto di riferimento, quello del tessile abbigliamento, non presenta problematiche così forti come quelle che si riscontrano in altre zone.
Un mercato regolato e pulito: così si potrà tornare a far girare l’economia».
La concorrenza sleale è da sempre nel mirino delle associazioni di categoria.
Come la Lapam, che da anni studia il fenomeno della subfornitura straniera: «Niente di nuovo - dichiara Carlo Alberto Medici, responsabile Lapam Carpi, commentando la notizia - questa vicenda presenta due aspetti: uno positivo inerente ai controlli, e uno negativo, per la preoccupante intensificazione del fenomeno».
Daniele Franda
Da L'Informazione
Nessun lavoratore clandestino trovato nei numerosi interventi di polizia
Controlli: «Cinesi quasi in regola»
«Multe salate e sanzioni penali hanno fatto effetto»
I laboratori tessili gestiti da cinesi non impiegano più manodopera clandestina. E’ questa la sorpresa che emrge dagli ultimi controlli di polizia. Certo restano delle irregolarità ma non l’impiego di clandestini. Nella sera di lunedì, personale del Commissariato e della Polizia Municipale delle Terre d’Argine, insieme a personale dell’Inps, ha effettuato controlli mirati in ditte gestite da cittadini cinopopolari, attive nella produzione e rifinitura di capi di abbigliamento.Sono state verificate quattro ditte, in via Pola esterna, via Curiel, via Volta e via San Giacomo, identificando, complessivamente 25 lavoratori, molti dei quali impegnati nel lavoro. Il controllo ha determinato l’irrogazione di sanzioni amministrative per la presenza complessiva di cinque lavoratori che non sono risultati regolarmente assunti. Non è stata riscontrata la presenza di clandestini. «Segnale - precisano dal commissariato - che la continuità dei controlli interforze e le pesanti sanzioni penali e amministrative comminate, ha convinto i responsabili della Ditte ad operare con lavoratori in regola».
E voi come lo vedete questo bicchiere?
A rischio 57 lavoratori di Carpi, Campogalliano e Firenze
Una nuova difficile vertenza sul fronte della tenuta dei livelli occupazionali si è aperta in provincia di Modena. I sindacati di categoria Cgil, Cisl e Uil dei settori tessile abbigliamento e commercio terziario, hanno incontrato i lavoratori e successivamente la direzione aziendale del gruppo Champion Europe per iniziare il confronto sulla procedura di mobilità aperta dall’azienda, procedura riguardante 57 lavoratori occupati nelle sedi di Carpi, Campogalliano e Firenze. Le rappresentanze sindacali hanno affermato la propria contrarietà a ipotesi di riduzione strutturale della forza lavoro, aprendo nel contempo all’ipotesi di una comune valutazione sull’utilizzo di tutti i possibili ammortizzatori sociali. E’ stato fissato con la direzione aziendale un ulteriore incontro il prossimo 9 febbraio. Le sigle, che nel dettaglio sono Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilta-Uil Tessile, Filcams-Cgil, Fisa-Scat-Cisl E Uiltucs-Uil Commercio, ritengono dunque necessario giungere a soluzioni alternative ai licenziamenti, che salvaguardino il più possibile nel nostro territorio le competenze e la professionalità dei lavoratori, anche nella ricerca di una intesa che apra nuove prospettive di investimento e di sviluppo.
(fonte: L'Informazione di Modena)
Le Associazioni hanno riconosciuto gli sforzi che l’Amministrazione Comunale ha prodotto per far quadrare i conti in un contesto economico e finanziario che ha determinato un consistente calo delle entrate. “La gravità della situazione congiunturale – sostengono Confesercenti e Cna – imponeva però il blocco totale di tasse e tariffe di competenza locale. Gli incrementi previsti, anche se contenuti, incidono pur sempre sui già difficili bilanci delle famiglie e delle piccole aziende, come nel caso della tariffa rifiuti. l Comune in quanto azionista di Aimag, doveva attivarsi per evitare aumenti tariffari. In un contesto dove tutte le aziende sul mercato sono obbligate a sacrifici, anche Aimag doveva fare la sua parte ed assorbire nel proprio bilancio gli eventuali maggiori oneri di gestione”.
Positivo è invece il parere di Confesercenti e Cna in merito alla decisione del Comune di confermare anche per l’anno in corso i fondi a favore dei Consorzi Fidi, tra i pochi strumenti utili a favorire l’accesso al credito da parte delle piccole imprese. Infatti, per la tenuta del sistema economico ed occupazionale del territorio è fondamentale il sostegno alle imprese, che continuano a fare i conti con le difficoltà finanziarie, aggravate dalle carenze di liquidità, dall’allungamento dei tempi di pagamento e dall’aumento degli insoluti. Ed a proposito delle difficoltà finanziarie delle imprese, Cna e Confesercenti ricordano anche quanto sia importante ridurre i tempi di pagamento alle aziende fornitrici di beni e servizi da parte di Enti ed Aziende Pubbliche”.
(Fonte: modena2000.it)
E’ stato negativo l’esito del confronto odierno tra Sindacati Filcams/Cgil e Fp/Cgil e Comune di Carpi e l’azienda Euro&Promos che gestisce l’appalto dei servizi bibliotecari di Carpi.
Il direttore generale del Comune di Carpi – assenti Sindaco e Assessore competente – ha confermato l’entità dei tagli all’appalto di servizi esprimendo la totale indisponibilità dell’Amministrazione locale sia ad una loro revisione, che a un rinvio dei tagli che consentisse di affrontare, e in parte risolvere, i conseguenti pesanti effetti sui lavoratori.
Trattandosi, infatti, di un appalto i cui costi sono riconducibili esclusivamente a costi di personale, il taglio si rifletterà inevitabilmente in perdita di posti di lavoro o in forti riduzioni di orario per i lavoratori coinvolti.
Diventa ora assai probabile il ricorso ad ammortizzatori sociali per scongiurare la perdita di posti di lavoro e attenuare i problemi di reddito degli addetti della biblioteca.
Sarebbe forse il primo caso in Italia di utilizzo di risorse pubbliche – come la cassa integrazione – per attenuare gli effetti di scelte, e non di obblighi, di un’Amministrazione locale.
Filcams e Fp, insieme ai lavoratori e alle lavoratrici della biblioteca di Carpi, si appellano al Consiglio Comunale affinché venga rivista questa posizione profondamente ingiusta, che se confermata assimilerebbe il comportamento del Comune di Carpi a quello delle molte aziende che nel territorio oggi chiudono o tagliano personale.
Filcams/Cgil – Fp/Cgil Carpi
Dal sito della CGIL modenese:
Carpi, 16 dicembre 2009
I sindacati dei servizi Filcams/Cgil e della Funzione Pubblica/Cgil di Carpi denunciano il serio rischio di contrazione di diversi appalti di servizi (biblioteca, museo civico, Urp, servizi di assistenza alla persona) e di riorganizzazione di uffici comunali a partire dal 2010. Poiché i costi di tali appalti sono quasi esclusivamente riconducibili a costi di personale, i tagli si rifletteranno inevitabilmente in perdita di posti di lavoro o in forti riduzioni di orario per i lavoratori coinvolti.
Certo non sarà un buon inizio di anno per diverse decine di lavoratori che non avranno più uno stipendio, o se lo vedranno ridotto!
I Sindacati sono infatti allarmati dalle informazioni che ricevono, sia dalle stesse aziende appaltatrici che dai lavoratori, sui forti problemi di ricollocamento del personale delle cooperative appaltatrici – personale altamente qualificato – in un periodo di crisi come questo, oltre che per l’abbassamento qualitativo e quantitativo dei servizi rivolti ai cittadini, in particolare in un Comune come Carpi che da anni considera come fiore all’occhiello gli interventi sul sociale e la cultura.
Chi scrive ha dato il consenso alla pubblicazione ma è "sintomatico" che non voglia/possa firmarsi.
Siccome però vorremmo "esprimere valutazioni basandoci su fonti ufficiali e dati certi, anziché su indiscrezioni ufficiose e polemiche", chiediamo a chi di dovere di rispondere puntualmente alle molte domande contenute in questa lettera.
Caro Lorenzo,
ho apprezzato molto la tua interrogazione e il tuo ordine del giorno sulla situazione dell'occupazione nell'"azienda" comune di Carpi: finalmente qualcuno si è accorto che il Comune licenzia, anche se non sembra!
Ti ringrazio , perché qui siamo soli e ciascuno cerca di sopravvivere come può allo "tsunami" della perdita del lavoro.
Finalmente qualcuno che si chiede cosa succede: ma riuscirai a saperlo?
Nessun servizio tagliato ma solo riorganizzazione
In riferimento al comunicato stampa diffuso in giornata dalla Diocesi di Carpi sul tema “Tra sussidiarietà ed esternalizzazione”, l’amministrazione comunale interviene con un proprio contributo. Premesso che sarebbe buona norma esprimere valutazioni basandosi su fonti ufficiali e dati certi, anziché su indiscrezioni ufficiose e polemiche costruite ad arte sulla stampa locale, sulla questione, posta dalla riflessione dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, dei ‘tagli in Comune’ sono necessarie alcune precisazioni essenziali. E’ errato parlare di ‘tagli a servizi sociali (Centri di accoglienza), culturali (Biblioteca) e informativi (Quicittà)’ in quanto tutti questi servizi vengono del tutto mantenuti nelle loro attuali composizioni anche per il 2010, anzi per il settore ‘servizi sociali’ e per quello ‘pubblica istruzione’ è previsto un potenziamento, proprio come richiesto nel documento della Diocesi.
E’ vero invece che, a fronte della situazione di crisi generale, nazionale e non certo solo carpigiana, dovuta, come noto, in buona parte alle scelte del Governo centrale e al mancato rispetto da parte dello Stato degli impegni presi nei confronti degli enti locali, alcuni servizi verranno riorganizzati operando una razionalizzazione che vedrà una maggiore valorizzazione delle risorse interne.
Anche le affermazioni riguardanti i lavoratori delle aziende appaltatrici di servizi che hanno in essere contratti col Comune sono da considerare errate: si tratta di naturale scadenza di contratti o riduzione di essi. In conclusione l’amministrazione afferma la propria disponibilità e formula l’auspicio che un serio e condiviso dibattito sul tema della ‘sussidiarietà’, nel 2010 in arrivo, possa concretizzarsi con il massimo impegno di tutti i soggetti, pubblici, privati, dell’associazionismo, che stanno lavorando da tempo per dare sempre più opportunità alla nostra comunità.
Comunicato n° 115
Comunicato stampa
L’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro interviene in merito ai tagli del Comune. Colpiti i servizi sociali, culturali, informativi. Va aperta una riflessione
Tra sussidiarietà ed esternalizzazione
L’onda lunga della crisi sta arrivando ai bilanci comunali, costringendo le amministrazioni comunali a dolorosi tagli per chiudere i conti. E’ di questi giorni la notizia di tagli a servizi sociali (centri di accoglienza), culturali (biblioteca) e informativi (Quicittà), che scatteranno dal 1° gennaio attraverso la chiusura di rapporti con aziende appaltatrici e cooperative sociali.
Pur comprendendo la necessità di ridurre le spese (e questo non può mai avvenire in maniera indolore), alcune riflessioni sulla natura e sul modo con cui questo si sta perseguendo paiono d’obbligo.
Innanzitutto non sembra assolutamente opportuna una riduzione ai servizi sociali. In questo periodo in cui i bisogni stanno aumentando, anche pochi euro investiti in maggiori servizi sono fondamentali per chi è in difficoltà; anzi: è in periodi come questi che i servizi sociali andrebbero potenziati.
Inoltre, in questa vicenda si ha la netta sensazione che i lavoratori delle aziende che hanno contratti con il Comune siano di serie B. Dal 1° gennaio alcuni lavoratori che da anni sono impiegati nell’ambito pubblico perderanno il posto, o si vedranno calare le ore retribuite; il tutto con scarsissimo preavviso, senza confronti sindacali, senza un percorso concertato. Un comportamento assai difforme – per non dire contraddittorio – rispetto a quello normalmente applicato quando si parla di impiego pubblico o di difesa dei lavoratori.
Infine, gli episodi summenzionati segnano quanto sia urgente un profondo dibattito sulla sussidiarietà a Carpi. Da un lato, il non aver chiarito davvero la differenza tra sussidiarietà ed esternalizzazione, tra chi gestisce il servizio e chi deve governarlo, né in quali confini deve stare il Pubblico e in quali il Privato, è alla base di quanto sta succedendo. Dall’altro, questa situazione poteva (e può ancora) essere un’opportunità per accelerare nella direzione di rafforzare realtà territoriali, riconoscendone valore sociale, competenza e professionalità, eventualmente pensando ad un percorso per maggiori spazi nella gestione di servizi.
E’ auspicabile che questa situazione rappresenti l’occasione per discutere anche di questo, e per identificare linee strategiche d’intervento che vadano al di là dell’urgenza e delle necessità di bilancio.
Ufficio Stampa Diocesi di Carpi – Tel: 059 687068 / Fax: 059 630238
Annalisa Bonaretti: 338 8803090 - Benedetta Bellocchio: 338 4286662
E-mail: ufficiostampa@carpi.chiesacattolica.it
La KPM, industria metalmeccanica che produceva e commercializzava apparecchiature oleodinamiche, con circa 40 dipendenti, ad aprile 2009 ha chiuso i battenti, ponendo in mobilità tutti i lavoratori, dichiarando la messa in liquidazione della società e sottoscrivendo un accordo sindacale con chiari e precisi impegni di pagamento delle retribuzioni pregresse (gennaio-aprile 2009), del Tfr e degli incentivi all'esodo.
A distanza di mesi, nonostante le rassicurazioni più e più volte date dalla proprietà, nessuno dei lavoratori ha percepito alcunché in riferimento a quegli accordi.
A settembre 2009 la sede legale dell'azienda viene spostata da Carpi a Bari, e lì avviene la messa in liquidazione.
Ora, nella medesima ex sede della KPM di Carpi, risulta in attività un'unità locale della Valvair srl, azienda con sede a Modena che commercializza il medesimo prodotto della KPM e che vede nella compagine societaria parte della vecchia proprietà.
La Fiom-Cgil di Carpi assieme alle lavoratrici ed ai lavoratori della KPM rivendicano le loro retribuzioni, il rispetto degli accordi sottoscritti e l'apertura immediata di un tavolo di confronto con la ex proprietà della KPM.
(Fonte: http://www.sassuolo2000.it/2009/10/20/kpm-carpi-fiomcgil-lavoratori-licenziati-da-mesi-e-lazienda-non-paga-gli-arretrati/)
(Fonte: http://www.sassuolo2000.it/2009/10/08/carpi-il-sindaco-campedelli-sulla-vertenza-mtn/)
Preso atto della volontà della direzione di M.T.N. SPA di chiudere gli uffici di Carpi proponendo alle lavoratrici e ai lavoratori (37 in tutto) il trasferimento presso la sede centrale del Gruppo Log Service ( di cui M.T.N fa parte ) a Bressana Bottarone, provincia di Pavia (a 170 km da Carpi)
Considerato impensabile che i lavoratori possano sobbarcarsi 340 km giornalieri per andare a lavorare e che quindi l’ipotesi di MTN spa si configura come un vero e proprio licenziamento mascherato
Considerato immorale il fatto che la razionalizzazione aziendale auspicata dalla direzione rischi di mandare sul lastrico i lavoratori impiegati nel sito di Carpi solo per aumentare la propria quota di profitti
Considerato che la funzione di una Pubblica Amministrazione è anche quella di intervenire in casi come questi per difendere il posto di lavoro dei propri cittadini mettendo in campo tutta l’autorità delle istituzioni nella soluzione della vicendaIL CONSIGLIO COMUNALE DI CARPI
Esprime la sua solidarietà e il suo appoggio alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dell’M.T.N
Impegna il Sindaco a convocare un incontro con le parti (direzione aziendale e sindacato) al fine di trovare una soluzione che garantisca il posto di lavoro a tutte le persone coinvolte nella vicenda.
Lorenzo Paluan
Lista Civica Carpi a 5 Stelle beppegrillo.it
Partito della Rifondazione Comunista
La "notte bianca" di Carpi ha visto quest'anno tra i protagonisti Carabinieri e Ispettorato del lavoro, che hanno visitato alcuni pubbliciesercizi, pare registrando un elevato numero di lavoratori irregolarmente occupati. Il sindacato del commercio-turismo Filcams Cgil sa bene che non è certo cosa difficile trovare lavoratori in nero in un bar o in un ristorante. Meno facile è scoprire, non solo a Carpi, che tra quelli regolarmente assunti vi sono falsi apprendisti. Oppure che i lavoratori assunti a 15 ore settimanali in realtà ne svolgano 50 o 60. Per non parlare dei diffusissimi contratti a chiamata, formula utile soltanto a riverniciare di nuovo il vecchio, tradizionale, lavoro nero. Cresce anche a Carpi il fenomeno del mancato pagamento delle spettanze, sia di quelle regolari che di quelle irregolari. Nello scarso interesse generale un intero settore, che occupa in provinciamigliaia di persone, sta uscendo dalla legalità, e contribuisce ad alimentare percorsi di illegalità più vasti.
A nostro parere bisogna adottare iniziative forti, come rendere noti i nomi delle imprese che utilizzano lavoro nero ed irregolare. Bisogna elevare le sanzioni, e le Amministrazioni locali debbono poter sospendere le licenze da loro concesse. Bisogna impedire che soggetti soliti a comportamenti spregiudicati aprano e chiudano pubblici esercizi, spesso utilizzando prestanome. Bisogna far chiarezza sui reali assetti proprietari di molti bar, e chiarire come sia possibile che in molti di questi esercizi gli unici utenti siano i giocatori di videopoker. La Filcams Cgil di Carpi ringrazia gli operatori dei Carabineri e dell'Ispettorato del lavoro che, con le ispezioni durante la "notte bianca" carpigiana, hanno ancora una volta sollevato il velo su una drammatica, quanto sottovalutata situazione.
(Filcams Cgil Carpi)
(Fonte: http://www.sassuolo2000.it/2009/09/28/carpi-filcams-cgil-notte-bianca-lavoro-nero/)
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Parlano le indagini. Qualche osservazione senza pretese di esaustività. I posti di lavoro del futuro saranno creati soprattutto nel campo dei servizi alla persona ( sociale, sanitario, assistenziale ) e occorrerà che anche i nostri giovani si riapproprino di conoscenze e competenze pratiche, di tipo artigianale o manifatturiero, si tratti di installare allarmi, far funzionare macchine complesse o valutare impieghi nel settore agricolo e comunque che si ricominci a considerare la necessità che, se in grado di assicurare autonomia economica e personale, anche lavori che per diversi anni gli italiani non hanno voluto più fare, possano essere “riconquistati”. Ovvio, con competenze, merito, nel rispetto delle leggi vigenti, non a colpi di spallate ideologiche o di slogan del tipo”ora riprendiamoci quel che facevano prima i nostri genitori o nonni”. Sperando ovviamente che arrivi una ripresa economica che anche a Carpi generi nuovi posti di lavoro o consenta di mantenere quelli che ci sono. Questo non significa invitare famiglie e ragazzi, alla vigilia di un nuovo anno scolastico a considerare buttato il tempo e le risorse investite in lunghi anni di studio, per il diploma e l’Università e ad andare a lavorare, visto che non siamo negli anni Settanta e Ottanta e il lavoro non “insegue” purtroppo i nostri ragazzi e ragazze pronto ad accoglierli nel caso non si vada bene a scuola. Poiché sono certo che anche l’Amministrazione comunale e le altre istituzioni, per quanto di propria competenza, stanno riflettendo su questi temi, tutt’altro che banali, vorrei soltanto osservare che progettare i percorsi scolastici dei nostri giovani, prefigurando opportunità e sbocchi e possibili cambi di direzione, in un sistema complessivo ricco di opportunità come quello del nostro territorio e della nostra regione, opportunità magari non conosciute adeguatamente, è tema di importanza strategica per famiglie e attività produttive. Non certamente un tema di routine. Molto più insomma del titolo pur importante, “Rapporti tra mondo della scuole e del lavoro” visto in centinaia di documenti da decenni a questa parte. Ecco perché nei tavoli tra enti locali e organizzazione di categoria e d’impresa e dei lavoratori, cercando di immaginare anche la Carpi economica e sociale prossima ventura, quello dell’orientamento scolastico dei nostri giovani è un argomento che va, scusate il bisticcio, riorientato e aggiornato ai contorni della città di un futuro prossimo, ma non molto lontano, che dobbiamo provare ad immaginare sin da oggi.
(Link: http://marcobagnoli.blogspot.com/2009/08/riorientare-lorientamento-scolastico.html)
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