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domenica 28 novembre 2010
Ricevo e pubblico:
Mercoledì 24 novembre abbiamo presentato il documento, che potete leggere in allegato, durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i due consiglieri di ApC e la Coordinatrice.
Il tema è particolarmente attuale visto che a breve, il 4 dicembre, di nuovo ci sarà un incontro pubblico a Modena al Policlinico organizzato dalla Provincia per continuare il confronto tra la sanità e la cittadinanza.
Abbiamo naturalmente intenzione di partecipare per seguire gli sviluppi di quella che sarà l'organizzazione della Sanità nel nostro territorio.
APC: E’ NECESSARIO RIPORTARE LA MEDICINA ALLA PORTA DEI CARPIGIANI.
Lo stato attuale della sanità nazionale e provinciale è ormai un vortice che risucchia energie e risorse e che lascia scontenti i pazienti, i medici, gli infermieri e i politici attenti ai bisogni dei cittadini. Questi politici hanno forse la consapevolezza di finanziare un mostro famelico, ma nessuno ha il coraggio di affrontare le difficoltà in modo radicale.
La soluzione non è semplice, e ne siamo consapevoli, crediamo infatti che serva un lungo percorso di riconversione per portare la sanità a criteri di scienza,coscienza ed economicità.
Abbiamo pensato di ricostruire in modo ideale un percorso sanitario che il paziente dovrebbe affrontare in cerca della cura: il primo accesso alla sanità deve essere rappresentato dal medico di base che deve essere il primo pilastro della medicina territoriale. Riteniamo che questa debba essere sempre più potenziata per rinviare o evitare il ricorso inutile allo Specialista o all’Ospedale.
All’incontro sul Pal del giugno scorso, ci è parso di capire la volontà politica sia quella di potenziare la rete provinciale del comparto Nord che quella di alleggerire gli investimenti sul Polo Policlinico-Baggiovara-Sassuolo, che già tanto ha ricevuto nel decennio passato.
Se ciò vuol dire potenziare il nostro Ospedale dotandolo anche di nuovi reparti (ad esempio quello di Endocrinologia), riconoscere il valore costituito dal nuovo reparto di Radioterapia per ridare centralità al nostro Ospedale, investire sul personale dei reparti esistenti sia in termini di valorizzazione degli operatori sia in termini quantitativi, ApC ritiene che un solco importante possa essere tracciato.
Se invece si insiste sulla promessa di costruzione di un nuovo Ospedale a Carpi, ApC ricorda che questa prospettiva è fumo negli occhi (a meno che uno sceicco passi per Carpi e decida di fermarvisi) e che non risultano ad oggi progetti che portino alla realizzazione in un prossimo futuro di un nuovo nosocomio carpigiano.
Oggi responsabilmente occorre percorrere l’unica strada possibile e ragionevole: far funzionare e potenziare il nostro Ospedale.
I Carpigiani lo chiedono e la politica ha il dovere di ascoltare e di trovare la soluzione migliore e legata alla realtà delle cose realizzabili
Coordinatrice ApC
Stefania Bellelli
Leggi il documento (pdf)
Mercoledì 24 novembre abbiamo presentato il documento, che potete leggere in allegato, durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i due consiglieri di ApC e la Coordinatrice.
Il tema è particolarmente attuale visto che a breve, il 4 dicembre, di nuovo ci sarà un incontro pubblico a Modena al Policlinico organizzato dalla Provincia per continuare il confronto tra la sanità e la cittadinanza.
Abbiamo naturalmente intenzione di partecipare per seguire gli sviluppi di quella che sarà l'organizzazione della Sanità nel nostro territorio.
APC: E’ NECESSARIO RIPORTARE LA MEDICINA ALLA PORTA DEI CARPIGIANI.
Lo stato attuale della sanità nazionale e provinciale è ormai un vortice che risucchia energie e risorse e che lascia scontenti i pazienti, i medici, gli infermieri e i politici attenti ai bisogni dei cittadini. Questi politici hanno forse la consapevolezza di finanziare un mostro famelico, ma nessuno ha il coraggio di affrontare le difficoltà in modo radicale.
La soluzione non è semplice, e ne siamo consapevoli, crediamo infatti che serva un lungo percorso di riconversione per portare la sanità a criteri di scienza,coscienza ed economicità.
Abbiamo pensato di ricostruire in modo ideale un percorso sanitario che il paziente dovrebbe affrontare in cerca della cura: il primo accesso alla sanità deve essere rappresentato dal medico di base che deve essere il primo pilastro della medicina territoriale. Riteniamo che questa debba essere sempre più potenziata per rinviare o evitare il ricorso inutile allo Specialista o all’Ospedale.
All’incontro sul Pal del giugno scorso, ci è parso di capire la volontà politica sia quella di potenziare la rete provinciale del comparto Nord che quella di alleggerire gli investimenti sul Polo Policlinico-Baggiovara-Sassuolo, che già tanto ha ricevuto nel decennio passato.
Se ciò vuol dire potenziare il nostro Ospedale dotandolo anche di nuovi reparti (ad esempio quello di Endocrinologia), riconoscere il valore costituito dal nuovo reparto di Radioterapia per ridare centralità al nostro Ospedale, investire sul personale dei reparti esistenti sia in termini di valorizzazione degli operatori sia in termini quantitativi, ApC ritiene che un solco importante possa essere tracciato.
Se invece si insiste sulla promessa di costruzione di un nuovo Ospedale a Carpi, ApC ricorda che questa prospettiva è fumo negli occhi (a meno che uno sceicco passi per Carpi e decida di fermarvisi) e che non risultano ad oggi progetti che portino alla realizzazione in un prossimo futuro di un nuovo nosocomio carpigiano.
Oggi responsabilmente occorre percorrere l’unica strada possibile e ragionevole: far funzionare e potenziare il nostro Ospedale.
I Carpigiani lo chiedono e la politica ha il dovere di ascoltare e di trovare la soluzione migliore e legata alla realtà delle cose realizzabili
Coordinatrice ApC
Stefania Bellelli
Leggi il documento (pdf)
venerdì 15 ottobre 2010
AL PRESIDENTE
DELLA CONFERENZA
TERRITORIALE SOCIALE E
SANITARIA
Emilio SABATTINI
Amministrazione Prov.le di Modena
MODENA
AL SINDACO DI CARPI
Enrico CAMPEDELLI
CARPI
ALL’ASSESSORE ALLE
POLITICHE SOCIO-SANITARIE
Alberto BELLELLI
CARPI
p.c. ALLA PRESIDENTE UNIONE
TERRE
D’ARGINE
Stefania ZANNI
CAMPOGALLIANO
Oggetto: proposte attuative a breve, medio e lungo periodo in merito al P.A.L.(Piano Attuativo Locale)
visionato l’Atto di Indirizzo e coordinamento triennale 2009-2011, che ha come parte fondante “l’agire sui determinanti del benessere collettivo” in un’ottica di integrazione delle politiche sociali con quelle sanitarie;
considerata l’importanza che diversi attori sociali possano fornire contributi al contempo diversi e non completamente sostituibili per la promozione e tutela della salute –bene pubblico e diritto di ciascuno - in un’ottica di partecipazione democratica (welfare mix);
tenuto conto della forte razionalizzazione a livello nazionale con ricaduta a livello regionale (vedi a tale riguardo la riforma in atto a livello regionale circa il passaggio dal welfare municipale al welfare regionale);
considerate le ultime disposizioni normative regionali fondate su nuove future modalità di affidamento dei servizi alla persona in base a criteri di accreditamento e non secondo procedure di gare di rilievo comunitario;
incontrati alcuni tecnici Esperti (Medici Specialisti), sia in ambito ospedaliero(Ospedale “B.Ramazzini di Carpi”) che in ambito territoriale (Consultorio), i quali hanno accolto le due associazioni e C.P.O.con spirito collaborativo;
le donne delle associazioni femminili CIF e UDI e la Commissione Pari Opportunità - Unione delle Terre d’Argine propongono alle SS.LL. le sottoindicate politiche a breve-medio e lungo periodo:
martedì 10 agosto 2010
L’Ausl tranquillizza l’utente che si era rivolto a ‘ModenaQui’
«Il paziente, dopo aver effettuato la visita ortopedica, sarà seguito dall’esperto del segmento osseo interessato che, trattandosi nel caso in questione della spalla, sarà proprio il dottor Paolo Baudi e la sua équipe».
Parte dalla soluzione del problema l’Ausl, nella sua replica al racconto, ospitato sul numero di ModenaQui di sabato scorso, della disavventura denunciata da un utente dell’ospedale di Carpi.
Il cittadino, visitato e operato sei anni fa dal dottor Baudi nell’ambulatorio specialistico per la chirurgia della spalla, nei giorni scorsi, al riacutizzarsi del dolore, si era recato al Cup per prenotare una visita.
Una volta davanti allo sportello è stato informato che l’ambulatorio non esisteva più e che la visita l’avrebbe avuta il primo ottobre e sarebbe stata effettuata dal medico di turno del reparto di ortopedia, e non esclusivamente dallo specialista, il dottor Baudi.
Nemmeno allo sportello per la libera professione il paziente ha potuto ricevere indicazioni riguardo tempi e modi per una visita a pagamento.
«La considerazione - aveva affermato l’utente - è quella di aver trovato un oggettivo peggioramento del servizio, per l’impossibilità sia di accedere ad una visita specialistica pubblica presso il medico specializzato che da anni opera la spalla nell’ospedale pubblico di Carpi, sia di accedere ad una visita specialistica a pagamento, presso il medesimo medico che poi probabilmente condurrà l’operazione, attraverso il servizio per la libera professione all’interno dell’ospedale».
L’insoddisfazione per il servizio espletato dagli operatori del Cup, aveva inoltre portato il carpigiano a rapportarsi con l’ufficio per le relazioni con il pubblico del Ramazzini, senza però ricevere risposte esaurienti.
«Rispetto alle difficoltà incontrate - risponde l’azienda sanitaria - nel ricevere informazioni sulla possibilità di farsi visitare e quindi operare dal dottor Paolo Baudi, ci scusiamo se le informazioni sono state parziali; va però detto che il professionista in questione non opera in libera professione all’interno dell’Azienda; in questi casi il personale si limita a segnalare il regime in cui opera lo specialista, per evitare che possano essere date letture improprie circa la segnalazione di un medico piuttosto che di un altro».
Daniele Franda
«Il cambiamento organizzativo - fa sapere l’Ausl - presso l’ospedale Ramazzini è avvenuto circa tre anni fa, ed è stato effettuato per ridurre i tempi di attesa; in questo ambito va inserito anche il superamento dell’ambulatorio specializzato nella chirurgia della spalla.
In altre parole si è cercato di migliorare l’efficienza organizzativa, mantenendo inalterate le eccellenze professionali che continuano ad essere a disposizione di tutti i cittadini».
Il dottor Baudi, ad ogni modo, continua ad operare al ‘Ramazzini’, che rimane uno dei principali centri di riferimento per le patologie della spalla in Emilia-Romagna.
(da.fra.)
(fonte: ModenaQui)
«Il paziente, dopo aver effettuato la visita ortopedica, sarà seguito dall’esperto del segmento osseo interessato che, trattandosi nel caso in questione della spalla, sarà proprio il dottor Paolo Baudi e la sua équipe».
Parte dalla soluzione del problema l’Ausl, nella sua replica al racconto, ospitato sul numero di ModenaQui di sabato scorso, della disavventura denunciata da un utente dell’ospedale di Carpi.
Il cittadino, visitato e operato sei anni fa dal dottor Baudi nell’ambulatorio specialistico per la chirurgia della spalla, nei giorni scorsi, al riacutizzarsi del dolore, si era recato al Cup per prenotare una visita.
Una volta davanti allo sportello è stato informato che l’ambulatorio non esisteva più e che la visita l’avrebbe avuta il primo ottobre e sarebbe stata effettuata dal medico di turno del reparto di ortopedia, e non esclusivamente dallo specialista, il dottor Baudi.
Nemmeno allo sportello per la libera professione il paziente ha potuto ricevere indicazioni riguardo tempi e modi per una visita a pagamento.
«La considerazione - aveva affermato l’utente - è quella di aver trovato un oggettivo peggioramento del servizio, per l’impossibilità sia di accedere ad una visita specialistica pubblica presso il medico specializzato che da anni opera la spalla nell’ospedale pubblico di Carpi, sia di accedere ad una visita specialistica a pagamento, presso il medesimo medico che poi probabilmente condurrà l’operazione, attraverso il servizio per la libera professione all’interno dell’ospedale».
L’insoddisfazione per il servizio espletato dagli operatori del Cup, aveva inoltre portato il carpigiano a rapportarsi con l’ufficio per le relazioni con il pubblico del Ramazzini, senza però ricevere risposte esaurienti.
«Rispetto alle difficoltà incontrate - risponde l’azienda sanitaria - nel ricevere informazioni sulla possibilità di farsi visitare e quindi operare dal dottor Paolo Baudi, ci scusiamo se le informazioni sono state parziali; va però detto che il professionista in questione non opera in libera professione all’interno dell’Azienda; in questi casi il personale si limita a segnalare il regime in cui opera lo specialista, per evitare che possano essere date letture improprie circa la segnalazione di un medico piuttosto che di un altro».
Daniele Franda
L’ambulatorio chiuso nel 2007 «per ridurre i tempi d’attesa»
La replica fornita dall’azienda sanitaria modenese è anche occasione di chiarimento per un’altro aspetto, sollevato da queste colonne domenica 8 agosto, quello della chiusura dell’ambulatorio specializzato nella chirurgia della spalla, avviato tempo fa dal dottor Alberto Ferrari e negli anni impreziosito dall’arrivo del luminare Paolo Baudi.«Il cambiamento organizzativo - fa sapere l’Ausl - presso l’ospedale Ramazzini è avvenuto circa tre anni fa, ed è stato effettuato per ridurre i tempi di attesa; in questo ambito va inserito anche il superamento dell’ambulatorio specializzato nella chirurgia della spalla.
In altre parole si è cercato di migliorare l’efficienza organizzativa, mantenendo inalterate le eccellenze professionali che continuano ad essere a disposizione di tutti i cittadini».
Il dottor Baudi, ad ogni modo, continua ad operare al ‘Ramazzini’, che rimane uno dei principali centri di riferimento per le patologie della spalla in Emilia-Romagna.
(da.fra.)
(fonte: ModenaQui)
sabato 7 agosto 2010
Carpi: il viaggio di un utente tra ferie e uffici poco solerti
CARPI - «L’azienda sanitaria è la stessa in tutta la provincia, ma servizi e trattamento no».Inizia così il racconto dell’odissea trascorsa da un utente carpigiano alle prese con servizi e uffici Ausl che rispondono in maniera del tutto differente da un distretto all’altro del modenese.
La prima tappa di questa particolare vicenda risale allo scorso 22 luglio, quando il carpigiano si reca al Cup (il Centro di prenotazione unica) del Ramazzini per prenotare una visita ortopedica alla spalla dolorante.
«Con in mano la richiesta del mio medico curante, mi sono prenotato e ho fatto la fila: pur vedendo alternarsi agli sportelli ben quattro diversi operatori in altrettanti sportelli, mediamente quelli che funzionavano erano solo uno o due.
L’attesa si è prolungata così a 30 minuti».
Ma questo è solo l’antipasto di una lunga serie di disservizi cui l’utente si è trovato a fronteggiare.
«Sei anni fa ero stato visitato nell’apposito ambulatorio dall’ortopedico specializzato nella chirurgia della spalla, ortopedico che in seguito mi ha operato con successo, due volte alla spalla destra e una volta alla spalla sinistra.
Ma una volta allo sportello mi è stato subito detto che l’ambulatorio ortopedico specializzato per la chirurgia della spalla non c’è più e che non mi rimaneva che prenotare una visita ortopedica (fissata poi per il primo ottobre di quest’anno) che sarebbe però stata effettuata dal medico di turno».
Vistosi negata la possibilità di essere visitato dallo stesso specialista che anni prima lo aveva operato con successo, l’utente si rivolge allo sportello per la libera professione.
Ma anche qui nessun aiuto fattivo: «L’operatrice mi risponde, sbrigativamente, che il dottore non visita in libera professione presso l’Ospedale di Carpi, e che non ha alcuna informazione in merito a dove potessi rivolgermi per effettuare una visita a pagamento.
La considerazione è quella di aver trovato un oggettivo peggioramento del servizio».
Comprensibilmente contrariato per la situazione creatasi, lo stesso giorno il cittadino si rivolge via mail all’Ufficio relazioni pubbliche (Urp), chiedendo spiegazioni e un contributo per dipanare la matassa.
«L’ho inviata anche al responsabile del distretto, Claudio Vagnini: la risposta, generata automaticamente, mi indicava che il dirigente sarà in ferie fino al 16 agosto».
Non avendo ricevuto nessuna risposta dall’Urp carpigiano, e considerato il costente dolore alla spalla, l’utente si informa presso altre strutture della provincia: risultato, a Sassuolo e Mirandola gli accertamenti diagnostici prescritti saranno eseguiti entro la fine di agosto.
«Nel frattempo alcuni conoscenti mi hanno segnalato il nome di un ortopedico di Modena specializzato: ho contattato l’Urp di Baggiovara, che, nonostante non fosse tenuto a rilasciarmi informazioni (il professore che cercavo opera e visita al Policlinico), si è preoccupato di richiamarmi per fornirmi altri consigli ed indicazioni».
Una vicenda che fa senza dubbio riflettere, soprattutto in giorni caldi come questi, in cui si parla tanto del rinnovo del Piano Attutativo per la sanità locale; non tutti sono in possesso degli strumenti per informarsi in maniera autonoma (conoscenza di internet, possibilità di spostamento): «Per questi rimane un distretto che (non) risponde in questo modo».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
domenica 1 agosto 2010
Al lavoro un tavolo tecnico per formare l’asse Carpi-Mirandola
Finalmente se ne sono accorti: il ‘trio’ Carpi, Ramazzini e sanità è il problema più urgente dell’intera provincia, che si potrebbe risolvere con la costruzione di una struttura in rete con Mirandola.
Lo dice lo stesso ente istituzionale, che in una nota di commento sulla conclusione della prima fase di incontri per la discussione del nuovo Piano attuativo della sanità locale (Pal), esplicita chiaramente la volontà di chiedere alla Regione una soluzione «per ovviare alle carenze strutturali del Ramazzini di Carpi» come spiega il presidente della Provincia Emilio Sabattini.
Poi l’accenno al nuovo ospedale: «Nell’ambito di un sistema strutturato a rete, ci si deve sempre più abituare a pensare all’area vasta come territorio di riferimento e le sinergie già esistenti tra l’ospedale di Carpi e quello di Mirandola dovranno guidare le scelte future, anche in caso di realizzazione di una nuova struttura».
Ciò che pare solo un’ipotesi è in realtà una soluzione auspicata dalla conferenza territoriale sanitaria (composta da tutti i sindaci della provincia), che è già in fase di studio: si è infatti costituito un tavolo tecnico tra il primo cittadino carpigiano Campedelli e i suoi colleghi dell’area nord, per cercare sinergie sulla sanità.
«Però non possiamo decidere né noi né Campedelli, né Mirandola - fanno sapere dalla Provincia - ma solo la Regione può dare una risposta definitiva».
Risposta che dovrebbe arrivare non prima del 2011, a Pal definito.
Ma una cosa è certa: se l’ospedale si farà, non sarà solo dei carpigiani.
Il tavolo tecnico è al lavoro proprio per questo: integrare le eccellenze e eliminare i doppioni tra Carpi e Mirandola.
E’ passato circa un mese e mezzo da quando Campedelli individuava in Santa Croce (sul terreno della Fondazione Cassa) l’area destinata ad ospitare la nuova struttura.
Cioè esattamente dall’altra parte della città rispetto a Mirandola: chissà se nel feudo dei Pico saranno d’accordo.
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Finalmente se ne sono accorti: il ‘trio’ Carpi, Ramazzini e sanità è il problema più urgente dell’intera provincia, che si potrebbe risolvere con la costruzione di una struttura in rete con Mirandola.
Lo dice lo stesso ente istituzionale, che in una nota di commento sulla conclusione della prima fase di incontri per la discussione del nuovo Piano attuativo della sanità locale (Pal), esplicita chiaramente la volontà di chiedere alla Regione una soluzione «per ovviare alle carenze strutturali del Ramazzini di Carpi» come spiega il presidente della Provincia Emilio Sabattini.
Poi l’accenno al nuovo ospedale: «Nell’ambito di un sistema strutturato a rete, ci si deve sempre più abituare a pensare all’area vasta come territorio di riferimento e le sinergie già esistenti tra l’ospedale di Carpi e quello di Mirandola dovranno guidare le scelte future, anche in caso di realizzazione di una nuova struttura».
Ciò che pare solo un’ipotesi è in realtà una soluzione auspicata dalla conferenza territoriale sanitaria (composta da tutti i sindaci della provincia), che è già in fase di studio: si è infatti costituito un tavolo tecnico tra il primo cittadino carpigiano Campedelli e i suoi colleghi dell’area nord, per cercare sinergie sulla sanità.
«Però non possiamo decidere né noi né Campedelli, né Mirandola - fanno sapere dalla Provincia - ma solo la Regione può dare una risposta definitiva».
Risposta che dovrebbe arrivare non prima del 2011, a Pal definito.
Ma una cosa è certa: se l’ospedale si farà, non sarà solo dei carpigiani.
Il tavolo tecnico è al lavoro proprio per questo: integrare le eccellenze e eliminare i doppioni tra Carpi e Mirandola.
E’ passato circa un mese e mezzo da quando Campedelli individuava in Santa Croce (sul terreno della Fondazione Cassa) l’area destinata ad ospitare la nuova struttura.
Cioè esattamente dall’altra parte della città rispetto a Mirandola: chissà se nel feudo dei Pico saranno d’accordo.
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
giovedì 8 luglio 2010
In ferie la farmacista dell’ospedale
«Ho una malattia rara, non ho potuto prendere il farmaco perché la farmacista dell’ospedale in questi giorni non c’era».
La denuncia arriva da una signora carpigiana, che per ovvie e comprensibilissime ragioni vuole restare nell’anonimato.
La donna soffre di angioedema ereditario, una patologia molto rara e potenzialmente mortale, e che deve essere curata con un farmaco specifico, il Berinert, un vero e proprio salvavita.
«In questi giorni devo partire, e, visto che devo avere sempre con me il medicinale, mi sono recata presso la farmacia del Ramazzini, dove hanno il mio protocollo.
Ma sono dovuta andare via a mani vuote: il farmaco non può essere rilasciato da un tecnico, ma dalla farmacista responsabile, che non era presente».
Non potendo aspettare oltre il rientro della farmacista, la signora si è rivolta al Policlinico di Modena, dove nel giro di poche ore le sono state consegnate le scatole di Berinert, farmaco di vitale importanza per chi soffre di questa malattia.
«Capisco il diritto alle ferie, ma l’Ausl dovrebbe provvedere alle sostituzioni temporanee».
«Si è trattato solo di un fraintendimento - minimizza il direttore del distretto Claudio Vagnini -, la signora si è spazientita subito quando ha sentito che la farmacista era assente, ma poteva rivolgersi al punto di distribuzione diretta dei farmaci, al primo piano, dove è sempre presente un farmacista autorizzato a fornire il medicinale».
Se è vero che un disguido c’è stato, potrebbe anche essere figlio della cattiva informazione che purtroppo esiste nei confronti delle strutture ospedaliere.
«Ma non c’è nessuna carenza nella dotazione dei farmacisti in ospedale» tiene a precisare Vagnini.
A Carpi sono 4 le persone affette dalla malattia; si stima che nel mondo ne sia colpita una persona su 50.000, ma i casi non diagnosticati sarebbero molti di più: la tempistica degli attacchi varia moltissimo di caso in caso, e a volte possono essere valutati male dallo stesso medico.
Particolarmente pericolosi sono i gonfiori a carico delle vie aeree superiori (laringe, naso, lingua), che possono portare anche a morte per soffocamento nel caso il trattamento non sia tempestivo.
(da.fra.)
«Ho una malattia rara, non ho potuto prendere il farmaco perché la farmacista dell’ospedale in questi giorni non c’era».
La denuncia arriva da una signora carpigiana, che per ovvie e comprensibilissime ragioni vuole restare nell’anonimato.
La donna soffre di angioedema ereditario, una patologia molto rara e potenzialmente mortale, e che deve essere curata con un farmaco specifico, il Berinert, un vero e proprio salvavita.
«In questi giorni devo partire, e, visto che devo avere sempre con me il medicinale, mi sono recata presso la farmacia del Ramazzini, dove hanno il mio protocollo.
Ma sono dovuta andare via a mani vuote: il farmaco non può essere rilasciato da un tecnico, ma dalla farmacista responsabile, che non era presente».
Non potendo aspettare oltre il rientro della farmacista, la signora si è rivolta al Policlinico di Modena, dove nel giro di poche ore le sono state consegnate le scatole di Berinert, farmaco di vitale importanza per chi soffre di questa malattia.
«Capisco il diritto alle ferie, ma l’Ausl dovrebbe provvedere alle sostituzioni temporanee».
«Si è trattato solo di un fraintendimento - minimizza il direttore del distretto Claudio Vagnini -, la signora si è spazientita subito quando ha sentito che la farmacista era assente, ma poteva rivolgersi al punto di distribuzione diretta dei farmaci, al primo piano, dove è sempre presente un farmacista autorizzato a fornire il medicinale».
Se è vero che un disguido c’è stato, potrebbe anche essere figlio della cattiva informazione che purtroppo esiste nei confronti delle strutture ospedaliere.
«Ma non c’è nessuna carenza nella dotazione dei farmacisti in ospedale» tiene a precisare Vagnini.
Angioedema: a Carpi ne soffrono in quattro
Zoom sulla malattia
L’angioedema ereditario è una patologia rara che si manifesta tramite la comparsa di gonfiori della cute, delle mucose e degli organi interni.Zoom sulla malattia
A Carpi sono 4 le persone affette dalla malattia; si stima che nel mondo ne sia colpita una persona su 50.000, ma i casi non diagnosticati sarebbero molti di più: la tempistica degli attacchi varia moltissimo di caso in caso, e a volte possono essere valutati male dallo stesso medico.
Particolarmente pericolosi sono i gonfiori a carico delle vie aeree superiori (laringe, naso, lingua), che possono portare anche a morte per soffocamento nel caso il trattamento non sia tempestivo.
(da.fra.)
giovedì 1 luglio 2010
I medici del Ramazzini bocciano la ‘rete’
«La sanità carpigiana dovrà fare la cura dimagrante».
Questo è quanto ha affermato il Presidente della Provincia Emilio Sabattini nel corso di un acceso momento di confronto con gli operatori sanitari carpigiani, in vista della realizzazione del Piano Attuativo Locale, dischiudendo uno scenario non precisamente entusiasmante.
«A Carpi la struttura è vetusta, ma - rassicura Sabattini - il Sindaco ha già individuato una modalità per risolvere questo problema di cui si terrà conto nel Pal».
Tutti si aspettavano l’ufficializzazione del nuovo ospedale, invece il sindaco Enrico Campedelli ha preferito rimangiarsi le parole di qualche settimana fa, ricalcando Sabattini nel definire la sanità un fatto regionale, per poi indicare un asse preciso che dovrebbe formarsi nel corso del tempo: Carpi - Mirandola, ovvero una «rete nella rete», che sposta di fatto la geografia della nuova sanità carpigiana da Santa Croce (qui si doveva fare il nuovo Ospedale) all’area Nord.
Un’area che si suppone beneficerà di risorse nel nuovo Pal.
E ancora, un’area che, come hanno evidenziato i numerosi e accorati interventi di medici e infermieri, è stata poco valorizzata negli anni passati per via di una «rete troppo verticistica, che non funziona - come ha sintetizzato Giampiero Patrizi, medico di Cardiologia -.
Il sistema utilizzato finora è un modello fallimentare perchè non ha prodotto risultati eclatanti, né in termini di qualità, né in termini di risparmio».
Gli hanno fatto eco portando la dimostrazione concreta di ciò gli altri medici intervenuti, costretti a combattere quotidianamente contro posti letto sempre più scarsi, un turn over altissimo dei pazienti, anche «indimissibili» come ha sostenuto il primario di Medicina Carlo Di Donato, insieme ad una mancanza di specializzazione che completi e supporti la cura delle patologie nei singoli reparti.
E la ‘dieta’ deve ancora iniziare.
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
«La sanità carpigiana dovrà fare la cura dimagrante».
Questo è quanto ha affermato il Presidente della Provincia Emilio Sabattini nel corso di un acceso momento di confronto con gli operatori sanitari carpigiani, in vista della realizzazione del Piano Attuativo Locale, dischiudendo uno scenario non precisamente entusiasmante.
«A Carpi la struttura è vetusta, ma - rassicura Sabattini - il Sindaco ha già individuato una modalità per risolvere questo problema di cui si terrà conto nel Pal».
Tutti si aspettavano l’ufficializzazione del nuovo ospedale, invece il sindaco Enrico Campedelli ha preferito rimangiarsi le parole di qualche settimana fa, ricalcando Sabattini nel definire la sanità un fatto regionale, per poi indicare un asse preciso che dovrebbe formarsi nel corso del tempo: Carpi - Mirandola, ovvero una «rete nella rete», che sposta di fatto la geografia della nuova sanità carpigiana da Santa Croce (qui si doveva fare il nuovo Ospedale) all’area Nord.
Un’area che si suppone beneficerà di risorse nel nuovo Pal.
E ancora, un’area che, come hanno evidenziato i numerosi e accorati interventi di medici e infermieri, è stata poco valorizzata negli anni passati per via di una «rete troppo verticistica, che non funziona - come ha sintetizzato Giampiero Patrizi, medico di Cardiologia -.
Il sistema utilizzato finora è un modello fallimentare perchè non ha prodotto risultati eclatanti, né in termini di qualità, né in termini di risparmio».
Gli hanno fatto eco portando la dimostrazione concreta di ciò gli altri medici intervenuti, costretti a combattere quotidianamente contro posti letto sempre più scarsi, un turn over altissimo dei pazienti, anche «indimissibili» come ha sostenuto il primario di Medicina Carlo Di Donato, insieme ad una mancanza di specializzazione che completi e supporti la cura delle patologie nei singoli reparti.
E la ‘dieta’ deve ancora iniziare.
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
mercoledì 16 giugno 2010
Il sindaco è sicuro, ma non ha fatto i conti con Ausl e Regione
Campedelli e il nuovo ospedale, ossia storia di un amore tormentato.
Prima l’aveva definito non necessario, poi, durante la campagna elettorale, aveva cavacalto l’onda di pressanti richieste di tanti cittadini.
Ma già nel marzo scorso era sceso dalla cresta dell’onda, esprimendo riserve sulla possibilità che venisse costruito e affidando il tutto alla Regione, il solo ente che ha il potere di decidere sulla nuova struttura.
Oggi però Enrico Campedelli si è riavvicinato prepotentemente all’idea, dicendosi certo che Carpi avrà un nuovo ospedale.
Cita cifre (80 milioni di euro il costo totale dell’opera), da chi arriveranno i finanziamenti (Fondazione Cassa di Risparmio Carpi e Ausl) e addirittura dove si farà (a Santa Croce, sul terreno di proprietà della Fondazione Crc).
Ad una settimana dai decisivi incontri carpigiani per la ridefinizione del Piano attuativo locale (Pal) della sanità, il sindaco esce allo scoperto in prima persona, definendo rigida la struttura attuale del Ramazzini.
L’exploit però sembra non essere piaciuto a molti, a partire dall’Ausl, che si è vista tirata in ballo (secondo il sindaco sborserebbe 30 milioni di euro) senza una concertazione di sorta.
Senza poi considerare che la Regione ha fatto più volte capire che i soldi non ci sono.
Inoltre sul Ramazzini si sta spendendo parecchio per cercare di mandare avanti una struttura inadeguata.
Intanto Gian Fedele Ferrari gongola: «L’acquisto di quel terreno da parte della Fondazione nel 2007 - dice il presidente - si è rivelato azzeccato.
Qualora si dovesse costruire qui il nuovo ospedale, la Fondazione cederebbe senz’altro gratuitamente parte di questo terreno e se poi fosse necessario erogheremo risorse anche consistenti».
Un’ultima ma fondamentale considerazione: con che coraggio Campedelli presenterà al consiglio la variante al Prg cambiando destinazione d’uso a quel terreno di Traversa San Giorgio, dopo che lui stesso, nella stessa sede, aveva giurato che sarebbe rimasto agricolo e quindi non edificabile?
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Campedelli e il nuovo ospedale, ossia storia di un amore tormentato.
Prima l’aveva definito non necessario, poi, durante la campagna elettorale, aveva cavacalto l’onda di pressanti richieste di tanti cittadini.
Ma già nel marzo scorso era sceso dalla cresta dell’onda, esprimendo riserve sulla possibilità che venisse costruito e affidando il tutto alla Regione, il solo ente che ha il potere di decidere sulla nuova struttura.
Oggi però Enrico Campedelli si è riavvicinato prepotentemente all’idea, dicendosi certo che Carpi avrà un nuovo ospedale.
Cita cifre (80 milioni di euro il costo totale dell’opera), da chi arriveranno i finanziamenti (Fondazione Cassa di Risparmio Carpi e Ausl) e addirittura dove si farà (a Santa Croce, sul terreno di proprietà della Fondazione Crc).
Ad una settimana dai decisivi incontri carpigiani per la ridefinizione del Piano attuativo locale (Pal) della sanità, il sindaco esce allo scoperto in prima persona, definendo rigida la struttura attuale del Ramazzini.
L’exploit però sembra non essere piaciuto a molti, a partire dall’Ausl, che si è vista tirata in ballo (secondo il sindaco sborserebbe 30 milioni di euro) senza una concertazione di sorta.
Senza poi considerare che la Regione ha fatto più volte capire che i soldi non ci sono.
Inoltre sul Ramazzini si sta spendendo parecchio per cercare di mandare avanti una struttura inadeguata.
Intanto Gian Fedele Ferrari gongola: «L’acquisto di quel terreno da parte della Fondazione nel 2007 - dice il presidente - si è rivelato azzeccato.
Qualora si dovesse costruire qui il nuovo ospedale, la Fondazione cederebbe senz’altro gratuitamente parte di questo terreno e se poi fosse necessario erogheremo risorse anche consistenti».
Un’ultima ma fondamentale considerazione: con che coraggio Campedelli presenterà al consiglio la variante al Prg cambiando destinazione d’uso a quel terreno di Traversa San Giorgio, dopo che lui stesso, nella stessa sede, aveva giurato che sarebbe rimasto agricolo e quindi non edificabile?
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
venerdì 28 maggio 2010
Il professore: «Decisione dolorosa, dovuta anche alle condizioni di lavoro»
Ora è definitivo.
La firma in calce alle dimissioni è stata apposta ieri mattina.
Come anticipato dalle colonne di Modena Qui due settimane fa, il valente e stimato neuro radiologo Paolo Zonari non farà più parte dell’équipe in servizio al Ramazzini.
Una decisione sofferta da parte di questo medico, capace di tributare un ‘volto umano’ alla cura del paziente, oltre all’indiscussa professionalità, premiata da persone che arrivano da tutta Italia al Ramazzini, proprio per sottoporsi ad una spettroscopia da Zonari, nonostante il fiorire in tutta la penisola di centri presso i quali sarebbe possibile effettuare lo stesso esame.
Dopo l’abbandono del nosocomio carpigiano da parte di altri specialisti come Aguzzoli, Giovanardi, Orlandi e Gibertoni, ora tocca a Zonari.
E sempre più prende corpo la tesi del costante processo di smantellamento del Ramazzini.
Anche perchè Zonari, in realtà, continuerà a prestare servizio presso istituti privati, ma pur sempre convenzionati con l’Ausl.
L’Azienda stessa continuerà quindi ad essere la referente del professore, ma altrove rispetto a Carpi.
Dottor Zonari, perché la scelta di abbandonare l’Ospedale di Carpi?
«E’ stata una decisione dolorosa, maturata in seguito a problemi di salute. Da uno stress sul lavoro che parte da lontano ed è legato alla carenza del personale, alla cronica discrepanza tra dotazione tecnologica all’avanguardia e risorse umane, che si traduce in tempi d’attesa molto lunghi per i pazienti (in particolare per la risonanza) e in ritmi insostenibili da parte di noi medici. Da quando se n’è andato il dottor Crisi, nel 2004, siamo rimasti solo io e Lucia Cito e la situazione è difficilissima, il carico di lavoro immane. Ho manifestato più volte il mio disagio e, alla fine, la situazione sempre identica mi ha indotto ad andarmene».
E’ vero che, insieme al primario di Oncologia Fabrizio Artioli, avevate reperito i fondi per un terzo neuro radiologo?
«Sì, avevamo trovato i fondi tramite l’Associazione Malati Oncologici per stipulare un contratto di libera professione ad un terzo neuro radiologo, che avrebbe garantito un’assistenza costante ai pazienti e turni più ‘vivibili’ per noi».
Quando avete fatto questa proposta all’Ausl e con quale esito?
«Alla fine del 2009. Da allora la cosa non si è mai concretizzata e la proposta è ancora sul tavolo».
Perché?
«Evidentemente in questo periodo di sofferenze non c’era spazio per provvedere».
Di quanti neuroradiologi avrebbe bisogno il reparto per funzionare a regime?
«La risposta non è semplice, un terzo avrebbe già alleviato di molto il carico e ripristinato il regime pre 2004».
Dove presterà servizio ora?
«Sto valutando numerose possibilità spalmate in tutta Modena e Reggio Emilia. Continuerò a lavorare presso centri privati, ma convenzionati con l’Ausl. Lascio Carpi a malincuore, memore della qualità del lavoro svolto. Dal 2002 abbiamo costituito un centro di eccellenza nel campo della spettroscopia, importante per la valutazione dei tumori cerebrali che accoglie pazienti da tutta Italia, nonostante il fiorire dappertutto di centri analoghi. Un giorno alla settimana si facevano visitare dapprima 5 persone, ultimamente 4 perché il carico di lavoro era diventato, appunto, eccessivo. Questo è un importante segno della qualità del lavoro svolto e vorrei pertanto lasciare un messaggio ai miei pazienti: se avranno bisogno di me, io per loro ci sarò sempre».
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
Ora è definitivo.
La firma in calce alle dimissioni è stata apposta ieri mattina.
Come anticipato dalle colonne di Modena Qui due settimane fa, il valente e stimato neuro radiologo Paolo Zonari non farà più parte dell’équipe in servizio al Ramazzini.
Una decisione sofferta da parte di questo medico, capace di tributare un ‘volto umano’ alla cura del paziente, oltre all’indiscussa professionalità, premiata da persone che arrivano da tutta Italia al Ramazzini, proprio per sottoporsi ad una spettroscopia da Zonari, nonostante il fiorire in tutta la penisola di centri presso i quali sarebbe possibile effettuare lo stesso esame.
Dopo l’abbandono del nosocomio carpigiano da parte di altri specialisti come Aguzzoli, Giovanardi, Orlandi e Gibertoni, ora tocca a Zonari.
E sempre più prende corpo la tesi del costante processo di smantellamento del Ramazzini.
Anche perchè Zonari, in realtà, continuerà a prestare servizio presso istituti privati, ma pur sempre convenzionati con l’Ausl.
L’Azienda stessa continuerà quindi ad essere la referente del professore, ma altrove rispetto a Carpi.
Dottor Zonari, perché la scelta di abbandonare l’Ospedale di Carpi?
«E’ stata una decisione dolorosa, maturata in seguito a problemi di salute. Da uno stress sul lavoro che parte da lontano ed è legato alla carenza del personale, alla cronica discrepanza tra dotazione tecnologica all’avanguardia e risorse umane, che si traduce in tempi d’attesa molto lunghi per i pazienti (in particolare per la risonanza) e in ritmi insostenibili da parte di noi medici. Da quando se n’è andato il dottor Crisi, nel 2004, siamo rimasti solo io e Lucia Cito e la situazione è difficilissima, il carico di lavoro immane. Ho manifestato più volte il mio disagio e, alla fine, la situazione sempre identica mi ha indotto ad andarmene».
E’ vero che, insieme al primario di Oncologia Fabrizio Artioli, avevate reperito i fondi per un terzo neuro radiologo?
«Sì, avevamo trovato i fondi tramite l’Associazione Malati Oncologici per stipulare un contratto di libera professione ad un terzo neuro radiologo, che avrebbe garantito un’assistenza costante ai pazienti e turni più ‘vivibili’ per noi».
Quando avete fatto questa proposta all’Ausl e con quale esito?
«Alla fine del 2009. Da allora la cosa non si è mai concretizzata e la proposta è ancora sul tavolo».
Perché?
«Evidentemente in questo periodo di sofferenze non c’era spazio per provvedere».
Di quanti neuroradiologi avrebbe bisogno il reparto per funzionare a regime?
«La risposta non è semplice, un terzo avrebbe già alleviato di molto il carico e ripristinato il regime pre 2004».
Dove presterà servizio ora?
«Sto valutando numerose possibilità spalmate in tutta Modena e Reggio Emilia. Continuerò a lavorare presso centri privati, ma convenzionati con l’Ausl. Lascio Carpi a malincuore, memore della qualità del lavoro svolto. Dal 2002 abbiamo costituito un centro di eccellenza nel campo della spettroscopia, importante per la valutazione dei tumori cerebrali che accoglie pazienti da tutta Italia, nonostante il fiorire dappertutto di centri analoghi. Un giorno alla settimana si facevano visitare dapprima 5 persone, ultimamente 4 perché il carico di lavoro era diventato, appunto, eccessivo. Questo è un importante segno della qualità del lavoro svolto e vorrei pertanto lasciare un messaggio ai miei pazienti: se avranno bisogno di me, io per loro ci sarò sempre».
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
giovedì 27 maggio 2010
Vittima un 88enne ricoverato per un intervento alla milza
Un’altra vittima della legionella torna a scuotere il Ramazzini.
Il nuovo caso di infezione polmonare causata dal batterio aerobio è costato la vita ad un anziano di 88 anni, deceduto due giorni fa nel reparto dell’ospedale cittadino.
L’uomo, già affetto da diverse patologie internistiche di particolare gravità, era stato recentemente sottoposto ad un intervento di asportazione della milza: durante il decorso postoperatorio, ha contratto la legionellosi che, data l’alta mortalità del batterio tra gli anziani e le complicazioni dovute alla degenza, non ha lasciato scampo all’ottantottenne.
L’azienda sanitaria provinciale ha emesso un comunicato nella serata di ieri nel quale esprime il cordoglio alla famiglia dell’anziano.
Dopo il decesso, il corpo è stato sottoposto ad «uno specifico accertamento di laboratorio - si legge nella nota dell’Ausl - che ha permesso di diagnosticare una infezione da legionella, segnalata come nosocomiale.
Preme sottolineare che i casi di infezione ospedaliera da legionella sono un fenomeno presente in tutto il mondo».
Quello di martedì, che segue di due mesi quello di Baggiovara, è però solo l’ultimo di una preoccupante serie di casi registrati negli ultimi anni in provincia, con Carpi a detenere il triste primato: due nel 2007, altri nel 2008 e nel 2009, rendono doveroso l’innalzamento del livello di guardia nei confronti di questa patologia grave.
L’Ausl intanto continua a rassicurare il territorio: «Con riferimento specifico all’impianto idrico del Ramazzini, che è stato di recente ristrutturato in modo significativo, va aggiunto che allo scopo di impedire la proliferazione microbica è stato installato da tempo un sistema di trattamento specifico dell’acqua, che prevede il trattamento continuativo con ioni di argento.
L’impianto idrico sanitario è sottoposto periodicamente a controlli e campionamenti microbiologici con trattamenti di bonifica supplementari quando necessari.
Da alcuni giorni sono inoltre in corso specifici trattamenti di shock termico oltre a verifiche mirate».
Ma queste misure, ribadite anche in occasione degli altri casi, non sono servite a debellare il batterio, presente tanto negli ambienti acquatici naturali quanto in quelli artificiali, quali le condotte cittadine, gli impianti idrici degli edifici, serbatoi, tubature, fontane e piscine.
Ma siti favorevoli per l’annidamento sono anche gli impianti di climatizzazione: è possibile che con i primi caldi estivi il condizionamento dell’ambiente abbia liberato nell’aria il batterio, facilitandone di conseguenza la pericolosa inalazione da parte dei pazienti.
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Un’altra vittima della legionella torna a scuotere il Ramazzini.
Il nuovo caso di infezione polmonare causata dal batterio aerobio è costato la vita ad un anziano di 88 anni, deceduto due giorni fa nel reparto dell’ospedale cittadino.
L’uomo, già affetto da diverse patologie internistiche di particolare gravità, era stato recentemente sottoposto ad un intervento di asportazione della milza: durante il decorso postoperatorio, ha contratto la legionellosi che, data l’alta mortalità del batterio tra gli anziani e le complicazioni dovute alla degenza, non ha lasciato scampo all’ottantottenne.
L’azienda sanitaria provinciale ha emesso un comunicato nella serata di ieri nel quale esprime il cordoglio alla famiglia dell’anziano.
Dopo il decesso, il corpo è stato sottoposto ad «uno specifico accertamento di laboratorio - si legge nella nota dell’Ausl - che ha permesso di diagnosticare una infezione da legionella, segnalata come nosocomiale.
Preme sottolineare che i casi di infezione ospedaliera da legionella sono un fenomeno presente in tutto il mondo».
Quello di martedì, che segue di due mesi quello di Baggiovara, è però solo l’ultimo di una preoccupante serie di casi registrati negli ultimi anni in provincia, con Carpi a detenere il triste primato: due nel 2007, altri nel 2008 e nel 2009, rendono doveroso l’innalzamento del livello di guardia nei confronti di questa patologia grave.
L’Ausl intanto continua a rassicurare il territorio: «Con riferimento specifico all’impianto idrico del Ramazzini, che è stato di recente ristrutturato in modo significativo, va aggiunto che allo scopo di impedire la proliferazione microbica è stato installato da tempo un sistema di trattamento specifico dell’acqua, che prevede il trattamento continuativo con ioni di argento.
L’impianto idrico sanitario è sottoposto periodicamente a controlli e campionamenti microbiologici con trattamenti di bonifica supplementari quando necessari.
Da alcuni giorni sono inoltre in corso specifici trattamenti di shock termico oltre a verifiche mirate».
Ma queste misure, ribadite anche in occasione degli altri casi, non sono servite a debellare il batterio, presente tanto negli ambienti acquatici naturali quanto in quelli artificiali, quali le condotte cittadine, gli impianti idrici degli edifici, serbatoi, tubature, fontane e piscine.
Ma siti favorevoli per l’annidamento sono anche gli impianti di climatizzazione: è possibile che con i primi caldi estivi il condizionamento dell’ambiente abbia liberato nell’aria il batterio, facilitandone di conseguenza la pericolosa inalazione da parte dei pazienti.
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
sabato 15 maggio 2010
La notizia del più che probabile abbandono da parte del dottor Paolo Zonari, responsabile della struttura semplice di neuroradiologia a Carpi, dell’Ospedale Ramazzini a fine maggio, ha destato stupore e preoccupazione nei pazienti che da anni stimano il lavoro di questo enfant prodige.
Contemporaneamente, il dottor Fabrizio Artioli, primario di Oncologia, e creatore, insieme a Zonari, di una sinergia che avrebbe consentito di reperire i fondi per stipulare un contratto ad un terzo Neuroradiologo, ha ribadito la disponibilità di quei fondi.
«Confermo l’esattezza dell’articolo pubblicato da Modena Qui - commenta Artioli - riguardo al contratto che sarebbe possibile offrire, grazie all’Associazione Malati Oncologici, ad un terzo neuro radiologo.
D’altro canto, il progetto è ancora in essere, ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta dalla Direzione Sanitaria dell’Azienda».
La questione è molto complessa, e non è detto che esista una correlazione tra il fatto che sono i malati oncologici a risentire di più della congestione di lavoro in Neuroradiologia e dei conseguenti tempi infiniti per le analisi, e l’offerta da parte di Amo dei fondi necessari ad alleggerire la mole d’impegni ai medici dell’unità.
«Della radiologia abbiamo bisogno tutti - conclude infatti Artioli - la vicenda è molto più estesa».
‘Il pallino è nelle mani della Direzione Sanitaria’ dice, in altre parole, Artioli.
La tesi di un piano atto ad un progressivo smantellamento dell’Ospedale Ramazzini prende sempre più forma, non possiamo che dire noi.
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
Contemporaneamente, il dottor Fabrizio Artioli, primario di Oncologia, e creatore, insieme a Zonari, di una sinergia che avrebbe consentito di reperire i fondi per stipulare un contratto ad un terzo Neuroradiologo, ha ribadito la disponibilità di quei fondi.
«Confermo l’esattezza dell’articolo pubblicato da Modena Qui - commenta Artioli - riguardo al contratto che sarebbe possibile offrire, grazie all’Associazione Malati Oncologici, ad un terzo neuro radiologo.
D’altro canto, il progetto è ancora in essere, ma non abbiamo ancora ricevuto una risposta dalla Direzione Sanitaria dell’Azienda».
La questione è molto complessa, e non è detto che esista una correlazione tra il fatto che sono i malati oncologici a risentire di più della congestione di lavoro in Neuroradiologia e dei conseguenti tempi infiniti per le analisi, e l’offerta da parte di Amo dei fondi necessari ad alleggerire la mole d’impegni ai medici dell’unità.
«Della radiologia abbiamo bisogno tutti - conclude infatti Artioli - la vicenda è molto più estesa».
‘Il pallino è nelle mani della Direzione Sanitaria’ dice, in altre parole, Artioli.
La tesi di un piano atto ad un progressivo smantellamento dell’Ospedale Ramazzini prende sempre più forma, non possiamo che dire noi.
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
venerdì 14 maggio 2010
Rottura dovuta alla cronica mancanza di personale in Neuroradiologia
Ad uno ad uno i migliori se ne stanno andando tutti.
Lo stillicidio di medici che abbandonano il Ramazzini assume sempre più i contorni di un’emorragia inarrestabile.
Dopo professionisti affermati come Orlandi, Giovanardi, Gibertoni e Aguzzoli, secondo fonti quanto mai accreditate e ben informate, il prossimo a lasciare il nosocomio carpigiano sarebbe il dottor Paolo Zonari, titolare della struttura semplice di Neuroradiologia a Carpi, medico benvoluto e stimato dai pazienti.
Il disagio vissuto da Zonari partirebbe da lontano e sarebbe dovuto alla cronica discrepanza fra dotazione tecnologica e risorse umane per gestirlA.
Pare, infatti, che l’azienda abbia fatto investimenti forti in apparecchiature, ma scarse sul fronte del personale. In particolare, dal 2004 in reparto sono rimasti due soli neuroradiologi e si parla pertanto di tempi d’attesa stimati intorno agli otto mesi o giù di lì.
Fortissime dilazioni, quindi, che riguarderebbero specificamente la risonanza magnetica, più che la Tac. A risentirne maggiormente, oltre ai due neuroradiologi oberati di lavoro, sarebbero i malati oncologici. E proprio per meglio ottemperare alle loro esigenze, Zonari si sarebbe rivolto al primario di Oncologia Fabrizio Artioli, al fine di costituire un fondo, pare sostenuto anche dall’Associazione Malati Oncologici, per aggiungere un terzo professionista neuroradiologo, che avrebbe garantito un’offerta più costante ai pazienti e ritmi meno stressanti ai due dottori già presenti.
L’accordo fra Zonari e Artioli, sempre secondo voci autorevoli, sarebbe andato in porto e la sinergia costituita, ma il progetto, di fatto, non si è mai concretizzato, mandando in fumo quella che sembrava cosa certa. Il perché al momento è top secret, ma sembra che questa sia stata l’ennesima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il finale si preannuncia tutt’altro che lieto, con Zonari pronto a dare le dimissioni entro fine maggio. Nel suo futuro, tra le varie ipotesi, vi sarebbe quella di prestare lavoro presso un privato convenzionato con l’Ausl. Se questa ipotesi si avverasse, ci si potrebbe domandare perché l’azienda ospedaliera non abbia investito risorse su un medico amato e preparato come Zonari direttamente presso il Ramazzini, piuttosto che incentivarne il trasferimento verso un’altra struttura che verrebbe comunque finanziata dall’azienda stessa.
Nel futuro di neuroradiologia a Carpi invece, après Zonari, le deluge.
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
Ad uno ad uno i migliori se ne stanno andando tutti.
Lo stillicidio di medici che abbandonano il Ramazzini assume sempre più i contorni di un’emorragia inarrestabile.
Dopo professionisti affermati come Orlandi, Giovanardi, Gibertoni e Aguzzoli, secondo fonti quanto mai accreditate e ben informate, il prossimo a lasciare il nosocomio carpigiano sarebbe il dottor Paolo Zonari, titolare della struttura semplice di Neuroradiologia a Carpi, medico benvoluto e stimato dai pazienti.
Il disagio vissuto da Zonari partirebbe da lontano e sarebbe dovuto alla cronica discrepanza fra dotazione tecnologica e risorse umane per gestirlA.
Pare, infatti, che l’azienda abbia fatto investimenti forti in apparecchiature, ma scarse sul fronte del personale. In particolare, dal 2004 in reparto sono rimasti due soli neuroradiologi e si parla pertanto di tempi d’attesa stimati intorno agli otto mesi o giù di lì.
Fortissime dilazioni, quindi, che riguarderebbero specificamente la risonanza magnetica, più che la Tac. A risentirne maggiormente, oltre ai due neuroradiologi oberati di lavoro, sarebbero i malati oncologici. E proprio per meglio ottemperare alle loro esigenze, Zonari si sarebbe rivolto al primario di Oncologia Fabrizio Artioli, al fine di costituire un fondo, pare sostenuto anche dall’Associazione Malati Oncologici, per aggiungere un terzo professionista neuroradiologo, che avrebbe garantito un’offerta più costante ai pazienti e ritmi meno stressanti ai due dottori già presenti.
L’accordo fra Zonari e Artioli, sempre secondo voci autorevoli, sarebbe andato in porto e la sinergia costituita, ma il progetto, di fatto, non si è mai concretizzato, mandando in fumo quella che sembrava cosa certa. Il perché al momento è top secret, ma sembra che questa sia stata l’ennesima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il finale si preannuncia tutt’altro che lieto, con Zonari pronto a dare le dimissioni entro fine maggio. Nel suo futuro, tra le varie ipotesi, vi sarebbe quella di prestare lavoro presso un privato convenzionato con l’Ausl. Se questa ipotesi si avverasse, ci si potrebbe domandare perché l’azienda ospedaliera non abbia investito risorse su un medico amato e preparato come Zonari direttamente presso il Ramazzini, piuttosto che incentivarne il trasferimento verso un’altra struttura che verrebbe comunque finanziata dall’azienda stessa.
Nel futuro di neuroradiologia a Carpi invece, après Zonari, le deluge.
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
martedì 20 aprile 2010
Dopo la recente seduta del Consiglio Comunale sull'Ospedale Giliola Pivetti (ApC) ha scritto questa lettera al Presidente della Regione Emilia Romagna.
Oggi è arrivata la risposta di Errani.
Carpi, 19 Marzo 2010
Al Presidente della Regione Emilia Romagna
Vasco Errani
Gentile Presidente Errani,
come certamente lei sa, qualche sera fa si è tenuto a Carpi un Consiglio comunale interamente dedicato alla sanità.
Naturalmente i Consiglieri e i cittadini erano interessati alla salute dei carpigiani, salute da reperire preferibilmente a Carpi, senza che questo voglia dire che non si possano andare a pescare diagnosi e cure anche a Modena, Bologna, Verona e dovunque siano collocati i centri specialistici dedicati.
Il Consiglio si è svolto con una scaletta che prevedeva gli interventi dei Consiglieri e delle Associazioni di volontariato e poi quello del Direttore generale dell'AUSL di Modena, Caroli, al quale pertanto nessuno dei Consiglieri ha potuto ribattere.
C'era attesa per questo Consiglio, forse inspiegabilmente visto che in queste serate ognuno se la racconta in un gioco delle parti, e ormai dovrebbe essere risaputo.
Dire che siamo rimasti tutti delusi è dire poco, l'arroganza, le contraddizioni, le approssimazioni, le offese neanche troppo mascherate del dott. Caroli sono state il filo conduttore del suo intervento.
In pratica ci siamo sentiti dire: a) che siamo ingrati perchè non ci rendiamo conto che l’Ospedale di Carpi ha il miglior rapporto tra valore delle tecnologia e letti di degenza (?) e siamo come quelli che “sputano nel piatto dove mangiano”; e questo perchè erano state avanzate critiche organizzative e sollevate richieste, b) che siamo ignoranti perchè continuiamo ad occuparci di Carpi senza sapere che quello che conta è la rete ( secondo noi le due cose non sono incompatibili, e poi non è stato un piano provinciale e dire che Carpi è un Polo?), c) che siamo lobbisti perchè chiediamo posti letto per psichiatria ( dimenticando che quei posti letto erano già previsti nel Piano psichiatrico provinciale e per loro era stato fatto uno stanziamento di 1.500.000 Euro poi stornati, quindi lobbistico anche il Piano approvato?), d) capricciosi perchè rimpiangiamo un medico solo quando se ne va e non lo apprezziamo quando c'è ( ma quando mai?), e pretendiamo, almeno come Consiglio Comunale, di essere informati sulle decisioni che l’ASL prende nei riguardi dell' ambito locale ...
Un'ora intera in cui i carpigiani e i loro rappresentanti ( Consiglieri e Associazioni) sono stati derisi da un tecnico dirigente. Ma i Consiglieri sono stati eletti dal popolo e pretendono risposte dai tecnici. Non atteggiamenti di sufficienza come se da Consiglieri avessero “l’anella al naso” !
Atteggiamenti di sufficienza da chi poi ? Da uno stratega che non ne sbaglia una ? Anche se Modena ha un buco nel bilancio della sanità in testa ad altre città ? Naturalmente non un cenno critico o autocritico alla gestione dell'ospedale di Baggiovara, faraonica, dispendiosa e sovradimensionata.
Sicuramente offesi da un personaggio sicuro del suo indiscusso potere, uno A CUI PIACE VINCERE FACILE, come dice una pubblicità, infatti, parlando per ultimo, nessuno ha potuto ribattere e difendere le proprie opinioni travisate e ridicolizzate.
E' vero che dopo di lui sono intervenuti il Presidente della Provincia e il Sindaco di Carpi, ma in questi casi avviene sempre uno spettacolare genuflettersi timoroso, forse perchè consapevoli che, nella sanità, il coltello dalla parte del manico ce l'hanno i tecnici dirigenti e non i politici locali. Almeno fino ad ora .
Solo il sindaco Campedelli ha confermato che,effettivamente, non tutto va bene.
Tutto il pubblico numeroso presente aveva invece ben chiaro il rapporto che c'è e ci deve essere tra tecnici dirigenti e politici, e bisbigliava, e a tratti sbottava: “ Ma quello lì al posto di direttore ce l'ha messo Errani ! ”.
Io, in Consiglio, sono capogruppo della lista civica Alleanza Per CARPI, una lista di cittadini riformisti, coi piedi per terra, che non hanno niente di personale da difendere e che perciò, in tanti casi, dicono quello che in tanti pensano senza dirlo. Abbiamo l'8,33% pur essendoci presentati per la prima volta, insomma abbastanza per non passare inosservati.
Questa lettera non è per chiederle di intervenire a punire il Direttore arrogante, non è nemmeno per dirle di tutti i voti che quella sera il PD ha perso, semplicemente è un modo per continuare a difendere la sanità, i medici e gli operatori, la medicina e la nostra città, in un contesto per niente chiaro e scarsamente meritevole ormai della nostra fiducia.
La saluto distintamente
Giliola Pivetti
Capogruppo di Alleanza Per CARPI.
Oggi è arrivata la risposta di Errani.
giovedì 25 marzo 2010
Domani su Tempo:
Numeri da città capoluogo per una struttura sottodimensionata in termini di spazi e personale. Ancora nessuna risposta da parte dell'Ausl alla Fondazione Crc disponibile a intervenire per l'ampliamento del Pronto soccorso del Ramazzini
Numeri da città capoluogo per una struttura sottodimensionata in termini di spazi e personale. Ancora nessuna risposta da parte dell'Ausl alla Fondazione Crc disponibile a intervenire per l'ampliamento del Pronto soccorso del Ramazzini
Nel 2009 il Pronto Soccorso dell'Ospedale di Carpi ha registrato 42.415 accessi mentre l'ospedale di Baggiovara ne ha avuti 41.586 e quello di Mirandola 25.762. I numeri, resi noti dal consigliere comunale Gianni Bassoli (Pd), parlano chiaro: Carpi batte Baggiovara, nonostante l'ospedale modenese sia nato per l'emergenza urgenza. I numeri di Carpi sono da città capoluogo ma il Pronto Soccorso resta sottodimensionato in termini di personale e di spazi. E sebbene Baggiovara abbia una caratterizzazione diversa rispetto a un ospedale polispecialistico come il Ramazzini e l'Ausl insista sull'opportunità di ragionare come sistema di rete integrato a livello provinciale, ci sono problemi che non possono essere ignorati, a partire dalla sala d'aspetto. A fare il raffronto tra le due realtà, quella del Ramazzini e quella di Baggiovara, è sempre Bassoli (vedi tabella). "Carpi ha necessità che non trovano risposta. E' urgente aumentare il numero di personale, pensare a nuove strutture, aumentare i mezzi di soccorso" sostiene il consigliere comunale del Pd. A questo si aggiunge l'inadeguatezza strutturale del Pronto Soccorso, ormai obsoleto a fronte di una richiesta sempre maggiore. E ' frequente vedere pazienti in barella sottoposti a lunghe attese nel corridoio perché le stanze e gli ambulatori sono tutti occupati. "Considerando che il pronto Soccorso di Carpi diventerà centro hub di riferimento per la trombolisi (ictus ischemico) dell'area nord, a voi le conclusioni". Per quanto riguarda i mezzi di soccorso sul territorio delle Terre d'Argine (Carpi, Novi, Campogalliano e Soliera), di giorno sono in servizio due ambulanze del 118 (una h 12) e un'ambulanza della Pubblica Assistenza di Soliera dalle 7 alle 24. Di notte un mezzo 118 e un mezzo della CRI (dalle 18 alle 7). "Nessun mezzo medicalizzato (Automed) è presente nel territorio dei comuni delle Terre d'Argine e - continua Bassoli - considerando la vastità dell'area di competenza e la densità di popolazione nei comuni delle Terre d'Argine, la presenza di queste poche risorse crea una situazione critica col rischio che i tempi di intervento di dilatino". A fronte di questa situazione, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi si è resa disponibile, già dallo scorso anno, per fare qualcosa per il Pronto Soccorso di Carpi, ma dall'Azienda Usl di Modena non è ancora arrivata risposta.
Sara Gelli
venerdì 12 marzo 2010
Una seduta interamente dedicata alla sanità e all’ospedale cittadino quella del Consiglio comunale di giovedì 4 marzo. Maggioranza e opposizione in difesa di Carpi, fischi per il direttore Ausl Caroli e tanta gente presente in sala
La presenza di pubblico è un indicatore importante e la sala gremita di gente è stata la prova dell'interesse che le tematiche legate alla sanità e all'ospedale suscitano. Il Consiglio comunale di giovedì 4 marzo è stato un importante momento di confronto, a volte di scontro aperto, ma ha segnato l'inizio di un percorso: i rappresentanti della comunità carpigiana, della maggioranza e dell'opposizione, associazioni e operatori del settore, si sono schierati, con qualche eccezione di cui riferiremo in seguito, a difesa del territorio e dell'ospedale.
ore 20.45
La seduta, affidata alla sapiente regia del Presidente del Consiglio comunale Giovanni Taurasi, inizia. Taurasi invita tutti al rispetto dei tempi (ma si terminerà dopo la mezzanotte) e si ferma lì, proprio per lasciare spazio agli interventi. Di lui è stato detto che "ha fatto del suo meglio affinché non fosse una serata rituale".
La presenza di pubblico è un indicatore importante e la sala gremita di gente è stata la prova dell'interesse che le tematiche legate alla sanità e all'ospedale suscitano. Il Consiglio comunale di giovedì 4 marzo è stato un importante momento di confronto, a volte di scontro aperto, ma ha segnato l'inizio di un percorso: i rappresentanti della comunità carpigiana, della maggioranza e dell'opposizione, associazioni e operatori del settore, si sono schierati, con qualche eccezione di cui riferiremo in seguito, a difesa del territorio e dell'ospedale.
ore 20.45
La seduta, affidata alla sapiente regia del Presidente del Consiglio comunale Giovanni Taurasi, inizia. Taurasi invita tutti al rispetto dei tempi (ma si terminerà dopo la mezzanotte) e si ferma lì, proprio per lasciare spazio agli interventi. Di lui è stato detto che "ha fatto del suo meglio affinché non fosse una serata rituale".
domenica 7 marzo 2010
La denuncia: calvario iniziato già sull’ambulanza
Dopo le polemiche lasciate in eredità dal Consiglio di giovedì scorso, stavolta a far discutere ancora una volta sul tema sanità è una denuncia di ingiustizia sociale. Una vicenda, quella della signora Vanda Goldoni, che risale al 2006 ma che a tutt’oggi è rimasta senza risposte né spiegazioni da parte dei vertici Ausl. A raccontarla a Modena Qui è il figlio, Stefano Stradi, che sta portando avanti insieme ai suoi due fratelli una battaglia per avere giustizia. «Mia madre è scomparsa nel 2008 - racconta - soffriva di diverse patologie: aveva problemi respiratori e deambulatori. Due anni prima il medico di base mi consigliò di chiedere l’intervento dell’ambulanza per il trasporto al Pronto Soccorso di Carpi. Non c’era urgenza, ma nel caricare mia madre sul lettino i volontari le provocarono la lussazione della spalla e lo schiacciamento di alcune vertebre». La storia, già grave di per sé, non si concluse però qui. Anzi, il calvario della signora Goldoni e della sua famiglia era purtroppo appena all’inizio.
«Me ne accorsi subito anche io - continua Stradi - e al mio rimprovero gli operatori risposero che mia madre era pesante. La cosa più sconcertante comunque è che non fu fatta una verifica immediata dei danni riportati: dopo 5 giorni le provarono a fare una radiografia ma la rispedirono a casa senza spiegazione».
Così le lamentele per il dolore alla spalla e al costato si fecero sempre più insistenti, e solo dopo 40 giorni un’altra radiografia stabilì l’entità delle lesioni.
«A causa di questa negligenza mia madre subì un rapido peggioramento, sia fisico che psicologico, che comportò la perdita di quel poco di autonomia che aveva in casa».
La denuncia di Stradi si estende a tutto il percorso assistenzialistico, giudicato colpevolmente inadeguato. «Sedute di fisioterapia insufficienti, mancanza di visite specialistiche.
Quando le condizioni di mia madre peggiorarono, la guardia medica non ci aiutò affatto, fui io a farla ricoverare; ma era troppo tardi».
Questa vicenda non è nuova alla direzione sanitaria provinciale: «Ho scritto diverse volte e ho anche incontrato di persona alcuni responsabili dell’Ausl di Modena. Su cinque domande poste hanno risposto ad una sola, e per loro la storia è finita qui: siamo stanchi di questa omertà, si dovrebbero vergognare. Il modo di operare di questi medici ha accorciato la vita di mia madre».
Stradi conclude rivolgendo un appello a tutte le famiglie che hanno subìto episodi di negligenza professionale: «Chi ha avuto problemi simili, e so che ce sono, deve parlare».
Daniele Franda
Dopo le polemiche lasciate in eredità dal Consiglio di giovedì scorso, stavolta a far discutere ancora una volta sul tema sanità è una denuncia di ingiustizia sociale. Una vicenda, quella della signora Vanda Goldoni, che risale al 2006 ma che a tutt’oggi è rimasta senza risposte né spiegazioni da parte dei vertici Ausl. A raccontarla a Modena Qui è il figlio, Stefano Stradi, che sta portando avanti insieme ai suoi due fratelli una battaglia per avere giustizia. «Mia madre è scomparsa nel 2008 - racconta - soffriva di diverse patologie: aveva problemi respiratori e deambulatori. Due anni prima il medico di base mi consigliò di chiedere l’intervento dell’ambulanza per il trasporto al Pronto Soccorso di Carpi. Non c’era urgenza, ma nel caricare mia madre sul lettino i volontari le provocarono la lussazione della spalla e lo schiacciamento di alcune vertebre». La storia, già grave di per sé, non si concluse però qui. Anzi, il calvario della signora Goldoni e della sua famiglia era purtroppo appena all’inizio.
«Me ne accorsi subito anche io - continua Stradi - e al mio rimprovero gli operatori risposero che mia madre era pesante. La cosa più sconcertante comunque è che non fu fatta una verifica immediata dei danni riportati: dopo 5 giorni le provarono a fare una radiografia ma la rispedirono a casa senza spiegazione».
Così le lamentele per il dolore alla spalla e al costato si fecero sempre più insistenti, e solo dopo 40 giorni un’altra radiografia stabilì l’entità delle lesioni.
«A causa di questa negligenza mia madre subì un rapido peggioramento, sia fisico che psicologico, che comportò la perdita di quel poco di autonomia che aveva in casa».
La denuncia di Stradi si estende a tutto il percorso assistenzialistico, giudicato colpevolmente inadeguato. «Sedute di fisioterapia insufficienti, mancanza di visite specialistiche.
Quando le condizioni di mia madre peggiorarono, la guardia medica non ci aiutò affatto, fui io a farla ricoverare; ma era troppo tardi».
Questa vicenda non è nuova alla direzione sanitaria provinciale: «Ho scritto diverse volte e ho anche incontrato di persona alcuni responsabili dell’Ausl di Modena. Su cinque domande poste hanno risposto ad una sola, e per loro la storia è finita qui: siamo stanchi di questa omertà, si dovrebbero vergognare. Il modo di operare di questi medici ha accorciato la vita di mia madre».
Stradi conclude rivolgendo un appello a tutte le famiglie che hanno subìto episodi di negligenza professionale: «Chi ha avuto problemi simili, e so che ce sono, deve parlare».
Daniele Franda
sabato 6 marzo 2010
Tutti delusi al Gran Consiglio sulla sanità
Risposte in politichese, interrogativi ancora aperti e niente di più: probabilmente i consiglieri e i numerosi cittadini accorsi per l’occasione se lo aspettavano, ma a questo Consiglio straordinario sul tema sanità avevano ugualmente affidato tante speranze.
Speranze di capire le ragioni di un progressivo e inesorabile depauperamento dell’ospedale civico, di essere informati una volta per tutte sulle reali intenzioni dei vertici sanitari e dell’amministrazione comunale e provinciale sul nuovo ospedale, di essere rassicurati che nella prossima discussione per la ridefinizione del Pal in Regione Carpi farà valere le proprie istanze.
Carenza di personale, spostamento dei fondi dal piano psichiatrico, fuga di professionisti, pronto soccorso non adeguato, sale operatorie da riammodernare: su questo e molto altro si sono concentrati gli interventi di tanti consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, per una volta uniti (pur tenendo fede prerogative partitiche) nell’esigere risposte concrete su questo tema di fondamentale importanza.
Accade così di vedere le consigliere Cocozza, De Pietri e Bulgarelli (Pd) scagliarsi contro le scelte fatte dall’Ausl provinciale: un coraggio da applausi, anche se è evidente la mancanza dell’aspetto politico nelle loro critiche.
Aspetto preso in considerazione invece da Cristian Rostovi (Pdl), la cui interpellanza su Pal e nuovo ospedale non ha trovato una risposta esauriente.
Dall’altra parte, infatti, una ‘rocca’ (per usare un’espressione della consigliera Pivetti di ApC) formata dal direttore generale dell’Ausl di Modena, Giuseppe Caroli, dal presidente della Provincia, Emilio Sabattini, e dal sindaco di Carpi Enrico Campedelli.
«I numeri smentiscono le preoccupazioni” ha dichiarato un contestatissimo Caroli.
Ma l’evidenza più grossa è stata la contraddizione che ha segnato i tre interventi: se il dirigente sanitario ha dato parecchia importanza al precedente Pal, «con il quale si è dato il via alla creazione della rete provinciale degli ospedali di Carpi, Baggiovara, Policlinico e Sassuolo, che ha dato grandi risultati», il presidente Sabattini ha invitato tutti a non dare troppa rilevanza al nuovo Pal.
Caroli ha parlato di de-ospedalizzazione, dando più spazio alle strutture esterne, Campedelli ha invece ribadito la necessità della prevalenza del pubblico sul privato.
Sul nuovo ospedale, poi, il linguaggio della politica è sembrato funzionale solo a un rinvio delle decisioni.
In ogni caso, seppur a denti stretti, il sindaco ha cercato di difendere le prerogative di Carpi con una metafora: «Poniamo che Baggiovara sia un culturista e il Ramazzini un magrolino: se chiediamo loro di fare una dieta dimagrante quello che ne soffrirà di più sarà la persona minuta.
Ci devono essere segnali di attenzione al nostro ospedale sul tema del personale e della valorizzazione».
Daniele Franda
Spazio anche a tre interpellanze. Se quelle presentate da Pivetti (ApC) e Bassoli (Pd), rispettivamente su spostamento dei fondi dal piano psichiatrico (pratica sbrigata dal direttore dell’Ausl Caroli con un drastico «noi non sprechiamo denaro pubblico») e carenza personale nel pronto soccorso, hanno trovato risposta nelle parole dei dirigenti, alcune delle domande più interessanti dal punto di vista politico sono rimaste inevase.
Le aveva poste Rostovi (Pdl), che a fine consiglio ha fatto sentire il proprio dissenso: «Il sindaco - ha sottolineato - non ha fatto sapere se è intenzionato a parlare del Pal in corso d’opera in Consiglio o se, come accade troppo spesso, ce lo presenterà a giochi fatti.
Inoltre è stato molto vago su quali saranno i punti portati avanti dalla nostra amministrazione nella discussione del piano decennale».
da. fra.
(fonte: Modena Qui)
Risposte in politichese, interrogativi ancora aperti e niente di più: probabilmente i consiglieri e i numerosi cittadini accorsi per l’occasione se lo aspettavano, ma a questo Consiglio straordinario sul tema sanità avevano ugualmente affidato tante speranze.
Speranze di capire le ragioni di un progressivo e inesorabile depauperamento dell’ospedale civico, di essere informati una volta per tutte sulle reali intenzioni dei vertici sanitari e dell’amministrazione comunale e provinciale sul nuovo ospedale, di essere rassicurati che nella prossima discussione per la ridefinizione del Pal in Regione Carpi farà valere le proprie istanze.
Carenza di personale, spostamento dei fondi dal piano psichiatrico, fuga di professionisti, pronto soccorso non adeguato, sale operatorie da riammodernare: su questo e molto altro si sono concentrati gli interventi di tanti consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, per una volta uniti (pur tenendo fede prerogative partitiche) nell’esigere risposte concrete su questo tema di fondamentale importanza.
Accade così di vedere le consigliere Cocozza, De Pietri e Bulgarelli (Pd) scagliarsi contro le scelte fatte dall’Ausl provinciale: un coraggio da applausi, anche se è evidente la mancanza dell’aspetto politico nelle loro critiche.
Aspetto preso in considerazione invece da Cristian Rostovi (Pdl), la cui interpellanza su Pal e nuovo ospedale non ha trovato una risposta esauriente.
Dall’altra parte, infatti, una ‘rocca’ (per usare un’espressione della consigliera Pivetti di ApC) formata dal direttore generale dell’Ausl di Modena, Giuseppe Caroli, dal presidente della Provincia, Emilio Sabattini, e dal sindaco di Carpi Enrico Campedelli.
«I numeri smentiscono le preoccupazioni” ha dichiarato un contestatissimo Caroli.
Ma l’evidenza più grossa è stata la contraddizione che ha segnato i tre interventi: se il dirigente sanitario ha dato parecchia importanza al precedente Pal, «con il quale si è dato il via alla creazione della rete provinciale degli ospedali di Carpi, Baggiovara, Policlinico e Sassuolo, che ha dato grandi risultati», il presidente Sabattini ha invitato tutti a non dare troppa rilevanza al nuovo Pal.
Caroli ha parlato di de-ospedalizzazione, dando più spazio alle strutture esterne, Campedelli ha invece ribadito la necessità della prevalenza del pubblico sul privato.
Sul nuovo ospedale, poi, il linguaggio della politica è sembrato funzionale solo a un rinvio delle decisioni.
In ogni caso, seppur a denti stretti, il sindaco ha cercato di difendere le prerogative di Carpi con una metafora: «Poniamo che Baggiovara sia un culturista e il Ramazzini un magrolino: se chiediamo loro di fare una dieta dimagrante quello che ne soffrirà di più sarà la persona minuta.
Ci devono essere segnali di attenzione al nostro ospedale sul tema del personale e della valorizzazione».
Daniele Franda
E Rostovi resta senza risposte
Il consiglio sulla sanità: una seduta particolare, nessuna delibera da approvare, solo un confronto su un tema molto importante. Con l’intervento di vari ospiti, tra cui il presidente della Consulta C, i rappresentanti dei sindacati Cisl e Cgil, e il responsabile del collegio dei direttori.Spazio anche a tre interpellanze. Se quelle presentate da Pivetti (ApC) e Bassoli (Pd), rispettivamente su spostamento dei fondi dal piano psichiatrico (pratica sbrigata dal direttore dell’Ausl Caroli con un drastico «noi non sprechiamo denaro pubblico») e carenza personale nel pronto soccorso, hanno trovato risposta nelle parole dei dirigenti, alcune delle domande più interessanti dal punto di vista politico sono rimaste inevase.
Le aveva poste Rostovi (Pdl), che a fine consiglio ha fatto sentire il proprio dissenso: «Il sindaco - ha sottolineato - non ha fatto sapere se è intenzionato a parlare del Pal in corso d’opera in Consiglio o se, come accade troppo spesso, ce lo presenterà a giochi fatti.
Inoltre è stato molto vago su quali saranno i punti portati avanti dalla nostra amministrazione nella discussione del piano decennale».
da. fra.
(fonte: Modena Qui)
martedì 2 marzo 2010
Gruppo Consiliare
PDL Carpi
Al Presidente del
Consiglio Comunale di Carpi
Oggetto: interpellanza in merito al Piano Attuativo Locale – c.d. PAL – della sanità in Provincia di Modena, in corso di elaborazione con rinnovo decennale
che appare quanto meno necessario un confronto, scevro da pregiudizi di sorta, sia con gli operatori del settore che con gli amministratori locali, che poi devono rispondere delle scelte effettuate dal PAL che esistono sul nostro territorio diverse entità giuridiche che operano nel campo della sanità considerato infine
che è necessario conoscere le intenzioni del costituendo PAL in ordine alla gestione delle strutture dell’area di Carpi e Mirandola e più in generale della zona nord della Provincia, che da troppo tempo chiedono chiarezza circa il futuro delle strutture esistenti e la possibilità di costruire un nuovo centro ospedaliero che sia da reale punto di cura per una zona di oltre 200.000 mila abitanti
1) a che punto è l’elaborazione del PAL decennale
2) quali sono le linee guida a cui si ispira il nuovo PAL
3) per quali motivi la Provincia, che ha competenza in materia, non ha avviato un percorso di confronto con gli
operatori ed i rappresentanti delle istituzioni
4) quando la Provincia avvierà la fase di confronto con i soggetti interessati, operatori e non, come prevede la L.R. 29 del 2004
5) quale sarà, nel nuovo PAL, il destino dell’ ospedale di Carpi
6) se nel PAL è prevista la costruzione di un nuovo Ospedale nell’area di Carpi, così come l’azienda USL aveva dichiarato in campagna elettorale in una conferenza stampa con il Sindaco di Carpi
7) se la Giunta intenda perlomeno discutere del nuovo PAL all’interno di questo consiglio per un confronto in corso di elaborazione e non a piano concluso
Cons. Rostovi Cristian
PDL Carpi
Al Presidente del
Consiglio Comunale di Carpi
INTERPELLANZA
Oggetto: interpellanza in merito al Piano Attuativo Locale – c.d. PAL – della sanità in Provincia di Modena, in corso di elaborazione con rinnovo decennale
premesso
che nell’ambito della riorganizzazione dell’offerta sanitaria della nostra Provincia il PAL dell’anno 1999 è in scadenza e la conferenza dei sindaci sarà a breve chiamata a deliberare il nuovo PAL che è in corso di elaborazioneconsiderato
che lo strumento in parola sarà di forte impatto per la sanità della nostra Provincia nei prossimi dieci anni, tant’è che in passato i diversi Direttori Generali di Asl e Azienda Policlinico non sono stati in grado di apporre modifiche al PAL in corso di validità, asserendo che le direttive impartite sono vincolanti considerato altresìche appare quanto meno necessario un confronto, scevro da pregiudizi di sorta, sia con gli operatori del settore che con gli amministratori locali, che poi devono rispondere delle scelte effettuate dal PAL che esistono sul nostro territorio diverse entità giuridiche che operano nel campo della sanità considerato infine
che è necessario conoscere le intenzioni del costituendo PAL in ordine alla gestione delle strutture dell’area di Carpi e Mirandola e più in generale della zona nord della Provincia, che da troppo tempo chiedono chiarezza circa il futuro delle strutture esistenti e la possibilità di costruire un nuovo centro ospedaliero che sia da reale punto di cura per una zona di oltre 200.000 mila abitanti
interpella
il Sindaco per sapere1) a che punto è l’elaborazione del PAL decennale
2) quali sono le linee guida a cui si ispira il nuovo PAL
3) per quali motivi la Provincia, che ha competenza in materia, non ha avviato un percorso di confronto con gli
operatori ed i rappresentanti delle istituzioni
4) quando la Provincia avvierà la fase di confronto con i soggetti interessati, operatori e non, come prevede la L.R. 29 del 2004
5) quale sarà, nel nuovo PAL, il destino dell’ ospedale di Carpi
6) se nel PAL è prevista la costruzione di un nuovo Ospedale nell’area di Carpi, così come l’azienda USL aveva dichiarato in campagna elettorale in una conferenza stampa con il Sindaco di Carpi
7) se la Giunta intenda perlomeno discutere del nuovo PAL all’interno di questo consiglio per un confronto in corso di elaborazione e non a piano concluso
Cons. Rostovi Cristian
mercoledì 24 febbraio 2010
Giovedì 4 marzo alle ore 20,30 si svolgerà una seduta di Consiglio comunale sul tema della sanità e dell'ospedale cittadino.
Saranno presenti il Presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini, il Direttore Generale dell'Azienda USL di Modena Dott. Giuseppe Caroli e i dirigenti dell'Ospedale e del distretto di Carpi.
Se avete commenti e/o richieste sulla sanità carpigiana potete inserirli nei commenti sperando che qualcuno dei consiglieri che ci seguono li faccia propri.
Saranno presenti il Presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini, il Direttore Generale dell'Azienda USL di Modena Dott. Giuseppe Caroli e i dirigenti dell'Ospedale e del distretto di Carpi.
Se avete commenti e/o richieste sulla sanità carpigiana potete inserirli nei commenti sperando che qualcuno dei consiglieri che ci seguono li faccia propri.
lunedì 22 febbraio 2010
La sentenza di Fiorella Belpoggi, a convegno domani
«Alcuni tetti e il pavimento dell’ospedale di Carpi sono in amianto? Non lo sapevo, va sicuramente rimosso».
Parola del Premio Ramazzini 2007 Fiorella Belpoggi.
Un nome un’autorità in materia: scienziata di fama internazionale, Belpoggi dirige un’equipe di professionisti al Centro di Ricerca sul Cancro ‘Cesare Maltoni’, afferente all’Istituto Nazionale per lo Studio dei Tumori e delle Malattie Ambientali ‘B.
Ramazzini’ di Bologna.
L’autorevole studiosa sarà protagonista della relazione conclusiva al convegno organizzato proprio dall’Istituto bolognese, in programma domani presso la Sala dei Cimieri di Palazzo Pio (ore 20.30).
«Carpi è il Comune che ha promosso il più alto numero di iniziative sull’argomento» spiega Belpoggi.
Ma il legame della città dei Pio con l’amianto è da ricondurre soprattutto alla sua alta concentrazione nei tetti delle abitazioni private, nelle tubature dell’acqua e perfino nel luogo di cura per eccellenza, l’ospedale.
Che guarda caso condivide il nome con l’istituto bolognese, quel Bernardino Ramazzini, carpigiano e padre dell’odierna medicina del lavoro.
«Non sapevo che nell’ospedale fosse presente l’amianto.
Sono invece a conoscenza del problema delle tubature (il 40% è in Eternit, ndr), quando si rompono vanno fatti interventi specifici».
‘L’amianto e i suoi effetti sulla salute’ vedrà la partecipazione di diverse personalità del panorama delle istituzioni locali, tra cui Ausl, Inca-Cgil e Comune, con il sindaco Enrico Campedelli.
‘Da minerale magico a minerale malefico’ - così Belpoggi ha intitolato il suo intervento al convegno - ripercorrerà la storia di questo materiale, dalla scoperta delle sue proprietà a quella della nocività.
Nella seconda parte presenterò il lavoro dell’Istituto Ramazzini, che da sempre difende i lavoratori con patologie legate alla presenza dell’amianto nel luogo di lavoro.
Sempre dalla parte dei più deboli, secondo gli insegnamenti del grande oncologo Maltoni».
La strada nella lotta a questo ‘killer silenzioso’ è comunque ancora lunga: «C’è un cartello tra gli esperti che non riconosce l’amianto come causa di tumori al pancreas, ai reni, al fegato.
La battaglia vera è cancellare l’amianto nel mondo: vi sono ancora Paesi che lo commercializzano.
Non è possibile, la responsabilità della globalizzazione deve passare anche da questo».
Daniele Franda
(fonte: Modena Qui)
«Alcuni tetti e il pavimento dell’ospedale di Carpi sono in amianto? Non lo sapevo, va sicuramente rimosso».
Parola del Premio Ramazzini 2007 Fiorella Belpoggi.
Un nome un’autorità in materia: scienziata di fama internazionale, Belpoggi dirige un’equipe di professionisti al Centro di Ricerca sul Cancro ‘Cesare Maltoni’, afferente all’Istituto Nazionale per lo Studio dei Tumori e delle Malattie Ambientali ‘B.
Ramazzini’ di Bologna.
L’autorevole studiosa sarà protagonista della relazione conclusiva al convegno organizzato proprio dall’Istituto bolognese, in programma domani presso la Sala dei Cimieri di Palazzo Pio (ore 20.30).
«Carpi è il Comune che ha promosso il più alto numero di iniziative sull’argomento» spiega Belpoggi.
Ma il legame della città dei Pio con l’amianto è da ricondurre soprattutto alla sua alta concentrazione nei tetti delle abitazioni private, nelle tubature dell’acqua e perfino nel luogo di cura per eccellenza, l’ospedale.
Che guarda caso condivide il nome con l’istituto bolognese, quel Bernardino Ramazzini, carpigiano e padre dell’odierna medicina del lavoro.
«Non sapevo che nell’ospedale fosse presente l’amianto.
Sono invece a conoscenza del problema delle tubature (il 40% è in Eternit, ndr), quando si rompono vanno fatti interventi specifici».
‘L’amianto e i suoi effetti sulla salute’ vedrà la partecipazione di diverse personalità del panorama delle istituzioni locali, tra cui Ausl, Inca-Cgil e Comune, con il sindaco Enrico Campedelli.
‘Da minerale magico a minerale malefico’ - così Belpoggi ha intitolato il suo intervento al convegno - ripercorrerà la storia di questo materiale, dalla scoperta delle sue proprietà a quella della nocività.
Nella seconda parte presenterò il lavoro dell’Istituto Ramazzini, che da sempre difende i lavoratori con patologie legate alla presenza dell’amianto nel luogo di lavoro.
Sempre dalla parte dei più deboli, secondo gli insegnamenti del grande oncologo Maltoni».
La strada nella lotta a questo ‘killer silenzioso’ è comunque ancora lunga: «C’è un cartello tra gli esperti che non riconosce l’amianto come causa di tumori al pancreas, ai reni, al fegato.
La battaglia vera è cancellare l’amianto nel mondo: vi sono ancora Paesi che lo commercializzano.
Non è possibile, la responsabilità della globalizzazione deve passare anche da questo».
Daniele Franda
(fonte: Modena Qui)
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