I Form di Carpizeronove
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Leggete un po' e dite se non si può applicare pari-pari alla nostra città.
Tagliaventi sostiene che tra dieci, “forse vent’anni a seconda di quando passerà la crisi”, in Italia, come già avviene negli Stati Uniti, gli ipermercati verranno demoliti e al loro posto nelle periferie sorgeranno nuovi “quartieri urbani integrati” [per] la consapevolezza che questi centri sono dei generatori di traffico impressionanti e quindi di inquinamento”.
"La nostra regione, insieme al Veneto, è quella che ha importato maggiormente il modello di città diffusa, a bassa densità, americano. E’ uno schema urbanistico che incoraggia l’uso dell’auto. Oggi Ferrara, Ravenna, Modena, Bologna, [Carpi] sono città all’americana, costruite secondo il modello che si usava negli Usa cinquant’anni fa”. [Un modello perdente] “Innanzitutto perché è inquinante e dipendente dal petrolio. In queste città non è possibile vivere senza auto perché tutto è decentrato,"
A Parigi, Madrid, New York, il cittadino si muove tranquillamente con i mezzi pubblici. Così, oggi, viviamo un interessante paradosso”. [E cioè] “Che si vive meglio nelle grandi città che nelle piccole. Il contrario di quanto succedeva anni fa. Nelle città a bassa densità non è possibile allargare la rete dei trasporti pubblici a tutta la cittadinanza perché non è conveniente, si creano ipermercati e si svuotano i centri storici, questo porta a problemi di sicurezza. Si crea un circolo vizioso. Ma, a parole, si va nella direzione opposta: la ‘città delle biciclette’, la ‘città a misura di pedone’, e tanti altri slogan simili messi in campo dalla politica. In realtà viviamo nella città del Suv, come in Texas dove si va a fare la spesa a chilometri di distanza. Ma i texani ce l’hanno nel sangue, è un fatto culturale: non pretendono di vivere nella città della bicicletta. Del resto, lei ha mai visto qualcuno andare a fare la spesa al centro commerciale in bicicletta? E’ evidente che ci vuole l’automobile da cui siamo sempre più dipendenti”.
Parla anche dei multisala nei quartieri industriali
“Sì, la logica è la stessa. Creando multisale periferiche i cinema in centro vengono chiusi e la città si impoverisce anche nelle ore serali. Questo a discapito della sicurezza. Quando il centro è vissuto e ci sono persone che vanno al cinema, vetrine che illuminano e dalle quali i negozianti vedono quello che succede all’esterno, la città è in un certo senso già presidiata. E’ più difficile, invece, coprire con le poche forze di polizia tutte le zone della città diffusa”. [Sarà un architetto grillino e rifondarolo]Una domanda pone l'accento sulla rivalità tra città vicine per l'apertura di centri commerciali (tipo GrandEmilia vs. BorgoGioioso)
“Questo è un ragionamento che fanno molte amministrazioni. Invece dovrebbero dire: ‘Il Comune vicino ha l’ipermercato? Bene, io potenzio il centro storico’. Purtroppo sono logiche che la politica scoprirà fra dieci, forse vent’anni, ma vedrà che prima o poi la tendenza al quartiere integrato arriverà anche da noi. L’ipermercato è un modello antieconomico ed antiecologico.Di chi è la colpa?
“C’è confusione e questo si riversa sulle scelte urbanistiche. Poi nel centrodestra sostengono che l’ipermercato è una forma di libertà, dall’altra parte dicono che è una forma di cooperazione. Ma in Italia non abbiamo petrolio, non abbiamo minerali, la nostra più grande ricchezza è la città medioevale e rinascimentale con le sue bellezze: investiamo su di essa”.Ma è solo per colpa degli iper che si svuotano i centri storici?
“Degli ipermercati e delle politiche che vietano l’accesso delle auto in centro. Questo è un altro paradosso. Viviamo nella civiltà delle automobili e facciamo le giornate ecologiche in cui si vieta l’accesso ai centri storici, lasciando libere le persone di andare negli ipermercati che sono i più grossi generatori di inquinamento”.Hanno ragione i commercianti, allora?
“Certo. La città italiana all’estero è un marchio, tanto che viene copiata come succede già a Boston e in tantissime altre zone del Nord America. Gli altri ci copiano le città, noi che le abbiamo a disposizione le svuotiamo. Se non ci fossimo dentro, sarebbe un caso da studiare antropologicamente”.Ma ci siamo dentro... fino al collo!
Lo riporto anche qui per i più pigri e perchè: "Si, secondo me, c'entra!"
Quanta terra abbiamo a Carpi per mangiare?
Uno dei momenti che più mi hanno colpito della conferenza di giovedì con Davide Bochicchio sull'Alimentazione sostenibile è stato quello in cui si rapportavano alla disponibilità del territorio carpigiano le esigenze pro-capite di suolo agricolo richieste dai diversi tipi di dieta.
Calcolando che il comune di Carpi si estende su 13.114 ettari, che ovviamente non possono essere tutti destinati e/o destinabili all'agricoltura, considerando una popolazione di 68.831 abitanti (che l'amministrazione dichiara con orgoglio in costante crescita) si possono trarre alcune conclusioni:
- La dieta basata sull'agricoltura e l'allevamento industriale richiedono circa 3.500 mq di suolo agricolo a testa, quindi a Carpi ne servirebbero 24.091 ettari; ne mancano già 10.977
- Se tutti i carpigiani seguissero una dieta ovo-latto-vegetariana, che richiede 1.400 mq di suolo a testa, basterebbero 9.636 ettari; ne avremmo 3.478 in più
- Se poi tutti i carpigiani seguissero una dieta vegana, che consuma solo 700 mq di suolo a testa, basterebbero 4.818 ettari e ne avanzerebbero 8.296
- La prima, quella che era in discussione l'altra sera, riguarda la sostenibilità del nostro modello alimentare: è ovvio che così come siamo abituati a mangiare abbiamo bisogno di consumare la terra di qualcun altro e di far arrivare qui il cibo.
- La seconda riguarda la sostenibilità del nostro modello di consumo del territorio: se finisse l'era del petrolio a basso prezzo, l'era dei trasporti a basso prezzo, se i popoli a cui abbiamo "preso in prestito" la terra decidessero di riprendersela... quanta terra coltivabile rimarrebbe a Carpi per continuare a mangiare?
Coordinamento di Modena
FORUM PROVINCIALE AMBIENTE E TERRITORIO
Una politica urbanistica per la qualità delle città e del territorio
Un progetto politico per lo sviluppo urbano sostenibile delle città modenesi nel Piano Territoriale Regionale
Venerdì 22 Ottobre 2010
ore 15,30 - 18,30
Modena • Sala C - Palazzo Europa
Via Emilia Ovest, 101
• Apertura lavori
Davide Baruffi - Segretario Provinciale PD
• Introduce
Vanni Bulgarelli - Responsabile Forum Provinciale Ambiente e Territorio
• Intervengono
Egidio Pagani - Assessore alla Pianificazione della Provincia di Modena
Francesco Lamandini - Sindaco di Spilamberto Unione Terre dei Castelli
Claudio Gibertoni - Presidente Ordine Architetti Modena
Roberto Vezzelli - Presidente Legacoop Modena
Stefania Zanni - Sindaco di Campogalliano
Stefano Betti - Presidente ANCE Modena
Daniele Sitta - Assessore Urbanistica Comune di Modena
Enrico Campedelli - Sindaco di Carpi
Giuseppe Gavioli - Fondazione Mario Del Monte
Maino Benatti - Sindaco di Mirandola
Pietro Balugani - Presidente Ordine Ingegneri Modena
Stefano Vaccari - Assessore Ambiente Provincia di Modena
Gianluca Bacchelli - Confapi - Collegio Edile Modena
Luciana Serri - Presidente Comunità Montana del Frignano
Valerio Zanni -Sindaco di San Cesario
• Interventi conclusivi
Alessandro Bratti - Responsabile Regionale PD Ambiente e Territorio
Alfredo Peri - Assessore Regionale Programmazione Territoriale e Urbanistica
Vediamo se è possibile continuare su questa strada.
Ho scritto questa petizione da presentare al Sindaco:
Egregio Sindaco Enrico Campedelli.
CONSIDERATO CHE:
- il muro che è stato costruito per isolare la nuova scuola materna "balena blu" da via Tre Ponti è indiscutibilmente orrendo (vedi foto) visto dalla strada
- il muro impedirebbe ai bambini la vista su uno degli scorci di campagna più belli che siano rimasti vicino al centro di Carpi (e forse sul futuro Parco Lama) isolandoli in un ambiente tipo "lager"
- il muro dovrebbe "proteggere" la scuola da un inquinamento veicolare che, per ora e per i prossimi anni, è solo ipotetico
- esistono comunque numerose alternative ad un muro di cemento armato
CHIEDIAMO CHE:
- il comune riferisca su chi è responsabile della scelta che è stata fatta
- quali sono le reali motivazioni che hanno portato a questa scelta
CHIEDIAMO INOLTRE CHE:
- il muro venga rimosso prima dell'inizio della scuola
- l'isolamento dalla strada avvenga a mezzo di un filare di alberi e una bella siepe almeno fino a quando il traffico su via Tre Ponti non si riveli un problema reale e non una semplice ipotesi
- qualora il problema del traffico diventasse reale, si provveda all'isolamento con mezzi più idonei come barriere in legno, barriere trasparenti, barriere a verde o similari.
Se la condividete potete firmarla su www.petizionionline.it.
Il link diretto rimarrà anche nel nuovo box qui a sinistra dove raccoglieremo le prossime petizioni.
Per questo motivo noi la Lista Civica Carpi a 5 Stelle, ha cercato il contributo di esperti per una sua valutazione, dopo che il Piano è stato presentato in consiglio comunale nel maggio scorso, suscitando già allora perplessità e critiche da parte del consigliere Paluan.
Il documento che raccolgie tutt lle osservazioni è disponibile a tutti qui.
Stop and go con ritocco da 170 mila euro per il cantiere tra via Cavata e via Griduzza: a distanza di mesi dall’avvio dei lavori, il progetto è stato modificato dalla giunta, a causa di alcune opere suppletive, definite necessarie negli atti senza però specificare di cosa si tratta.
Il secondo stralcio del progetto per l’allargamento di via Cavata riguarda il tratto di strada tra via Ramazzini e via Griduzza, che a sua volta sarà allargata per ricongiungersi alla Bretella nord.
I lavori di estensione della Cavata sono infatti funzionali alla ‘chiusura’ del quadrilatero di tangenziali che circonda la città.
Il progetto del secondo stralcio, definitivo già nel dicembre del 2008, ha subìto una modifica, evidenziata durante la perizia di variante redatta dal direttore dei lavori, il geometra Moreno Borghi.
La modifica ha comportato anche un innalzamento dei costi, pari a 170mila euro.
L’intero importo dei lavori, 1 milione e 815mila euro, non è però cambiato: le diverse voci che compongono il quadro economico si sono riequilibrate di conseguenza per ottenere la stessa cifra indicata nel progetto definitivo di due anni fa.
Anche dopo l’aggiudicazione dei lavori, effettuata con determina dirigenziale nel giugno del 2009 e affidati tramite gara d’appalto alla Cmb, le previsioni di spesa, soprattutto nella parte che riguarda i lavori, si erano abbassate da 1.350.000 a 944mila.
Il che ovviamente si spiega con il ribasso che l’appaltatore ha applicato per aggiudicarsi la gara.
Il nuovo quadro che esce dalla perizia di variante effettuata nei giorni scorsi, indica in 1.098.638 l’importo dei lavori.
Rispetto al progetto redatto dopo l’aggiudicazione è diminuito poi l’importo degli imprevisti, da 435mila a 278mila, mentre aumentano di 3mila euro le spese tecniche interne.
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Carpi, 8 Marzo 2010
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
AL SINDACO DEL COMUNE DI CARPI
PRESENTAZIONE DI UNA MOZIONE AL FINE DI NON INSEDIARE UNA FONDERIA IN VIA LAMA
PREMESSO CHE:
nella zona ad insediamento Artigianale di Espansione, peraltro rivelatasi una non felice scelta, appaiono purtroppo ancora fondati i timori che questa Amministrazione comunale non modifichi le proprie decisioni in merito all'insediamento di una fonderia in via Lama;
se la fonderia di leghe leggere fosse così innocua non avrebbe creato tante perplessità nell'ARPA, tutte espresse verbalmente, compreso il consiglio agli amministratori di non insediarla in quella posizione, anche se alla fine l'ARPA ha rilasciato un parere favorevole, accompagnandolo con alcune clausole di carattere ambientale;
anche il settore Ambiente del Comune di Carpi ha rilasciato parere favorevole, accompagnato da osservazioni di carattere ambientale;
l'impatto ambientale, dal punto di vista estetico, è stravolgente per tutta la zona che ha caratteristiche agricole (all'abitazione di fronte è stata comminata una multa perchè un oblò non era abbastanza estetico....) e a questo si dovrebbe prestare particolare attenzione anche in ragione del fatto che esiste in Provincia un assessorato “ Alla qualità del territorio rurale”;
la viabilità all'interno dell'area e su via Lama si preannuncia difficoltosa e pericolosa, dal momento che vi transiteranno veicoli di grandi dimensioni, adatti appunto al trasporto di ciò che serve a una fonderia;
non è per niente convincente la sparizione dell'area di rispetto di 50 metri al canale Cavata Orientale motivata col fatto che i lavori sulla via Cavata hanno portato al declassamento del canale, considerando che le opere sono in corso di attuazione qualche chilometro più a Nord e che lavori analoghi eseguiti anni fa su un tratto anche più vicino non avevano portato ad alcun declassamento;
non è per niente obbligatorio che una superficie declassata diventi anche edificata;
IL CONSIGLIO COMUNALE
alla luce di queste considerazioni,
impegna la Giunta a:
riconsiderare tutta la pratica in corso, poiché si è rivelata una scelta sbagliata, così come ammesso verbalmente anche da un assessore in carica davanti a diversi testimoni;
riaprire un dialogo coi cittadini del Comitato di via Lama per cercare soluzioni a questa situazione che umilia un' intera zona dal punto di vista urbanistico e ambientale e un'intera fascia di residenti e non residenti dal punto di vista umano, nel momento in cui la Giunta si pronuncia soltanto dall'alto di carte, delibere e formule;
cercare soluzioni che individuino un'altra destinazione d'uso per l'area di via Lama, per esempio a quel verde pubblico tanto auspicato e che è venuto meno;
cercare una diversa collocazione per la fonderia Lamiz, in un luogo più consono alla sua attività e non a una distanza di 5 metri dalle abitazioni come in questo caso.
I consiglieri
GILIOLA PIVETTI – ALLEANZA PER CARPI
ARGIO ALBORESI – LEGA NORD PADANIA
ANTONIO RUSSO- POPOLO DELLA LIBERTA'
"Dobbiamo fare una scelta radicale, che sarà difficile, che produrrà problemi, ma dobbiamo farla: Basta cosumare territorio in questa regione. Investire sulla riqualificazione urbana, sul recupero degli spazi, ma il territorio è una risorsa finita."Scrivete nei commenti le vostre ipotesi... fra qualche giorno pubblicherò la soluzione con il link alla fonte originale.
Si è fatto avanti un tale che vorrebbe entrare in affitto dove avevo il mio bar-pasticceria. Si occupano di software applicativi per le imprese, assemblano e vendono computer per le imprese. Per portare avanti la trattativa, devo recuperare parte della documentazione e capire se c'è da fare un cambio di destinazione d'uso.
Vado in Comune per avere le informazioni necessarie. L'impresa da cui ho acquistato l'immobile, quando ancora ci stavano facendo i lavori per adeguare i locali al tipo d'attività che c'avrei fatto, s'era occupata anche di chiedere tutti i permessi e fare le necessarie verifiche del caso. Ebbene l'architetto del comune, dopo una breve ricerca al computer, m'informa gentilmente che il mio immobile ha una destinazione d'uso negozio, e quindi non avrei potuto aprire un pubblico esercizio. Sta di fatto che il comune m'ha poi rilasciato tutte le autorizzazioni sanitarie del caso. Morale della favola, mi suggerisce di rinnovare l'appuntamento con lui, per fare ulteriori accertamenti, dopo che avrò recuperato tutta una trafila di permessi, DIA, concessioni ecc... accumulatesi durante gli anni della costruzione. Siccome si tratta di cose già archiviate, bisogna fare domanda scritta ed attendere di esser richiamati dai funzionari comunali, che avvisano quando tutti gli incartamenti sono disponibili. Sul retro della domanda scritta, in verità, sono riportati gli estremi per accedere alla documentazione da internet (evidentemente non si può ancora accedere a tutto).
Ovvio a questo punto chiedersi: durante il periodo del boom edilizio, quanta parte ha giocato nel rilascio di permessi la "burocrazia creativa"?
Quanti immobili sono oggi effettivamente a norma e rispettano i permessi?
Quanti controlli vengono fatti?
Ciao,
Andrea L.
Buona Domenica.Gent.mo Davide,
Le scrivo questa Mail, gentile sig.Pignatti, per segnalarle (sulla gazzetta di oggi Ampio riporto) il problema della Fonderia di Quartirolo.
Se, se ne può discutere o no.
PARTO, però da una premessa impopolare.
Intanto, li vicino abitano i miei Genitori, i Nonni delle mie Figlie, quindi Voce in capitolo ce l'ho.
Tanta gente e' in Cassa. Le aziende Barcollano. C'e' chi rischia del suo, il comune ha dato l'OK.
Bene.
Non si faccia la Fonderia ma si ripaghi i proprietari, che la facciano da un'altra parte.
E' comodo parlare di Ecologia, con la pancia piena.
(Se ritiene opportuno, può pubblicare la mia mail.)
Cordiali saluti.
Davide Boldrin.
si può discutere di tutto ma non conosco i termini della questione che poni. Ne stanno già discutendo in altri blog e su facebook e ho imparato solo oggi che c'è stato un incontro ieri.
Se qualcuno che ne sa di più o che è stato all'incontro di ieri volesse commentare potremmo saperne di più tutti.
Perché non iniziare un dibattito serio sul futuro di Carpi per ragionare sulla città che vorremmo tra 20 o 30 anni? Carpi ha avuto fino ad ora uno sviluppo ordinato, il trend di crescita della popolazione ci ha portato dai 59mila agli attuali 67mila abitanti. Una città che offre tanto ai sui cittadini in termini di opportunità, servizi, svago e lavoro, riuscendo a coniugare tutto questo con uno straordinario senso civico vera spina dorsale della nostra comunità.
Fatta questa semplicistica fotografia della realtà attuale, credo sia utile iniziare a dire che tipo di città abbiamo in testa. La discussione che si aprirà con l’aggiornamento dello strumento di programmazione urbanistico, ovvero con il superamento del PRG2000 che ci porterà entro questo mandato al Piano Strutturale, al nuovo Regolamento Urbano Edilizio, ed infine al Piano Operativo Comunale, ci permetterà di ripensare anche nel dettaglio la nostra città. Dovremo avere anche il coraggio di fare sperimentazione sui temi di risparmio energetico, edilizia residenziale ad impatto zero, ad un sistema della mobilità più fluido.
Penso alla Carpi del futuro individuando alcuni assi di azione concreta nella sua crescita e trasformazione:
* Dovremo ripensare parti della città costruita, soprattutto quelle realizzate tra gli anni ’60 e ’70 edifici con alta dispersione energetica. Costruite in economia e con tecniche costruttive che non consideravano le norme e i problemi legati alla sicurezza sismica. Case realizzare in zone dove oggi è impossibile pensare a percorsi ciclo-pedonali in sicurezza, dove persino i marciapiedi sono assenti. Qui credo serva uno sforzo di immaginazione e di progettazione, accorpando isolati, immaginando nuove aree verdi, percorsi pedonali, una nuova viabilità
* Consumare in modo limitato nuovo territorio, non nascondendoci dietro ad un dito, affermando che parte delle espansione attuale della città ha permesso a Carpi di dotarsi di nuove scuole, asili, la ristrutturazione del cuore della città, la realizzazione di nuove infrastrutture, senza chiedere un euro ai cittadini, quindi se non cambia qualcosa nel regime di trasferimenti se ai comuni non viene riconosciuta una autonomia finanziaria, per realizzare nuove opere saremo costretti a mangiarci altro territorio. In tal caso sarà indispensabile ragionare sui criteri di sostenibilità ambientali.
* Una città che cresce in modo verticale e non orizzontale. Carpi vede una presenza di palazzine o case sparse, con una altezza che in genere non supera i 2\3 piani da terra, sono pochi gli edifici infatti che superano i 6 piani, cioè 18 metri di altezza dal suolo. Credo che dovremo pensare ad una città che cresce in altezza, questo per limitare la sua espansione sul territorio agricolo che va preservato.
* Pensare a nuove aree verdi, corridoi ciclo pedonali, ad un bosco al confine della città costruita dovranno essere gli interventi sul nostro patrimonio verde
* Ripensare al ruolo dei quartieri, alla loro permeabilità con pezzi importanti della città, ai servizi che si possono trovare al loro interno, ai luoghi di aggregazione agli spazi verdi, sarà invece la sfida per pensare ai quartieri non come "dormitori", ma come pezzi vivi e vitali di un tessuto sociale.
Questi penso possano essere i capisaldi su cui iniziare ad immaginare e disegnare la Carpi dei prossimi anni. E’ una sfida che vogliamo lanciare a tutta la città e l’occasione che ci da il PSC non può essere sprecata.
(Fonte: http://simonetosi.blogspot.com)
Una proposta uscita dall'ultima assemblea dei componenti la Lista CIvica.
Con preghiera di pubblicazione
Grazie
Cordiali Saluti
Lorenzo Paluan
Un parcheggio a nord est del centro? Facciamolo interrato alla ex
cantina (e sopra mettiamoci un parco!)
Sollecitati dall'intervento dell'ASCOM di questi giorni e dopo le parole
spese in campagna elettorale da diverse parti politiche, sulla necessità
di aumentare i parcheggi a ridosso del centro, come Lista Civica Carpi a
5 Stelle, proponiamo l'area della ex cantina sociale.
Chi ha modo di passare all'angolo di Via De Amicis e Viale Ariosto, avrà
modo di vedere che il cantiere per la costruzione dell'ennesimo
insediamento "mostro" da 100 appartamenti è fermo da mesi (come diversi
altri cantieri in città), probabilmente per carenza di acquirenti.
Perché allora non avviare una trattativa con l'azienda in questione, per
ridefinire la destinazione dell'area e darle la possibilità di divenire
di utilità per il centro storico, sfruttando gli scavi già avviati per
un parcheggio interrato e lasciare ampi spazi verdi in superficie, dando
alla ditta costruttrice il modo di ripagare almeno in parte un
investimento che ora è improduttivo, gestendo il parcheggio a pagamento?
Sempre meglio che farlo a spese del pubblico, andando a sventrare il
piazzale della Meridiana, rendendolo inutilizzabile per mesi.
Lista Civica Carpi a 5 Stelle beppegrillo.it
Inviamo alla vostra attenzione una replica dell'assessore comunale ad Ambiente ed Urbanistica Simone Tosi al capogruppo della lista Carpi a 5 stelle-Rifondazione Comunista Lorenzo Paluan pubblicata nell'edizione di oggi del vostro giornale
Alcune precisazioni al consigliere Paluan vanno fatte.
Innanzitutto il consigliere ignora, pur se informato in Consiglio e sui mezzi di informazione, che fare un parco dove vuole lui comporterebbe una spesa solo per gli espropri superiore ai 13 milioni di euro, a quali si dovrebbero aggiungere risorse per realizzarlo arrivando ad una spesa di 16 milioni di euro. Si dice che si potrebbe fare questo a stralci, ed è vero, ma 16 milioni di euro alla fine bisogna sempre reperirli.
In secondo luogo questa amministrazione nel momento del suo insediamento ha ribadito la volontà di individuare un'area da riboscare ai margini della città, impegno che mi auguro possa vedere una sinergia tra maggioranza ed opposizione.
Sull'edilizia sociale vorrei portare all'attenzione del consigliere che la Giunta è impegnata a costruire progetti che vanno nella direzione sia di dare risposte al tema dell'edilizia residenziale popolare (Erp), sia a quella grande fascia di cittadini che non hanno le caratteristiche per accedere all'Erp, ma neppure a mutui per acquistare la propria abitazione a prezzi di mercato: per questo svilupperemo proposte come quella fatta in occasione dell'ultimo Consiglio per edilizia agevolata e concordata, che in pratica significa avere a disposizione della città unità abitative ad affitti inferiori anche del 25% rispetto al mercato o prezzi di vendita che sono uguali a quelle delle aree PEEP. Questo penso siano azioni che un'amministrazione progressista e riformista deve compiere per dare risposte alla città.
Infine vorrei sottolineare come le parole del consigliere Paluan siano prive di fondamento quando dice che questa amministrazione fa politiche ambientali solo a spot, ricordando i risultati ottenuti dal porta a porta sul tema della raccolta differenziata (siamo uno dei pochi comuni a pari dimensione che ha fatto questa scelta in regione); e ancora l'introduzione in modo anticipato nel nostro regolamento edilizio di norme su bioedilizia e risparmio energetico, gli investimenti fatti sul campo del trasporto pubblico che hanno prodotto un incremento dell'uso dei mezzi pubblici (unico comune in provincia), l'incentivo e la sperimentazione di mezzi alternativi come il car sharing e bici sharing, l'individuazione dell'area della zona sportiva per inserire un impianto di teleriscaldamento, l'aver favorito con l'individuazione dell'area ed attraverso risorse comunali alla nascita dell'oasi Francesa, l'aver riboscato già ora più di 250mila metri quadrati di aree sul territorio carpigiano.
Questi a mio avviso non sono interventi spot, ma scelte concrete e tangibili di un impegno verso le tematiche ambientali: poi al meglio non c'è mai limite, ma in questi cinque anni svilupperemo ulteriormente politiche concrete verso l'ambiente.
http://simonetosi.blogspot.com/2009/08/il-comunicato-di-risposta-al.html
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Questo pezzo è stato redatto in risposta all'intervista all'assessore Tosi apparsa sulla Gazzetta di Carpi del 16 agosto e pubblicato (in sintesi) sulla Gazzetta del 21 agosto
Cominciamo dalla questione dell'edilizia sociale (sociale, non quella convenzionata che di fatto è un regalo alle imprese costruttrici!): se questa giunta dimostrerà di poter ridurre la richiesta di case per i bassi redditi, in affitto o in proprietà, saremo i primi ad applaudirli. Dato che numero di alloggi e liste d'attesa sono dati oggettivi, anno dopo anno misureremo nei fatti questo impegno e speriamo per tutti che la giunta lo mantenga.
Dopodichè, dato che Tosi condivide la storia delle giunte precedenti e ne rivendica la continuità, forse servirebbe anche uno straccio di ammissione di responsabilità: se nel pieno di un disordinato boom edilizio durato anni, l'unica cosa che non è stata fatto è l'edilizia sociale, non è un accidente del destino, è stata una scelta politica che lui ha condiviso.
Noi non siamo contrari alla costruzione di case, siamo contrari a che questo avvenga, come è avvenuto fino ad oggi) in un modo parossistico e sganciato dai bisogni reali, a fini speculativi e in modo delirante per quanto riguarda la gestione del territorio: fatevi un giro a Carpi Sud, zona morbidina:, e chiedetevi se "Carpi è più bella" con questi quariieri formicai di villette e palazzine inframmezzati a capannoni, che si infilano nella campagna. Un tipico esempio di sprawl urbano, che nei paesi con una programmazione territoriale degna di questo nome sarebbe visto con orrore.
Per quanto riguarda l'elettrodotto di migliarina, siamo alle solite: se c'è da fare una rotonda con esproprio, o il super mega cavalcavia con svincoli degni di un'autostrada sul passaggio a livello di Fossoli, i soldi saltano fuori. Se c'è da fare qualcosa per preservare paesaggio e ridurre i disagi per i cittadini, ci sono i vincoli di bilancio. E' una questione di scelte, secondo noi le giunte passate e questa continuano a fare quelle sbagliate.
Infine il mitico grande parco urbano: non è un tema che si possa affrontare con un "vedremo". O c'è la volontà o non c'è.
Una cosa del genere se la si vuole fare la si fa sottraendo terreno al cemento previsto nelle aree a ridosso del centro ancora disponibili: occorre rivedere tutto il piano dell'area a est della ferrovia e occorre farlo ora, prima che sia riempita da una colata di mattoni e cemento di cui nessuno sente il bisogno se non chi ha capitali liquidi da investire a fini speculativi.
Se non ci sono i soldi per farlo, intanto tuteliamo il terreno che vogliamo che lo ospiti e confrontiamoci con i proprietari dell'area.
L'amministrazione di Correggio ha fatto il suo parco perchè lo ha voluto e ci credeva (e suppongo fosse vincolato alle stesse politiche di spesa e investimenti che evidentemente vincolano Carpi). La differenza è che per gli amministratori PD carpigiani (e non parliamo dei partiti alleati, che si sono autocondannati ad una imperitura ininfluenza su qualsiasi vera decisione amministrativa) le politiche ambientali sono e restano accessorie e "cosmetiche" (basta guardare anche l'arretratezza con cui trattano i temi del risparmio energetico per la macchina comunale, ad esempio)
I tempi ci chiedono un radicale cambio di mentalità, l'amministrazione di Carpi invece sta adottando una politica del tutto speculare al governo di Berlusconi: aspettare che passi la nottata (sempre che passi!), per tornare a far fare affari ai soliti noti, menando un po' al cerchio e un po' alla botte, con una visione di brevissimo periodo.
Questa maggioranza ha cinque anni di tempo per dimostrarci che sbagliamo, noi saremo pronti a fare la nostra parte in modo propositivo.
(Fonte http://www.lorenzopaluan.net)
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«Servono più case popolari»
E sull'elettrodotto Tosi è lapidario: non sarà interrato
Da poche settimane siede sulla bollente poltrona di assessore all'urbanistica che è stata, prima di lui, di Mirko Arletti ma la sfida non sembra impressionarlo. Simone Tosi ha già due mandati di consigliere comunale, dei Ds prima, del Pd poi.
Tosi non si fa impressionare dalle polemiche che hanno accompagnato la crescita urbanistica di Carpi e getta acqua sul fuoco in questa nuova stagione che lo vede alla guida del settore dell'edilizia privata e dei servizi ambientali ed energetici.
Come andiamo con l'elettrodotto di Migliarina?
«Questa amministrazione nasce nel segno della continunità con quella che ha amministrato Carpi nel precedente quinquennio: le scelte compiute negli anni scorsi le ho condivise e non credo che nelle linee strategiche, in urbanistica, ci sia da cambiare. Per l'elettrodotto di Migliarina, nonostante le legittime proteste di alcuni residenti, l'opera non verrà modificata; mancano solo alcuni passi per avviare ai lavori. Spostare l'elettrodotto è necessario per la città, interrarlo non è compatibile con le nostre risorse finanziariare».
E sulla cementificazione degli ultimi anni? A Carpi si è costruito tantissimo.
«Condivido l'impressione di tanti e che cioè si sia costruito parecchio. I ritardi nell'approvazione del Piano Regolatore avevano compresso la domanda di case e l'approvazione del Prg ha dato sfogo a questa domanda; ma occorre ricordare che era stato studiato per una città di 70 mila abitanti e oggi siamo in 67 mila, ci sono ancora aree teoricamente disponibili per insediamenti civili, industriali e commerciali che non sono state sfruttate. Il momento non è favorevole per ulteriori edificazioni, valuteremo il da farsi».
Ci sono tanti alloggi invenduti e sfitti
«Non tanti quanti sostengono alcuni: ho sentito cifre che vanno da 3 mila a 6 mila appartamenti vuoti, ma nessun dato oggettivo. Soprattutto non ci sono alloggi di edilizia convenzionata o sociale disponibili, che sono quelli che ci premono di più e che cercheremo di favorire. Rimane il tema della riqualificazione di aree già costruite ai tempi della prima espansione urbana di Carpi con standard ormai lontani da quelli attuali»
E le aree verdi? In passato siete stati accusati di puntare solo sui mini-parchi di quartiere.
«E' vero, ma gli strumenti urbanistici ci consentivano quello. Sono d'accordo che forse è giunto il momento di pensare a un grande 'bosco urbano' da realizzare a ridosso della città, quanto meno di aprire un dibattito sul come e sul dove, fermo restando che negli anni scorsi abbiamo realizzato anche un' oasi ecologica importante come 'La Francesa' a Fossoli. Abbiamo evidenti vincoli di bilancio anche perchè, nei prossimi anni, ci verranno a mancare sempre più le risorse offerteci nel recente passato dagli oneri di urbanizzazione pagati dai costruttori».
Sul parco fluviale del Secchia, che interessa Carpi e le Terre d'Argine, gli agricoltori sono sul piede di guerra.
«Il parco fluviale può essere un'opportunità da cogliere ma deve essere gestita. Dovremo discutere sui suoi limiti territoriali e sul regime dei vincoli per trovare vie di intesa con tutte le parti interessate».
http://simonetosi.blogspot.com/2009/08/intervista-rilasciata-alla-gazzetta-di.html
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Il dibattito si è trasferito anche su questo blog ma, come sottolineava Giliola Pivetti, con scarsa partecipazione dei cittadini.
Provo ad alimentare la discussione riportando per intero l'intervista, comparsa ieri sull'Espresso, ad uno dei più autorevoli urbanisti italiani.
A me la lettura dell'intervista (contenuta nell'articolo "Una cascata di cemento") ha fatto pensare. Riporto quì anche le mie considerazioni sperando di suscitarne altre.
Una delle obiezioni a rivedere il piano di espansione edilizia è che era già stato deciso così. Mi sembra debole per due motivi: primo, la situazione economica e ambientale mondiale (e locale) è cambiata e quindi è logico cambiare le politiche; secondo, forse la situazione economica ed ambientale è cambiata proprio a causa delle decisioni prese fin'ora e quindi è non solo logico ma anche doveroso cambiare le politiche.
Un'altra obiezione è che realizzare un parco costerebbe molto. Può non essere un buon momento per investire così tanti soldi dei carpigiani. Però non è detto che il parco vada realizzato subito, certo è che, dopo, sarà difficile demolire le case per ricreare lo spazio...
Una giustificazione è che il Piano Casa serve per rilanciare l'economia. Molti sostengono che si potrebbe dare da lavorare ad altrettanta mandodopera incentivando la conversione dell'esistente verso un'edilizia più eco-sostenibile. Molti mettono in guardia anche dal rischio che, in una fase come quella attuale, gli unici che possano disporre dei capitali necessari sarebbero la mafia e la camorra.
Io non sono un esperto di questi temi ma, almeno, mi pongo queste domande in attesa e con la speranza che qualcuno non dia troppo per scontate le risposte.
.............................................................
<B>Una vergogna solo italiana</B>
'I paesi civili frenano il cemento, qui il governo lo incentiva': colloquio con Edoardo Salzano di Paolo Biondani
Edoardo Salzano è uno dei più autorevoli urbanisti italiani. Il suo sito Eddyburg.it sta diventando il primo forum di informazione e discussione democratica sullo sviluppo edilizio, l'ambiente e il paesaggio.
<B>Che ne pensa del piano casa?"</B>
È un'iniziativa vergognosa, che avrà effetti devastanti. È' l'ennesima conferma che la cementificazione è una scelta politica: si favorisce uno sviluppo basato solo sull'appropriazione privata della rendita fondiaria. L'ideologia della bolla immobiliare ha fatto danni in tutto il mondo, ma l'Italia è l'unico Paese che continua a incentivarla. Ci stiamo allontanando sempre di più dall'Europa".
<B>Come si costruisce nei paesi più civili?"</B>
Per capirlo basta sorvolare l'Europa in aereo. In paesi come Austria, Germania, Olanda e Francia c'è una pianificazione rigorosa che segna un taglio netto tra città e campagna. In Italia c'è una marmellata edilizia, chiamata 'sprawl', spalmata su quasi tutto il territorio. La grande differenza è che nei paesi avanzati si cerca da tempo di controllare e limitare la cementificazione".
<B>Qualche buon esempio?"</B>
La Germania ha programmato dal '98 una direttiva rigorosa per ridurre entro il 2020 il consumo di suolo, facendolo scendere da 120 a meno di 30 ettari al giorno. E ci sta riuscendo. Nel Regno Unito fin dal '99 l'obiettivo è di realizzare almeno il 60 per cento della nuova edilizia abitativa in aree già urbanizzate. Perfino negli Usa, dove le estensioni sono gigantesche, alcuni Stati come l'Oregon hanno imposto confini invalicabili allo sviluppo delle città. In Italia il problema è totalmente ignorato. Cresce solo quella che Tonino Cederna chiamava la crosta di cemento e asfalto".
<B>Molti cittadini si mobilitano con associazioni, comitati e raccolte di firme. Il vero problema è che la lotta alla speculazione edilizia non trova un'adeguata rappresentanza politica?"</B>
Purtroppo non è solo il centrodestra, ma anche una parte del centrosinistra a teorizzare la cosiddetta urbanistica contrattata, le grandi opere in deroga a tutto e magari gli accordi sottobanco con i furbetti del quartierino e gli immobiliaristi d'avventura. C'è un pensiero unico che va combattuto con una svolta culturale: il suolo libero è una risorsa scarsa che va conservata. E per farlo serve una pianificazione più seria e più vasta di quella comunale".
(Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/una-vergogna-solo.italiana/2105656)
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Le "vere" piste ciclabili sono arterie dedicate solamente alle bici. Queste devono essere. Molte di quelle realizzate dalla amministrazione spesso sono delle trappole e quindi vengono poco utilizzate. E' fondamentale studiare la viabilità cittadina in modo organico e globale individuando spazi e vie di scorrimento dedicate alle auto, alle bici e ai pedoni. Carpi attende un piano urbano del traffico da 15 anni e ogni anno nel bilancio del comune è posto tra le cose da realizzare. Forse queste amministrazioni non hanno le capacità per farlo.Enrico Campedelli
Continueremo a investire sulla realizzazione di piste ciclabili, per portare sempre di più le persone ad avvicinarsi ad una concezione diversa di mobilità, anche perché le distanze nella nostra città sono brevi e quindi facilmente percorribili con biciclette o mezzi pubblici. (Facebook)Deanna Guidi
Condanniamo la scelta della amministrazione uscente ,dell’indiscriminata strage di alberi sani operata negli ultimi anni: anch’essi bene pubblico, alla ricerca di spazi macchina intorno,fin dentro il centro storico.Ossigeno e ombra sacrificati al benzene ed alle polveri sottili .I quali nuovi posti parcheggio sono in lotta perenne con lo spazio carreggiata e con quegli strani moncherini di piste ciclabili ,da cui si scende addosso alla fiancata della macchina parcheggiata nelle aree ricavate dove sbocca lo scivolo della pista o del marciapiede che ne condivide i pericoli.Lorenzo Paluan
Una rete di piste ciclabili sicura e veramente alternativa all'auto.
Creazione di reali alternative all’uso dell’automobile, attraverso una rete di piste ciclabili integrate fra loro e funzionali agli spostamenti di lavoratori e studenti sul territorio urbano
Anche qui, in campagna elettorale ci scopriamo tutti amici della bici e addirittura scopriamo che il comune ha 58 km di piste ciclabili.
Peccato che non servano per andare da casa al lavoro o a scuola e che siano piste "ritagliate", non integrate. Utili per le scampagnate della domenica ma non per la vita di tutti i giorni.
Una rete di piste ciclabili "vera" significa disincentivare l'uso dell'auto per gli spostamenti brevi, ovvero ribaltare la logica: gli spazi per le auto devosno essere "ritagliati" da quello che avanza per le piste ciclabili, se vogliamo aggredire il problema dell'inquinamento da traffico e avere un sistema di ciclabili paragonabili alle città del nord Europa, e non semplicemente "cosmetico"
Realizzare un piano di miglioramento della viabilità a sud-est e rivedere il raccordo tra il cavalcavia di Via Lama e la strada statale per Modena; analizzare la fattibilità di un sottopasso ferroviario verso Cibeno (Manzoni-Ariosto-Roosvelt).Enrico Campedelli
Realizzazione di un sottopasso pedonale in fondo a Via Peruzzi.
Chiudere l'anello tangenziale intorno a Carpi, escluendo i Tir dalla città. Il sottopasso in via 2 Ponti per realizzare il terminal-bus, il parcheggio e i servizi dietro la stazione Fs, nonchè studiarne uno anche a Cibeno. (programma Idv)
Vedi anche:
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