I Form di Carpizeronove
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Vediamo se è possibile continuare su questa strada.
Ho scritto questa petizione da presentare al Sindaco:
Egregio Sindaco Enrico Campedelli.
CONSIDERATO CHE:
- il muro che è stato costruito per isolare la nuova scuola materna "balena blu" da via Tre Ponti è indiscutibilmente orrendo (vedi foto) visto dalla strada
- il muro impedirebbe ai bambini la vista su uno degli scorci di campagna più belli che siano rimasti vicino al centro di Carpi (e forse sul futuro Parco Lama) isolandoli in un ambiente tipo "lager"
- il muro dovrebbe "proteggere" la scuola da un inquinamento veicolare che, per ora e per i prossimi anni, è solo ipotetico
- esistono comunque numerose alternative ad un muro di cemento armato
CHIEDIAMO CHE:
- il comune riferisca su chi è responsabile della scelta che è stata fatta
- quali sono le reali motivazioni che hanno portato a questa scelta
CHIEDIAMO INOLTRE CHE:
- il muro venga rimosso prima dell'inizio della scuola
- l'isolamento dalla strada avvenga a mezzo di un filare di alberi e una bella siepe almeno fino a quando il traffico su via Tre Ponti non si riveli un problema reale e non una semplice ipotesi
- qualora il problema del traffico diventasse reale, si provveda all'isolamento con mezzi più idonei come barriere in legno, barriere trasparenti, barriere a verde o similari.
Se la condividete potete firmarla su www.petizionionline.it.
Il link diretto rimarrà anche nel nuovo box qui a sinistra dove raccoglieremo le prossime petizioni.
Comprare casa oggi: è il momento giusto? Sembrerebbe di sì, il settore dell’edilizia è in caduta libera, e insieme a lui anche i prezzi delle case: è così anche a Carpi, dove chi finora ha parlato di un calo del 4-5% si è sbagliato clamorosamente.
«Da tre anni a questa parte - spiega Andrea Artioli, agente immobiliare di Tecnocasa - per immobili usati o per quelli rimasti in forza ai costruttori, i prezzi sono scesi del 20% circa.
Sulle case in costruzione si possono strappare solo sconti, ma non a questi livelli».
Il dato reale è quindi ben superiore a quello finora supposto.
Ma perché questa discrepanza rispetto al passato? I costruttori pur di vendere si ‘accontentano’ di guadagnare meno? «Questo non è un periodo ‘strano’.
Piuttosto suppongo che lo fosse quello passato, il pre-crisi, che presentava prezzi gonfiati probabilmente sulla scia dei rialzi dovuti all’entrata in vigore dell’euro».
Insomma, allora la risposta alla domanda iniziale potrebbe essere: chi ha comprato prima ha preso una cantonata, chi lo fa oggi fa un affare.
«Adesso comprare casa non lo riterrei un affare, ma un’opportunità per spendere bene il proprio denaro» puntualizza Artioli.
Molti giovani, coppie in attesa del matrimonio, o i tanti che si sono stancate di pagare canoni di affitto, sono tentati di fare il ‘grande passo’, che oggigiorno non è più il succitato matrimonio, ma l’acquisto di una casa.
Bisogna approffitarne subito o non sarebbe forse meglio attendere un maggiore ribasso dei prezzi? «Dire se i prezzi si abbasseranno ancora è impossibile - risponde l’agente immobiliare carpigiano - . Posso affermare che questo è un ottimo momento per fare il passo, i mutui sono ai minimi, i prezzi abbordabili e il rapporto acquisto/reddito da locazione è a favore degli investitori».
Riassumendo: crisi dell’edilizia, calo dei prezzi, buon momento per investire.
Ma come si concilia tutto ciò con il numero di aperture di cantieri che rimane sostenuto (pur ovviamente con le proporzioni del caso)? Certo, i costruttori dovranno pure guadagnarsi da vivere in qualche modo, ma non sono ancora troppe le zone di Carpi in cui si stanno alzando al cielo palazzine? «Negli ultimi anni la zona di maggior espansione è stata sicuramente Cibeno con i comparti da via Ramazzini a via Griduzza, e Fossoli».
Stando ad alcuni primi dati non ancora ufficiali, pare che gli immobili invenduti a Carpi siano qualcosa come 4mila.
E proiettare ‘Il suolo minacciato’ alla festa del Pd non risolverà da solo il problema della cementificazione.
Quale futuro ci dobbiamo attendere? «Complicato rispondere.
Io penso - conclude Artioli - che da questa crisi se ne uscirà, pur con qualche ‘ferito’.
Sicuramente a fronte di quello che pensa la gente, quando il mondo si risolleverà i prezzi non torneranno a salire con il ritmo di prima, le banche non saranno disponibili come lo erano prima.
Se qualcuno deve affrontare una vendita immobiliare deve rassegnarsi: o si accontenta di cifre che il mercato può assorbire oppure non vende».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Lo strano caso di via Magolfa: i 22 appartamenti costruiti per essere affittati a canone agevolato a senzatetto e sfrattati sono finiti a una società legata a doppio filo ai costruttori della Cmb, gigante della sinistra. Solo tre affittati a bisognosi
Diciannove appartamenti sono una goccia nel mare della fame di casa che c’è a Milano. In una città dove decine di migliaia di giovani coppie, di famiglie in difficoltà, di single, di studenti si scontrano con dei prezzi immobiliari impraticabili, cosa saranno mai diciannove appartamenti? Resta il fatto che quegli appartamenti c’erano, ci dovevano essere. Dovevano venire affittati a prezzo modico a gente in stato di necessità. Per diciannove persone, dovevano essere un’ancora di salvezza. E invece, come nel gioco delle tre carte, sono spariti sotto il naso di tutti. A farli sparire, curiosamente, è stata una cooperativa rossa: la Cmb (Cooperativa muratori e braccianti) di Carpi, un gigante dell’edilizia, storico braccio nel cemento armato della Lega delle Coop. É una storia che merita di essere raccontata perché è una storia istruttiva. Se la strada dell’edilizia convenzionata è il rimedio che il Comune ha in mente di offrire nel prossimo decennio alla crisi degli alloggi, beh, la brutta storia di via Magolfa insegna che truccare le carte è dannatamente facile.Via Magolfa è la prima traversa a destra dell’alzaia Naviglio Pavese. Siamo a pochi metri dalla Darsena, in uno dei punti più affascinanti della vecchia Milano. Qui nel 2006 la Cmb aveva ottenuto la possibilità di costruire un piccolo quartiere. Belle case, prezzi alti. In cambio dell’okay del Comune si era impegnata a affittare a prezzi calmierati ventidue appartamenti. L’accordo tra Cmb e Comune indicava anche i destinatari: sfrattati, handicappati, pensionati, giovani coppie. Tutto bene? In teoria sì. Peccato che il 27 marzo scorso un articolo sulle pagine milanesi di Repubblica racconti una storia un po’ diversa. Per ottenere in affitto una delle case di via Magolfa, racconta il giornalista, bisogna pagare una tangente. Diecimila euro per ottenere un bilocale. Quindicimila euro per una stanza in più. «Così fanno tutti», si sente dire in via Magolfa il giornalista che si finge interessato all’acquisto.
Apriti cielo. La Cmb minaccia querele. Non fornisce dichiarazioni pubbliche. Ma è costretta a rispondere alle richieste di chiarimento che arrivano dal Comune, dalla Direzione centrale sviluppo del territorio. Il Giornale è entrato in possesso di quelle lettere. E si scopre che la situazione è, se possibile, ancora più singolare. Si scopre che dei ventidue alloggi destinati a «soggetti deboli», in realtà ne sono rimasti disponibili solo tre. Gli altri diciannove sono stati venduti agli «amici degli amici». La Cmb li ha ceduti ad una società controllata da gente che lavora per lei. E la società li ha rivenduti. Tra gli acquirenti, risultano esserci i soci della medesima società. Che, in pratica, hanno venduto a se stessi le case che dovevano andare ai senzatetto e agli invalidi.
Ecco le carte. Il 12 aprile la Cmb scrive al Comune ammettendo che sui ventidue appartamenti esisteva il vincolo per l’affitto a canone sociale. Ma spiega di avere venduto tutti i 22 appartamenti, prima ancora che finissero di venire costruiti e prima di ottenere il nulla osta del Comune, alla società Emmemme srl. La Cmb dimentica di dire che la Emmemme è legata a lei a filo doppio. Il suo amministratore, Massimo Camporeale, è infatti l'amministratore anche della Promea Infoservice, la società che ha sede proprio in via Magolfa e che si occupa di vendere l’intero quartiere; della Promea Infoservice, la Cmb controlla il 25 per cento del capitale sociale.
Ma la sorpresa vera arriva leggendo l’elenco dei signori ai quali Emmemme ha venduto le case di via Magolfa. Tra i fortunati, c’è un signore che si chiama Ermes Pezzani; e ce n’è un altro doppiamente fortunato, visto che di appartamenti ha potuto comprarsene due, che si chiama Mario Ambrosini. Coincidenza: sia Pezzani che Ambrosini sono soci della Emmemme, di cui detengono ciascuno il 25% delle quote (il resto è in mano a Camporeale e, come si è detto, alla Cmb). Ma questo dettaglio al Comune non viene riferito.
Certo, ci si può consolare con i tre appartamenti (su ventidue!) rimasti da affittare ai bisognosi. Due sono effettivamente andati a destinazione. Il terzo, scrive la Emmemme, doveva andare al signor Amodeo Camporeale, che purtroppo è deceduto nel frattempo. Lasciando un dubbio: visto che anche l’amministratore unico della Eemmemme si chiama Camporeale, si trattava soltanto di un caso di omonimia?
Luca Fazzo
(fonte: Il Giornale - Milano)
Perché non iniziare un dibattito serio sul futuro di Carpi per ragionare sulla città che vorremmo tra 20 o 30 anni? Carpi ha avuto fino ad ora uno sviluppo ordinato, il trend di crescita della popolazione ci ha portato dai 59mila agli attuali 67mila abitanti. Una città che offre tanto ai sui cittadini in termini di opportunità, servizi, svago e lavoro, riuscendo a coniugare tutto questo con uno straordinario senso civico vera spina dorsale della nostra comunità.
Fatta questa semplicistica fotografia della realtà attuale, credo sia utile iniziare a dire che tipo di città abbiamo in testa. La discussione che si aprirà con l’aggiornamento dello strumento di programmazione urbanistico, ovvero con il superamento del PRG2000 che ci porterà entro questo mandato al Piano Strutturale, al nuovo Regolamento Urbano Edilizio, ed infine al Piano Operativo Comunale, ci permetterà di ripensare anche nel dettaglio la nostra città. Dovremo avere anche il coraggio di fare sperimentazione sui temi di risparmio energetico, edilizia residenziale ad impatto zero, ad un sistema della mobilità più fluido.
Penso alla Carpi del futuro individuando alcuni assi di azione concreta nella sua crescita e trasformazione:
* Dovremo ripensare parti della città costruita, soprattutto quelle realizzate tra gli anni ’60 e ’70 edifici con alta dispersione energetica. Costruite in economia e con tecniche costruttive che non consideravano le norme e i problemi legati alla sicurezza sismica. Case realizzare in zone dove oggi è impossibile pensare a percorsi ciclo-pedonali in sicurezza, dove persino i marciapiedi sono assenti. Qui credo serva uno sforzo di immaginazione e di progettazione, accorpando isolati, immaginando nuove aree verdi, percorsi pedonali, una nuova viabilità
* Consumare in modo limitato nuovo territorio, non nascondendoci dietro ad un dito, affermando che parte delle espansione attuale della città ha permesso a Carpi di dotarsi di nuove scuole, asili, la ristrutturazione del cuore della città, la realizzazione di nuove infrastrutture, senza chiedere un euro ai cittadini, quindi se non cambia qualcosa nel regime di trasferimenti se ai comuni non viene riconosciuta una autonomia finanziaria, per realizzare nuove opere saremo costretti a mangiarci altro territorio. In tal caso sarà indispensabile ragionare sui criteri di sostenibilità ambientali.
* Una città che cresce in modo verticale e non orizzontale. Carpi vede una presenza di palazzine o case sparse, con una altezza che in genere non supera i 2\3 piani da terra, sono pochi gli edifici infatti che superano i 6 piani, cioè 18 metri di altezza dal suolo. Credo che dovremo pensare ad una città che cresce in altezza, questo per limitare la sua espansione sul territorio agricolo che va preservato.
* Pensare a nuove aree verdi, corridoi ciclo pedonali, ad un bosco al confine della città costruita dovranno essere gli interventi sul nostro patrimonio verde
* Ripensare al ruolo dei quartieri, alla loro permeabilità con pezzi importanti della città, ai servizi che si possono trovare al loro interno, ai luoghi di aggregazione agli spazi verdi, sarà invece la sfida per pensare ai quartieri non come "dormitori", ma come pezzi vivi e vitali di un tessuto sociale.
Questi penso possano essere i capisaldi su cui iniziare ad immaginare e disegnare la Carpi dei prossimi anni. E’ una sfida che vogliamo lanciare a tutta la città e l’occasione che ci da il PSC non può essere sprecata.
(Fonte: http://simonetosi.blogspot.com)
Il dibattito si è trasferito anche su questo blog ma, come sottolineava Giliola Pivetti, con scarsa partecipazione dei cittadini.
Provo ad alimentare la discussione riportando per intero l'intervista, comparsa ieri sull'Espresso, ad uno dei più autorevoli urbanisti italiani.
A me la lettura dell'intervista (contenuta nell'articolo "Una cascata di cemento") ha fatto pensare. Riporto quì anche le mie considerazioni sperando di suscitarne altre.
Una delle obiezioni a rivedere il piano di espansione edilizia è che era già stato deciso così. Mi sembra debole per due motivi: primo, la situazione economica e ambientale mondiale (e locale) è cambiata e quindi è logico cambiare le politiche; secondo, forse la situazione economica ed ambientale è cambiata proprio a causa delle decisioni prese fin'ora e quindi è non solo logico ma anche doveroso cambiare le politiche.
Un'altra obiezione è che realizzare un parco costerebbe molto. Può non essere un buon momento per investire così tanti soldi dei carpigiani. Però non è detto che il parco vada realizzato subito, certo è che, dopo, sarà difficile demolire le case per ricreare lo spazio...
Una giustificazione è che il Piano Casa serve per rilanciare l'economia. Molti sostengono che si potrebbe dare da lavorare ad altrettanta mandodopera incentivando la conversione dell'esistente verso un'edilizia più eco-sostenibile. Molti mettono in guardia anche dal rischio che, in una fase come quella attuale, gli unici che possano disporre dei capitali necessari sarebbero la mafia e la camorra.
Io non sono un esperto di questi temi ma, almeno, mi pongo queste domande in attesa e con la speranza che qualcuno non dia troppo per scontate le risposte.
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<B>Una vergogna solo italiana</B>
'I paesi civili frenano il cemento, qui il governo lo incentiva': colloquio con Edoardo Salzano di Paolo Biondani
Edoardo Salzano è uno dei più autorevoli urbanisti italiani. Il suo sito Eddyburg.it sta diventando il primo forum di informazione e discussione democratica sullo sviluppo edilizio, l'ambiente e il paesaggio.
<B>Che ne pensa del piano casa?"</B>
È un'iniziativa vergognosa, che avrà effetti devastanti. È' l'ennesima conferma che la cementificazione è una scelta politica: si favorisce uno sviluppo basato solo sull'appropriazione privata della rendita fondiaria. L'ideologia della bolla immobiliare ha fatto danni in tutto il mondo, ma l'Italia è l'unico Paese che continua a incentivarla. Ci stiamo allontanando sempre di più dall'Europa".
<B>Come si costruisce nei paesi più civili?"</B>
Per capirlo basta sorvolare l'Europa in aereo. In paesi come Austria, Germania, Olanda e Francia c'è una pianificazione rigorosa che segna un taglio netto tra città e campagna. In Italia c'è una marmellata edilizia, chiamata 'sprawl', spalmata su quasi tutto il territorio. La grande differenza è che nei paesi avanzati si cerca da tempo di controllare e limitare la cementificazione".
<B>Qualche buon esempio?"</B>
La Germania ha programmato dal '98 una direttiva rigorosa per ridurre entro il 2020 il consumo di suolo, facendolo scendere da 120 a meno di 30 ettari al giorno. E ci sta riuscendo. Nel Regno Unito fin dal '99 l'obiettivo è di realizzare almeno il 60 per cento della nuova edilizia abitativa in aree già urbanizzate. Perfino negli Usa, dove le estensioni sono gigantesche, alcuni Stati come l'Oregon hanno imposto confini invalicabili allo sviluppo delle città. In Italia il problema è totalmente ignorato. Cresce solo quella che Tonino Cederna chiamava la crosta di cemento e asfalto".
<B>Molti cittadini si mobilitano con associazioni, comitati e raccolte di firme. Il vero problema è che la lotta alla speculazione edilizia non trova un'adeguata rappresentanza politica?"</B>
Purtroppo non è solo il centrodestra, ma anche una parte del centrosinistra a teorizzare la cosiddetta urbanistica contrattata, le grandi opere in deroga a tutto e magari gli accordi sottobanco con i furbetti del quartierino e gli immobiliaristi d'avventura. C'è un pensiero unico che va combattuto con una svolta culturale: il suolo libero è una risorsa scarsa che va conservata. E per farlo serve una pianificazione più seria e più vasta di quella comunale".
(Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/una-vergogna-solo.italiana/2105656)
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Giovedì sera in consiglio comunale a Carpi si deve decidere se consentire a due imprese edili di avviare la costruzione di un limitato numero di appartamenti in tre lotti, previsti da un progetto del 2006 di edilizia agevolata. Edilizia agevolata significa che le imprese si impegnano a vendere a un prezzo concordato con la regione e in cambio la regione dà un finanziamento (leggi : soldi nostri) per consentire a quelle imprese di annullare la spesa per interessi con le banche relativa agli investimenti per la costruzione di quelle casa. Pare buona cosa: io ti elimino il costo del debito con le banche per costruire, ma tu tieni bassi i prezzi. Sulla base di questo finanziamento cinque imprese edili presentano un progetto sulle aree previste dal comune per costruire in edilizia agevolata, sparse tra Carpi e frazioni. Il progetto (Casa Carpi) viene approvato, con discrete lungaggini burocratiche regionali (e mi viene quasi da dire: meno male!), passano un paio di anni, alcune di quelle imprese capiscono che, manco ai famosi "prezzi agevolati" riuscirebbero oggi a piazzare ancora altri appartamenti e rinunciano a costruire. Tranne due, che vogliono andare avanti ma chiedono di spostare i lotti che gli erano stati assegnati in aree assegnate alle imprese che hanno rinunciato. Si tratta di tre lotti, rispetto agli undici previsti dal progetto, quindi si potrebbe dire, poca cosa. Dalle 200 e rotte abitazioni iniziali si passa a circa 23. Ma quali aree chiedono le imprese sopravvissute, in cambio delle loro che giudicano poco "appetibili": via Roosevelt, via Aldo moro e via Due Ponti. Per via Roosevelt e via aldo moro, significa andare a tappare di mattoni i pochi buchi ancora rimasti liberi. Per via Due Ponti, significa cominciare a edificare in quell'area oltre la ferrovia, un terreno agricolo che oggi consente, a chi arriva da Carpi est, di godere ancora, (solo in parte dato che un lotto di villette e villini è già stato costruito di recente), del paesaggio della vecchia Carpi, con la possibilità di intravedere i profili di Sagra, Duomo e Castello, che emergono dall'ultimo pezzo di campagna "urbana" e che tutte le opposizioni chiedono che invece diventi, se proprio lo si vuole cambiare, un grande bosco urbano. La vecchia giunta su quell'area lì prevede permessi di costruire fino a 235 appartamenti, un insediamento commerciale, un parcheggio e un hotel di cinque piani. Tralasciamo la questione paesaggistica e ambientale, e facciamo qualche considerazione su questo strumento dell'edilizia "agevolata". La maggior parte delle imprese ha rinunciato a costruire perchè non sono sicure di poter piazzare il costruito neanche a prezzo agevolato. Questo significa due cose (che diciamo da tempo e che fanno parte di un fenomeno non solo carpigiano): si è costruito tanto, grazie a un mercato drogato dalla speculazione e dalla necessità di impiegare capitali (puliti e non) e allo stesso tempo chi vuole veramente casa non riesce ad accedervi perchè i prezzi non hanno nessuna relazione con le reali capacità di spesa di giovani e famiglie. Lo stesso prezzo agevolato concordato dalla regione nel 2006, evidentemente garantiva comunque un margine di profitto ampio per le imprese, ma non è stato in grado di abbassare a sufficienza il prezzo perchè chi ha bisogno di una casa per viverci e non per fare investimenti speculativi, possa permettersela (se tu hai un mercato della casa che ha visto raddoppiare i propri prezzi nel giro di dieci anni, anche se "agevoli" il prezzo diminuendolo del 20 o del 30%, stai comunque garantendo ampie quote di extraprofitto a chi costruisce). E ricordiamoci che per le imprese, a questo prezzo "agevolato" si associa il vantaggio di non pagare interessi sul debito per gli investimenti. Alla fine della fiera, a me pare che l'agevolazione sia tutta per le imprese che vogliono o sono in qualche modo "obbligate" in questo modello a continuare a indebitarsi per costruire e nulla per chi ha veramente bisogno di una casa, quindi voterò no all'ordine del giorno presentato dalla giunta, che invece continua a foraggiare, con la sua politica edilizia, il settore economico che, stando alle statistiche nazionali, è primo per lavoro nero, infortuni, riciclaggio di capitali sporchi e infiltrazioni della criminalità organizzata (e non c'era bisogno dei recenti fatti di cronaca per rendersene conto). Con 11.000 imprese nel settore edile in provincia di Modena, l'unica cosa vera da finanziare è la loro riqualificazione, perchè si cominci a mettere mano alla ristrutturazione energetica delle centinaia di migliaia di immobili sul nostro territorio e i comuni devono imparare a dare nuovi permessi per costruire solo DOPO avere fatto un vero censimento dei bisogni reali della popolazione residente e di quanto c'è oggi di costruito invenduto o sfitto. Chiedere che i consiglieri di maggioranza votino contro la propria giunta, è pura fantapolitica, detto questo, giovedì sera non rinuncerò comunque a sollecitare che ogni singolo consigliere, provi a ragionare con la propria testa e si chieda effettivamente quali interessi e quali bisogni sta tutelando, avallando una politica di questo tipo: se quelli di tutti o quelli di pochi (e se per farlo vale la pena buttare via un altro po' del nostro territorio)
Anche Carpi sta sentendo pesantemente il vento della crisi internazionale che investe tutti i settori.Enrico Campedelli
L’accesso al credito, sempre più difficoltoso per le Pmi del territorio, unito al calo degli ordinativi stanno creando non poche difficoltà agli operatori economici di tutti i settori, nessuno escluso. Il Comune deve farsi garante attraverso il finanziamento dei Consorzi Fidi della sopravvivenza delle imprese. Tra gli interventii che Roberto Andreoli promuoverà ci sarà un programma di intensificazione delle relazioni commerciali e turistiche. “E’ necessario - sostiene il candidato a sindaco del PDL - portare i buyers internazionali in città creando un Tour a loro dedicato, pianificando incontri con le realtà produttive e distributive locali, mostrando loro le bellezze artistiche e monumentali del nostro centro storico, promuovendo i prodotti del territorio e la buona cucina tradizionale. È indispensabile creare eventi sempre più attraenti per rilanciare il turismo lavorativo, gastronomico, culturale. Occorre fare sistema, creare un tessuto economico che lavori coeso con le Istituzioni per la promozione del marchio “Made in Carpi”.
Videointervista su YouTube
Sostenere non solo il comparto Tessile/A bigliamento ma anche la meccanica e l’agrindustria.
Organizzazione di un tour degli operatori (buyers): portarli a Carpi per conoscere le ditte del distretto e la città (è l’impegno più importante del sindaco).
Dobbiamo assumere come priorità l’economia e il lavoro, in modo da favorire il sostegno del credito all’impresa locale, creare maggiori opportunità di lavoro e intrapresa, individuare ogni possibile risorsa da mettere in campo per garantire la tenuta del sistema economico e sociale. È necessario operare per coniugare crescita, innovazione ed equità sociale e investire sullo sviluppo economico, sociale, civile, culturale e turistico della città, arginando gli effetti della crisi internazionale.Insieme al sostegno alle tradizionali vocazioni del distretto, dobbiamo valorizzare le specializzazioni e le eccellenze presenti nell’economia locale per promuovere processi di innovazione e di generazione di nuove traiettorie di sviluppo che arricchiscano il sistema produttivo locale, ampliandone la differenziazione interna.Elena Gemignani
Videointervista su YouTube
La questione dell’economia e del lavoro oggi sono le più urgenti da risolvere. Lavorerò sulla cessione del credito alle aziende, sulla creazione di maggiori incentivi per i giovani che vogliono affacciarsi al mondo dell’imprenditoria e sulla severità totale per la contraffazione che colpisce anche il made in Carpi. (L'Informazione del 15/05/2009)Lorenzo Paluan
Promozione delle nuove reti di economia solidale e di settori economici innovativiGiliola Pivetti
Riteniamo urgente la riqualificazione dei nostri settori produttivi per cogliere le opportunità offerte dal cambiamento dei modelli di produzione e consumo delle energie che si stanno affermando nei territori più avanzati e innovativi, associati alla creazione di nuovi circuiti di consumi che favoriscano le produzioni locali e la filiere corte nel settore agroalimentare ma non solo.
Carpi può diventare un grande distretto delle agroenergie, perchè abbiamo ancora il terreno necessario e perchè siamo inseriti in un contesto produttivo, che opportunamente riqualificato, può ricavare notevoli vantaggi, con i materiali per la bioedilizia, con sviluppi per il settore meccanico, informatico e dell'oleodinamica, per quello della creazione di nuove reti elettriche intelligenti.
L’obiettivo deve essere quello di puntare all’autosufficienza energetica del territorio comunale nell’arco di 15 anni, in modo da poter sfruttare tutti i vantaggi economici di questi settori innovativi al ripresentarsi dell’inevitabile prossima crisi petrolifera.
L’economia di Carpi è da tempo in declino. Con la crisi globale in atto rischia di subire un ulteriore colpo. Nell’immediato bisogna difendere le aziende e il lavoro con misure adeguate (nazionali, regionali, comunali): credito e consorzi fidi. E contemporaneamente bisogna pensare al futuro. La ricchezza, il benessere, il lavoro dei carpigiani dipendono per il 70% dal settore moda e dall’edilizia. Non può durare, almeno nelle stesse dimensioni. Se vogliamo conservare il nostro livello di benessere e di vita bisogna diversificare; attrarre con incentivi insediamenti produttivi esterni di alta qualità e tecnologia; investire su cultura, arte, creatività anche per promuovere il territorio e i suoi prodotti: la moda, il commercio, l’enogastronomia tipica; investire davvero sul risparmio energetico (anche per compensare la crisi edilizia); dare vita ad un Fondo private equity tra la Fondazione e gli Istituti bancari (almeno 15 milioni di euro) per finanziare a medio e lungo termine progetti aziendali innovativi e ricerca.
Salvaguardare l’ambiente e tutelare il territorioDeanna Guidi
In un momento di crisi come quello attuale, la sfida ambientale è la vera opportunità da cogliere per rilanciare l’economia italiana. È necessario adottare politiche per la tutela, il rispetto e la promozione dell’ambiente, in coerenza con l’inserimento nei regolamenti edilizi di norme che incentivano politiche volte alla bioedilizia e al risparmio energetico, l’investimento sul trasporto pubblico, sulle piste ciclabili, sulle rotonde e sulle aree verdi pubbliche.
Sono state cambiate le normative del piano regolatore, sostenendo chi decide di investire su nuove tecnologie e sul risparmio energetico.
Che gli impianti dei nuovi edifici pubblici siano a risparmio energetico, solare o fotovoltaico o geotermico (programma Idv)
Il territorio è la principale risorsa del futuro. Il modello competitivo globale vuole il dominio dello sviluppo economico su quello sociale, costi quel che costi sul piano della sostenibilità ambientale. Sinistra per Carpi propone uno sviluppo socialmente responsabile promuovendo:[...] la riduzione dei consumi energetici attraverso il miglioramento dell’efficienza di impianti e macchine.
Crediamo nell’uso di fonti rinnovabili di energia, pertanto,oltre a promuovere un’opera di controllo e miglioramento dell’esistente,che consideriamo esempio di megalomania fine a se stessa (turbogas) visto come funziona a monte la distribuzione e il controllo della produzione di energia elettrica in Italia, vogliamo il potenziamento del solare.Lorenzo Paluan
Rivoluzione energetica per tutti gli edifici Comunali e per l’illuminazione pubblicaRoberto Andreoli
Negli ultimi dieci anni, nonostante tutte le tecnologie necessarie siano già a disposizione ed utilizzate da diverse decine di amministrazioni comunali, non è stato fatto nulla per ridurre gli impatti ambientali e i costi della “macchina comunale”.
Proponiamo un piano di riduzione dei consumi, in grado di trasformare il 30% delle spese comunali in energia e gas in investimenti per la riqualificazione energetica degli edifici e per l’avvio di impianti per le energie rinnovabili.
Autonomia energetica del territorio comunale entro 15 anni, sfruttando solo fonti di energia rinnovabili.
Sembrerebbe che questa cosa si possa fare da sola mettendo un pannello su ogni tetto. Non è così. Il comune deve avviare un piano reale che prevede nell'immediato il taglio di almeno il 30% dei consumi energetici dei suoi edifici, con quelle risorse far partire l'installazione di impianti per le energie rinnovabili (non solo solare, ma anche agroenergie da residui e colture in terreni in rotazione e marginali), creando un circolo di costante reinvestimento a partire da tutti gli edifici pubblici che trascinerà con sè il privato. Per la prima fase basta affidarsi ad una ESCO. Gli pseudo verdi alleati della giunta lo mettono nel loro programma, ma anzi che farlo nei cinque anni che sono stati al governo della città, proprio con la delega sugli edifici pubblici, hanno preferito sperperare soldi pagando un "energy manager" che in realtà non ha fatto risparmiare un singolo kilowatt al comune.
La Svezia lo ha deciso a livello di nazione, noi siamo convinti che ci siano già le tecniche disponibili per farlo anche a livello locale e molte municipalità su questo punto sono partite. I territori che si libereranno per primi dalla dipendenza non solo delle energie fossili, ma anche dall'obbligo di dipendere da grandi compagnie energetiche per la distribuzione, godranno di un vantaggio competitivo in termini economici notevolissimo, nel momento in cui petrolio e materie prime non rinnovabili torneranno a scarseggiare.
Carpi può diventare un distretto delle agroenergie, perchè abbiamo ancora il terreno necessario e perchè siamo inseriti in un contesto produttivo, che opportunamente riqualificato, può ricavare notevoli vantaggi, con i materiali per la bioedilizia, con sviluppi per il settore meccanico, informatico e dell'oleodinamica, per quello della creazione di nuove reti elettriche intelligenti.
Tutto questo ammesso che decidiamo di fare una politica di avanguardia, per un volta, anzichè aspettare e attardarci nel difendere settori "cotti" come l'edilizia tradizionale e il tessile, che tra cinque anni darà ancora meno posti di lavoro di quelli che ha ora e che sono già la metà di quelli che erano dieci anni fa.
Una bella sfida. Non ho in mano strumenti che possano identificare questo obbiettivo come realizzabile in questo lasso di tempo. Sono pronto a confrontarmi con chi ha proposte da fare. Le energie rinnovabili sono comunque strumenti da sostenere fortemente, però, non attraverso la coercizione come ha deciso l'amministrazione uscente.
Realizzare grande parco dietro alla stazione dei treni.Enrico Campedelli
Io chiamo parco un luogo verde dove camminando al suo interno non mi accorgo di essere in città. A Carpi non esiste e rischiamo di perdere per sempre l'ultima possibilità di averlo. Si tratta di lasciare inedificata la zona che si trova ad est della stazione ferroviaria fino a via Cavata e perchè no fino alla Lama. E' l'ultimo spazio verde che arriva a ridosso del centro città, se anche questo verrà costruito un anello di costruzioni chiuderà il centro. Quindi oltre la stazione è previsto il recupero degli edifici dismessi del consorzio agrario, la costruzione di un albergo, di una piazza e di parcheggi che sono utili anche per il centro città, ma poi basta solo una grande area verde. Il Central Park di Carpi.
Abbiamo investito tanto anche sul verde pubblico: a Carpi l’80% dei cittadini vive a meno di 300 metri di distanza da un parco di oltre 5mila metri quadrati.Deanna Guidi
Pensare anche ad un "grande bosco" verde, polmone della città. (programma Idv)
Recupero del territorio e del verde non significa allora solo miglior qualità della vita ma anche vera e propria acquisizione da parte dell’ente pubblico di quel ruolo socioculturale che gli compete, in relazione ai valori della solidarietà e della condivisione della tutela del patrimonio comune. Trascurare il bene pubblico equivale a danneggiarlo: ciò vale per i beni immobiliari lasciati al degrado, quando si avverte grave carenza di spazi da utilizzare a funzioni pubbliche che oggi non trovano luogo in cui esprimersi, ma altrettanto per la manutenzione delle strade, delle infrastrutture in generale e del verde pubblico, della tutela delle acque di superficie e di falda, della vecchia rete fognaria, del depuratore.Lorenzo Paluan
Condanniamo la scelta della amministrazione uscente ,dell’indiscriminata strage di alberi sani operata negli ultimi anni: anch’essi bene pubblico, alla ricerca di spazi macchina intorno,fin dentro il centro storico.Ossigeno e ombra sacrificati al benzene ed alle polveri sottili .I quali nuovi posti parcheggio sono in lotta perenne con lo spazio carreggiata e con quegli strani moncherini di piste ciclabili ,da cui si scende addosso alla fiancata della macchina parcheggiata nelle aree ricavate dove sbocca lo scivolo della pista o del marciapiede che ne condivide i pericoli.
Creazione di una grande area verde urbana, polmone della città.Giliola Pivetti
Proponiamo la trasformazione a Est della ferrovia in un grande parco, polmone verde per la città, impedendo l’edificazione dei previsti 280 appartamenti e insediamenti commerciali.
La nostra posizione è che quell'area, l'unico punto da cui si può ancora apprezzare la "skyline" della Carpi rinascimentale, NON DEVE ESSERE EDIFICATA. Al suo posto, un parco vero, non un giardino asfittico.
Sì anche a un grande parco nella zona della stazione dei treni (L'Informazione del 25/04/2009)
Dopo dodici anni di attesa del nuovo Prg era abbastanza prevedibile che ci fosse la corsa a costruire nuovi edifici soprattutto ad uso abitativo. Ci saremmo aspettati anche in calo dei prezzi, cosa che non si è verificata se non adesso a causa, o grazie, alla crisi economica. Se per espansione urbanistica si intende ulteriori costruzioni oltre a quelle già previste dal Prg, la risposta è si, è necessario fermarsi. Così come è da rivedere il modo in cui stiamo costruendo oggi. I nuovi insediamenti nascono senza anima, senza centri aggregativi a volte anche esteticamente assai poveri.Enrico Campedelli
(fonte: mail inviata in risposta al punto sollevato da Paluan)
Lorenzo PaluanDopo anni di forte sviluppo dell’attività edilizia dovuto al trend nazionale e alla domanda accumulata in città, si è registrato un calo fisiologico che la crisi economica e finanziaria sta accentuando ulteriormente. Dovremo avere una costante attenzione alla qualità della pianificazione, delle urbanizzazioni e del costruito, che, in un mercato in forte flessione, può rappresentare un vantaggio competitivo e nel contempo determinare una maggiore qualità del territorio.
«I 3mila alloggi invenduti a cui fa riferimento Gililola Pivetti sono leggenda metropolitana. In realtà sono al massimo 700 e abbiamo fatto delle verifiche incrociate con le utenze per avere questo dato. Tra questi alloggi compaiono anche quelli in via di ristrutturazione o che sono oggetto di liti di successione. Vorrei poi precisare che in nessun atto del nuovo piano regolatore è prevista una Carpi da 100mila abitanti, anzi la previsione è largamente inferiore a quella del piano regolatore precedente, lo stesso in vigore quando Giliola Pivetti era assessore. Allora però non c’era alcun dissenso» (Mirco Arletti su L'Informazione del 28/04/2009)
Esaurire le attuali aree residenziali e produttive prima di individuarne altre, pensando anche ad un "grande bosco" verde, polmone della città. (programma Idv)Politiche abitative
È indispensabile ridefinire nuovi regolamenti edilizi per porre fine all’espansione edilizia ed evitare un ulteriore consumo del territorio agricolo ma impegnarsi invece nella qualificazione del patrimonio esistente. E’ necessario, inoltre, predisporre per i prossimi anni un piano casa che sia pubblico capace di mettere a disposizione almeno 4000 abitazioni in affitto o in proprietà con forti agevolazioni a sostegno delle fasce deboli dei cittadini. (programma Sinistra per Carpi)
Stop immediato ad ogni espansione ediliziaGiliola Pivetti
Per realizzare il nuovo modello di Comune che abbiamo in mente è necessario fermare ora ogni ulteriore espansione edilizia.
Il territorio è una risorsa finita, l'espansione edilizia all'interno di un territorio non può essere lasciata in mano "al mercato", come è avvenuto fino ad oggi a Carpi ma deve essere stabilito un limite chiaro oltre al quale non si sottrarrà altro spazio al terreno agricolo e al verde, che nei prossimi anni ci servirà per la nostra sostenibilità alimentare, ambientale e anche energetica.
Questo significa bloccare la realizzazione delle aree edificabili previste dall’attuale PRG, programmare le nuove costruzioni solo sulla base di un chiaro monitoraggio delle esigenze abitative e delle case vuote e/o sfitte.
Sulla questione edilizia, noi partiamo da due considerazioni, una di carattere generale e una che riguarda Carpi in modo particolare:
In generale: il territorio è una risorsa finita, l'espansione edilizia all'interno di un territorio non può essere lasciata in mano "al mercato" ma deve essere stabilito un limite chiaro oltre al quale non si sottrarrà altro spazio al terreno agricolo e al "verde", che nei prossimi anni ci servirà per la nostra sostenibilità alimentare, ambientale e anche energetica (questa crisi ci sta facendo dimenticare che ai ritmi mondiali di crescita di solo un anno fa, erano già esplose tutte le crisi dei mercati delle materie prime, alimentari e petrolio in primis, che si ripresenteranno immutate tra pochi anni, se non cambiamo radicalmente e ora modello di sviluppo)
A Carpi in particolare, è stato costruito molto, in fretta e male. Il fatto che i metri cubi di cemento per abitante siano più bassi della media dei capocomprensorio non mi consola essendo una misura relativa. E' come dire che non abbiamo la stessa densità di abitanti per metro quadro dell'Olanda, il punto è che io non vedo di buon occhio che noi si raggiunga quella densità! Regolamenti restrittivi sull'efficienza energetica delle case esistono da ormai più di dieci anni in tantissime città italiane ed europee, Carpi le ha applicate l'anno scorso, a boom finito si potrebbe dire, e in modo blando.
Infine, l'attuale PRG prevede comunque ancorta zone di espansione per centinaia di edifici, nella zona del consrozio agrario, nella zona autostradale con il progetto delirante delle due torri gemelle di 45 metri della cmb, quindi in realtà il mercato non è per nulla "fermo". E' fermo quello degli acquisti dei piccoli privati, gli investitori che stanno usando l'edilizia a fini speculativi hanno invece tutta l'intenzione di proseguire. La risposta di Giovanni è l'ammissione che il comune non regola e non ha regolato, esegue quello che gli chiedono i vari gruppi di interesse legati al mondo dell'edilizia a Carpi,
Peraltro Campedelli ha nel suo programma nuovo ospedale, nuovo stadio, campus della moda, nuova sede comunale... il chè mi pare smentisca la volontà di non espandere ulteriormente la cintura urbana.
Modificare le politiche urbanistiche ed edilizieVedi anche
L’ultimo piano regolatore è stato fatto, e per di più gestito, in modo eccessivo. È sotto gli occhi dei cittadini carpigiani un’espansione edilizia sproporzionata che ha prodotto migliaia di alloggi vuoti ed invenduti, crisi profonda del settore, diminuzione del valore o invendibilità del patrimonio abitativo già esistente, ulteriore consumo di territorio agricolo. Vogliamo porre fine all’epoca dell’espansione edilizia abitativa e puntare invece alla riqualificazione e al recupero del patrimonio esistente; puntiamo su interventi finalizzati al risparmio energetico; sulla valorizzazione del territorio agricolo ancora intatto. Proponiamo di coordinare e uniformare la pianificazione urbanistica e territoriale con i Comuni confinanti attraverso un unico Ufficio di Piano.
In questi ultimi anni Carpi è cresciuta in modo spropositato e male. Ci sono migliaia di alloggi vuoti e invenduti,perchè è mancata la volontà di regolazione dello sviluppo edilizio. Le conseguenze sono il blocco del settore edilizio,la svalutazione del valore del patrimonio immobiliare e milioni di euro immessi nell’edilizia e sottratti ad altri impieghi. (Secondo la Pivetti al momento ci sarebbero 2/3000 alloggi invenduti a Carpi, che moltiplicati per 130 mila euro di valore medio fanno 300 milioni) Soldi che sono bloccati in un binario morto - continua la Pivetti - sottratti alle imprese che ne hanno bisogno.Nonostante questa situazione il sindaco continua a portare in Consiglio piani particolareggiati come quello di Fossoli.Noi non vogliamo la Carpi a cui lui pensa, con 100mila abitanti.Ci sarebbero conseguenze pesanti per l’equilibrio dei servizi sociali, sanitari e scolastici. (L'informazione del 28/04/2008)
Enrico Campedelli
Salvaguardare l’ambiente e tutelare il territorioGiliola Pivetti
In un momento di crisi come quello attuale, la sfida ambientale è la vera opportunità da cogliere per rilanciare l’economia italiana. È necessario adottare politiche per la tutela, il rispetto e la promozione dell’ambiente, in coerenza con l’inserimento nei regolamenti edilizi di norme che incentivano politiche volte alla bioedilizia e al risparmio energetico, l’investimento sul trasporto pubblico, sulle piste ciclabili, sulle rotonde e sulle aree verdi pubbliche. L’incremento della raccolta differenziata ha avuto un ottimo livello di realizzazione con il Porta a Porta. Quando sarà esteso a tutto il Comune, si potrà pensare di sperimentare la tariffa puntuale (meno rifiuti consegni meno paghi), consentendo ai cittadini più virtuosi di risparmiare. Dopo anni di forte sviluppo dell’attività edilizia dovuto al trend nazionale e alla domanda accumulata in città, si è registrato un calo fisiologico che la crisi economica e finanziaria sta accentuando ulteriormente. Dovremo avere una costante attenzione alla qualità della pianificazione, delle urbanizzazioni e del costruito, che, in un mercato in forte flessione, può rappresentare un vantaggio competitivo e nel contempo determinare una maggiore qualità del territorio.
Sviluppo e Ambiente
Il territorio è la principale risorsa del futuro. Il modello competitivo globale vuole il dominio dello sviluppo economico su quello sociale, costi quel che costi sul piano della sostenibilità ambientale. Sinistra per Carpi propone uno sviluppo socialmente responsabile promuovendo: l’obiettivo strategico dell’Opzione Rifiuti Zero, per questo è necessario estendere su tutto il territorio comunale la raccolta differenziata porta a porta; la riduzione dei consumi energetici attraverso il miglioramento dell’efficienza di impianti e macchine; la riduzione e razionalizzazione del traffico veicolare individuale e per i trasporti di merci nelle aree urbane; il controllo e la gestione pubblica dell’acqua. (programma Sinistra per Carpi)
Lorenzo Paluan
Vedi anche
- Tutela del territorio
Per realizzare il nuovo modello di Comune che abbiamo in mente è necessario fermare ora ogni ulteriore espansione edilizia. Il territorio è una risorsa finita, l'espansione edilizia all'interno di un territorio non può essere lasciata in mano "al mercato", come è avvenuto fino ad oggi a Carpi ma deve essere stabilito un limite chiaro oltre al quale non si sottrarrà altro spazio al terreno agricolo e al verde, che nei prossimi anni ci servirà per la nostra sostenibilità alimentare, ambientale e anche energetica.
Questo significa bloccare la realizzazione delle aree edificabili previste dall’attuale PRG, programmare le nuove costruzioni solo sulla base di un chiaro monitoraggio delle esigenze abitative e delle case vuote e/o sfitte.
Proponiamo la trasformazione a Est della ferrovia in un grande parco, polmone verde per la città, impedendo l’edificazione dei previsti 280 appartamenti e insediamenti commerciali.- Rivoluzione energetica per tutti gli edifici Comunali e per l’illuminazione pubblica
Negli ultimi dieci anni, nonostante tutte le tecnologie necessarie siano già a disposizione ed utilizzate da diverse decine di amministrazioni comunali, non è stato fatto nulla per ridurre gli impatti ambientali e i costi della “macchina comunale”. Proponiamo un piano di riduzione dei consumi, in grado di trasformare il 30% delle spese comunali in energia e gas in investimenti per la riqualificazione energetica degli edifici e per l’avvio di impianti per le energie rinnovabili.- Responsabilità diretta del Comune nella gestione dei servizi ambientali ed energetici
I servizi gas, acqua e rifiuti devono essere gestiti secondo la modalità dell’in house providing, che consente ai Comuni di creare aziende per la gestione diretta dei servizi senza sottostare alla logica del profitto ma solo a quella della qualità del servizio al minor costo possibile per il cittadino.
AIMAG deve diventare società in house al 100% di proprietà dei Comuni, allargando le sue attività anche alla vendita di servizi e materiali per il risparmio energetico e la produzione di energia da fonti rinnovabili.
La tariffa dei rifiuti deve essere calcolata in modo puntuale in modo da premiare i cittadini e le imprese virtuose che separano e riducono i propri rifiuti, adottando tutte le iniziative necessarie come Comune e AIMAG per raggiungere l’obiettivo “Rifiuti Zero”.- Un piano di mobilità alternativo all’automobile
L’inquinamento da traffico veicolare è una delle principali fonti di inquinamento per i nostri territori, con grvai ricadute sulla salute di tutti, come più volte riportato dagli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in merito al numero di morti e patologie croniche dovute alla concentrazione di polveri sottili.
Il problema non si risolve con i blocchi estemporanei e limitati alla circolazione delle auto, ma con la creazione di reali alternative all’uso dell’automobile, attraverso una rete di piste ciclabili integrate fra loro e funzionali agli spostamenti di lavoratori e studenti sul territorio urbano e la trasformazione della linea Carpi-Modena in una metropolitana leggera di superficie, sottratta alla gestione disastrosa di Trenitalia e affidata ai servizi di trasporto regionali.
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