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domenica 28 novembre 2010
Ricevo e pubblico:
Mercoledì 24 novembre abbiamo presentato il documento, che potete leggere in allegato, durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i due consiglieri di ApC e la Coordinatrice.
Il tema è particolarmente attuale visto che a breve, il 4 dicembre, di nuovo ci sarà un incontro pubblico a Modena al Policlinico organizzato dalla Provincia per continuare il confronto tra la sanità e la cittadinanza.
Abbiamo naturalmente intenzione di partecipare per seguire gli sviluppi di quella che sarà l'organizzazione della Sanità nel nostro territorio.
APC: E’ NECESSARIO RIPORTARE LA MEDICINA ALLA PORTA DEI CARPIGIANI.
Lo stato attuale della sanità nazionale e provinciale è ormai un vortice che risucchia energie e risorse e che lascia scontenti i pazienti, i medici, gli infermieri e i politici attenti ai bisogni dei cittadini. Questi politici hanno forse la consapevolezza di finanziare un mostro famelico, ma nessuno ha il coraggio di affrontare le difficoltà in modo radicale.
La soluzione non è semplice, e ne siamo consapevoli, crediamo infatti che serva un lungo percorso di riconversione per portare la sanità a criteri di scienza,coscienza ed economicità.
Abbiamo pensato di ricostruire in modo ideale un percorso sanitario che il paziente dovrebbe affrontare in cerca della cura: il primo accesso alla sanità deve essere rappresentato dal medico di base che deve essere il primo pilastro della medicina territoriale. Riteniamo che questa debba essere sempre più potenziata per rinviare o evitare il ricorso inutile allo Specialista o all’Ospedale.
All’incontro sul Pal del giugno scorso, ci è parso di capire la volontà politica sia quella di potenziare la rete provinciale del comparto Nord che quella di alleggerire gli investimenti sul Polo Policlinico-Baggiovara-Sassuolo, che già tanto ha ricevuto nel decennio passato.
Se ciò vuol dire potenziare il nostro Ospedale dotandolo anche di nuovi reparti (ad esempio quello di Endocrinologia), riconoscere il valore costituito dal nuovo reparto di Radioterapia per ridare centralità al nostro Ospedale, investire sul personale dei reparti esistenti sia in termini di valorizzazione degli operatori sia in termini quantitativi, ApC ritiene che un solco importante possa essere tracciato.
Se invece si insiste sulla promessa di costruzione di un nuovo Ospedale a Carpi, ApC ricorda che questa prospettiva è fumo negli occhi (a meno che uno sceicco passi per Carpi e decida di fermarvisi) e che non risultano ad oggi progetti che portino alla realizzazione in un prossimo futuro di un nuovo nosocomio carpigiano.
Oggi responsabilmente occorre percorrere l’unica strada possibile e ragionevole: far funzionare e potenziare il nostro Ospedale.
I Carpigiani lo chiedono e la politica ha il dovere di ascoltare e di trovare la soluzione migliore e legata alla realtà delle cose realizzabili
Coordinatrice ApC
Stefania Bellelli
Leggi il documento (pdf)
Mercoledì 24 novembre abbiamo presentato il documento, che potete leggere in allegato, durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i due consiglieri di ApC e la Coordinatrice.
Il tema è particolarmente attuale visto che a breve, il 4 dicembre, di nuovo ci sarà un incontro pubblico a Modena al Policlinico organizzato dalla Provincia per continuare il confronto tra la sanità e la cittadinanza.
Abbiamo naturalmente intenzione di partecipare per seguire gli sviluppi di quella che sarà l'organizzazione della Sanità nel nostro territorio.
APC: E’ NECESSARIO RIPORTARE LA MEDICINA ALLA PORTA DEI CARPIGIANI.
Lo stato attuale della sanità nazionale e provinciale è ormai un vortice che risucchia energie e risorse e che lascia scontenti i pazienti, i medici, gli infermieri e i politici attenti ai bisogni dei cittadini. Questi politici hanno forse la consapevolezza di finanziare un mostro famelico, ma nessuno ha il coraggio di affrontare le difficoltà in modo radicale.
La soluzione non è semplice, e ne siamo consapevoli, crediamo infatti che serva un lungo percorso di riconversione per portare la sanità a criteri di scienza,coscienza ed economicità.
Abbiamo pensato di ricostruire in modo ideale un percorso sanitario che il paziente dovrebbe affrontare in cerca della cura: il primo accesso alla sanità deve essere rappresentato dal medico di base che deve essere il primo pilastro della medicina territoriale. Riteniamo che questa debba essere sempre più potenziata per rinviare o evitare il ricorso inutile allo Specialista o all’Ospedale.
All’incontro sul Pal del giugno scorso, ci è parso di capire la volontà politica sia quella di potenziare la rete provinciale del comparto Nord che quella di alleggerire gli investimenti sul Polo Policlinico-Baggiovara-Sassuolo, che già tanto ha ricevuto nel decennio passato.
Se ciò vuol dire potenziare il nostro Ospedale dotandolo anche di nuovi reparti (ad esempio quello di Endocrinologia), riconoscere il valore costituito dal nuovo reparto di Radioterapia per ridare centralità al nostro Ospedale, investire sul personale dei reparti esistenti sia in termini di valorizzazione degli operatori sia in termini quantitativi, ApC ritiene che un solco importante possa essere tracciato.
Se invece si insiste sulla promessa di costruzione di un nuovo Ospedale a Carpi, ApC ricorda che questa prospettiva è fumo negli occhi (a meno che uno sceicco passi per Carpi e decida di fermarvisi) e che non risultano ad oggi progetti che portino alla realizzazione in un prossimo futuro di un nuovo nosocomio carpigiano.
Oggi responsabilmente occorre percorrere l’unica strada possibile e ragionevole: far funzionare e potenziare il nostro Ospedale.
I Carpigiani lo chiedono e la politica ha il dovere di ascoltare e di trovare la soluzione migliore e legata alla realtà delle cose realizzabili
Coordinatrice ApC
Stefania Bellelli
Leggi il documento (pdf)
venerdì 15 ottobre 2010
AL PRESIDENTE
DELLA CONFERENZA
TERRITORIALE SOCIALE E
SANITARIA
Emilio SABATTINI
Amministrazione Prov.le di Modena
MODENA
AL SINDACO DI CARPI
Enrico CAMPEDELLI
CARPI
ALL’ASSESSORE ALLE
POLITICHE SOCIO-SANITARIE
Alberto BELLELLI
CARPI
p.c. ALLA PRESIDENTE UNIONE
TERRE
D’ARGINE
Stefania ZANNI
CAMPOGALLIANO
Oggetto: proposte attuative a breve, medio e lungo periodo in merito al P.A.L.(Piano Attuativo Locale)
visionato l’Atto di Indirizzo e coordinamento triennale 2009-2011, che ha come parte fondante “l’agire sui determinanti del benessere collettivo” in un’ottica di integrazione delle politiche sociali con quelle sanitarie;
considerata l’importanza che diversi attori sociali possano fornire contributi al contempo diversi e non completamente sostituibili per la promozione e tutela della salute –bene pubblico e diritto di ciascuno - in un’ottica di partecipazione democratica (welfare mix);
tenuto conto della forte razionalizzazione a livello nazionale con ricaduta a livello regionale (vedi a tale riguardo la riforma in atto a livello regionale circa il passaggio dal welfare municipale al welfare regionale);
considerate le ultime disposizioni normative regionali fondate su nuove future modalità di affidamento dei servizi alla persona in base a criteri di accreditamento e non secondo procedure di gare di rilievo comunitario;
incontrati alcuni tecnici Esperti (Medici Specialisti), sia in ambito ospedaliero(Ospedale “B.Ramazzini di Carpi”) che in ambito territoriale (Consultorio), i quali hanno accolto le due associazioni e C.P.O.con spirito collaborativo;
le donne delle associazioni femminili CIF e UDI e la Commissione Pari Opportunità - Unione delle Terre d’Argine propongono alle SS.LL. le sottoindicate politiche a breve-medio e lungo periodo:
sabato 7 agosto 2010
Carpi: il viaggio di un utente tra ferie e uffici poco solerti
CARPI - «L’azienda sanitaria è la stessa in tutta la provincia, ma servizi e trattamento no».Inizia così il racconto dell’odissea trascorsa da un utente carpigiano alle prese con servizi e uffici Ausl che rispondono in maniera del tutto differente da un distretto all’altro del modenese.
La prima tappa di questa particolare vicenda risale allo scorso 22 luglio, quando il carpigiano si reca al Cup (il Centro di prenotazione unica) del Ramazzini per prenotare una visita ortopedica alla spalla dolorante.
«Con in mano la richiesta del mio medico curante, mi sono prenotato e ho fatto la fila: pur vedendo alternarsi agli sportelli ben quattro diversi operatori in altrettanti sportelli, mediamente quelli che funzionavano erano solo uno o due.
L’attesa si è prolungata così a 30 minuti».
Ma questo è solo l’antipasto di una lunga serie di disservizi cui l’utente si è trovato a fronteggiare.
«Sei anni fa ero stato visitato nell’apposito ambulatorio dall’ortopedico specializzato nella chirurgia della spalla, ortopedico che in seguito mi ha operato con successo, due volte alla spalla destra e una volta alla spalla sinistra.
Ma una volta allo sportello mi è stato subito detto che l’ambulatorio ortopedico specializzato per la chirurgia della spalla non c’è più e che non mi rimaneva che prenotare una visita ortopedica (fissata poi per il primo ottobre di quest’anno) che sarebbe però stata effettuata dal medico di turno».
Vistosi negata la possibilità di essere visitato dallo stesso specialista che anni prima lo aveva operato con successo, l’utente si rivolge allo sportello per la libera professione.
Ma anche qui nessun aiuto fattivo: «L’operatrice mi risponde, sbrigativamente, che il dottore non visita in libera professione presso l’Ospedale di Carpi, e che non ha alcuna informazione in merito a dove potessi rivolgermi per effettuare una visita a pagamento.
La considerazione è quella di aver trovato un oggettivo peggioramento del servizio».
Comprensibilmente contrariato per la situazione creatasi, lo stesso giorno il cittadino si rivolge via mail all’Ufficio relazioni pubbliche (Urp), chiedendo spiegazioni e un contributo per dipanare la matassa.
«L’ho inviata anche al responsabile del distretto, Claudio Vagnini: la risposta, generata automaticamente, mi indicava che il dirigente sarà in ferie fino al 16 agosto».
Non avendo ricevuto nessuna risposta dall’Urp carpigiano, e considerato il costente dolore alla spalla, l’utente si informa presso altre strutture della provincia: risultato, a Sassuolo e Mirandola gli accertamenti diagnostici prescritti saranno eseguiti entro la fine di agosto.
«Nel frattempo alcuni conoscenti mi hanno segnalato il nome di un ortopedico di Modena specializzato: ho contattato l’Urp di Baggiovara, che, nonostante non fosse tenuto a rilasciarmi informazioni (il professore che cercavo opera e visita al Policlinico), si è preoccupato di richiamarmi per fornirmi altri consigli ed indicazioni».
Una vicenda che fa senza dubbio riflettere, soprattutto in giorni caldi come questi, in cui si parla tanto del rinnovo del Piano Attutativo per la sanità locale; non tutti sono in possesso degli strumenti per informarsi in maniera autonoma (conoscenza di internet, possibilità di spostamento): «Per questi rimane un distretto che (non) risponde in questo modo».
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
giovedì 8 luglio 2010
In ferie la farmacista dell’ospedale
«Ho una malattia rara, non ho potuto prendere il farmaco perché la farmacista dell’ospedale in questi giorni non c’era».
La denuncia arriva da una signora carpigiana, che per ovvie e comprensibilissime ragioni vuole restare nell’anonimato.
La donna soffre di angioedema ereditario, una patologia molto rara e potenzialmente mortale, e che deve essere curata con un farmaco specifico, il Berinert, un vero e proprio salvavita.
«In questi giorni devo partire, e, visto che devo avere sempre con me il medicinale, mi sono recata presso la farmacia del Ramazzini, dove hanno il mio protocollo.
Ma sono dovuta andare via a mani vuote: il farmaco non può essere rilasciato da un tecnico, ma dalla farmacista responsabile, che non era presente».
Non potendo aspettare oltre il rientro della farmacista, la signora si è rivolta al Policlinico di Modena, dove nel giro di poche ore le sono state consegnate le scatole di Berinert, farmaco di vitale importanza per chi soffre di questa malattia.
«Capisco il diritto alle ferie, ma l’Ausl dovrebbe provvedere alle sostituzioni temporanee».
«Si è trattato solo di un fraintendimento - minimizza il direttore del distretto Claudio Vagnini -, la signora si è spazientita subito quando ha sentito che la farmacista era assente, ma poteva rivolgersi al punto di distribuzione diretta dei farmaci, al primo piano, dove è sempre presente un farmacista autorizzato a fornire il medicinale».
Se è vero che un disguido c’è stato, potrebbe anche essere figlio della cattiva informazione che purtroppo esiste nei confronti delle strutture ospedaliere.
«Ma non c’è nessuna carenza nella dotazione dei farmacisti in ospedale» tiene a precisare Vagnini.
A Carpi sono 4 le persone affette dalla malattia; si stima che nel mondo ne sia colpita una persona su 50.000, ma i casi non diagnosticati sarebbero molti di più: la tempistica degli attacchi varia moltissimo di caso in caso, e a volte possono essere valutati male dallo stesso medico.
Particolarmente pericolosi sono i gonfiori a carico delle vie aeree superiori (laringe, naso, lingua), che possono portare anche a morte per soffocamento nel caso il trattamento non sia tempestivo.
(da.fra.)
«Ho una malattia rara, non ho potuto prendere il farmaco perché la farmacista dell’ospedale in questi giorni non c’era».
La denuncia arriva da una signora carpigiana, che per ovvie e comprensibilissime ragioni vuole restare nell’anonimato.
La donna soffre di angioedema ereditario, una patologia molto rara e potenzialmente mortale, e che deve essere curata con un farmaco specifico, il Berinert, un vero e proprio salvavita.
«In questi giorni devo partire, e, visto che devo avere sempre con me il medicinale, mi sono recata presso la farmacia del Ramazzini, dove hanno il mio protocollo.
Ma sono dovuta andare via a mani vuote: il farmaco non può essere rilasciato da un tecnico, ma dalla farmacista responsabile, che non era presente».
Non potendo aspettare oltre il rientro della farmacista, la signora si è rivolta al Policlinico di Modena, dove nel giro di poche ore le sono state consegnate le scatole di Berinert, farmaco di vitale importanza per chi soffre di questa malattia.
«Capisco il diritto alle ferie, ma l’Ausl dovrebbe provvedere alle sostituzioni temporanee».
«Si è trattato solo di un fraintendimento - minimizza il direttore del distretto Claudio Vagnini -, la signora si è spazientita subito quando ha sentito che la farmacista era assente, ma poteva rivolgersi al punto di distribuzione diretta dei farmaci, al primo piano, dove è sempre presente un farmacista autorizzato a fornire il medicinale».
Se è vero che un disguido c’è stato, potrebbe anche essere figlio della cattiva informazione che purtroppo esiste nei confronti delle strutture ospedaliere.
«Ma non c’è nessuna carenza nella dotazione dei farmacisti in ospedale» tiene a precisare Vagnini.
Angioedema: a Carpi ne soffrono in quattro
Zoom sulla malattia
L’angioedema ereditario è una patologia rara che si manifesta tramite la comparsa di gonfiori della cute, delle mucose e degli organi interni.Zoom sulla malattia
A Carpi sono 4 le persone affette dalla malattia; si stima che nel mondo ne sia colpita una persona su 50.000, ma i casi non diagnosticati sarebbero molti di più: la tempistica degli attacchi varia moltissimo di caso in caso, e a volte possono essere valutati male dallo stesso medico.
Particolarmente pericolosi sono i gonfiori a carico delle vie aeree superiori (laringe, naso, lingua), che possono portare anche a morte per soffocamento nel caso il trattamento non sia tempestivo.
(da.fra.)
giovedì 1 luglio 2010
I medici del Ramazzini bocciano la ‘rete’
«La sanità carpigiana dovrà fare la cura dimagrante».
Questo è quanto ha affermato il Presidente della Provincia Emilio Sabattini nel corso di un acceso momento di confronto con gli operatori sanitari carpigiani, in vista della realizzazione del Piano Attuativo Locale, dischiudendo uno scenario non precisamente entusiasmante.
«A Carpi la struttura è vetusta, ma - rassicura Sabattini - il Sindaco ha già individuato una modalità per risolvere questo problema di cui si terrà conto nel Pal».
Tutti si aspettavano l’ufficializzazione del nuovo ospedale, invece il sindaco Enrico Campedelli ha preferito rimangiarsi le parole di qualche settimana fa, ricalcando Sabattini nel definire la sanità un fatto regionale, per poi indicare un asse preciso che dovrebbe formarsi nel corso del tempo: Carpi - Mirandola, ovvero una «rete nella rete», che sposta di fatto la geografia della nuova sanità carpigiana da Santa Croce (qui si doveva fare il nuovo Ospedale) all’area Nord.
Un’area che si suppone beneficerà di risorse nel nuovo Pal.
E ancora, un’area che, come hanno evidenziato i numerosi e accorati interventi di medici e infermieri, è stata poco valorizzata negli anni passati per via di una «rete troppo verticistica, che non funziona - come ha sintetizzato Giampiero Patrizi, medico di Cardiologia -.
Il sistema utilizzato finora è un modello fallimentare perchè non ha prodotto risultati eclatanti, né in termini di qualità, né in termini di risparmio».
Gli hanno fatto eco portando la dimostrazione concreta di ciò gli altri medici intervenuti, costretti a combattere quotidianamente contro posti letto sempre più scarsi, un turn over altissimo dei pazienti, anche «indimissibili» come ha sostenuto il primario di Medicina Carlo Di Donato, insieme ad una mancanza di specializzazione che completi e supporti la cura delle patologie nei singoli reparti.
E la ‘dieta’ deve ancora iniziare.
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
«La sanità carpigiana dovrà fare la cura dimagrante».
Questo è quanto ha affermato il Presidente della Provincia Emilio Sabattini nel corso di un acceso momento di confronto con gli operatori sanitari carpigiani, in vista della realizzazione del Piano Attuativo Locale, dischiudendo uno scenario non precisamente entusiasmante.
«A Carpi la struttura è vetusta, ma - rassicura Sabattini - il Sindaco ha già individuato una modalità per risolvere questo problema di cui si terrà conto nel Pal».
Tutti si aspettavano l’ufficializzazione del nuovo ospedale, invece il sindaco Enrico Campedelli ha preferito rimangiarsi le parole di qualche settimana fa, ricalcando Sabattini nel definire la sanità un fatto regionale, per poi indicare un asse preciso che dovrebbe formarsi nel corso del tempo: Carpi - Mirandola, ovvero una «rete nella rete», che sposta di fatto la geografia della nuova sanità carpigiana da Santa Croce (qui si doveva fare il nuovo Ospedale) all’area Nord.
Un’area che si suppone beneficerà di risorse nel nuovo Pal.
E ancora, un’area che, come hanno evidenziato i numerosi e accorati interventi di medici e infermieri, è stata poco valorizzata negli anni passati per via di una «rete troppo verticistica, che non funziona - come ha sintetizzato Giampiero Patrizi, medico di Cardiologia -.
Il sistema utilizzato finora è un modello fallimentare perchè non ha prodotto risultati eclatanti, né in termini di qualità, né in termini di risparmio».
Gli hanno fatto eco portando la dimostrazione concreta di ciò gli altri medici intervenuti, costretti a combattere quotidianamente contro posti letto sempre più scarsi, un turn over altissimo dei pazienti, anche «indimissibili» come ha sostenuto il primario di Medicina Carlo Di Donato, insieme ad una mancanza di specializzazione che completi e supporti la cura delle patologie nei singoli reparti.
E la ‘dieta’ deve ancora iniziare.
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
venerdì 28 maggio 2010
Il professore: «Decisione dolorosa, dovuta anche alle condizioni di lavoro»
Ora è definitivo.
La firma in calce alle dimissioni è stata apposta ieri mattina.
Come anticipato dalle colonne di Modena Qui due settimane fa, il valente e stimato neuro radiologo Paolo Zonari non farà più parte dell’équipe in servizio al Ramazzini.
Una decisione sofferta da parte di questo medico, capace di tributare un ‘volto umano’ alla cura del paziente, oltre all’indiscussa professionalità, premiata da persone che arrivano da tutta Italia al Ramazzini, proprio per sottoporsi ad una spettroscopia da Zonari, nonostante il fiorire in tutta la penisola di centri presso i quali sarebbe possibile effettuare lo stesso esame.
Dopo l’abbandono del nosocomio carpigiano da parte di altri specialisti come Aguzzoli, Giovanardi, Orlandi e Gibertoni, ora tocca a Zonari.
E sempre più prende corpo la tesi del costante processo di smantellamento del Ramazzini.
Anche perchè Zonari, in realtà, continuerà a prestare servizio presso istituti privati, ma pur sempre convenzionati con l’Ausl.
L’Azienda stessa continuerà quindi ad essere la referente del professore, ma altrove rispetto a Carpi.
Dottor Zonari, perché la scelta di abbandonare l’Ospedale di Carpi?
«E’ stata una decisione dolorosa, maturata in seguito a problemi di salute. Da uno stress sul lavoro che parte da lontano ed è legato alla carenza del personale, alla cronica discrepanza tra dotazione tecnologica all’avanguardia e risorse umane, che si traduce in tempi d’attesa molto lunghi per i pazienti (in particolare per la risonanza) e in ritmi insostenibili da parte di noi medici. Da quando se n’è andato il dottor Crisi, nel 2004, siamo rimasti solo io e Lucia Cito e la situazione è difficilissima, il carico di lavoro immane. Ho manifestato più volte il mio disagio e, alla fine, la situazione sempre identica mi ha indotto ad andarmene».
E’ vero che, insieme al primario di Oncologia Fabrizio Artioli, avevate reperito i fondi per un terzo neuro radiologo?
«Sì, avevamo trovato i fondi tramite l’Associazione Malati Oncologici per stipulare un contratto di libera professione ad un terzo neuro radiologo, che avrebbe garantito un’assistenza costante ai pazienti e turni più ‘vivibili’ per noi».
Quando avete fatto questa proposta all’Ausl e con quale esito?
«Alla fine del 2009. Da allora la cosa non si è mai concretizzata e la proposta è ancora sul tavolo».
Perché?
«Evidentemente in questo periodo di sofferenze non c’era spazio per provvedere».
Di quanti neuroradiologi avrebbe bisogno il reparto per funzionare a regime?
«La risposta non è semplice, un terzo avrebbe già alleviato di molto il carico e ripristinato il regime pre 2004».
Dove presterà servizio ora?
«Sto valutando numerose possibilità spalmate in tutta Modena e Reggio Emilia. Continuerò a lavorare presso centri privati, ma convenzionati con l’Ausl. Lascio Carpi a malincuore, memore della qualità del lavoro svolto. Dal 2002 abbiamo costituito un centro di eccellenza nel campo della spettroscopia, importante per la valutazione dei tumori cerebrali che accoglie pazienti da tutta Italia, nonostante il fiorire dappertutto di centri analoghi. Un giorno alla settimana si facevano visitare dapprima 5 persone, ultimamente 4 perché il carico di lavoro era diventato, appunto, eccessivo. Questo è un importante segno della qualità del lavoro svolto e vorrei pertanto lasciare un messaggio ai miei pazienti: se avranno bisogno di me, io per loro ci sarò sempre».
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
Ora è definitivo.
La firma in calce alle dimissioni è stata apposta ieri mattina.
Come anticipato dalle colonne di Modena Qui due settimane fa, il valente e stimato neuro radiologo Paolo Zonari non farà più parte dell’équipe in servizio al Ramazzini.
Una decisione sofferta da parte di questo medico, capace di tributare un ‘volto umano’ alla cura del paziente, oltre all’indiscussa professionalità, premiata da persone che arrivano da tutta Italia al Ramazzini, proprio per sottoporsi ad una spettroscopia da Zonari, nonostante il fiorire in tutta la penisola di centri presso i quali sarebbe possibile effettuare lo stesso esame.
Dopo l’abbandono del nosocomio carpigiano da parte di altri specialisti come Aguzzoli, Giovanardi, Orlandi e Gibertoni, ora tocca a Zonari.
E sempre più prende corpo la tesi del costante processo di smantellamento del Ramazzini.
Anche perchè Zonari, in realtà, continuerà a prestare servizio presso istituti privati, ma pur sempre convenzionati con l’Ausl.
L’Azienda stessa continuerà quindi ad essere la referente del professore, ma altrove rispetto a Carpi.
Dottor Zonari, perché la scelta di abbandonare l’Ospedale di Carpi?
«E’ stata una decisione dolorosa, maturata in seguito a problemi di salute. Da uno stress sul lavoro che parte da lontano ed è legato alla carenza del personale, alla cronica discrepanza tra dotazione tecnologica all’avanguardia e risorse umane, che si traduce in tempi d’attesa molto lunghi per i pazienti (in particolare per la risonanza) e in ritmi insostenibili da parte di noi medici. Da quando se n’è andato il dottor Crisi, nel 2004, siamo rimasti solo io e Lucia Cito e la situazione è difficilissima, il carico di lavoro immane. Ho manifestato più volte il mio disagio e, alla fine, la situazione sempre identica mi ha indotto ad andarmene».
E’ vero che, insieme al primario di Oncologia Fabrizio Artioli, avevate reperito i fondi per un terzo neuro radiologo?
«Sì, avevamo trovato i fondi tramite l’Associazione Malati Oncologici per stipulare un contratto di libera professione ad un terzo neuro radiologo, che avrebbe garantito un’assistenza costante ai pazienti e turni più ‘vivibili’ per noi».
Quando avete fatto questa proposta all’Ausl e con quale esito?
«Alla fine del 2009. Da allora la cosa non si è mai concretizzata e la proposta è ancora sul tavolo».
Perché?
«Evidentemente in questo periodo di sofferenze non c’era spazio per provvedere».
Di quanti neuroradiologi avrebbe bisogno il reparto per funzionare a regime?
«La risposta non è semplice, un terzo avrebbe già alleviato di molto il carico e ripristinato il regime pre 2004».
Dove presterà servizio ora?
«Sto valutando numerose possibilità spalmate in tutta Modena e Reggio Emilia. Continuerò a lavorare presso centri privati, ma convenzionati con l’Ausl. Lascio Carpi a malincuore, memore della qualità del lavoro svolto. Dal 2002 abbiamo costituito un centro di eccellenza nel campo della spettroscopia, importante per la valutazione dei tumori cerebrali che accoglie pazienti da tutta Italia, nonostante il fiorire dappertutto di centri analoghi. Un giorno alla settimana si facevano visitare dapprima 5 persone, ultimamente 4 perché il carico di lavoro era diventato, appunto, eccessivo. Questo è un importante segno della qualità del lavoro svolto e vorrei pertanto lasciare un messaggio ai miei pazienti: se avranno bisogno di me, io per loro ci sarò sempre».
Serena Arbizzi
(fonte: ModenaQui)
giovedì 27 maggio 2010
Vittima un 88enne ricoverato per un intervento alla milza
Un’altra vittima della legionella torna a scuotere il Ramazzini.
Il nuovo caso di infezione polmonare causata dal batterio aerobio è costato la vita ad un anziano di 88 anni, deceduto due giorni fa nel reparto dell’ospedale cittadino.
L’uomo, già affetto da diverse patologie internistiche di particolare gravità, era stato recentemente sottoposto ad un intervento di asportazione della milza: durante il decorso postoperatorio, ha contratto la legionellosi che, data l’alta mortalità del batterio tra gli anziani e le complicazioni dovute alla degenza, non ha lasciato scampo all’ottantottenne.
L’azienda sanitaria provinciale ha emesso un comunicato nella serata di ieri nel quale esprime il cordoglio alla famiglia dell’anziano.
Dopo il decesso, il corpo è stato sottoposto ad «uno specifico accertamento di laboratorio - si legge nella nota dell’Ausl - che ha permesso di diagnosticare una infezione da legionella, segnalata come nosocomiale.
Preme sottolineare che i casi di infezione ospedaliera da legionella sono un fenomeno presente in tutto il mondo».
Quello di martedì, che segue di due mesi quello di Baggiovara, è però solo l’ultimo di una preoccupante serie di casi registrati negli ultimi anni in provincia, con Carpi a detenere il triste primato: due nel 2007, altri nel 2008 e nel 2009, rendono doveroso l’innalzamento del livello di guardia nei confronti di questa patologia grave.
L’Ausl intanto continua a rassicurare il territorio: «Con riferimento specifico all’impianto idrico del Ramazzini, che è stato di recente ristrutturato in modo significativo, va aggiunto che allo scopo di impedire la proliferazione microbica è stato installato da tempo un sistema di trattamento specifico dell’acqua, che prevede il trattamento continuativo con ioni di argento.
L’impianto idrico sanitario è sottoposto periodicamente a controlli e campionamenti microbiologici con trattamenti di bonifica supplementari quando necessari.
Da alcuni giorni sono inoltre in corso specifici trattamenti di shock termico oltre a verifiche mirate».
Ma queste misure, ribadite anche in occasione degli altri casi, non sono servite a debellare il batterio, presente tanto negli ambienti acquatici naturali quanto in quelli artificiali, quali le condotte cittadine, gli impianti idrici degli edifici, serbatoi, tubature, fontane e piscine.
Ma siti favorevoli per l’annidamento sono anche gli impianti di climatizzazione: è possibile che con i primi caldi estivi il condizionamento dell’ambiente abbia liberato nell’aria il batterio, facilitandone di conseguenza la pericolosa inalazione da parte dei pazienti.
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
Un’altra vittima della legionella torna a scuotere il Ramazzini.
Il nuovo caso di infezione polmonare causata dal batterio aerobio è costato la vita ad un anziano di 88 anni, deceduto due giorni fa nel reparto dell’ospedale cittadino.
L’uomo, già affetto da diverse patologie internistiche di particolare gravità, era stato recentemente sottoposto ad un intervento di asportazione della milza: durante il decorso postoperatorio, ha contratto la legionellosi che, data l’alta mortalità del batterio tra gli anziani e le complicazioni dovute alla degenza, non ha lasciato scampo all’ottantottenne.
L’azienda sanitaria provinciale ha emesso un comunicato nella serata di ieri nel quale esprime il cordoglio alla famiglia dell’anziano.
Dopo il decesso, il corpo è stato sottoposto ad «uno specifico accertamento di laboratorio - si legge nella nota dell’Ausl - che ha permesso di diagnosticare una infezione da legionella, segnalata come nosocomiale.
Preme sottolineare che i casi di infezione ospedaliera da legionella sono un fenomeno presente in tutto il mondo».
Quello di martedì, che segue di due mesi quello di Baggiovara, è però solo l’ultimo di una preoccupante serie di casi registrati negli ultimi anni in provincia, con Carpi a detenere il triste primato: due nel 2007, altri nel 2008 e nel 2009, rendono doveroso l’innalzamento del livello di guardia nei confronti di questa patologia grave.
L’Ausl intanto continua a rassicurare il territorio: «Con riferimento specifico all’impianto idrico del Ramazzini, che è stato di recente ristrutturato in modo significativo, va aggiunto che allo scopo di impedire la proliferazione microbica è stato installato da tempo un sistema di trattamento specifico dell’acqua, che prevede il trattamento continuativo con ioni di argento.
L’impianto idrico sanitario è sottoposto periodicamente a controlli e campionamenti microbiologici con trattamenti di bonifica supplementari quando necessari.
Da alcuni giorni sono inoltre in corso specifici trattamenti di shock termico oltre a verifiche mirate».
Ma queste misure, ribadite anche in occasione degli altri casi, non sono servite a debellare il batterio, presente tanto negli ambienti acquatici naturali quanto in quelli artificiali, quali le condotte cittadine, gli impianti idrici degli edifici, serbatoi, tubature, fontane e piscine.
Ma siti favorevoli per l’annidamento sono anche gli impianti di climatizzazione: è possibile che con i primi caldi estivi il condizionamento dell’ambiente abbia liberato nell’aria il batterio, facilitandone di conseguenza la pericolosa inalazione da parte dei pazienti.
Daniele Franda
(fonte: ModenaQui)
domenica 7 marzo 2010
La denuncia: calvario iniziato già sull’ambulanza
Dopo le polemiche lasciate in eredità dal Consiglio di giovedì scorso, stavolta a far discutere ancora una volta sul tema sanità è una denuncia di ingiustizia sociale. Una vicenda, quella della signora Vanda Goldoni, che risale al 2006 ma che a tutt’oggi è rimasta senza risposte né spiegazioni da parte dei vertici Ausl. A raccontarla a Modena Qui è il figlio, Stefano Stradi, che sta portando avanti insieme ai suoi due fratelli una battaglia per avere giustizia. «Mia madre è scomparsa nel 2008 - racconta - soffriva di diverse patologie: aveva problemi respiratori e deambulatori. Due anni prima il medico di base mi consigliò di chiedere l’intervento dell’ambulanza per il trasporto al Pronto Soccorso di Carpi. Non c’era urgenza, ma nel caricare mia madre sul lettino i volontari le provocarono la lussazione della spalla e lo schiacciamento di alcune vertebre». La storia, già grave di per sé, non si concluse però qui. Anzi, il calvario della signora Goldoni e della sua famiglia era purtroppo appena all’inizio.
«Me ne accorsi subito anche io - continua Stradi - e al mio rimprovero gli operatori risposero che mia madre era pesante. La cosa più sconcertante comunque è che non fu fatta una verifica immediata dei danni riportati: dopo 5 giorni le provarono a fare una radiografia ma la rispedirono a casa senza spiegazione».
Così le lamentele per il dolore alla spalla e al costato si fecero sempre più insistenti, e solo dopo 40 giorni un’altra radiografia stabilì l’entità delle lesioni.
«A causa di questa negligenza mia madre subì un rapido peggioramento, sia fisico che psicologico, che comportò la perdita di quel poco di autonomia che aveva in casa».
La denuncia di Stradi si estende a tutto il percorso assistenzialistico, giudicato colpevolmente inadeguato. «Sedute di fisioterapia insufficienti, mancanza di visite specialistiche.
Quando le condizioni di mia madre peggiorarono, la guardia medica non ci aiutò affatto, fui io a farla ricoverare; ma era troppo tardi».
Questa vicenda non è nuova alla direzione sanitaria provinciale: «Ho scritto diverse volte e ho anche incontrato di persona alcuni responsabili dell’Ausl di Modena. Su cinque domande poste hanno risposto ad una sola, e per loro la storia è finita qui: siamo stanchi di questa omertà, si dovrebbero vergognare. Il modo di operare di questi medici ha accorciato la vita di mia madre».
Stradi conclude rivolgendo un appello a tutte le famiglie che hanno subìto episodi di negligenza professionale: «Chi ha avuto problemi simili, e so che ce sono, deve parlare».
Daniele Franda
Dopo le polemiche lasciate in eredità dal Consiglio di giovedì scorso, stavolta a far discutere ancora una volta sul tema sanità è una denuncia di ingiustizia sociale. Una vicenda, quella della signora Vanda Goldoni, che risale al 2006 ma che a tutt’oggi è rimasta senza risposte né spiegazioni da parte dei vertici Ausl. A raccontarla a Modena Qui è il figlio, Stefano Stradi, che sta portando avanti insieme ai suoi due fratelli una battaglia per avere giustizia. «Mia madre è scomparsa nel 2008 - racconta - soffriva di diverse patologie: aveva problemi respiratori e deambulatori. Due anni prima il medico di base mi consigliò di chiedere l’intervento dell’ambulanza per il trasporto al Pronto Soccorso di Carpi. Non c’era urgenza, ma nel caricare mia madre sul lettino i volontari le provocarono la lussazione della spalla e lo schiacciamento di alcune vertebre». La storia, già grave di per sé, non si concluse però qui. Anzi, il calvario della signora Goldoni e della sua famiglia era purtroppo appena all’inizio.
«Me ne accorsi subito anche io - continua Stradi - e al mio rimprovero gli operatori risposero che mia madre era pesante. La cosa più sconcertante comunque è che non fu fatta una verifica immediata dei danni riportati: dopo 5 giorni le provarono a fare una radiografia ma la rispedirono a casa senza spiegazione».
Così le lamentele per il dolore alla spalla e al costato si fecero sempre più insistenti, e solo dopo 40 giorni un’altra radiografia stabilì l’entità delle lesioni.
«A causa di questa negligenza mia madre subì un rapido peggioramento, sia fisico che psicologico, che comportò la perdita di quel poco di autonomia che aveva in casa».
La denuncia di Stradi si estende a tutto il percorso assistenzialistico, giudicato colpevolmente inadeguato. «Sedute di fisioterapia insufficienti, mancanza di visite specialistiche.
Quando le condizioni di mia madre peggiorarono, la guardia medica non ci aiutò affatto, fui io a farla ricoverare; ma era troppo tardi».
Questa vicenda non è nuova alla direzione sanitaria provinciale: «Ho scritto diverse volte e ho anche incontrato di persona alcuni responsabili dell’Ausl di Modena. Su cinque domande poste hanno risposto ad una sola, e per loro la storia è finita qui: siamo stanchi di questa omertà, si dovrebbero vergognare. Il modo di operare di questi medici ha accorciato la vita di mia madre».
Stradi conclude rivolgendo un appello a tutte le famiglie che hanno subìto episodi di negligenza professionale: «Chi ha avuto problemi simili, e so che ce sono, deve parlare».
Daniele Franda
sabato 6 marzo 2010
Tutti delusi al Gran Consiglio sulla sanità
Risposte in politichese, interrogativi ancora aperti e niente di più: probabilmente i consiglieri e i numerosi cittadini accorsi per l’occasione se lo aspettavano, ma a questo Consiglio straordinario sul tema sanità avevano ugualmente affidato tante speranze.
Speranze di capire le ragioni di un progressivo e inesorabile depauperamento dell’ospedale civico, di essere informati una volta per tutte sulle reali intenzioni dei vertici sanitari e dell’amministrazione comunale e provinciale sul nuovo ospedale, di essere rassicurati che nella prossima discussione per la ridefinizione del Pal in Regione Carpi farà valere le proprie istanze.
Carenza di personale, spostamento dei fondi dal piano psichiatrico, fuga di professionisti, pronto soccorso non adeguato, sale operatorie da riammodernare: su questo e molto altro si sono concentrati gli interventi di tanti consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, per una volta uniti (pur tenendo fede prerogative partitiche) nell’esigere risposte concrete su questo tema di fondamentale importanza.
Accade così di vedere le consigliere Cocozza, De Pietri e Bulgarelli (Pd) scagliarsi contro le scelte fatte dall’Ausl provinciale: un coraggio da applausi, anche se è evidente la mancanza dell’aspetto politico nelle loro critiche.
Aspetto preso in considerazione invece da Cristian Rostovi (Pdl), la cui interpellanza su Pal e nuovo ospedale non ha trovato una risposta esauriente.
Dall’altra parte, infatti, una ‘rocca’ (per usare un’espressione della consigliera Pivetti di ApC) formata dal direttore generale dell’Ausl di Modena, Giuseppe Caroli, dal presidente della Provincia, Emilio Sabattini, e dal sindaco di Carpi Enrico Campedelli.
«I numeri smentiscono le preoccupazioni” ha dichiarato un contestatissimo Caroli.
Ma l’evidenza più grossa è stata la contraddizione che ha segnato i tre interventi: se il dirigente sanitario ha dato parecchia importanza al precedente Pal, «con il quale si è dato il via alla creazione della rete provinciale degli ospedali di Carpi, Baggiovara, Policlinico e Sassuolo, che ha dato grandi risultati», il presidente Sabattini ha invitato tutti a non dare troppa rilevanza al nuovo Pal.
Caroli ha parlato di de-ospedalizzazione, dando più spazio alle strutture esterne, Campedelli ha invece ribadito la necessità della prevalenza del pubblico sul privato.
Sul nuovo ospedale, poi, il linguaggio della politica è sembrato funzionale solo a un rinvio delle decisioni.
In ogni caso, seppur a denti stretti, il sindaco ha cercato di difendere le prerogative di Carpi con una metafora: «Poniamo che Baggiovara sia un culturista e il Ramazzini un magrolino: se chiediamo loro di fare una dieta dimagrante quello che ne soffrirà di più sarà la persona minuta.
Ci devono essere segnali di attenzione al nostro ospedale sul tema del personale e della valorizzazione».
Daniele Franda
Spazio anche a tre interpellanze. Se quelle presentate da Pivetti (ApC) e Bassoli (Pd), rispettivamente su spostamento dei fondi dal piano psichiatrico (pratica sbrigata dal direttore dell’Ausl Caroli con un drastico «noi non sprechiamo denaro pubblico») e carenza personale nel pronto soccorso, hanno trovato risposta nelle parole dei dirigenti, alcune delle domande più interessanti dal punto di vista politico sono rimaste inevase.
Le aveva poste Rostovi (Pdl), che a fine consiglio ha fatto sentire il proprio dissenso: «Il sindaco - ha sottolineato - non ha fatto sapere se è intenzionato a parlare del Pal in corso d’opera in Consiglio o se, come accade troppo spesso, ce lo presenterà a giochi fatti.
Inoltre è stato molto vago su quali saranno i punti portati avanti dalla nostra amministrazione nella discussione del piano decennale».
da. fra.
(fonte: Modena Qui)
Risposte in politichese, interrogativi ancora aperti e niente di più: probabilmente i consiglieri e i numerosi cittadini accorsi per l’occasione se lo aspettavano, ma a questo Consiglio straordinario sul tema sanità avevano ugualmente affidato tante speranze.
Speranze di capire le ragioni di un progressivo e inesorabile depauperamento dell’ospedale civico, di essere informati una volta per tutte sulle reali intenzioni dei vertici sanitari e dell’amministrazione comunale e provinciale sul nuovo ospedale, di essere rassicurati che nella prossima discussione per la ridefinizione del Pal in Regione Carpi farà valere le proprie istanze.
Carenza di personale, spostamento dei fondi dal piano psichiatrico, fuga di professionisti, pronto soccorso non adeguato, sale operatorie da riammodernare: su questo e molto altro si sono concentrati gli interventi di tanti consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, per una volta uniti (pur tenendo fede prerogative partitiche) nell’esigere risposte concrete su questo tema di fondamentale importanza.
Accade così di vedere le consigliere Cocozza, De Pietri e Bulgarelli (Pd) scagliarsi contro le scelte fatte dall’Ausl provinciale: un coraggio da applausi, anche se è evidente la mancanza dell’aspetto politico nelle loro critiche.
Aspetto preso in considerazione invece da Cristian Rostovi (Pdl), la cui interpellanza su Pal e nuovo ospedale non ha trovato una risposta esauriente.
Dall’altra parte, infatti, una ‘rocca’ (per usare un’espressione della consigliera Pivetti di ApC) formata dal direttore generale dell’Ausl di Modena, Giuseppe Caroli, dal presidente della Provincia, Emilio Sabattini, e dal sindaco di Carpi Enrico Campedelli.
«I numeri smentiscono le preoccupazioni” ha dichiarato un contestatissimo Caroli.
Ma l’evidenza più grossa è stata la contraddizione che ha segnato i tre interventi: se il dirigente sanitario ha dato parecchia importanza al precedente Pal, «con il quale si è dato il via alla creazione della rete provinciale degli ospedali di Carpi, Baggiovara, Policlinico e Sassuolo, che ha dato grandi risultati», il presidente Sabattini ha invitato tutti a non dare troppa rilevanza al nuovo Pal.
Caroli ha parlato di de-ospedalizzazione, dando più spazio alle strutture esterne, Campedelli ha invece ribadito la necessità della prevalenza del pubblico sul privato.
Sul nuovo ospedale, poi, il linguaggio della politica è sembrato funzionale solo a un rinvio delle decisioni.
In ogni caso, seppur a denti stretti, il sindaco ha cercato di difendere le prerogative di Carpi con una metafora: «Poniamo che Baggiovara sia un culturista e il Ramazzini un magrolino: se chiediamo loro di fare una dieta dimagrante quello che ne soffrirà di più sarà la persona minuta.
Ci devono essere segnali di attenzione al nostro ospedale sul tema del personale e della valorizzazione».
Daniele Franda
E Rostovi resta senza risposte
Il consiglio sulla sanità: una seduta particolare, nessuna delibera da approvare, solo un confronto su un tema molto importante. Con l’intervento di vari ospiti, tra cui il presidente della Consulta C, i rappresentanti dei sindacati Cisl e Cgil, e il responsabile del collegio dei direttori.Spazio anche a tre interpellanze. Se quelle presentate da Pivetti (ApC) e Bassoli (Pd), rispettivamente su spostamento dei fondi dal piano psichiatrico (pratica sbrigata dal direttore dell’Ausl Caroli con un drastico «noi non sprechiamo denaro pubblico») e carenza personale nel pronto soccorso, hanno trovato risposta nelle parole dei dirigenti, alcune delle domande più interessanti dal punto di vista politico sono rimaste inevase.
Le aveva poste Rostovi (Pdl), che a fine consiglio ha fatto sentire il proprio dissenso: «Il sindaco - ha sottolineato - non ha fatto sapere se è intenzionato a parlare del Pal in corso d’opera in Consiglio o se, come accade troppo spesso, ce lo presenterà a giochi fatti.
Inoltre è stato molto vago su quali saranno i punti portati avanti dalla nostra amministrazione nella discussione del piano decennale».
da. fra.
(fonte: Modena Qui)
martedì 2 marzo 2010
Gruppo Consiliare
PDL Carpi
Al Presidente del
Consiglio Comunale di Carpi
Oggetto: interpellanza in merito al Piano Attuativo Locale – c.d. PAL – della sanità in Provincia di Modena, in corso di elaborazione con rinnovo decennale
che appare quanto meno necessario un confronto, scevro da pregiudizi di sorta, sia con gli operatori del settore che con gli amministratori locali, che poi devono rispondere delle scelte effettuate dal PAL che esistono sul nostro territorio diverse entità giuridiche che operano nel campo della sanità considerato infine
che è necessario conoscere le intenzioni del costituendo PAL in ordine alla gestione delle strutture dell’area di Carpi e Mirandola e più in generale della zona nord della Provincia, che da troppo tempo chiedono chiarezza circa il futuro delle strutture esistenti e la possibilità di costruire un nuovo centro ospedaliero che sia da reale punto di cura per una zona di oltre 200.000 mila abitanti
1) a che punto è l’elaborazione del PAL decennale
2) quali sono le linee guida a cui si ispira il nuovo PAL
3) per quali motivi la Provincia, che ha competenza in materia, non ha avviato un percorso di confronto con gli
operatori ed i rappresentanti delle istituzioni
4) quando la Provincia avvierà la fase di confronto con i soggetti interessati, operatori e non, come prevede la L.R. 29 del 2004
5) quale sarà, nel nuovo PAL, il destino dell’ ospedale di Carpi
6) se nel PAL è prevista la costruzione di un nuovo Ospedale nell’area di Carpi, così come l’azienda USL aveva dichiarato in campagna elettorale in una conferenza stampa con il Sindaco di Carpi
7) se la Giunta intenda perlomeno discutere del nuovo PAL all’interno di questo consiglio per un confronto in corso di elaborazione e non a piano concluso
Cons. Rostovi Cristian
PDL Carpi
Al Presidente del
Consiglio Comunale di Carpi
INTERPELLANZA
Oggetto: interpellanza in merito al Piano Attuativo Locale – c.d. PAL – della sanità in Provincia di Modena, in corso di elaborazione con rinnovo decennale
premesso
che nell’ambito della riorganizzazione dell’offerta sanitaria della nostra Provincia il PAL dell’anno 1999 è in scadenza e la conferenza dei sindaci sarà a breve chiamata a deliberare il nuovo PAL che è in corso di elaborazioneconsiderato
che lo strumento in parola sarà di forte impatto per la sanità della nostra Provincia nei prossimi dieci anni, tant’è che in passato i diversi Direttori Generali di Asl e Azienda Policlinico non sono stati in grado di apporre modifiche al PAL in corso di validità, asserendo che le direttive impartite sono vincolanti considerato altresìche appare quanto meno necessario un confronto, scevro da pregiudizi di sorta, sia con gli operatori del settore che con gli amministratori locali, che poi devono rispondere delle scelte effettuate dal PAL che esistono sul nostro territorio diverse entità giuridiche che operano nel campo della sanità considerato infine
che è necessario conoscere le intenzioni del costituendo PAL in ordine alla gestione delle strutture dell’area di Carpi e Mirandola e più in generale della zona nord della Provincia, che da troppo tempo chiedono chiarezza circa il futuro delle strutture esistenti e la possibilità di costruire un nuovo centro ospedaliero che sia da reale punto di cura per una zona di oltre 200.000 mila abitanti
interpella
il Sindaco per sapere1) a che punto è l’elaborazione del PAL decennale
2) quali sono le linee guida a cui si ispira il nuovo PAL
3) per quali motivi la Provincia, che ha competenza in materia, non ha avviato un percorso di confronto con gli
operatori ed i rappresentanti delle istituzioni
4) quando la Provincia avvierà la fase di confronto con i soggetti interessati, operatori e non, come prevede la L.R. 29 del 2004
5) quale sarà, nel nuovo PAL, il destino dell’ ospedale di Carpi
6) se nel PAL è prevista la costruzione di un nuovo Ospedale nell’area di Carpi, così come l’azienda USL aveva dichiarato in campagna elettorale in una conferenza stampa con il Sindaco di Carpi
7) se la Giunta intenda perlomeno discutere del nuovo PAL all’interno di questo consiglio per un confronto in corso di elaborazione e non a piano concluso
Cons. Rostovi Cristian
mercoledì 24 febbraio 2010
«Anche l’ingestione causa malattie». Ma l’Ausl nega
«L’amianto fa male. Anche quando viene ingerito e non solo se inalato».
L’affermazione, in contraddizione totale con quanto da sempre sostenuto dagli esperti dell’Ausl modenese, non arriva da un’allarmista-ambientalista, ma da una fonte di grande autorevolezza: a sostenerlo, infatti, è Fiorella Belpoggi (nella foto), direttore del Centro di ricerca sul cancro ‘C.
Maltoni’ di Bologna, intervenuta lunedì scorso durante un convegno che si è svolto a Carpi e a cui hanno partecipato esponenti della stessa Ausl.
Il tema è caldo, in particolare nelle nostre città, dove è ormai noto che più del 50% delle tubature che portano acqua nelle case sono fatte di eternit, il tanto temuto impasto di amianto e cemento.
La ricercatrice di fama internazionale, premio Ramazzini 2007 e allieva del compianto oncologo Cesare Maltoni, sollecitata, durante la serata, ad esprimersi sull’argomento e sul pericolo che comporta l’ingestione eventuale di piccole particelle portate dall’acqua (pericolo sempre negato dalle istituzioni) ha dichiarato: «Dal punto di vista tossicologico non può essere che una sostanza dannosa come l’amianto possa nuocere alla salute solo se inalato. Ci sono numerosi studi che confermano la tossicità dell’amianto ingerito. All’ultima World Asbestos Conference, che si è tenuta a Taormina nel 2009, una ricercatrice francese ha portato un caso di un paziente malato di asbestosi (la malattia tipica di chi è stato esposto alla tossica sostanza) nel quale aveva riscontrato l’amianto nelle urine.
E come è finito nelle urine? Attraverso i reni, lo stomaco e il fegato».
Una delle giustificazioni che l’Ausl ha in questi mesi utilizzato sul tema è stata l’incrostazione calcarea che impedirebbe, nei vecchi tubi dei nostri acquedotti, alle fibre di amianto presenti di staccarsi ed essere ingerite.
Una spiegazione che, però, almeno in linea di principio lascia un po’ il tempo che trova...
Anche in questa occasione, comunque, il rappresentante dell’Ausl, ha fatto orecchie da mercante, tirando in ballo il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si sarebbe schierata su posizioni scettiche senza, però, aver mai condotto studi specifici sul tema.
«Non capisco questa campagna dei media al limite del procurato allarme - ha accusato Besutti, che per sua stessa ammissione non era a conoscenza della presenza di manufatti in amianto nello stesso ospedale di Carpi -. Comunque l’acqua delle nostre zone è dura e non corrode i tubi di eternit, per cui non c’è rischio».
Tra i presenti in sala a seguire il dibattito c’erano anche alcuni parenti di vittime dell’amianto.
Daniele Franda
(fonte: Modena Qui)
«L’amianto fa male. Anche quando viene ingerito e non solo se inalato».
L’affermazione, in contraddizione totale con quanto da sempre sostenuto dagli esperti dell’Ausl modenese, non arriva da un’allarmista-ambientalista, ma da una fonte di grande autorevolezza: a sostenerlo, infatti, è Fiorella Belpoggi (nella foto), direttore del Centro di ricerca sul cancro ‘C.
Maltoni’ di Bologna, intervenuta lunedì scorso durante un convegno che si è svolto a Carpi e a cui hanno partecipato esponenti della stessa Ausl.
Il tema è caldo, in particolare nelle nostre città, dove è ormai noto che più del 50% delle tubature che portano acqua nelle case sono fatte di eternit, il tanto temuto impasto di amianto e cemento.
La ricercatrice di fama internazionale, premio Ramazzini 2007 e allieva del compianto oncologo Cesare Maltoni, sollecitata, durante la serata, ad esprimersi sull’argomento e sul pericolo che comporta l’ingestione eventuale di piccole particelle portate dall’acqua (pericolo sempre negato dalle istituzioni) ha dichiarato: «Dal punto di vista tossicologico non può essere che una sostanza dannosa come l’amianto possa nuocere alla salute solo se inalato. Ci sono numerosi studi che confermano la tossicità dell’amianto ingerito. All’ultima World Asbestos Conference, che si è tenuta a Taormina nel 2009, una ricercatrice francese ha portato un caso di un paziente malato di asbestosi (la malattia tipica di chi è stato esposto alla tossica sostanza) nel quale aveva riscontrato l’amianto nelle urine.
E come è finito nelle urine? Attraverso i reni, lo stomaco e il fegato».
Una delle giustificazioni che l’Ausl ha in questi mesi utilizzato sul tema è stata l’incrostazione calcarea che impedirebbe, nei vecchi tubi dei nostri acquedotti, alle fibre di amianto presenti di staccarsi ed essere ingerite.
Una spiegazione che, però, almeno in linea di principio lascia un po’ il tempo che trova...
Anche in questa occasione, comunque, il rappresentante dell’Ausl, ha fatto orecchie da mercante, tirando in ballo il parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che si sarebbe schierata su posizioni scettiche senza, però, aver mai condotto studi specifici sul tema.
«Non capisco questa campagna dei media al limite del procurato allarme - ha accusato Besutti, che per sua stessa ammissione non era a conoscenza della presenza di manufatti in amianto nello stesso ospedale di Carpi -. Comunque l’acqua delle nostre zone è dura e non corrode i tubi di eternit, per cui non c’è rischio».
Tra i presenti in sala a seguire il dibattito c’erano anche alcuni parenti di vittime dell’amianto.
Daniele Franda
(fonte: Modena Qui)
Giovedì 4 marzo alle ore 20,30 si svolgerà una seduta di Consiglio comunale sul tema della sanità e dell'ospedale cittadino.
Saranno presenti il Presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini, il Direttore Generale dell'Azienda USL di Modena Dott. Giuseppe Caroli e i dirigenti dell'Ospedale e del distretto di Carpi.
Se avete commenti e/o richieste sulla sanità carpigiana potete inserirli nei commenti sperando che qualcuno dei consiglieri che ci seguono li faccia propri.
Saranno presenti il Presidente della Provincia di Modena Emilio Sabattini, il Direttore Generale dell'Azienda USL di Modena Dott. Giuseppe Caroli e i dirigenti dell'Ospedale e del distretto di Carpi.
Se avete commenti e/o richieste sulla sanità carpigiana potete inserirli nei commenti sperando che qualcuno dei consiglieri che ci seguono li faccia propri.
sabato 2 gennaio 2010
ALLEANZA PER CARPI
Carpi, 2 Gennaio 2010
INTERPELLANZA: IL DOTT. AGUZZOLI ABBANDONA L'OSPEDALE DI CARPI
AL SINDACO DI CARPI
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CARPI
Apprendiamo, anche questa volta DAI GIORNALI, che il dott. Lorenzo Aguzzoli, ginecologo specializzato in chirurgia oncologica-ginecologica, professionista serio e stimato, intende lasciare l'ospedale di Carpi per approdare ad altro ospedale.
Singole donne, gruppi femminili organizzati, pazienti, manifestano grande preoccupazione per questa decisione e specialmente per i motivi che l'hanno determinata: una permanente sottovalutazione di questo professionista e del suo importante lavoro, condizioni operative difficili conosciute da mesi ( al contrario di quanto affermano i vertici dell'ASL) e mai affrontate.
E' sotto gli occhi di tutti il costante impoverimento dell'ospedale di Carpi che viene smantellato volontariamente di servizi o si lascia sfuggire ( volontariamente?) validi professionisti.
SI CHIEDE ANCORA UNA VOLTA
Il sindaco era a conoscenza di questi problemi?
Ora sta facendo i passi necessari per difendere le pazienti della città di Carpi ?
Hanno idea il sindaco e il direttore generale dell'ASL di come trattenere le persone che creano e mantengono alta la qualità dei servizi sanitari loro affidati ?
Giliola Pivetti
Capogruppo di Alleanza Per CARPI
Carpi, 2 Gennaio 2010
INTERPELLANZA: IL DOTT. AGUZZOLI ABBANDONA L'OSPEDALE DI CARPI
AL SINDACO DI CARPI
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CARPI
Apprendiamo, anche questa volta DAI GIORNALI, che il dott. Lorenzo Aguzzoli, ginecologo specializzato in chirurgia oncologica-ginecologica, professionista serio e stimato, intende lasciare l'ospedale di Carpi per approdare ad altro ospedale.
Singole donne, gruppi femminili organizzati, pazienti, manifestano grande preoccupazione per questa decisione e specialmente per i motivi che l'hanno determinata: una permanente sottovalutazione di questo professionista e del suo importante lavoro, condizioni operative difficili conosciute da mesi ( al contrario di quanto affermano i vertici dell'ASL) e mai affrontate.
E' sotto gli occhi di tutti il costante impoverimento dell'ospedale di Carpi che viene smantellato volontariamente di servizi o si lascia sfuggire ( volontariamente?) validi professionisti.
SI CHIEDE ANCORA UNA VOLTA
Il sindaco era a conoscenza di questi problemi?
Ora sta facendo i passi necessari per difendere le pazienti della città di Carpi ?
Hanno idea il sindaco e il direttore generale dell'ASL di come trattenere le persone che creano e mantengono alta la qualità dei servizi sanitari loro affidati ?
Giliola Pivetti
Capogruppo di Alleanza Per CARPI
lunedì 12 ottobre 2009
Le lunghe attese, anche superiori ai due anni e confermate dall'Ausl di Modena, necessarie per sottoporsi ad un intervento nel reparto di otorino all'ospedale Ramazzini di Carpi , sono oggetto di un'interrogazione del Consigliere regionale del Popolo della Libertà Andrea Leoni. "Dopo il caso avvenuto nel marzo scorso di una donna che aveva dovuto attendere 3 anni per un intervento chirurgico presso il reparto di otorino del Policlinico di Modena, le lunghe attese ora segnalate a Carpi confermerebbero che i casi segnalati non rappresentano più delle eccezioni, bensì la regola sul territorio provinciale. Tempi di attesa così lunghi sono inaccettabili e obbligano di fatto gli utenti che si devono sottoporre ad un'operazione a rivolgersi a soggetti e strutture private, con un notevole aggravio dei costi. L'Assessore Bissoni è al corrente di questa situazione? Come intende risolvere questo grave problema? .
(Fonte: http://www.sassuolo2000.it/2009/10/12/tempi-di-attesa-ospedale-carpi-leoni-pdl-interroga-la-regione/)
(Fonte: http://www.sassuolo2000.it/2009/10/12/tempi-di-attesa-ospedale-carpi-leoni-pdl-interroga-la-regione/)
lunedì 7 settembre 2009
Riceviamo e pubblichiamo:
Carpi, 3 settembre 2009
AL SINDACO DEL COMUNE DI CARPI
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CARPI
Interrogazione con richiesta di risposta in consiglio.
In relazione agli sviluppi che potrebbe avere la Sanità a Carpi, e ritenendo che il ruolo di un Sindaco e dei suoi collaboratori non possa essere soltanto quello di “preparatori delle condizioni politiche” rispetto alle decisioni dell’Azienda sanitaria, bensì quello di presidiare attentamente le situazioni che si verranno a creare per i concittadini, contribuendo ai processi anche con idee proprie, il sottoscritto, Giorgio Verrini, Consigliere del gruppo consiliare ALLEANZA Per CAR-
PI, interroga il Sindaco sui seguenti punti:
Giorgio Verrini
Alleanza per Carpi
Carpi, 3 settembre 2009
AL SINDACO DEL COMUNE DI CARPI
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI CARPI
Interrogazione con richiesta di risposta in consiglio.
In relazione agli sviluppi che potrebbe avere la Sanità a Carpi, e ritenendo che il ruolo di un Sindaco e dei suoi collaboratori non possa essere soltanto quello di “preparatori delle condizioni politiche” rispetto alle decisioni dell’Azienda sanitaria, bensì quello di presidiare attentamente le situazioni che si verranno a creare per i concittadini, contribuendo ai processi anche con idee proprie, il sottoscritto, Giorgio Verrini, Consigliere del gruppo consiliare ALLEANZA Per CAR-
PI, interroga il Sindaco sui seguenti punti:
- Che cosa pensa lui personalmente circa le prospettive della costruzione di un nuovo ospedale a Carpi?
- Poiché non si può pensare che le “lamentele” dei primari, per quanto settorialmente valide, siano globalmente esaustive, da chi è composto il team che gli fornisce elementi di valutazione in merito a questo progetto?
- A che punto è, su tale argomento, la riflessione degli organi decisionali della Regione Emilia Romagna?
- In che modo il Piano psichiatrico provinciale troverà reale applicazione a Carpi, essendo stato inserito fra i punti che motivano lo stato di agitazione della dirigenza medica dell’Azienda Usl, proclamato da diverse sigle sindacali?
- Nel caso vengano coinvolti soggetti privati, nella gestione di tale Piano psichiatrico, quanti sono e come verranno selezionati?
Giorgio Verrini
Alleanza per Carpi
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